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Loewenthal Elena - Una giornata al monte dei pegni | Una professoressa con i capelli a spazzola e un balordo che ce l'ha con il mondo intero. Una simpatica vecchietta in ciabatte, un povero Cristo e tre buffi giostrai. Che ci fanno tutti nello stesso posto? Al Monte dei Pegni ciascuno porta con sé la propria storia, ma a parlare è soprattutto "la roba" che passa di mano in mano: gioielli, argenti, tappeti e pellicce. Ma anche piatti decorati, spille e piastrine... Oggetti piccoli e grandi, "pezzetti di vita" che per necessità o per timore vengono lasciati li, in attesa - si spera - di poterli un giorno riscattare. Per scrivere questo libro Elena Loewenthal ha osservato con sguardo discreto la fila ordinata che ogni giorno, in attesa del miracolo, si snoda davanti agli sportelli del Monte dei Pegni: gli oggetti depositati si trasformano in banconote, le preoccupazioni lasciano spazio alle speranze. L'autrice accompagna il lettore lungo un percorso fatto di memorie e di piccoli addii, raccontando il doloroso sollievo che ogni separazione porta con sé. Fino a scoprire che - malgrado i ricordi sembrino avvolgere tutto ciò che possedimo - in realtà "le cose tacciono, siamo noi che c'illudiamo di ascoltarle".
madago (15-06-2010)
"Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza". Debolissima e consiste in una polizza di riscatto che raramente sarà utilizzata dalle persone di questo libro. Con l’eccezione della signora Pina, che “si vende il marito”, cioè la sua piastrina d’oro, solo per continuare a giocare al lotto e che porta un po’ d’allegria tra gli impiegati. Per tutti gli altri esiste la necessità del denaro come unico, ultimo e improbabile mezzo di sopravvivenza. Sono esse, le persone di questo libro che appaiono irredimibili, vite oramai spezzate. Nessuna compassione degli impiegati se non una composta gentilezza. Alle cose invece è data una redenzione: esse hanno una loro storia, una loro vita immaginaria e oltre a un improbabile riscatto esse possono attendere l’ asta con un nuovo proprietario, oppure , per gli ori e gli argenti, il loro ritorno alla fusione originaria. E’ un monte dei pegni, non un monte di pietà, come viene chiamato a Napoli. Contenuto un po’ debole, ma comunque ravvivato da una delle più belle e avvincenti scritture di oggi.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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