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Bianchi Enzo - Ogni cosa alla sua stagione | "Ora che avverto quotidianamente l'incedere della vecchiaia, la memoria mi riporta sovente ai luoghi in cui ho vissuto..." dice Enzo Bianchi che parte con cuore, testa e memoria, alla ricerca di tutti i luoghi che hanno suscitato in lui affetti e sentimenti, dove ha trascorso l'infanzia o che ha raggiunto viaggiando. E noi partiamo con lui. Quelli che visitiamo sono angoli di mondo ma anche luoghi della vita e dell'anima. Sono il Monferrato con le sue colline, i "bric", il paese con la sua comunità, le usanze, i proverbi, l'esistenza grama, la fatica e i momenti di forte e gratuita solidarietà. Sono la cella del monaco, un luogo da dove osservare il mondo, dove diventare consapevoli delle gioie e delle sofferenze e dove prendono forma le parole con cui narrare qualcosa della vita. Un luogo in cui si ripropone sovente la domanda: che ne è di noi? Perché questo viaggio, naturalmente, è anche un viaggio nel tempo, un viaggio nella vita che scorre, nei giorni di un uomo e in quelli delle stagioni. Sono i giorni del focolare, passati a tavola conversando insieme ai famigliari e all'ospite, gustando il cibo preparato con cura e bevendo il vino che celebra e festeggia. Ma sono anche le vacanze di Natale, quando i bambini aspettavano la festa preparando il presepe e la sera della vigilia il grande ceppo, elsùc 'd Nadàl, ardeva nel camino. Sono tutti giorni che attraversano il tempo e fanno parte del nostro vivere: alcuni ci fanno soffrire, altri ci rallegrano e ancora ci stupiscono. Confesso che nella mia vita stare accanto al camino acceso verso sera, all'ora del tramonto, è una delle gioie più grandi che mi è stato dato di vivere. [...] Assieme agli altri, mi offre in dono poche parole, dense di rara capacità comunicativa. È impossibile sostare davanti a un camino acceso e parlare troppo: quel fuoco che scoppietta e manda faville con ritmi e tonalità tutte sue invita al silenzio e fa dell'ascolto reciproco un sussurro eloquente.
Non “ogni cosa ha la sua stagione”, ma “ogni cosa alla sua stagione”. Un sottile spostamento di senso per dire come siamo noi, assieme alle cose di cui riempiamo i nostri giorni, ad appartenere al tempo. Non il contrario.
Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, conosce gli uomini e il mondo: dalla sua cella, al rapporto con la quale dedica uno dei capitoli più intensi, non si limita ad osservare ciò che accade al di fuori.
Piuttosto, cerca nella solitudine che quello spazio comporta, un contatto autentico e profondo con se stesso, così da poter poi tornare nel mondo forte di una nuova consapevolezza di quello che è altro da sé.
Attinge agli insegnamenti di un cistercense del dodicesimo secolo per riscoprire la radice comune a “cella” e a “coelum”, cielo, e costruisce un ponte fra due concetti apparentemente opposti, e invece accomunati da un’idea di orizzonte interiore che supera ciò che gli occhi possono vedere.
Il libro pubblicato da Einaudi inanella riflessioni maturate nel corso di una vita che Bianchi sente essere stata – ed essere ancora – piena, matura, ricca; e accanto a questi pensieri trovano spazio ricordi di gioventù, rievocazioni di momenti significativi e alcuni ritratti delle persone care.
Fra questi, spiccano le pagine dedicate alla Teresina del Muchèt, donna “selvatica” vissuta accanto al paese dove Bianchi è cresciuto, che nell’umile regola di una vita condotta fra le malghe e una casina modesta, a fare formaggi, rimarrà un esempio luminoso per le scelte compiute dal frate.
Fuge, tace, quiesce. Fuggi, taci, rappacificati. Tre precetti che Bianchi ci illustra con passione, mostrandoci un ciclo virtuoso di cui l’uomo dispone per riappropriarsi della propria vita in tre passi.
Fuggire: “lasciare il luogo abituale di vita – anche se solo per il breve tempo di una vacanza – può diventare affermazione che il luogo in cui si vive non basta, e che desideriamo altri luoghi”.
Tacere: regola d’oro nel mondo “assordante in cui viviamo oggi, dove il silenzio costituisce una creatura in via d’estinzione”.
Rappacificarsi, infine: per rinfrancarsi dalle fatiche, e “esercitarsi a pensare in grande, all’amare contemplando l’amore di cui siamo oggetto e l’amore che può sbocciare dal nostro cuore”.
Ma attenzione: non si tratta di un itinerario low cost, perché questo viaggio verso sé stessi richiede la rinuncia alle proprie abitudini e la disponibilità ad allontanarsi dagli schemi cui ci appoggiamo per sentirci più forti.
La ricompensa, però, è grande, e può significare un rinnovato patto fra noi stessi e la società degli uomini nella quale abitiamo ogni giorno.
Belle pagine, in un libro che sa regalarci anche osservazioni non banali, sull'importanza del convivio; sulla verità che il vino può dispensare se goduto con intelligenza; sull'amicizia, esercizio perpetuo di coltivazione della bellezza oggi più che mai indispensabile.
A cura di Wuz.it
11 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5sergio (06-06-2011) un'altra bella pagina di ricordi, di gioia e di malinconia. grazie priore enzo bianchi: è come aver bevuto con te due dita di barolo chinato, seduti davanti al camino. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luciano (29-04-2011) Difficile non condividere il giudizio più alto. E' il primo libro che leggo di Enzo Bianchi, ma non sarà certamente l'ultimo.
Ho trovato questa lettura emozionante, in tutti i sensi e piena di spunti di riflessione e di chiavi di lettura utili alla vita di oggi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giovanni (28-04-2011) E' il secondo libro che leggo di questo autore e come "Il pane di ieri" trovo le sue pagine, lievi ma mai banali, delicate quanto profonde. Non particolarmente attratto da temi religiosi, trovo nel modo di porsi di Enzo Bianchi, un rispetto e una riverenza per l'altro, anche il più lontano per cultura, religione, livello sociale, che ne fanno un monastico prestigioso e autorevole. Dal passato non per attingere a rimpianti o nostalgie, ma per ricavare perle di saggezza che trasmettono serenità e inducono alla riflessione. Memorabili le descrizioni delle persone umili che hanno segnato la vita dell'autore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (19-04-2011) Amo questo libro, così profondo e pur così lieve nell'esposizione - la mano dell'autore è felice e indulge alla poesia - , perché, fermando quella corsa per il fatuo in cui tutti più o meno siamo coinvolti, consente di addentrarmi nel mio intimo, per sapere chi sono e dove vado, domande che prima o poi tutti gli uomini dovrebbero porsi, e questa possibilità che mi è offerta dalla grande serenità di Enzo Bianchi è un'esperienza rara e di straordinaria importanza.
Leggere queste pagine è come tornare a nuova vita, una resurrezione che porta alla speranza che un mondo migliore non sia solo un'utopia, ma che si possa realizzare, a cominciare con il senso che ognuno di noi deve dare alla vita, troppo bella a saper cogliere i suoi molteplici aspetti per essere sprecata nella continua rincorsa di nuovi obiettivi che risultano sempre essere illusori. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Anto (07-03-2011) Enzo Bianchi ha il dono di comunicare. Lo ascolto spesso su radio tre e mi sembra di cullarmi nella saggezza di una fede mai imposta, ma condivisa. Questo libro mi ha procurato la stessa reazione. Serenità nello spessore delle righe. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alessandra (01-03-2011) E' un libro pacificante per il lettore. I ricordi semplici e personali dell'autore si prestano ad una lettura che interroga e coinvolge con garbo e delicatezza mostrando la visione della vita di un monaco curioso ed originale.Lo consiglio anche ai non credenti perchè non scade mai nel banale'predicozzo'. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandra (22-02-2011) Libro che scalda e accompagna verso riflessioni profonde sulla società di oggi e di ieri. Ci si sofferma su ogni riga, su ogni pensiero per coglierne tutta l'intensità, la non superficialità. E' così raro e piacevole trovare una lettura così leggera e al contempo così pesante. Grazie a chi ci ha regalto questa pausa di riflessione importantissima. Da leggere, da condividere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maria Francesca (22-01-2011) Parole piane, dette quasi sottovoce ma ricche di incisività che ci portano nella cella piccola di un monaco;e lui in questo piccolo spazio interiore riesce a far rivivere un mondo intero. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gabril (21-01-2011) Con la soave lievità che lo caratterizza, Enzo Bianchi conduce il suo lettore a traversare "luoghi della vita e dell'anima" che rappresentano anche stagioni, età diverse, emozioni vissute, trepidanti attese. La sua scrittura pulita e sobria scorre come un miele (talvolta amaro) e in profondità s'addentra a disvelare, a effondere una trepida luce nel mistero insondabile dell'esistenza umana, che trascorre con incerti passi nel dubbio e nella fede.
Le domande rimangono - non vi è pretesa qui di dare soluzioni - ma l'esperienza diventa fonte di conoscenza intima da poter condividere con altri, con noi che vi partecipiamo leggendo e siamo contagiati dalla fine delicatezza, dal rispetto e dalla profonda compassione di questo monaco d'oggi, perseverante nella ricerca di senso. Affinchè, pur nell'opacità insensata di questi tempi tristi, le nostre vite diventino "degne di essere vissute fino in fondo". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudio (03-01-2011) Seguito ideale di "Il pane di ieri" è l'ennesimo bel libro di Enzo Bianchi, che qui ripercorre, parlando delle stagioni, alcune parti della sua vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudio (23-12-2010) Conosco e leggo Enzo Bianchi da più di vent'anni e ogni volta è sempre più un piacere leggere i suoi scritti. Quest'ultima sua opera è la continuazione de Il pane di ieri, è un andare con i ricordi all'infanzia, alla gioventù, con un occhio sempre aperto però sull'oggi.
Mi è capitato recentemente di leggere un libro molto simile di un altro Bianchi, Luisito e ne ho provato un gran piacere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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