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Grünbein Durs - Strofe per dopodomani e altre poesie | Di fronte a un mondo che appare postumo, popolato di sopravvissuti tra le rovine, "il filosofo stanco / da un pezzo ha perso il filo e la domanda". Le "Strofe per dopodomani" di Grünbein sono la testimonianza di una frattura del tempo ("E il 40 d'aprile, un giovedì") e in questa frattura il poeta deve ricominciare a ricalibrare lo sguardo, a trovare nuove coordinate. La società che credeva nel progresso indefinito, nel welfare, nella cultura del benessere inizia a proiettare nel suo futuro immagini del passato, ad accumulare le macerie di un mondo votato alla tecnica. Il poeta continuerà sempre a osservare minuziosamente la realtà, a interrogare con crudezza i propri sentimenti, a trovare nuove parole d'amore, ma come ripartendo da un vuoto, con un'ombra di incomprensibilità maggiore che in passato. Grünbein riesce a rendere questo spaesamento come pochi altri poeti contemporanei. Con la forza del suo potente occhio analitico intrecciata alla sua non meno straordinaria memoria culturale.
alida airaghi (14-11-2011) Quando la poesia ha davvero qualcosa da dire, da raccontare, allora trova sempre le parole più giuste per farlo. E sono parole oneste, ricche di echi interiori, e insieme specchi di vita concreta, reale, carica di pensiero ed emozione. Così sono i versi di questo volume di Durs Gruenbein, tradotto con fedele originalità da Annamaria Carpi: si tratta di un poeta che vivaddio non si vergogna di scrivere ancora poesia civile, di parlare della storia di tutti e della sua personale immersa però in quella del mondo, di celebrare l'amore senza retorica ma anche senza stanchezza, di tentare persino una definizione estetica della poesia: "Filosofia in metrica,musica/ da parola a cosa.//La miglior guida, al momento dell'esodo da questa/ notte umana". E tuttavia la scrittura rimane solo un surrogato della vita vera: "Fratelli, lo sapete, anche se a volte prende il volo un verso,/ subito atterra. E nulla contiene la fossetta del mento./ Si dà per qualche istante che un cervello si stringa a un altro-/ ma che c'è nelle sillabe se non "io sono,io sono?" Eppure questo io del poeta sa farsi voce universale, sia quando racconta dei suoi nonni proletari, o delle sue vacanze sentimentali in un'Italia antica ed eterna ("Se non era amore quello,noi non siamo mai esistiti"), o del parto difficile della sua bambina. Ma soprattutto se narra, lui nato a Dresda nella DDR, e oggi residente a Berlino, dell'epocale trasformazione politica vissuta dal suo paese: un'infanzia bigia, in trappola, con ribellioni sognate in periferie operaie rassegnate e impaurite, senza dei e con scarse utopie. "Pesante l'aria, in compenso si stava più vicini./ Si mangiava male e abbondante". Era un universo, quello comunista, di "dogmi arrugginiti": "Be' certo, gli affitti erano bassissimi". Ma adesso, nella Germania capitalistica e multiculturale, libera e impietosa? "La raccolta rifiuti è puntuale. Sia lode al sistema,/ ora lo sciopero si chiama sciatteria. La città mette su pancia". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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