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Murakami Haruki - L' arte di correre | Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito nei precedenti sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e - poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine - di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri. Qualche anno più tardi si recò in Grecia dove per la prima volta percorse tutto il tragitto classico della maratona. L'esperienza lo convinse: da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona e a diverse gare di triathlon. Scritto nell'arco di tre anni, "L'arte di correre" è una riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l'ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Perché scrivere - sostiene Murakami - è un'attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell'atto creativo, si determinano nell'animo di uno scrittore. Al tempo stesso, questo insolito libro propone però anche illuminanti squarci sulla corsa in sé, sulle fatiche che essa comporta, sui momenti di debolezza e di esaltazione che chiunque abbia partecipato a una maratona avrà indubbiamente provato.
19 recensioni presenti. Media Voto: 3.73 / 5Elisabetta elisabetta.campagnolo@gmail.com (13-11-2011) Non sono una che ama correre, sono una che adora camminare, ma leggere questo libro è stato comunque un momento più che piacevole per me. Concordo pienamente con l'affermazione che un giudizio 1 per Murakami è quantomeno ingeneroso. Questo libro è ben scritto, lo stile è impeccabile, scorrevole, accattivante. Ho trovato godibili anche gli accenni alla musica ascoltata durante gli allenamenti, e i pensieri sulla creatività. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Kaonashi (22-04-2011) Un po' (tanto) manuale di corsa e triathlon, un po' (poco) autobiografia, il libro risulta interessante e, in un certo qual senso, fondamentale per chi segue il maestro Murakami sin dai suoi esordi letterari, e vuole quindi conoscere meglio l'uomo che sta dietro ai romanzi fortemente amati.
Anche gli amanti dello sport che non hanno alcun interesse nell'autore, paradossalmente, possono trovare interesse nel volume, poichè Murakami esprime con molta precisione pensieri che appartengono a chiunque viva lo sport intensamente.
Per tutti gli altri, rimane solo l'indubbia capacità di un genio letterario che è in grado, con la sua scrittura, di rendere straordinario anche un gesto banale come il respirare; al di là di questo, però, non ci può essere nessun altro motivo valido per poter leggere un libro che, alla fin fine, è oggettivamente inconcludente. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
nadine ntesta27@gmail.com (10-03-2011) Lettura interessante, specialmente per chi come me ama correre. Il testo, autobiografico, approfondisce un aspetto della vita dell'autore, la corsa naturalmente, inscindibile però dalla genesi della scrittura e dal suo modo di essere. Così come un maratoneta si ripete un mantra per spingersi avanti, così la corsa diventa per Murakami un mantra che scandisce la sua vita, così come tutte le altre azioni quotidiane, un modo per affrontare la vita giorno per giorno, per scaricarsi dalla tensione della produzione creativa. Il libro perde tono nell'ultima parte, i concetti sono già stati esaurientemente espressi e vengono ripetuti. Complessivamente una valida lettura, per certi versi illuminante. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ForrestGump (09-12-2010) Libro molto impegnativo da leggere, il messaggio in realtà è nascosto tra le righe. Sembra un libro sulle esperienze del Murakami maratoneta, del Murakami scrittore, persino del Murakami che aveva un bar.
In realtà, da ultramaratoneta, non consiglierei mai questo libro per imparare a correre, è pieno di errori madornali.
Ma quando parla di coerenza e dignità, di disciplina e di come la vita, in tutti i suoi aspetti, sia estremamente semplice nella sua durezza, ecco, lì Murakami ha qualcosa da insegnare a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Otis88 (05-12-2010) Libro noiso e senza grandi contenuti.
Leggerlo e' stato faticoso come una maratona di Murakami Voto: 1 / 5 |  |  |  |
mario (02-11-2010) Che dire di questo autore fantastico,libro molto bello, scritto come sempre divinamente,è tra i miei autori preferiti.E poi amiamo lo stesso sport. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele (21-09-2010) Un ottimo lavoro. Non ho nient'altro da aggiungere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Umberto Mottola mottolau.buggiano@gmail.com (11-07-2010) Questo libro è la dimostrazione che il romanzo autobiografico può essere altrettanto interessante quanto il romanzo d'invenzione. "...sono uno che ama stare da solo, è nella mia natura", scrive Murakami, infatti correre e scrivere sono due attività che svolge da solo, ma è perfettamente consapevole dell'importanza delle relazioni con gli altri. Quando corre i suoi pensieri "somigliano alle nuvole che vagano nel cielo" e portare a termine una maratona è una delle sfide più importanti della sua vita. Da pagina 69 ci sono alcune belle pagine in cui ci parla della scrittura. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
PROT (17-06-2010) ho visto qualche commento negativo su questo libro (un uno per murakami è quantomeno ingeneroso), e posso comprenderlo in quanto se non si è podisti non lo si può capire a fondo...
ma se come murakami (e in discreta parte come me) si è bruciato tanti chilometri di fatica su asfalto arroventato o al buio e nel freddo invernale allora la narrazione acquista sicuramente dei significati...
in effetti in tutto il libro ho trovato solo 3/4 pagine pregne di verità per cui ogni(vero) appassionato di podismo potrebbe affermare:"è la stessa cosa che penso io quando corro"... però quelle poche pagine rappresentano proprio l'essenza della fatica e della passione di coloro che corrono, corrono e corrono...
certo che trovare un autore che si ama immensamente che ama pure lo stesso sport non è proprio di tutti i giorni... grandissimo come sempre Voto: 4 / 5 |  |  |  |
martina (30-05-2010) Trovo che "L' arte di correre"sia la narrazione meno riuscita di Murakami Haruki non tanto per lo stile, sempre scorrevole e piacevolmente di spessore, quanto per l' incapacità stavolta di dare respiro alla propria opera ingarbugliando il proprio pensiero in estenuanti ed egocentriche riflessioni.Ho portato in fondo la lettura trovando qua e là qualche pennellata letteraria alla Murakami ma ciò non è bastato per renderlo meno noioso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Alessandro (10-02-2010) il primo libro di Murakami che ho letto. Non un manuale di corsa, piuttosto un'eccellente riflessione sulla psicologia della corsa. Purtroppo, ancora una volta la traduzione del titolo non rende assolutamente giustizia. L'edizione inglese infatti è intitolata "What I talk about when I talk about running"... "Di cosa parlo, quando parlo di corsa".
diverso, no?
Adesso in "The wind-up bird chronicle" ritrova gli stessi momenti da sognatore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giorgio (30-01-2010) Parte molto bene, si perde un po' nella parte centrale, ma poi recupera con un finale davvero emozionante.
Mi sento però di consigliarne l'acquisto soltanto a chi ama la corsa (anche se il libro, più che parlare di corsa, si concentra solo sull'esperienza personale dell'autore) e a chi ama questo fantastico scrittore. Agli altri, il libro risulterà noioso e vacuo.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Standbyme Standbyme@ticino.com (20-12-2009) Difficile credere che una persona così caparbia, determinata, che si sottopone ad una ferrea disciplina di allenamento fisico, che sopporta stoicamente dolori, caldo e freddo estremi pur di giungere alla meta che si è prefissata, possa essere lo scrittore che ci ha regalato romanzi estrosi, vivaci, onirici e commoventi. Anche quest’ultima opera, che romanzo non può essere definito, meglio sarebbe, come dice lo stesso Murakami, parlare di “memorie” coinvolge il lettore e gli fa venir voglia di correre la maratona tanto è coinvolgente questo racconto. Potrebbe essere annoverato, ma non credo che fosse questa l’intenzione dell’autore, a quelle opere letterarie che si avvicinano o tentano di spiegare la filosofia dello Zen ma potrei anche sbagliare. Interessante il paragone tra l’«arte del correre» e l’«arte dello scrivere»: vediamo in quest’opera l’evoluzione artistica del giovane proprietario di un bar che da brevi racconti è passato a romanzi indimenticabili che hanno sempre fatto vibrare la corda dei sentimenti e della coscienza di chi li ha letti. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Geffy gemondi@libero.it (02-12-2009)
Pain is inevitable. Suffering is optional.
“Supero il trentacinquesimo chilometro… Non ho più voglia di correre. Inutile farmi illusioni, ormai dentro di me l’energia è esaurita. Mi sento come un’automobile che continui ad andare avanti con il serbatoio vuoto…
Supero il quarantesimo chilometro”.
“Coraggio, mancano solo due chilometri!”.
Ho provato le stesse sensazioni e…ho sentito la stessa voce che mi spronava quando le gambe non volevano assolutamente andare avanti. Finalmente il traguardo! E mi sono sentita fiera di me stessa.
“Se non altro, fino alla fine non ho camminato”.
Grazie Murakami, ti sono immensamente grata per avermi dato la possibilità di correre una maratona insieme a te.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alberto (17-11-2009) Non conoscevo Haruki, ho comprato il libro perché corro la maratona e mi incuriosiva il titolo.
Lo definirei in sintesi un libro quasi bello.
Troppo leggero e disarticolato per essere bello e basta, troppo delicato e gradevole per essere brutto o insignificante.
Per quanto riguarda la corsa niente di particolare da segnalare, le considerazioni che fa sono blandamente interessanti e chi corre forse ci si può riconoscere o forse no, per gli "altri" temo siano molto noiose.
Non è certamente un manuale di corsa, ma non credo volesse esserlo, anzi da un punto di vista tecnico il buon Haruki avrebbe bisogno di qualche approfondimento... e di qualche serie di ripetute sui 500 mt in piu' per contrastare il dcremento di potenza legato all'invecchiamento.
Sono tentato di provare l'Haruki romaziere... Il suo stile mi piace e le note autobiografiche dell'Arte di correre me lo hanno reso simpatico...spero si dimostri un po' piu' brillante nello scrivere che nel correre :-) Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Francesco (16-11-2009) Il filo conduttore di questo libro è la corsa, ma non solo.. Ci sono episodi che riguardano anche la sua vita privata, la scrittura, e il carattere stesso dell'autore.
Lo consiglio a chi vuole conoscere meglio il Murakami uomo.. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Federico Guglielmi piedesinistro@tiscali.it (22-10-2009) 3 stelline su 5, sull'affetto, sul passato glorioso e sul futuro, spero, altrettanto luminoso, non certo su questo libro che, sin dal titolo appare, per chi come me ha letto tutti i libri di Murakami, davvero poco ispirato.
Il titolo originale "What I Talk About When I Talk About Running", ha tutt'altra presa del mediocre "l'arte di correre", ma i problemi di traduzione sono presenti in tutto il libro. Diciamo che il cambio di traduttore, da Amitrano alla Pastore, fa sì che la penna di Murakami ne esca impoverita e meno fluida, con continue ripetizioni e assolutamente poco incisiva.
E' vero poi che i libri non si valutano a peso, ma 18 euro per 4 parole sulla corsa, con riflessioni banali sul senso del sacrificio, mi sembrano davvero troppe.
Sono anche io un mediocre podista, e ci sarebbe stato molto più da dire sulla fatica, sulla soddisfazione, sulla corsa come modo di entrare in contatto con il sè più profondo e vero, ma Haruki stavolta ha solo trasformato in libro qualche pagina di appunti.
Da lui si deve e si può pretendere di più, ma forse a questa "operetta" ci è arrivato stanco, forse con il fiato corto, forse è da valutarsi solo come un maratona non finita, o finita camminando perchè il Murakami che ho imparato ad amare in tutti questi anni ha ben altro passo... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
rino (20-10-2009) La corsa come metafora della vita, come training per la scrittura. Un Murakami in grande spolvero, lucido come sempre, in grado di dare profondità a un tema in apparenza tecnico, ma che diventa un gioco di riflessi, una buca profonda da cui sgorgano pensieri e connessioni inedite. Come il Monte Analogo di Daumal non parla di alpinismo, così L'Arte di Correre di tutto parla fuorchè della corsa. Parola chiave: determinazione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gianni (14-10-2009) Murakami fa centro per l’ennesima volta, anche con un libro che non è un romanzo ma una raccolta di memorie. Il tema centrale del libro è la corsa, cosa questa rappresenti per Murakami e come questa le permetta di essere lo scrittore che è. In realtà il libro è poi qualcosa di più, è una sorta di confessione che ci permette di capire alcuni aspetti della persona Haruki Murakami. La scrittura è sempre la prosa scorrevolissima che contraddistingue questo autore di cui io sono letteralmente innamorato. Il libro, abbastanza snello, si divora in due ore, lasciando il lettore con la piacevolissima sensazione di avere letto un bel libro, ma con anche un po’ di amaro in bocca perché il libro finisce troppo presto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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