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Revelli Nuto - Il prete giusto | "Il prete giusto" è la storia di un uomo libero, don Raimondo Viale (1907-1984), costretto a una sfida impari e solitaria con gli eventi più aspri del Novecento. Abbandonato dalla Chiesa e malato, ha affidato a Nuto Revelli la memoria della sua vita. Sullo sfondo della campagna povera del cuneese si snodano gli anni duri dell'infanzia, della prima guerra mondiale, le prime ribellioni in seminario, l'impegno nella parrocchia di Borgo San Dalmazzo fino allo scontro con i fascisti, le prediche coraggiose contro la guerra, l'imbarazzo della Chiesa, il confino. Poi, in un crescendo, i grandi drammi collettivi: l'8 settembre, le stragi naziste e fasciste, la persecuzione degli ebrei, fino alla sospensione "a divinis".
Media Voto: 4.5 / 5Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (16-02-2012) Antifascista e anticomunista, in nome di quella libertà a cui ha sempre aspirato fermamente, Don Viale è indubbiamente un prete scomodo, uno che non sa tacere, né chinare la testa, e in questo contesto subirà un vero e proprio oltraggio con la "sospensione a divinis".
La biografia è scritta in prima persona, insomma è Don Viale che racconta e si avverte chiara la trepidazione, o la commozione, quando ricorda l'infanzia, il seminario, la sua parrocchia, la persecuzione fascista. E' un uomo anziano che parla, sconfitto e in preda a scoramento, ma nelle sue parole non c'è mai odio, magari un po' di risentimento, ma questo è temperato dall'amore per tutti, compresi gli avversari e i nemici.
Non c'è discrasia fra il Don Viale prete e il Raimondo Viale uomo, anzi sono fusi mirabilmente in un'immagine di grande pathos. E così, come assiste spiritualmente tredici partigiani condannati alla fucilazione, porta conforto anche a una spia fascista condannata a morte dopo la Liberazione.
Ma quel suo non chinare mai la testa, dire sempre ciò che pensa, criticare anche la Chiesa finirà per fargli patire una condanna ben più grave del confino. Infatti, privato della sua parrocchia, chiuderà la sua esistenza in un ospizio.
A Revelli va dato il merito di aver portato alla luce un personaggio di così grande spessore, che altrimenti sarebbe rimasto sconosciuto ai più, un altro Perlasca, un altro Schiendler, gente che in umiltà ha dato prova di nobilitare l'umanità, in epoche in cui era più comodo e salubre tacere.
Il prete giusto è un libro intriso d'amarezza, ma è anche un grido, il grido di un uomo vecchio, malato e stanco che chiede giustizia, la prima volta per sé.
Da leggere, senza dubbio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
marina (01-06-2010) Bel libro, molto interessante. La storia vera di una persona che molti non conoscono, un prete che ha aiutato e salvato molte persone durante la guerra e per questo è nella lista dei “giusti d’Israele”, come Schindler e Perlasca. Ma una persona vera che non taceva davanti a quelle che riteneva delle ingiustizie e per questo si è trovato spesso di fronte a scelte difficili ed è stato infine abbandonato dalla Chiesa.
Sicuramente un’occasione di riflessione.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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