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Carrère Emmanuel - Vite che non sono la mia |
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Titolo | Vite che non sono la mia |
| Autore | Carrère Emmanuel | Prezzo Sconto 15%
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€ 17,00
(Prezzo di copertina € 20,00 Risparmio € 3,00)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2011, 236 p., rilegato | | Traduttore | Balmelli M. |
| Editore | Einaudi
(collana Supercoralli) |
| | Disponibile anche in ebook a € 9,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Nell'esperienza di ogni lettore c'è sempre l'incontro - spesso casuale, a volte unico - con un libro dall'apparenza innocua, inoffensiva, ma che poi si rivelerà essere una di quelle letture che cambiano la vita, o, quantomeno, ne sconvolgono le più sedimentate convinzioni. Ecco: "Vite che non sono la mia" è uno di quei libri. La storia è, come spesso lo sono le storie vere, semplice e terribile. Durante le feste di Natale del 2004, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Sono i giorni in cui lo tsunami devasta le coste del Pacifico: tra le migliaia di morti c'è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di francesi a cui Carrère - accidentale testimone dello strazio di una famiglia - si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, un altro lutto: la sorella della compagna dello scrittore - che casualmente si chiama anche lei Juliette - ha avuto una ricaduta del cancro che già da ragazza l'aveva colpita rendendola zoppa. Ha trentatre anni, un marito che adora, tre figlie, un lavoro come giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo. Dall'incontro con Etienne, amico e collega di Juliette, anche lui passato attraverso l'esperienza della malattia, Carrère capisce che non può nascondersi per sempre: deve in qualche modo farsi carico di queste esistenze in un corpo a corpo con quell'informe che è la vita. Raccontare ciò che ci fa più paura. Ritrovare nelle vite degli altri, in ciò che ci lega, la propria. E quello che fa un testimone.
8 recensioni presenti. Media Voto: 4.62 / 5ant lomell@libero.it (13-10-2011) Un libro verità,
una testimonianza di vita vissuta che scuote,spaventa,fa pensare, lascia esterefatti, ma...che alla fine,almeno per quanto mi riguarda, siccome si tratta di situazioni emotivamente così profonde e particolari lascia tracce e ricordi netti e ben precisi.
La trama è brutto dirlo ma tratta di una sequela disgrazie una dietro l'altra:lo tsunami che colpì il Sud-est asiatico,la morte di cancro di una giovane donna avvocato, l'amputazione di una gamba del suo giovane collega ,tutti episodi collegati perché riguardano persone che sono unite fra loro e...fra di loro c'è l'io narrante che si fa carico di raccontarle.Io volevo soffermarmi un attimo su alcuni aspetti del libro che mi hanno molto colpito
Il primo aspetto: la descrizione del dolore dell'anima, quello straziante, quello che ti lascia senza parole e senza voglia di vivere; Carrére sa descrivere sia l'agire di chi è colpito da tragedie immani sia soprattutto il pensiero in modo più che veritiero, consiglio a tutti il passaggio del libro in cui si narra di una coppia di scozzesi che a causa dello tsunami perdono i contatti, l'angoscia di lei nel pensare che ci possa easere un futuro senza il suo lui ...è paralizzante(fortunatamente questo episodio si risolve in modo positivo, ma fino a quando i due non si r'incontrano è un crescendo di stati d'ansia,angosce e paure)
Altro aspetto che trapela fortemente da queste pagine è la voglia di giustizia e di regalare equità a chi è in difficoltà, a tal proposito penso sia emblematico il discorso che lo scrittore riprende da Oswald Baudot, figura forte del Sindacato dei magistrati francesi che negli anni settanta tenne, davanti ai colleghi, questo scandaloso sermone:"«Siate parziali. Per garantire un equilibrio tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero che non hanno lo stesso peso, spostate l'ago della bilancia da una parte. Abbiate un pregiudizio favorevole verso la donna rispetto all'uomo, verso il debitore rispetto al creditore,etc" Bello Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Chiara (06-10-2011) Arrivando alla fine ho detto "meno male che e' finito", ma anche "che peccato sia finito". Meno male, perche' a tratti e' proprio doloroso. Peccato, perche' (lo so, sembra un non senso dirlo) a modo suo e' un libro squisito, per come e' scritto, per la sensibilita', per le verita' che racconta.
Ma attenzione...fa davvero male. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mara regonaschi (01-09-2011) L'intensità e l'empatia della scrittura di Carrère uniti all'argomento trattato (la morte che sopraggiunge in età precoce, ceca e violenta, ingiusta e straziante) minano la stabilità del lettore, che spesso deve fermarsi, anche solo per asciugare qualche lacrima, se non per riflettere e non scordare. Si intuisce la fatica e il dolore che devono averne caratterizzato la stesura, ma si apprezza il coraggio e la lucidità con i quali ognuno di noi poi deve affrontare la vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Loris (19-07-2011) Non penso che un libro cambi la vita, come suggerisce il risvolto di copertina. Di sicuro pero' amplia lo sguardo sul mondo, aiuta a mettere a fuoco quel che si e' o si vorrebbe essere. Carrere si era gia' messo in discussione sul piano familiare e sentimentale ne 'La vita come un romnzo russo'. Qui continua a parlare in prima persona, ma abbandona parzialmente il suo fortissimo ego per guardare chi gli sta accanto, per indagarne l'esistenza nel momento del dolore e della perdita, quando ci si affida alla memoria, ci si interroga e si fanno i conti con le scelte piccole e grandi che ci hanno segnato. Paradossalmente, partendo da due morti dai contorni tragici, Carrere sviluppa una narrazione piena di vita e di speranza, dove pare possibile amare ed essere felici, senza gesti eclatanti, tacitando l'inquietudine e moderando l'ambizione (artistica e non) di lasciare traccia di se'. Emergono le domande ultime, ma si parla anche in modo esteso di questioni sociali, giustizia e sovraindebitamento. La differenza la fa la scrittura di Carrere, analitica e al contempo empatica, capace di coinvolgere ed emozionare, a prescindere da ogni pretesa di realismo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Piera (16-07-2011) Intenso, emozionale, triste, ma anche terribilmente vitale. Un libro che incanta anche se affronta temi difficili. Grazie per la lettura, da consigliare! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
aimo (09-06-2011) In "Vite che non sono la mia " attraverso il racconto di chi ha subito la perdita di una figlia e di una giovane moglie, Carrere ne affronta l' incommensurabile dolore, lo descrive con lucidità, costringendo ad una riflessione sulla morte, il dolore , l'amore , gli ideali . In una parola: sulla vita.
Durante la lettura restano forti l'emozione e la convinzione di capire i sentimenti provati dai protagonisti, almeno fino a quando uno di loro, Etienne, commentando la bozza del romanzo dice "mi piace che sia il tuo libro..e mi piace anche il tizio che nel tuo libro porta il mio nome". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
alessandradipietro (20-05-2011) Carrere si ispira alla vita reale, dai casi più neri trae ispirazione per letteratura alta, dove la vita si fa riflessione, si fa problema etico e mette di fronte a ciò che in genere si evita di concepire, di affrontare, di analizzare: l'insondabile mistero del male, della sofferenza, insomma, ma anche la forza, la purezza.
un capolavoro, un libro duro e sconvolgente, da meditare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Federica (11-04-2011) E' difficile scrivere qualche riga di commento su questo libro. Sicuramente è duro ma emoziona, coinvolge, fa pensare...e sperare. Se non avete timore di affrontare temi come la malattia e la morte, leggetelo perché lascia il segno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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