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Narrativa italiana  Di ambientazione storica 

De Cataldo Giancarlo - I traditori

I traditori TitoloI traditori
AutoreDe Cataldo Giancarlo
Prezzo
Sconto 15%
€ 17,85
(Prezzo di copertina € 21,00 Risparmio € 3,15)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 582 p., brossura
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero big)
 Disponibile anche in ebook a € 6,99

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Descrizione
Da Palermo a Londra, da Roma a Torino, da Venezia alla Transilvania, nelle carceri inglesi e nei boschi della Calabria, tra pittori preraffaelliti e camorristi promossi poliziotti, tra mercanti di carne umana e lord irrequieti, giovani uomini e donne sognano, combattono e amano. E tradiscono. Ognuno va incontro al suo destino. A qualcuno tocca in sorte una nuova vita. Alcuni diventano faccendieri e delinquenti. Alcune donne guardano più avanti, più lontano. Gli ideali più puri si fanno gretta convenienza. Le organizzazioni criminali si innervano nella nazione che nasce. I mafiosi intraprendono. I tagliagole tagliano gole. E Mazzini tesse la sua tela di sangue e utopia. Eppure, tra battaglie e cospirazioni, tra vite leggere e amori complicati, si compone potente e netto il disegno di una stagione e di un ideale che è sempre possibile. E che di nuovo ci attrae, con l'innocenza di una forza giovane che non possiamo dissipare. L'epica eroica, torbida, idealista e ribalda dell'Italia che nasce: dal lato oscuro del Risorgimento, un racconto sul nostro presente.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 21 recensioni presenti.  Media Voto: 2.47 / 5

marina (16-04-2012)
a me il libro è piaciuto molto.Specchio delle sfaccettature politiche italiane.Dopo 150 anni ancora vediamo le immagini riflesse.
Voto: 4 / 5
Salvatore (08-01-2012)
Una piacevolissima rilettura del Risorgimento. Un ottimo Romanzo Storico Noir. Il Ritmo è incalzante e vivace, la trama fluida e la narrazione è avvincente. Ho molto apprezzato la mancanza di retorica Meridionalista o Padanizzante. Tante spiegazioni dell'attuale situazione Italiana vanno cercate nella genesi della nazione, divisa fin dalla nascita ed ostaggio di consorterie e ricatti vari. Un gran bel Libro.
Voto: 5 / 5
Dic57 (11-11-2011)
Condivido l'opinione di Antox. Anch'io sono stato tentato, dopo averne letto più di cento pagine, di accantonarlo. Non carburava, stentava a prendere ritmo, sembrava troppo scontato, ma poi, mano a mano che la storia si dipanava, ne sono stato attratto e ne ho finito la lettura con sempre maggiore piacere! Mi ha risvegliato ricordi sopiti, tratti dai vecchi libri di scuola, e quei personaggi così familiari in qualche caso mi hanno rivelato aspetti che non conoscevo. Credo sia una buona lettura e, magari, in questi tempi bui, nei quali ciascuno di noi ha tanti dubbi sul futuro di questa nostra Italia, ripensare a ciò che si è dovuto fare per unirla e a quanti hanno sacrificato sè stessi per la Nazione che volevano far nascere potrebbe servirci a riflettere!
Voto: 4 / 5
Daniele Falcioni aristofane@email.it (04-11-2011)
Di una pesantezza incredibile: patetico, dozzinale e scritto malissimo. L'uso del dialetto è sicuramente forzato; avrà mai letto questo autore i neorealisti? Metto 1/5 perché 0 non si può mettere.
Voto: 1 / 5
Vincenzo (18-10-2011)
Lungo, frammentato, poco appassionante. Personaggi con poco spessore o forse con caratteristiche ancora da approfondire, cosa che per adesso non farò, avendo smesso di leggere a circa un terzo del libro. Un "fantarisorgimento" che non consiglio.
Voto: 1 / 5
antox (25-09-2011)
solo gli stupidi non cambiano idea... ecco perché devo spendere di nuovo due parole su questo romanzo. lo avevo già commentato circa un anno fa, in maniera negativa. poi però, dopo aver lasciato il libro per mesi sullo scaffale, ho deciso di dargli un'altra possibilità...e stavolta l'ho letto davvero con piacere. mi sono lasciato trasportare dalla storia e dalle vicende del risorgimento, tutti i personaggi hanno un carattere ben delineato e ampiamente descritto con maestria da de cataldo. un romanzo appassionante che fa riflettere sul presente, parlando del passato.
Voto: 4 / 5
parish (08-06-2011)
ho comprato questo libro con grande entusiasmo nella scia di suoi scritti già letti........... devo dire però che nn ci ho capito nulla, e che arrivando a pagina 146 l'ho chiuso definitivamente per nn aprirlo mai più!!!! che delusione.
Voto: 1 / 5
lucia 78 (06-04-2011)
De Cataldo poteva fare a mio avviso di più, ma nel complesso un buon libro.
Voto: 3 / 5
Andrea (29-03-2011)
Un libro pesante, mastodontico, spezzettato da una miriade di paragrafetti che confondono il lettore spaesato tra una storia e l'altra. Centinaia di personaggi con connotazioni psicologiche fisse e immutabili. Marionette di una storia del Risorgimento che chiariscono poco o nulla sulla vicenda storica e che non appassionano per quanto riguarda la mimesis artistica che un romanzo dovrebbe avere insita per essere tale. Una delusione.
Voto: 1 / 5
paolo severi (14-03-2011)
Non sarà Romanzo Criminale, ma a me quest'ultima opera di De Cataldo è comunque piaciuta. Leggera nella narrazione e nella ricostruzione storica, insegna comunque a molti italiani di oggi, non esperti del Risorgimento, come si è giunti all'unità d'Italia: da tanti piccoli rivoli si è formato un fiume che è corso verso lo Stato unitario. Buona prova: 8/10.
Voto: 4 / 5
ilse musilse@libero.it (28-02-2011)
Fedele al suo stile (cfr. complottismo e New Italian Epic) De Cataldo traduce Romanzo criminale in chiave risorgimentale. Coralità dei personaggi che all'inizio si presentano in ordine sparso, disorientano, forse anche scoraggiano al proseguimento della lettura. Via via però la passione ti prende, e che passione!: il Risorgimento come impasto di ingredienti i più diversi non può che portare a un pasticcio e ancora ne paghiamo il conto. Sesso, mafia, amore, real politik, tradimento, avventura, sangue, ricchi e poveri, illusi e cinici, romantici e delinquenti, mezze streghe e idealisti, padri della Patria e comunisti: un feuilleton nel quale scegliere il proprio personaggio preferito e sentirsi parte attiva, perché è la Nostra Storia che si sta mettendo in scena.
Voto: 4 / 5
Michele (11-02-2011)
Mi associo con chi mi ha preceduto dando un giudizio non positivo su questo romanzo. Mi dispiace, perché ero convinto che dall'autore ci si potesse legittimanente aspettare di più, tanto più che il soggetto scelto, il Risorgimento, è un argomento di sicura ispirazione. Anche perché molto ci sarebbe da dire su quegli anni, forse un po' meno trionfali di quelli raccontati dalla storiografia classica, ma sicuramente decisivi per la costruzione del nostro paese. Il risultato invece è piuttosto scadente. La trama confusa ed in alcune parti una narrativa frettolosa non aiuta il lettore a comprendere il contesto nel quale si muovono i personaggi. In definitiva la lettura ti prende, ma non ti appassiona. Insomma, un'occasione persa.
Voto: 2 / 5
Silvia (26-01-2011)
Che dire: a me è piaciuto molto.
Voto: 4 / 5
Elissa (17-01-2011)
Fango. Mafiosi, assassini, depravati, traditori di se stessi e poi del resto, il particolare mascherato e spacciato da bene comune. A noi italiani piace, ci piace da matti sguazzare nella melma, e alzare gli occhi solo per esibire disillusione. Siamo scafati noi! I puri ci sono, ma o se la filano in India, o si rintanano nel privato, o vengono serenamente presi per i fondelli. Il quadro storico è presentato in modo anche originale. Peccato che l'ansia per la dietrologia dello schifo, impoverisca dinamiche e personalita'. Eppure, eppure dal letame qualcosa nasce. Non fiori magari, ma è sempre vita, che nasce sempre dalla morte.
Voto: 2 / 5
antox (11-12-2010)
sono arrivato alla 151 pagina, poi ho dovuto chiudere il libro e depositarlo sullo scaffale. e lì starà per il resto della vita. 21 euro buttati via. vi sconsiglio di comprarlo.
Voto: 1 / 5
gabril (11-12-2010)
Incoerente e frammentario, il racconto si apre, chiude e riapre in brevi scene con repentini cambi di situazioni, luoghi e personaggi, nessuno dei quali ha una giustificazione plausibile a ciò che sente e fa. Come lanciando sassi casuali sopra un mucchio, l'autore delinea il quadro disordinato di una storia che fa dell'Italia un'entità fittizia e irrisolta tra le mani di eroi fanatici e bacchettoni, briganti irresoluti, spie al soldo di chiunque, figuranti di cui si perdono ben presto le tracce. Che l'Italia sia in crisi forse si capisce anche dall'incapacità di farne un racconto, un'epica, una poesia o, al limite, un solenne lamento funebre. Occasione sprecata per De Cataldo.
Voto: 1 / 5
Bracardirum (19-11-2010)
Questa vivace cronaca romanzata della sanguinosa guerra civile per la colonizzazione del meridione d'Italia da parte del Regno Sabaudo - fatta pudicamente passare alla storia, scritta a bocce ferme dai vincitori, come una specie di dolorosa ma necessaria azione di polizia - ben si presterebbe ad essere tradotta in ballate popolari da portare allegramente e senza rancore in giro, a cominciare dalle piazze di tutta quella parte di Italia che adesso rinnega ogni promiscuità di bilancio statale con gli eredi dei "derubati" di allora. Sarebbe anche un tentativo di restituzione culturale, diosolosa quanto proficuo ma senza dubbio doveroso, da parte degli analfabeti di allora nei confronti dei tetri barbari di oggi. Bravo De Cataldo, fai imbestialire o ridere ad ogni pagina, sei un puparo nato.
Voto: 4 / 5
Mauro (03-11-2010)
Non sono riuscito a finirlo. In genere arrivo fino in fondo anche se un libro non mi cattura o non mi sembra interessante. Ma questo l'ho lasciato verso pagina 200. Manca un filo logico. Bho! Qualcuno me lo spieghi.
Voto: 1 / 5
Paolo (26-10-2010)
In passato, ho letto con grande piacere alcuni libri di De Cataldo, da Il padre e lo straniero a Romanzo criminale. Quando ho acquistato questo libro pensavo, in tutta sincerità, di leggere un'altra saga epica e possente. Invece, sono rimasto deluso. I personaggi sono piatti, monodimensionali, a volte ridicoli. Gli inserti di carattere 'storiografico' sembrano infilati nel libro forzosamente; altre parti, che dovrebbero ricollegare i protagonisti (traditori e non) di ieri ai protagonisti (traditori e non!) dell'Italia di oggi sembrano didascaliche e appaiono poco convincenti. Nel leggerlo, ho avuto l'impressione d'avere fra le mani un romanzo acerbo, non abbastanza meditato e partorito col forcipe. Se nel Risorgimento e nel processo storico che ha portato all'Unità d'Italia è possibile individuare un gran numero di occasioni perdute, che ci avrebbero condotti, forse, a vivere in un paese molto migliore di questo, altrettantO numerose erano le scelte (mancate) che avrebbero potuto condurre De Cataldo a scrivere un romanzo migliore di questo.
Voto: 2 / 5
emiliano (22-10-2010)
Forse tradito dall'attesa, mi ritrovo ad averlo finito e a pensare che "I traditori" è in fondo più di una mezza delusione. Ho l'impressione che De Cataldo abbia cercato di mettere troppa carne al fuoco. Troppi personaggi ruotano su questa scena che ha come sfondo gli anni del nostro "Risorgimento". Il problema è che uomini e donne, italiani e stranieri, soldati e spie, nobili e miserabili, si trovano a interagire tutti tra loro, dando un'impressione di piattezza alla storia, sia quella romanzata, sia quella con la esse maiuscola. I microcapitoli (troppi) e i continui cambi di scena, a lungo andare, rappresentano un handicap nel quale si perde il filo conduttore. Peccato: da appassionato di romanzo storico mi attendevo una prova di maggiore spessore. Bella l'idea, troppo "elementare" il risultato.
Voto: 2 / 5
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