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Luzzatto Sergio - Bonbon Robespierre. Il terrore dal volto umano | Per tutti noi, dire "Robespierre" equivale a dire Maximilien Robespierre, e significa Rivoluzione francese, giacobinismo, Terrore, ghigliottina. Robespierre è il personaggio più studiato dell'intera epoca rivoluzionaria, e non senza ragioni. La sua biografia contiene un po' tutto della Rivoluzione francese, le virtù e gli eccessi, le meraviglie e le miserie, i valori e i disvalori. Ma dire "Robespierre" vuoi anche dire il fratello minore della famiglia, Augustin. Per gli amici: Bonbon. Un personaggio di cui non si trova traccia nella maggior parte dei libri di storia della Rivoluzione, se non là dove si parla del 28 luglio 1794: il giorno del Termidoro in cui entrambi i fratelli Robespierre vennero condannati a morte. Eppure, Augustin ebbe lui stesso un ruolo significativo nella Rivoluzione. Fu a sua volta un uomo di legge, un militante giacobino in provincia, un deputato della Montagna. E fu a sua volta un terrorista. Ma lo fu in maniera diversa da Maximilien. Non fu un terrorista di scrivania, un burocrate della ghigliottina. Augustin fu un terrorista di terreno: dal profondo nord al profondo sud, percorse in lungo e in largo la Francia della Rivoluzione. E a forza di guardare in faccia il Terrore comprese che soltanto arrestando la metastasi della violenza si poteva preservare qualcosa delle conquiste rivoluzionarie, liberté, égalité, fraternité. Soltanto terminando la Rivoluzione si poteva salvarla.
| La recensione de L'Indice |
 Pochi sanno che Robespierre ebbe un fratello minore, rivoluzionario come lui, il quale ne condivise la sorte sul patibolo. L'avvio di quest'ultimo studio di Luzzatto è folgorante, con l'efficace racconto dell'esecuzione e dei rispettivi tentativi di suicidio di Maximilien e Augustin, nonché il rimando al successivo disprezzo manifestato nei loro confronti dalla sorella Charlotte. Condannato a vivere in un cono d'ombra, e a rimanervi dopo la morte, Augustin fu tuttavia, per l'autore, "l'interprete combattuto e problematico di un Terrore dal volto umano": certo, diede il la all'epurazione della Gironda, e sottoscrisse le sanguinose rappresaglie di Tolone organizzate da Fréron e Barras, ma fu anche "quasi un grand'uomo" che arginò il Terrore, promosse la libertà di culto per i cattolici e aprì le porte delle carceri della Haute-Saône, ritenendo che porre fine alla Rivoluzione significasse salvarla. L'autore, attraverso aneddoti e ricerche documentarie, ne ricostruisce la vita picaresca, da "rappresentante in missione", come un film: un road movie, dice, oppure una commedia sentimentale; al limite, un horror. Al "Terrore di carta" voluto dal più celebre fratello, fece infatti da contraltare la maggior moderazione di "Bonbon", sorta dal contatto diretto con il robespierrismo di provincia, che egli riteneva stesse pericolosamente degenerando in carrierismo repubblicano. E dalla provincia, dove trascorse i suoi ultimi sei mesi, Augustin tornò a Parigi per accettare la morte insieme al fratello quando il processo disgregativo della Rivoluzione, da lui denunciato, fu giunto allo snodo fatale del luglio 1794. Daniele Rocca |
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