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Vinci Simona - Dei bambini non si sa niente | Questo romanzo di una esordiente racconta la storia, tutta vista dall'interno, di un eden infantile, dove anche il sesso è innocenza, che si corrompe progressivamente attraverso l'irruzione della perversione degli adulti con foto sempre più spinte. E' il bambino più grande del gruppo, il tirannico Mirko, a introdurle nei giochi che si tengono in un capannone di periferia.
Media Voto: 3 / 5leonardo banfi (18-11-2011) Un argomento poco preso in considerazione. Vinci tratta l'argomento con una scrittura schietta, diretta, fredda, come deve essere anche se purtroppo il romanzo e' prevalentemente noioso. Affronta un tema interessante ma lo sviluppo della trama e' a mio parere stato fatto in modo errato, troppa narrazione, pochi dialoghi, talvolta lo stile di scrittura semplice diventa banale. Se fosse stato scritto in un altro modo sarebbe stato un ottimo romanzo, ma purtroppo non lo e'. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Alessandra zerbini2002@yahoo.it (05-01-2011) Un romanzo, questo della Vinci, che ti arriva come un pugno nello stomaco, lasciandoti senza respiro.
La sensazione, dopo aver letto questo romanzo, è quella di una profonda sofferenza, di amaro in bocca.
Un romanzo dove ci si ritrova catapultati nel mondo dei bambini, nei giochi innocenti di scoperte erotiche in luoghi segreti, dove potersi illudere di stare lontano dagli sguardi disgustosi, viscidi ed incestuosi degli adulti.
Un libro che graffia dentro l'anima delle nostre coscienze, e ci pone di fronte "all'inspiegabile" del mondo.
Un libro tra i miei preferiti.
"Sulla mensola del bagno, un flacone piccolo di Diorissimo. L'odore di sua madre. Per sempre, l'odore di questo bagno, di questa finestra e di questa vista aperta sul cielo.
Mughetto. Un odore semplice e bianco.Buono da stordire.
Per sempre, l'odore dei suoi dieci anni. Di tutta questa storia." Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (28-09-2009) Traumatico. Un sasso in un placido stagno. Nonostante sia considerato un caso letterario, penso non abbia ricevuto il giusto riconoscimento ( stesso discorso per "Il giardino di cemento" di Ian McEwan ). Forse perchè strappa quella patina di naturale dolcezza con la quale tutti noi avvolgiamo i nostri bambini. Ma se, come ci insegnano religioni e filosofie, tutto è amore, vuol dire anche che tutto può essere orrore, paura. La sottile membrana che divide questi due mondi è sempre, pericolosamente sotto assedio, a qualsiasi età. Con una differenza sostanziale, secondo me ovviamente: non si può applicare un giudizio morale a un bambino di 8, 9 o 10 anni. Ognuno di noi ha vissuto momenti liminari, è arrivato sul ciglio di un burrone, è molto facile quando si è piccoli e soli con la propria ignoranza del mondo. Ma Simona Vinci spiega perfettamente come l' inevitabile crescere possa essere più o meno crudele, ma sempre e comunque traumatico:
"Erano un sacco di cose che se ne andavano in quei momenti, e un sacco che si aggiungevano, arrivando da chissà dove. Emozioni dure e dirette come pugni in faccia, cose che non si scordano, prive di dolcezza e comunque da far piangere a ripensarci. Erano cose che li separavano e li univano in un secondo. Come quasi tutte le cose che a questo mondo si fanno insieme agli altri".
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Vincenzo (23-09-2009) Una storia intollerabile non per la crudezza dei contenuti, quanto per essere, gli stessi, superlui: la violenza sui minori è deviante già se reale e descriverla con una così ragionata analiticità, peraltro priva di scopi, non è solo inutile ma anche pericolosamente dolorosa.
Einaudi rifletta. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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