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Narrativa italiana  Avventura  Narrativa di guerra e combattimento 

Lilin Nicolai - Caduta libera

Caduta libera TitoloCaduta libera
AutoreLilin Nicolai
Prezzo
Sconto 15%
€ 17,85
(Prezzo di copertina € 21,00 Risparmio € 3,15)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 326 p., rilegato
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)
 Disponibile anche in ebook a € 6,99

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Descrizione
Nel settembre dell'anno 1999 la Federazione Russa annuncia ufficialmente l'inizio della seconda operazione antiterroristica nel territorio della Repubblica Federativa della Cecenia e nella zone confinanti con il Caucaso del Nord. Lilin racconta quello che hanno vissuto i giovani dell'esercito russo in quel periodo, durante il loro servizio militare obbligatorio; e quello che hanno vissuto i civili, mentre nella loro terra operavano due eserciti nemici. L'autore di "Educazione siberiana" narra in presa diretta la vera faccia della guerra, quella che non si vede nei film, nei documentari, e che si vede solo a tratti nei reportage giornalistici o nei racconti degli osservatori di pace e dei difensori dei diritti umani. Racconta tutto in modo tale da permettere a ogni lettore di vivere i momenti della guerra, di attraversarla a fianco dei soldati, di sentirne l'oscenità sulla propria pelle. Mostrandone soprattuto le contraddizioni. Un libro che vuole essere apolitico, neutrale; che racconta la guerra, la vita e la morte, le ingiustizie, gli orrori e gli atti di onestà così come apparivano nella vita di ogni giorno in Cecenia; che descrive le sensazioni, la perdita dell'equilibrio, i cambiamenti dell'essere umano che avvengono nel caos, oltre i limiti dell'etica e della morale. Non un saggio storico, ma un romanzo costruito su particolari veri, con vite vere. Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria. Nel 2003 si è trasferito in provincia di Cuneo e nel 2009 ha scritto il romanzo "Educazione siberiana".

La recensione di IBS
- Ti hanno già detto dove ti mandano?
- Il Colonnello ha detto che mi mandano nei sabotatori… - Ho risposto con voce sfinita.
Lui ha fatto una pausa e poi ha chiesto con agitazione:
- I sabotatori? Cristo Santo, ma che gli hai fatto? Cos’hai combinato per meritarti questo?
- Ho ricevuto un’educazione siberiana.


Dopo aver pubblicato nel 2009 il romanzo rivelazione Educazione siberiana, Nicolai Lilin, giovane tatuatore nato a Bender, nella ex Unione Sovietica, ma italiano d’adozione, torna alla docufiction dando alle stampe un romanzo, se possibile, ancora più duro e intenso di quello precedente. Nel suo primo romanzo Lilin è il giovane protagonista di una storia di formazione che lo vede aggirarsi tra gang di adolescenti, riformatori minorili e famiglie criminali giunte dai quattro angoli della Russia in quella terra di nessuno che è la regione della Transnistria. Ma l’esperienza della strada, per quanto dura, non è niente rispetto a quello che lo aspetta al compimento dei diciotto anni: la leva obbligatoria nell’esercito della Federazione Russa.
Bastano pochi mesi di durissimo addestramento perché Nicolai Lilin, detto Kolima, venga catapultato all’improvviso e per due anni nel mezzo di un conflitto sanguinoso. In Cecenia, e nelle zone confinanti con il Caucaso del Nord, l’Armata Rossa sta conducendo la seconda operazione antiterroristica contro i gruppi indipendentisti e i loro alleati. Il nemico da abbattere è dunque l’esercito dei ribelli ceceni, appoggiati dai terroristi islamici addestrati in Afghanistan e finanziati dagli Stati Uniti e dall’Europa, ma per i soldati della Federazione Russa ogni bersaglio di quella guerra è semplicemente un “arabo”.
Ancora una volta Lilin si ritrova immerso in una comunità ristretta di individui pronti a dimenticare le regole tipiche della convivenza civile per rispondere ad un’unica esigenza primaria - la sopravvivenza - e ad un unico imperativo morale - la fratellanza tra sabotatori. I sabotatori sono un corpo speciale delle truppe d’assalto che viene impiegato nelle azioni militari a sostegno delle prime linee, dei parà e degli esploratori, per compiere interventi di disturbo nei confronti del nemico. Loro non portano le divise dell’esercito, non hanno lo stesso equipaggiamento e non seguono gli ordini gerarchici. Ogni azione richiede una dotazione di armi diverse, così come ogni situazione richiede l’utilizzo di tattiche particolari che l’ufficiale in comando, il Colonnello Nosov, veterano della guerra in Afghanistan, ha appreso sul campo di battaglia. I sabotatori hanno bisogno di muoversi in fretta e senza lasciare tracce, sono freddi, spietati e imprevedibili, per loro muoversi al buio e di notte è normale. All’interno del corpo dei sabotatori Kolima, il siberiano, è un cecchino. I suoi compagni, Mosca, Scarpa, Zenit e gli altri, gli hanno insegnato tutte le tecniche per non soccombere durante la battaglia, ma la precisione e la calma necessarie ad ogni cecchino, la freddezza che ti consente di abbattere il nemico guardandolo dritto negli occhi, l’ha imparata andando a caccia con suo nonno tra i boschi della Siberia.
Nel caos delle azioni portate a termine nelle zone interne degli Urali, sui costoni delle montagne a precipizio o negli edifici abbandonati di città fantasma, un gruppo di giovani soldati impara a conoscere la linea sottile che separa la vita dalla morte, l’uomo dalla bestia. Nella distruzione totale, nel delirio delle violenze e delle torture, Kolima smette di riconoscersi come essere umano e nello stesso tempo inizia a comprendere le ragioni che stanno alla base di un conflitto iniquo e inutile.
La scrittura è disturbante e crudele, un’esperienza toccante capace di testimoniare la regressione di un uomo nella spirale della distruzione e della follia. Una discesa negli inferi senza precedenti in Italia, dove la narrativa di guerra non era mai stata così spietata e spogliata da ogni ideologismo, disarmata al cospetto della tortura della memoria e del rimorso.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 21 recensioni presenti.  Media Voto: 3.38 / 5

Vincenzo (24-07-2011)
Crudo, violento ai limiti dell'incredibile, al punto da distrarre dal tema centrale del libro, la guerra cecena. Le teorie complottiste del capitano, le azioni decise da superiori incompetetenti, la violenza che stravolge la mente di chi sopravvive sono costanti di ogni guerra ma sono attualizzate in maniera troppo reale nel contesto ceceno per essere frutto del sentito dire. Linin mi pare abbia vissuto molto e inventato poco.
Voto: 4 / 5
Matteo (12-07-2011)
Il libro è da consigliare. Si vede la guerra dalla diottra del mirino; si conoscono, inoltre, aspetti del conflitto in Cecenia forse sorvolati dai media.
Voto: 4 / 5
Andrea (27-06-2011)
Decisamente più credibile del primo libro, permangono i soliti dubbi sulla reale partecipazione dello scrittore agli eventi descritti. Forse Lilin dovrebbe limitarsi a scrivere in terza persona e magari citare le fonti. Sembra scritto sulle "solide" basi del sentito dire.
Voto: 1 / 5
Angelo (16-06-2011)
Completamente d'accordo con Andrea. E' il diario di guerra di un ragazzo sempliciotto e un po' scapestrato. Non ci si poteva aspettare certo la prosa di Guerra e Pace. Un libro che aiuta a capire fin dove possa giungere l'animo (l'animale?) umano. Terribile ma illuminante.
Voto: 4 / 5
Andrea (21-05-2011)
Certe critiche sono assurde, per non dire ridicole. Lilin scrive in italiano, e lo fa bene, pur essendo di lingua madre russa. Secondariamente, si tratta di un racconto sulla guerra: non è un manuale di balistica. Un libro duro, asciutto, lontano da ogni traccia di moralismo. Un pugno nello stomaco! Ce ne fossero di italiani che scrivono così!
Voto: 5 / 5
Marco (16-04-2011)
I libri si leggono per diversi motivi. Credo che in essi non bisogna assolutamente ricercare particolari snellezze linguistiche o stili per forza ricercati. Lilin non credo abbia mai studiato per diventare scrittore e non si sforza nemmeno di esserlo. Però ha voluto lo stesso raccontare alcuni passaggi della sua vita che sicuramente sono molto distanti e diversi da quelli della stragrande maggioranza di tutti noi, il cui apice delle difficoltà è probabilmente arrivare a fine mese con lo stipendio o poco più. Lui a 30 anni può dire di aver visto cose che molti di noi(fortunatamente) non vedranno mai, ma che è giusto che si sappiano. Anche per tornare ad apprezzare le nostre noiose ma confortevoli quotidianità. Bravo Nicolai, adesso fatti una vita tranquilla!
Voto: 5 / 5
Sergio (14-04-2011)
Il libro ha un grande valore per ciò che contiene non per come è scritto. Questo libro mette a nudo avvenimenti, pazzie e sofferenze umane che normalmente ci vengono nascosti dai media d'informazione. Questo è il suo immenso valore, fa riflettere. Lo consiglio a tutte le persone che non hanno chiaro cosa significhi guerra.
Voto: 5 / 5
br1 (19-12-2010)
...buon libro...è il primo che leggo dell'Autore, ma ho già provveduto a recuperare "l'educazione Siberiana" per poter meglio comprendere e giudicare l'autore...devo però concordare con altri dicendo che mi è piaciuto particolarmente l'inizio dell'Opera e la conclusione...la parte centrale mi ha sì coinvolto ma meno...comunque nel complesso non sarei così negativo come altri commenti...lo reputo un buon libro.
Voto: 3 / 5
Dalila (02-09-2010)
In parte d'accordo con l'opinione di Piero. Il libro mi è comunque piaciuto e lo consiglio sicuramente. E' la guerra in Cecenia, vista e vissuta da quel ragazzino cresciuto con un'educazone siberiana. Scritto in modo chiaro e diretto, un libro che parla di sopravvivenza. Personaggio interessante Lilin, spero non smetta di scrivere.
Voto: 4 / 5
Teresa (27-07-2010)
E' un'occasione mancata. Poteva essere un interessantissimo squarcio su uno dei conflitti più sporchi degli ultimi anni e invece ... Sono rimasta anch'io sorpresa dalla grossolanità sintattica (che forse poteva andare bene per un manoscritto trovato su un cadavere, non per un testo di uno scrittore). E resta aperta la questione se è scritto in pessimo italiano da chi non è di madre lingua o se è stato tradotto con i piedi da chi non conosce il russo. Pur non essendo esperta della materia, ero pure rimasta colpita dall'impiego di termini astrusi per indicare le armi e, dato l'argomento e il passato dell'Autore ho le stesse perplessità negative espresse da altri commenti. Come se un chirurgo descrivesse gli interventi parlando di coltelli invece che di bisturi .. (dettaglio che stride ancora di più in un libro edito da una casa editrice kolta "per eccellenza"). Alla fine se apprezzate il genere rimane un interessante serie di racconti di guerra, ma con i citati limiti d'insieme, senza contare il prezzo.
Voto: 1 / 5
piero (22-07-2010)
Ho letto questo libro ad un anno di distanza dall'educazione siberiana. Direi che il precedente è di qualità superiore. Questo risulta interessante all'inizio e alla fine. Nella parte centrale anche se è ben descritto l'orrore della guerra sarebbe stato meglio parlar meno di operazioni militari e magari dedicare alcune pagine alla "situazione cecena" magari citando la Politkovskaya o altri in modo da capire il perchè di una guerra.
Voto: 2 / 5
Joseph (19-07-2010)
Il libro è eccellente. Per la traduzione, occorre prestare attenzione al punto di vista russo, e alla concitazione che trasmette. Certo, Andy Mc Nab è più preciso, ma alla fine Lilin risulta non meno coinvolgente. Voglio dire: la traduzione esatta di bobine leggere per i mitra o di mitra pesanti per i calibri 14,5 mm non è che lasci a desiderare, è solo che l'autore, non sovraccaricando di termini tecnici il testo, trasmette molto bene la frenesia della guerra e la scarsità di tempo nell'affibbiare il nome preciso a ogni arma, a favore di un suo utilizzo eccellente. E' evidente che Lilin conosce in ogni suo particolare le caratteristiche delle armi anche occidentali, e i suoi effetti devastanti. In guerra è meglio usare bene una spada nelle sue caratteristiche piuttosto che conoscerne la marca, e trasmettere la verità del combattimento, piuttosto che elencare facili standard noti probabilmente solo a noi occidentali. Anche il riferimento al 'remo' che ha proiettili con l'ogiva nera che fanno esplodere i giubbotti rende bene, molto meglio che se l'autore avesse scritto che era un barrett.
Voto: 5 / 5
s (19-07-2010)
Nicolai Kolima Lilin è una persona di una umanità e una intelligenza fuori dal comune. altro che imperfezioni lessicali. chi le critica dopo aver fatto il servizio di leva (e non una guerra) è quantomeno comico, per non dire ridicolo. gran libro, come l'educazione siberiana.
Voto: 5 / 5
ale (07-07-2010)
Crudo, diretto, è un ottimo resoconto su quella che è stata la guerra in Cecenia. Parla di odio, di disprezzo e del nulla che vale la vita in queste circostanze. Però, spesso, è abbastanza noioso e ripetitivo. Con 100 pagine in meno avrebbe fatto comunque la sua figura.
Voto: 3 / 5
Maurizio (06-07-2010)
Concordo in pieno. Occasione sprecata. Perchè alla fine ti chiedi se chi scrive "bobine per mitra leggeri" intendendo i nastri di proiettili delle mitragliatrici PKM o non ha alcuna dimestichezza con l'italiano (ed è gravissimo pubblicare un testo, pur interessante, per altro a prezzo esoso, che contiene grossolanità del genere, senza alcuna revisione, non dico tecnica, ma proprio lessicale) oppure scrive per sentito dire. Per non parlare poi dei fantomatici "sabotatori" (termine ormai usato solo nei romanzi d'appendice) cui lo scrivente apparterrebbe, solo in alcune pagine identificati, più correttamente (per altro con grafia incorretta) come spetsnaz. Alla fine sarebbe anche un buon libro (gradevolissime anche le citazioni "storiche" ad inizio di ciascun capitolo) ma se appena avete fatto il servizio di leva vi viene voglia di buttarlo in un secchio dopo ogni svarione, tipo i "sistemi missilistici di fuoco unito" che trovate a pag 86.
Voto: 1 / 5
Massimo (02-07-2010)
Due considerazioni. Il libro in se è eccellente. Guerra cruda, senza fronzoli. Forse un filo romanzata (o meglio, si raccontano storie vere-simili vissute da altri). Se ricordate Sven Hassel il genere è quello. Interessantissimo per gli appassionati del genere, visto che apre una finestra sulle operazioni nella guerra più sporca degli ultimi anni. Dolenti note. Il libro è scritto con i piedi. Inizialmente pensavo che fosse una traduzione fatta automaticanente con un programma di pubblico dominio, tanto è scadente, soprattutto per gli aspetti militari (che, in un libro che parla di guerra NON sono certo trascurabili). Leggere di "mitra pesanti" per indicare le mitragliatici, di automobili blindate (uno pensa a una Croma, invece si parla di veicoli da combattimento per fanteria) di "cariche" riferendosi, a seconda dei contesti ai caricatori o ai proiettili, per non parlare di altre scempiaggini sul tema (leggetevi la chicca di pag 151) assolutamente non all'altezza di un libro pubblicato da Einaudi e proposto a ben 21 euro (comunque uno sproposito per 320 pagine scritte "larghe"). Poi mi è venuto il dubbio che si trattasse di un italiansky maccheronico reso da chi non è di madre lingua. Meglio mi sento. Non vorrei un trattato per specialisti, con dovizia di sigle e calibri (anche se non mancano gli spot continui per note marche di armi occidentali) ma un minimo di tecnicismo e, soprattutto, la revisione del testo da parte di un competente in materia. Non pretendo un mega esperto come chi ha "rivisto" i testi marinari di O'Brian, ma la decenza ha un limite. Alla fine, ti viene il dubbio che il tutto sia un collage messo insieme da chi certe storie le ha solo sentite raccontare di terza mano
Voto: 1 / 5
Alessandra (26-06-2010)
Un libro crudo e tagliente come la prosa utilizzata dall'autore. E' impossibile non essere coinvolti dalle violenze descritte da Lilin, il quale narrando gli orrori della guerra è in grado di appassionare come pochi.
Voto: 4 / 5
wainer (01-05-2010)
ottimo davvero! è un piacere leggere Lilin.. scrive senza fronzoli ed è sempre efficace.. inoltre caretterizza bene il suo personaggio. consigliato.
Voto: 4 / 5
Roberto (25-04-2010)
Dissento dai due giudizi che mi precedono. In primo luogo Lilin è russo e scrive in Italiano e lo fa molto meglio di tanti scrittori italiani. La prosa, semplice e secca, dipana l'orrore e la follia di una guerra che, come tutte le guerre, è l'espressione più bassa dell'uomo. E Lilin non ha biosgno di fronzoli letterari o di ricorrere ad un paricolare stile: non c'è bisogno di una scrittura "alta" (è poi sempre da vedere cosa sia, la buona letteratura) per narrare due anni trascorsi a combattere. Una storia vera va raccontata così come la si è vissuta, un resconto e basta.
Voto: 5 / 5
sordello (20-04-2010)
Ho atteso con impazienza l'uscita della seconda opera di Lilin: devo però dire che è stata una mezza delusione. Il libro è francamente ripetitivo, a tratti scontato e senza la freschezza che aveva contraddistinto Educazione siberiana. L'argomento è terribile ma il tutto si risolve in cruente descrizioni delle battaglie; quello che il libro aveva da dire si risolve nelle prime 100 pagine, il resto è superfluo, ridondante e pure noioso.
Voto: 2 / 5
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