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Murakami Haruki - L' arte di correre |
Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito nei precedenti sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e - poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine - di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri. Qualche anno più tardi si recò in Grecia dove per la prima volta percorse tutto il tragitto classico della maratona. L'esperienza lo convinse: da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona e a diverse gare di triathlon. Scritto nell'arco di tre anni, "L'arte di correre" è una riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l'ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Perché scrivere - sostiene Murakami - è un'attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell'atto creativo, si determinano nell'animo di uno scrittore. Al tempo stesso, questo insolito libro propone però anche illuminanti squarci sulla corsa in sé, sulle fatiche che essa comporta, sui momenti di debolezza e di esaltazione che chiunque abbia partecipato a una maratona avrà indubbiamente provato.
8 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5Giorgio (30-01-2010) Parte molto bene, si perde un po' nella parte centrale, ma poi recupera con un finale davvero emozionante.
Mi sento però di consigliarne l'acquisto soltanto a chi ama la corsa (anche se il libro, più che parlare di corsa, si concentra solo sull'esperienza personale dell'autore) e a chi ama questo fantastico scrittore. Agli altri, il libro risulterà noioso e vacuo.
Voto: 4 / 5 |
Standbyme Standbyme@ticino.com (20-12-2009) Difficile credere che una persona così caparbia, determinata, che si sottopone ad una ferrea disciplina di allenamento fisico, che sopporta stoicamente dolori, caldo e freddo estremi pur di giungere alla meta che si è prefissata, possa essere lo scrittore che ci ha regalato romanzi estrosi, vivaci, onirici e commoventi. Anche quest’ultima opera, che romanzo non può essere definito, meglio sarebbe, come dice lo stesso Murakami, parlare di “memorie” coinvolge il lettore e gli fa venir voglia di correre la maratona tanto è coinvolgente questo racconto. Potrebbe essere annoverato, ma non credo che fosse questa l’intenzione dell’autore, a quelle opere letterarie che si avvicinano o tentano di spiegare la filosofia dello Zen ma potrei anche sbagliare. Interessante il paragone tra l’«arte del correre» e l’«arte dello scrivere»: vediamo in quest’opera l’evoluzione artistica del giovane proprietario di un bar che da brevi racconti è passato a romanzi indimenticabili che hanno sempre fatto vibrare la corda dei sentimenti e della coscienza di chi li ha letti. Voto: 4 / 5 |
Geffy gemondi@libero.it (02-12-2009)
Pain is inevitable. Suffering is optional.
“Supero il trentacinquesimo chilometro… Non ho più voglia di correre. Inutile farmi illusioni, ormai dentro di me l’energia è esaurita. Mi sento come un’automobile che continui ad andare avanti con il serbatoio vuoto…
Supero il quarantesimo chilometro”.
“Coraggio, mancano solo due chilometri!”.
Ho provato le stesse sensazioni e…ho sentito la stessa voce che mi spronava quando le gambe non volevano assolutamente andare avanti. Finalmente il traguardo! E mi sono sentita fiera di me stessa.
“Se non altro, fino alla fine non ho camminato”.
Grazie Murakami, ti sono immensamente grata per avermi dato la possibilità di correre una maratona insieme a te.
Voto: 4 / 5 |
Alberto (17-11-2009) Non conoscevo Haruki, ho comprato il libro perché corro la maratona e mi incuriosiva il titolo.
Lo definirei in sintesi un libro quasi bello.
Troppo leggero e disarticolato per essere bello e basta, troppo delicato e gradevole per essere brutto o insignificante.
Per quanto riguarda la corsa niente di particolare da segnalare, le considerazioni che fa sono blandamente interessanti e chi corre forse ci si può riconoscere o forse no, per gli "altri" temo siano molto noiose.
Non è certamente un manuale di corsa, ma non credo volesse esserlo, anzi da un punto di vista tecnico il buon Haruki avrebbe bisogno di qualche approfondimento... e di qualche serie di ripetute sui 500 mt in piu' per contrastare il dcremento di potenza legato all'invecchiamento.
Sono tentato di provare l'Haruki romaziere... Il suo stile mi piace e le note autobiografiche dell'Arte di correre me lo hanno reso simpatico...spero si dimostri un po' piu' brillante nello scrivere che nel correre :-) Voto: 4 / 5 |
Francesco (16-11-2009) Il filo conduttore di questo libro è la corsa, ma non solo.. Ci sono episodi che riguardano anche la sua vita privata, la scrittura, e il carattere stesso dell'autore.
Lo consiglio a chi vuole conoscere meglio il Murakami uomo.. Voto: 4 / 5 |
Federico Guglielmi piedesinistro@tiscali.it (22-10-2009) 3 stelline su 5, sull'affetto, sul passato glorioso e sul futuro, spero, altrettanto luminoso, non certo su questo libro che, sin dal titolo appare, per chi come me ha letto tutti i libri di Murakami, davvero poco ispirato.
Il titolo originale "What I Talk About When I Talk About Running", ha tutt'altra presa del mediocre "l'arte di correre", ma i problemi di traduzione sono presenti in tutto il libro. Diciamo che il cambio di traduttore, da Amitrano alla Pastore, fa sì che la penna di Murakami ne esca impoverita e meno fluida, con continue ripetizioni e assolutamente poco incisiva.
E' vero poi che i libri non si valutano a peso, ma 18 euro per 4 parole sulla corsa, con riflessioni banali sul senso del sacrificio, mi sembrano davvero troppe.
Sono anche io un mediocre podista, e ci sarebbe stato molto più da dire sulla fatica, sulla soddisfazione, sulla corsa come modo di entrare in contatto con il sè più profondo e vero, ma Haruki stavolta ha solo trasformato in libro qualche pagina di appunti.
Da lui si deve e si può pretendere di più, ma forse a questa "operetta" ci è arrivato stanco, forse con il fiato corto, forse è da valutarsi solo come un maratona non finita, o finita camminando perchè il Murakami che ho imparato ad amare in tutti questi anni ha ben altro passo... Voto: 3 / 5 |
rino (20-10-2009) La corsa come metafora della vita, come training per la scrittura. Un Murakami in grande spolvero, lucido come sempre, in grado di dare profondità a un tema in apparenza tecnico, ma che diventa un gioco di riflessi, una buca profonda da cui sgorgano pensieri e connessioni inedite. Come il Monte Analogo di Daumal non parla di alpinismo, così L'Arte di Correre di tutto parla fuorchè della corsa. Parola chiave: determinazione. Voto: 4 / 5 |
gianni (14-10-2009) Murakami fa centro per l’ennesima volta, anche con un libro che non è un romanzo ma una raccolta di memorie. Il tema centrale del libro è la corsa, cosa questa rappresenti per Murakami e come questa le permetta di essere lo scrittore che è. In realtà il libro è poi qualcosa di più, è una sorta di confessione che ci permette di capire alcuni aspetti della persona Haruki Murakami. La scrittura è sempre la prosa scorrevolissima che contraddistingue questo autore di cui io sono letteralmente innamorato. Il libro, abbastanza snello, si divora in due ore, lasciando il lettore con la piacevolissima sensazione di avere letto un bel libro, ma con anche un po’ di amaro in bocca perché il libro finisce troppo presto. Voto: 5 / 5 |
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