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Murgia Michela - Accabadora |
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti. Media Voto: 4.34 / 5roberto cerana (09-02-2010) Un grande racconto in bianco e nero.
Greve e dolce come la vita, anche se fingiamo che non sia così.
Attualissimo. Voto: 5 / 5 |
Maurizia (19-01-2010) Una scrittura vera. Nonostante si respiri un'aria quasi magica. Vera la storia. Veri i personaggi. Vera la Sardegna che racconta. Chi la conosce non potrà che essere d'accordo. Uno dei libri più belli letti di recente. Voto: 5 / 5 |
Robi (14-01-2010) Bello! I due personaggi, la vecchia e la bambina, molto interessanti per il loro carattere e per le loro storie. Storie che devono far riflettere anche noi oggi. Voto: 5 / 5 |
Massimo Z. maxza@email.it (07-01-2010) Bello bello bello! Credo non ci siano altri giudizi per questo libro. Mi ha catturato dall'inizio alla fine, raccontando uno scorcio bello e crudo della mia terra. La Murgia a mio parere scrive veramente bene e dimostra con i suoi libri di saper spaziare su vari generi...brava! Voto: 5 / 5 |
marchetti giampietro marchetti.giampietro@libero.it (23-12-2009) Poco prima dell'ultima stilla impotente/di vita che per obbligo mi è stata concessa/mentre invoco blasfemo ricordando un odore/mia madre che mi ha regalato la sorte/in supplice attesa di scavalcare la rete/che del mondo è d'animali recinto/arrivi tu tarantola urticante di nero/porti con te guanciale o bastone d'olivo/sei levatrice di un rinnovo di doglie/rinasco per poter rientrare nel fondo Voto: 5 / 5 |
armando (23-12-2009) bello, molto bello, la murgia scrive divinamente ed é capace di una prosa antica ma asciutta Voto: 4 / 5 |
lauracarta (03-12-2009) Questo libro, scritto in modo veramente fluido e piacevole, e' la riprova del fatto che, da sempre i patimenti e le sofferenze del fine vita sono una paura insormontabile per tutto il genere umano e da sempre la pratica dell'eutanasia crea due fronde di pensiero diametralmente opposte.......
mi dissocio totalmente da coloro che definiscono questo romanzo poco credibile... michela Murgia descrive una Sardegna che e' nella memoria dei sardi ultraottantenni e non solo.... Voto: 5 / 5 |
geffy gemondi@libero.it (01-12-2009) Due le protagoniste di questo romanzo: Maria, e Bonaria Urrai. La prima vive in una famiglia indigente dove la mamma, vedova, ha altre figlie da accudire. L’altra, l’accabadora per l’esattezza, vive sola, senza marito né figli e teme la sua solitudine.
All’età di sei anni, quindi, Maria è ceduta a Tza Bonaria; un fenomeno socio-culturale, questo, molto frequente quando il diritto alla sopravvivenza mitiga i sentimenti di amore materno-filiale. La bambina diventa quindi fill’e anima dell’accabadora che oltre a fare la sarta ha un arcano ruolo, quello di alleviare le sofferenze di chi non può o non vuole più vivere.
Una storia ambientata in Sardegna negli anni cinquanta, un libro inquietante che affronta tematiche complesse e attualissime in una scrittura scorrevole e poetica di grande effetto. Pagine dolorose che, con armonia e chiarezza, creano una forza vitale che accompagna il lettore fino alla fine.
Voto: 5 / 5 |
attilio serra frmannoni@tiscali.it (17-11-2009) libro denso di poesia e di significati. M.Murgia è bravissima a sfuggire sia alle suggestioni etnicistiche sia alle tentazioni di facile socilogismo. Sono centrali, invece, il senso del mistero che avvolge il sorgere della vita e il congedo da essa secondo i condici di una comunità fortemente coesa dal suo senso comune.
protagoniste al femminile, ma non solo.
scritto splendidamente, sensa alcuna retorica, tuttavia emozionante e poetico. Una prova di maturità, per me inattesa, epperciò stesso più gradita. Voto: 4 / 5 |
Paola (12-11-2009) Bellissimo! Interessante e attuale l'argomento, ottima la prosa essenziale e fluida. Voto: 5 / 5 |
Isabella (05-10-2009) Bello, davvero.
Bella la scrittura che riecheggia strutture più antiche, bella e teribile la scelta dell'argomento, ma un po' troppo pudica.
Parlare di un personaggio così al limite del sacro e della magia, così piena di simbologie e di significati perlopiù sconosciuti, forse faceva presagire un maggiore approfondimento della storia e delle relazioni fra i protagonisti.
La figura dell'Accabadora, invece, si scioglie nel racconto romantico (benchè duro) della vita sul continente.
Una domanda che mi pongo sempre in letture come questa: ma è così impossibile slegarsi dall'incombere della catarsi con annesso contrappasso annunciato?
Al di là di tutto è un libro che apre un mondo e lo svela anche nella sua semplicità. Voto: 4 / 5 |
silvia (28-09-2009) Terribile e bellissimo Voto: 5 / 5 |
francesco (19-09-2009) davvero bello Voto: 5 / 5 |
Fabrizio (15-09-2009) La scrittura è affascinante, arguta, asciutta, immediata.
Peccato il contenuto: La psicologia dei personaggi è poco credibile, poco approfondita e artificiosa.
Il romanzo è puro esercizio lessicale, anche di ottima fattura, ma la storia non sta in piedi, a prescindere dalla eccezionalità delle situazioni descritte.
Chi paragona Michela Murgia a Grazia Deledda non ha mai letto Grazia Deledda.
Rimandata.
Nota: il valore di un libro non si giudica dal costo, ma in questo caso possiamo parlare di speculazione commerciale. Voto: 2 / 5 |
Paf (26-08-2009) Questo romanzo si che poteva meritarsi un Premio considerato prestigioso come lo Strega, e non quella esibizione insensata di Stabat mater.
Michela Murgia ci regala una storia affascinante, delicata, profonda, ricca di spunti su cui riflettere. No si riesce a staccarsi dal libro finchè non si arriva fino in fondo. Ci si affeziona a tutti i personaggi, li si ama inevitabilmente. Voto: 5 / 5 |
Flavio Pische (25-08-2009) Mi appresto ad acquistare e ovviamente leggere il libro, quindi questo mio intervento ha il solo scopo di chiarire il significato del termine attittadora: erano donne, spesso ingaggiate appositamente, che andavano nella casa del morto a "cantare", se mi viene permesso il termine, le lodi del defunto, a ricordarne i fatti principali della vita passata, in generale a elogiarne le virtù. S'attitu era appunto il loro canto. Voto: 3 / 5 |
Gianni (13-07-2009) Mannaggia se è bello questo libro! Pulitissimo nello stile, ogni parola pesata, con una storia semplice che ti prende dall'inizio alla fine e un tema scottante toccato con profondità, delicatezza e punte di autentica eccellenza, come:
"le colpe, come le persone, cominciano ad esistere solo quando qualcuno se ne accorge"
"è tanto più difficile riemergere da sé stessi quanto più si è profondi"
"aveva capito da tempo che eroe era il maschile singolare della parola vedove"
"anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia"
... e tante altre davvero belle, pagina dopo pagina. La Murgia sa scrivere eccome, ma non lo aveva mai dimostrato bene come in questo romanzo, diversissimo dai suoi libri precedenti solo perché migliore... non che gli altri non fossero buoni, ma qui siamo proprio su un altro piano.
E' il libro da regalare quando vuoi essere sicuro di fare bella figura! Voto: 5 / 5 |
Renato renatopolizzi2003@yahoo.it (06-07-2009) un gran bel romanzo sulle "menzogne e i sortilegi" della vita. senz'altro uno dei migliori libri che abbia letto negli ultimi anni. Voto: 5 / 5 |
giacinta baudin (04-07-2009) pochi libri sanno rendere come questo un clima di intensa commozione, personaggi immediatamnete ben caratterizzati, una storia essenziale senza sbavature corre veloce verso i diversi snodi. perchè ci si lamenta della prevedibilità? non è quel che succede che tiene il lettore, non è un giallo, ma come sono vissute le diverse situazioni dai protagonisti. il mio voto è il massimo. da leggere. MJ09 Voto: 5 / 5 |
emanuele (03-07-2009) Finalmente un esempio di bella letteratura: sintesi, forza, emozione. Senza indugiare nel saggio antropologico, l'autrice ci accompagna nella scoperta della protagonista del senso della sofferenza e della morte. In un periodo in cui si parla spesso di eutanasia, volonta' ultime e testamento biologico, Michela Murgia evidenzia che questi aspetti dell'esistenza sono stati affrontati anche in situazioni sociali piu' arcaiche di quella attuale. Chi vuole si tenga pure le 500 pagine di Patterson allo stesso prezzo, io preferisco spendere 18 € per un libro come questo: del resto stiamo parlando di libri... Voto: 5 / 5 |
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