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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Murgia Michela - Accabadora

Accabadora TitoloAccabadora
AutoreMurgia Michela
Prezzo
Sconto -15%
€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00)
Dati2009, 164 p., rilegato
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)
 
Disponibile anche usato a € 9,00 su Libraccio.it
 Disponibile in eBook a € 6,99

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Descrizione
Premio Campiello 2010. Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 122 recensioni presenti.  Media Voto: 3.82 / 5 | Invia recensione

erica (05-03-2014)
Leggendo i commenti di quanti scrivono "non ha trama", "scadente, storia banale" o "mi aspettavo di più", la domanda che sorge spontanea è: ma tutti 'sti maestri della scrittura, che cosa volevano, esattamente? L'ennesimo libro sesso-violenza-colpi di scena senza né capo né coda? Ogni parere è degno di rispetto, ci mancherebbe; tuttavia, distinguiamo il gusto personale da un minimo di oggettività nei giudizi. Questo libro, oggettivamente, è scritto benissimo: metafore azzeccate e incisive, il giusto equilibrio tra descrizione ed evocazione, un linguaggio ricco e penetrante senza essere ridondante. Inoltre, l'autrice ha saputo trattare un tema complesso e delicato come l'eutanasia senza cadere nel sensazionalismo propagandista di certa politica, né nel melò da commediola sentimentale di certa letteratura/filmografia: al contrario, è stata capace di indagare la psicologia dei personaggi senza cadere nella psicanalisi e lasciando anche al lettore numerosi spunti di riflessione e di interiorizzazione delle problematiche sollevate, a mio avviso, con garbo e delicatezza. Un romanzo che tratta di vita e morte, di accettazione e appartenenza, di etica e di tradizioni, difficilmente può presentare una trama avvincente in senso stretto, perché è altro - e non l'intreccio delle vicende - a rappresentare il fulcro del romanzo. Entrando nel merito della storia, anche io ho trovato un po' debole e fuori luogo la parentesi torinese: credo che abbia soltanto distratto un po' la narrazione dal suo punto cardine, perché non aggiunge nulla di nuovo alla vicenda o alla crescita di Maria. Tuttavia, la metafora del viaggio per ritrovare se stessi è sempre efficace, soprattutto se resa con delicatezza e incisività come fa la murgia.
Voto: 5 / 5
Alessandro (19-02-2014)
Trovo che aver voluto mettere insieme due temi sociali così complessi - come eutanasia e pedofilia - sia stata una forzatura, alla luce della superficialità con cui è stato fatto. Mi dispiace, perché alla fine la scrittura non è malvagia, e il libro si fa leggere, per quanto i dialoghi siano inverosimili e slegati dal contesto. Anche la storia è debole e i personaggi mancano di approfondimento (sociale, psicologico). Forse mi aspettavo di più dalla Murgia, che ho imparato ad apprezzato come autrice e donna.
Voto: 2 / 5
tre (15-02-2014)
Una vera meraviglia di scrittura con una storia solida e penetrante. Sullo sfondo una terra raccontata dove le persone non sono personaggi e il loro profilo lo si gusta assaggiandone l'anima.
Voto: 5 / 5
saggia (27-01-2014)
Michela Murgia. La ammiravo per quello che, senza sconti né remore, diceva/dice; quindi, come donna, perché come scrittrice non l'avevo letta: come si fa a leggere tutto? Be', mi sono persa molto e ora devo recuperare, perché leggendo Accabadora (Einaudi) non può non avere la mia completa ammirazione, questa autrice dalla scrittura intelligente, acuta e saggia ("se è una gamba a fare un uomo, allora tutti i tavoli sono più uomini di te"), matura e ricca, direi lirica, che si dipana su una terra che, arida e lontana, non lo è affatto.
Voto: 5 / 5
paola (17-01-2014)
bellissimo. brava Michela
Voto: 5 / 5
Marcella (07-06-2013)
Francamente mi aspettavo di piu' per un premio Campiello... Ha buona letteratura a tratti, a tratti ricade nel tremendo problema che affligge i libri scritti negli ultimi anni: sembrano copioni cinematografici. Alcune parti sono da fiction televisiva, mentre altre potevano essere evocate e raccontate con piu' scavo psicologico e sapienza letteraria. Se guardo la lista dei vincitori del premio Campiello negli anni 60-70 la signora Murgia e' attornata da giganti, lei che gigante non e'...
Voto: 2 / 5
giorgio g (11-05-2013)
Siamo di fronte ad una scrittrice di razza che ci conduce nella Sardegna più profonda e più schietta, dove sopravvivono costumi antichi come le "fill'e anima". La piccola Maria, protagonista del libro, è appunto una "fill'e anima". Ma questa non è la sola traccia della tradizione dell'isola perché l'altra protagonista, che dà il titolo al romanzo, è colei che pratica l'eutanasia ai vecchietti che non riescono ad andarsene all'altro modo con le sole proprie forze. Un racconto coraggioso quello di Michela Murgia che è solo viziato dal capitolo, per me un po' incongruo, in cui la protagonista si sposta in una grande città del nord da cui dovrà fuggire piena di vergogna.
Voto: 5 / 5
silvia (05-05-2013)
Ho apprezzato di questo libro soprattutto il linguaggio e la sua capacità di calarci nei luoghi e nelle situazioni. Ci si ritrova nel cuore della Sardegna con i suoi rituali e le sue credenze. Ci sono delle metafore davvero azzeccatissime! Consigliato davvero.
Voto: 5 / 5
Andrea Giostra andreagiostra@tiscali.it (04-05-2013)
Da leggere assolutamente. Bravissima l'autrice. Scrivere con classe di un tema così importante e delicato come l'eutanasia non è affatto facile. Murgia, con grande eleganza letteraria, è riuscita a ridare la giusta connotazione sociale e culturale ad un "dibattito" di cui si sono appropriati inopportunamente e prepotentemente la politica e la religione più ortodossa. Il valore della vita è un valore assoluto, e su questo non c'è alcun dubbio sia per coloro che credono ed hanno fede in Dio, sia per i laici non-credenti che si contraddistinguono per i sani principi etici e morali delle culture più antiche e delle democrazie occidentali. Il dolore e la sofferenza, l'irreversibile e straziante perdita delle funzioni intellettive e cognitive, rimangono sempre un fardello familiare, e molto spesso né la politica né la religione riescono a "partecipare" e ad alleviare un dramma umano che apre violentemente la porta a soluzioni che solo chi ergendosi a supremo detentore dell'etica e della morale divina e terrena insieme, non riesce a concepire come possibile e doloroso gesto liberatorio di un'anima imprigionata e di una speranza familiare negata.
Voto: 5 / 5
Moreno C. (12-03-2013)
Non ha molte pagine "Accabadora", ma la sua brevità è la stessa che hanno le parabole: che sempre riescono a contenere tutto ciò che serve sapere, tutto ciò che conta, null'altro di superfluo. Il libro vale, vale tanto: perchè obbliga al confronto con tematiche forti e perchè riesce a farlo fermando il tempo e materializzando un atavico senso dell'arcano dal potere magnetico sorprendente.
Voto: 4 / 5
Francesca (03-03-2013)
Ho trovato questo libro un piccolo gioiello, capace di immergere il lettore nello spaccato della vita di un paesino del dopoguerra, permettendogli, altresì, di assaporare i tempi lenti, i riti antichi e i silenzi, dell'aspro e fiero entroterra sardo. Particolarmente delicata è la descrizione del rapporto tra le due protagoniste, i cui contorni psicologici vengono delineati con tratti essenziali ma intensi, in grado di toccare profondamente l'animo del lettore. Davvero una piacevole lettura.
Voto: 4 / 5
ViolettaDelPensiero87 (19-12-2012)
Da sarda non potevo non leggere un libro di cui se n'è parlato tantissimo.. devo dire che ne sono rimasta affascinata..anche se forse le mie aspettative erano un po più alte.
Voto: 4 / 5
Gabriele (03-11-2012)
Avevo chiesto un libro scritto bene. Sono stato pienamente accontentato almeno per la prima parte, sino al viaggio a Torino. Una scelta di vocaboli e un uso degli "aggettivi" prezioso. Gran brava scrittrice che ha tutti i numeri per darci altri libri belli. La storia? Bah! Un pò strana e anche un pò ingenua. Ma si tratta quasi di un opera prima.
Voto: 5 / 5
Barbara babidi@live.it (23-10-2012)
L'accabadora è l'ultima madre. È colei che, spinta dall'amore, accoglie le anime nell'ora estrema, porgendo loro una carezza e facendo proprio il loro ultimo sospiro. L'accabadora è una Tzia, un'anziana donna di un paesino sardo, dedito a tacciare o meno di moralità i suoi abitanti; quel paesino "le cui vie erano emerse dalle case stesse come scarti sartoriali, ritagli, scampoli sbilenchi, ritagliate una per una dagli spazi casualmente sopravvissuti al sorgere irregolare delle abitazioni". L'accabadora non è sola. L'altra grande protagonista del romanzo è Maria, la fill'e anima di Tzia Bonaria, la bambina "di troppo" di una famiglia con già troppe bocche intorno al tavolo; la creatura calma e taciturna che aspettava solo che qualcuno di accorgesse di lei. In questo libro, denso di Sardegna, di tradizioni tramandate, e di sacrificio, Michela Murgia affronta un tema sepolto ma sempre attuale: il potere o la colpa di poter decidere per qualcun altro. La scrittrice lo fa con una capacità narrativa che va oltre la semplice rappresentazione di una realtà, e si inserisce nella ben più complessa interiorità dei protagonisti. Accabadora è una storia complessa e semplice al tempo stesso, intessuta da insegnamenti, rimproveri e comprensione. Tzia Bonaria insegna, infatti, attraverso il suo lavoro, quanto sia evidente la necessità di avere un padre e una madre a ogni angolo della strada, che possano aiutarci anche in quei momenti in cui non sembra più necessario alcun aiuto. Maria, dal canto suo, imparerà a proprie spese come sia impossibile dire "no, io di quell'acqua non ne bevo", e affronterà il dolore e la crescita con mente scevra di ogni pregiudizio. Una lettura affascinante, dolce e amara, che trascina il lettore nella Sardegna degli anni '50, tra l'odore di terra e il profumo di mare.
Voto: 5 / 5
bardamu (06-10-2012)
Si parte alla grande con uno stile alla Grazia Deledda e una storia originalissima. Si prosegue bene per un metà libro. Poi lo scivolone con relativa caduta, e che caduta! Appiccicare una storia su un'altra senza alcuna ragione, per di più su un argomento scomodo come la pedofilia con irritante faciloneria e psicologismi da mille lire. Poi ricomincia la storia dell'inizio, per essere subito abbandonata e incartarsi di nuovo in un'altra storia campata per aria. Quale la ragione del grande successo? Non ne ho idea
Voto: 1 / 5
Carla (14-07-2012)
E' stata una bella sorpresa, che bella scrittura! Finalmente! La storia in sè non mi ha preso, tantomeno i personaggi, ma trovarmi di fronte una prosa così delicata e incisiva allo stesso tempo mi ha fatto tornare il piacere di leggere. Al contrario di molti, ho trovato più noiosetta la prima parte del libro, un pò pesantuccia direi; dopo, la scrittura si è fatta più fluida e le metafore azzecate in ogni istante hanno reso le mie ore piacevolissime. "Nell'ora della debolezza alcuni preferiscono diventare credenti piuttosto che forti", oppure "Bonaria si sporse ad abbracciarla senza stringerla, come un bozzolo di seta con un baco dentro", e ancora "Bonaria Urrau non fece mai l'errore di quelle banalità che si usano per ricordare agli ospiti che in casa propria non si trovano affatto. Si limitò ad aspettare ch gli spazi rimasti vuoti per anni prendessero gradualmnete la forma della bambina, e quando in capo a un mese le porte delle stanze erano state tutte aperte per rimanere tali, ebbe la sensazione di non aver sbagliato a lasciar fare alla casa". Queste e altre mille costellano le pagine del libro, e ditemi se è poco.
Voto: 4 / 5
marianna (19-06-2012)
libro interessante per l'argomento trattato, lo definirei 'ancestrale', termine che mi ripetevo nella mente durante la lettura..scrittura profonda a tratti poetica, da gustare.leggendo ho provato la sensazione di passare per le strade dei paesini della Sardegna.
Voto: 5 / 5
Viola (18-06-2012)
Mi è venuto il sorriso mentre leggevo gli penultimi commenti sotto di me....è un po' come chiamare bellissimo il gobbo di Nortre Damme....dai ragazzi; non si può dire che non si è scritto bene, almeno quello! Secondo me invece, è un libro con Cuore, con una storia degna di Marquez scritta al italiana maniera!Una lingua aspra e colorata, dei penarelli che rimangono insomma! Ma ormai sono sicura che vincere un Campiello porta con se in modo inevitabile, L'Invidia!Ma fattelo nascondere meglio, e che diamine!
Voto: 5 / 5
antonella (23-05-2012)
ho letto questo racconto d'un fiato apprezzando l'uso incisivo, penetrante, quasi "chirugico" delle parole, la calzante congruità delle metafore che si innestano armoniosamente con gli elementi della geografia selvaggia, la sapiente descrizione degli stati d'animo dei personaggi fanno di questo romanzo una chicca da non perdere, assolutamente. Grande Michela Murgia, Grande Sardegna!!
Voto: 5 / 5
Manuela (04-04-2012)
Libro superficiale, e non riuscito nell'intento. E' scritto in maniera pessima, con uno stile di scrittura vuoto, superficiale, banale e noiso. La descrizione della storia e' banale. I personaggi sono vuoti e privi di spessore. Sono sarda, e posso dire che la vita della Sardegna, la cultura, l'ambiente sardo e il nostro modo di vivere e di parlare nel libro della Murgia viene descritto malissimo. Non suscita nessuna emozione ne' tanto meno una virgola di riflessione. Davvero scadente e mal scritto. E' un libro che non dice nulla.
Voto: 1 / 5
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