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Rahimi Atiq - Pietra di pazienza |
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Titolo | Pietra di pazienza |
| Autore | Rahimi Atiq | Prezzo Sconto 15%
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€ 14,45
(Prezzo di copertina € 17,00 Risparmio € 2,55)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2009, 109 p., rilegato | | Traduttore | Melaouah Y. |
| Editore | Einaudi
(collana Supercoralli) |
| | Disponibile anche in ebook a € 6,99 | Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Una donna veglia un uomo disteso in un letto. L'uomo è privo di conoscenza, ha una pallottola in testa, gli ha sparato qualcuno per un futile motivo. In un paese che assomiglia all'Afghanistan, in un tempo che potrebbe anche essere oggi. La donna parla senza interruzione, come non ha mai fatto prima. Racconta al marito, finalmente presente e muto, molte storie che fanno la loro storia e quella del loro paese. Prima sussurra, poi grida, si adira, ha paura. Piange. E ancora sussurra, piano, dolcemente. Si prende cura dell'uomo e insieme lo rimprovera. Lo rimprovera di aver voluto essere un eroe, di aver preferito le armi e la guerra a sua moglie e alle figlie. Di non avere mai parole per lei. A poco a poco, escono dalla bocca della donna parole proibite, parole ribelli. Una finestra coperta da una tenda con uccelli migratori affaccia sul mondo esterno. Tutto intorno infuria la guerra. In un crescendo serrato la donna inizia a svelare al marito piccole furbizie e grandi colpe. Menzogne necessarie per non essere ripudiata con ignominia. Forse, un limite c'è anche per la sang-e sabur, la pietra di pazienza. Quella pietra che nella mitologia persiana si tiene accanto per confidarle tutto quello che non si può rivelare a nessun altro. Riversando su di lei i propri malesseri, sofferenze, dolori, miserie. La pietra ascolta, assorbe come una spugna, tutte le parole, tutti i segreti finché un bel giorno non esplode. E quel giorno saremo liberati.
6 recensioni presenti. Media Voto: 3.83 / 5TATY (01-09-2011) non male ma ho letto di meglio sull'argomento!
cmq è una lettura interessante Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Daniela Domenici danidamavi@virgilio.it (23-04-2011) "Sang-e sabur", pietra di pazienza, la pietra magica che si tiene davanti a sé per riversarvi le proprie infelicità, le sofferenze, i dolori, le miserie, confidandole tutto quello che non si osa dire a nessun'altro... "Pietra di pazienza" dello scrittore pakistano Atiq Rahimi, che ha vinto nel 2008 il massimo premio letterario francese, il Goncourt, è la storia di una donna che a causa dell'amore, del dovere, della famiglia e della religione è condannata ad assistere e salvare il marito, un guerrigliero, immobilizzato da una pallottola rimasta nella sua testa. La donna deve pregare per 99 giorni ogni giorno, da mattino a sera, recitando uno dei 99 nomi di Allah seguendo il ritmo del respiro dell'uomo. Ma dopo due settimane questa preghiera si trasforma in una specie di confessione: per la prima volta la donna può parlare senza dover subire alcun rimprovero, è finalmente libera di parlare e lo fa. Parla della sua infanzia, delle sue sofferenze e frustrazioni, della sua solitudine, dei suoi desideri, dei suoi timori e così l'uomo, il suo compagno, sempre immobile diventa, suo malgrado, la sua "pietra di pazienza" che ascolta, assorbe ogni sua parola, ogni suo segreto finché un giorno. Libro breve ma straordinariamente affascinante, da leggere tutto d'un fiato grazie anche allo stile di scrittura che in alcuni momenti riecheggia lo "stream of cosciousness", doloroso ma che talvolta fa anche sorridere, originale, un piccolo gioiello della letteratura che sembra scritto da una donna tanto Rahimi riesce a immedesimarsi nella protagonista. Ha dichiarato l'autore: "Ho scritto questo libro direttamente in francese. Quasi senza volerlo. All'inizio sono rimasto sorpreso: non usciva da me nessuna parola persiana. Sempre più incuriosito ho continuato a scrivere in francese sperando di capirne il motivo... La ragione più banale è che scrivere in francese è per me un modo di sfuggire all'autocensura. La lingua materna, come vuole il suo nome, è una lingua sacra, difficile da trasgredire. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alexia Benacchio (26-09-2010) La pietra di pazienza e' nella leggenda un sasso che assorbe passivamente tutto cio' che viene raccontato.Angosce,paure,peccati.Alla fine esplode e porta alla liberazione finale.
Una donna afgana e'accanto al marito morente.
Racconta quello che non ha mai detto.Il marito morente diventa la sua pietra personale e dalla donna pian piano si libera un demone.
Un confessore,uno psichiatra,il significato e' quello.Non ci sono consigli,la donna trovera' da se la propria strada.Spesso sogna,sogno e realta' a volte faticano a distinguersi,un momento e' il demone che irrompe nella scena,un altro e' la devota musulmana che sussurra i nomi di Dio.Finale engmatico:sta sognando o e' tutto vero?
In questo romanzo troverete un vivace affresco sulla figura femminile afgana,sul senso dell'amore e della morte. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
M.T. (02-05-2010) Macabro e volgare: non ho altre parole per definire questo romanzo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Maria (23-02-2010) La foto di un uomo dagli occhi vivaci e un letto su cui giace un corpo quasi immobile, quello della foto: in questo scenario si svolge un dramma afgano tutto al femminile, di una moglie ancora giovane che non si dà tregua; dinanzi al marito, sospeso tra la vita e la morte, alterna piccoli e semplici gesti, con cui si prende cura di lui, al desiderio incontrollabile di confessare (forse più a se stessa che ad altri) i propri segreti. Sullo sfondo gli spari di una guerra sempre presente. Il libro, che è quasi un monologo, scorre veloce verso l’epilogo che ho trovato, però, irreale. Nonostante questo limite, la sua lettura mi ha permesso di riflettere su due aspetti: il primo è che si è disposti a fare di tutto pur di conservare il proprio modus vivendi e il secondo riguarda quante sono poche nella vita le persone con cui ognuno di noi riesce ad essere in sintonia in modo assoluto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Anna Perina (18-02-2010) Storia narrata con distacco, quasi volendo restare alla superficie - facendo ricorso, più che all'introspezione psicologica, alle nude didascalie di un copione teatrale - della moglie un "eroe" di guerra afghano, ridotto in stato vegetativo da una pallottola alla base del cranio, sparatagli (ironia della sorte!) da un militare della sua stessa parte, durante un litigio. Dopo due settimane che recita costantemente, ogni giorno, uno dei diversi 99 nomi divini al ritmo del respiro del marito, che si dedica alle incombenze domestiche, ascolta la vita e la morte che si svolgono fuori casa, riceve le visite inutili di un pavido mullah, la donna ha - finalmente - il coraggio di parlare della propria vita all'uomo, immobile, diventato la sua "sang-e sabur": "pietra di pazienza". Gli confida il lungo fidanzamento, le nozze e il matrimonio senza averlo mai conosciuto - né prima né dopo -, le disgrazie della famiglia d'origine composta di sole figlie femmine, la cattiveria della suocera, la stima per il suocero, il peso che è diventata per i cognati, la zia ritrovata, le maternità cercate e trovate... lo accudisce, lo lava, lo nasconde, gli parla e gli urla la rabbia, la frustrazione, la delusione che prova... fino a un epilogo da melodramma verdiano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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