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Scarpa Tiziano - Stabat mater | Premio Strega 2009. È notte, l'orfanotrofio è immerso nel sonno. Tutte le ragazze dormono, tranne una. Si chiama Cecilia, ha sedici anni. Di giorno suona il violino in chiesa, dietro la fitta grata che impedisce ai fedeli di vedere il volto delle giovani musiciste. Di notte si sente perduta nel buio fondale della solitudine più assoluta. Ogni notte Cecilia si alza di nascosto e raggiunge il suo posto segreto: scrive alla persona più intima e più lontana, la madre che l'ha abbandonata. La musica per lei è un'abitudine come tante, un opaco ripetersi di note. Dall'alto del poggiolo sospeso in cui si trova relegata a suonare, pensa "Io non sono affatto sicura che la musica si innalzi, che si elevi. Io credo che la musica cada. Noi la versiamo sulle teste di chi viene ad ascoltarci". Così passa la vita all'Ospedale della Pietà di Venezia, dove le giovani orfane scoprono le sconfinate possibilità dell'arte eppure vivono rinchiuse, strette entro i limiti del decoro e della rigida suddivisione dei ruoli. Ma un giorno le cose cominciano a cambiare, prima impercettibilmente, poi con forza sempre più incontenibile, quando arriva un nuovo compositore e insegnante di violino. È un giovane sacerdote, ha il naso grosso e i capelli colore del rame. Si chiama Antonio Vivaldi. Grazie al rapporto conflittuale con la sua musica, Cecilia troverà una sua strada nella vita, compiendo un gesto inaspettato di autonomia e insubordinazione.
Media Voto: 4 / 5Maria Cristina Flumiani (21-02-2011) Scritto da Tiziano Scarpa, autore di varie pubblicazioni tra cui: "Venezia è un pesce", "Cosa voglio da te", "Kamikaze d'Occidente"; mi è capitato di comprarne una dopo aver assistito a una sua brillante esibizione come docente in un corso di scrittura creativa ma ero rimasta delusa dal suo stile parlato, punteggiato di parolacce.
Questo libro si distingue dagli altri perché scritto sobriamente e con un'attenzione meticolosa nella scelta delle parole e delle espressioni più efficaci. Il titolo Stabat Mater è riferito a una sinfonia gregoriana e si addice alla narrazione. Ambientato nel '700, in un orfanotrofio, narra la storia di un'orfana che, durante le lunghe notti nel dormitorio, scrive lettere alla madre che non ha mai conosciuto. La ragazza è allieva di Vivaldi, descritto come un personaggio mefistofelico e geniale che, come Andreotti nel film "Il divo", giustifica il male se è finalizzato ad ottenere il bene. È scritto molto bene e permette di percepire immediatamente la carica emotiva dei personaggi di cui omette ogni descrizione fisica, eccezion fatta per Il colore dei capelli di Vivaldi, 'il prete rosso '; ma è troppo crudo nelle descrizioni di situazioni infelici e narrato con uno stile troppo rapido, come se l'autore avesse fretta di finire il racconto. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
GRAZIANA (24-11-2010) A me è piaciuto moltissimo. Elegante, raffinato, stile asciutto con non una parola in più del necessario. Forse non adatto al grande pubblico, ma agli appassionati della bella scrittura sì. Finale insospettabile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gracet (02-11-2010) Non comprendo le critiche mosse a questo libro nelle precedenti edizioni forse perchè a me noioso proprio non è parso anche se ammetto di essere un tantino di parte, conoscendo a fondo la storia dei quattro Ospedali Grandi di Venezia. Se devo essere sincera ho divorato questo breve libricino in una giornata, ringraziando con le lacrime agli occhi chi me l'aveva regalato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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