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Adelstein Jake - Tokyo vice | La storia di Jake Adelstein, dal 1993 al 2005 cronista di nera per lo "Yomiuri Shinbun", il pių grande quotidiano del Giappone, e dal 2005 al 2007 investigatore capo del dipartimento di Stato Usa in un'indagine sul traffico di donne nel Sol Levante. Una disamina rigorosa del crimine organizzato giapponese, tra estorsioni, sfruttamento della prostituzione, collusioni con la politica. E il resoconto emozionante delle indagini che hanno portato Adelstein a incrociare le armi con uno dei pių grandi boss della yakuza e a rischiare la vita (al punto di entrare per pių di un anno nel programma protezione testimoni). Un libro indispensabile per comprendere l'anima nera del Giappone, ma anche per penetrare nei meccanismi pių reconditi del crimine, e scoprirli vicini, a volte fin troppo simili a quelli di casa nostra.
| La recensione de L'Indice |
 È una strana miscela di (molti) fatti e (poca, ma significativa) fiction il volume di Adelstein sul crimine organizzato in Giappone. Ex cronista presso lo "Yomiyuri Shinbun", e successivamente collaboratore del Dipartimento di Stato americano e cronista per il "Washington Post", Adelstein racconta con un tono chandleriano le proprie esperienze in Giappone: il lavoro di giornalista della "nera", i rapporti con gli informatori e la polizia, i contatti con la yakuza, la famigerata mafia giapponese. I dettagli procedurali e la storia della yakuza appaiono diluiti nella narrativa dell'avventura personale dell'autore. E se il volume è ricco di dettagli esotici, di momenti di suspense e di osservazioni sul crimine organizzato in Sol Levante, appare tuttavia stranamente asettico e quasi reticente su una quantità di problemi e di avvenimenti. Lo stesso autore lascia intendere di saperne molto di più, e di dover trattenere alcune informazioni per salvaguardare la propria sicurezza, ed è difficile stabilire dove finisca l'amministrazione della propria immagine di aggressivo giornalista investigativo e dove cominci la reale preoccupazione per eventuali rappresaglie. E tuttavia il taglio fortemente narrativo è ciò che rende questo volume piacevole alla lettura, anche grazie a una traduzione solida e accurata. Non strettamente un poliziesco, non un saggio fatto di fredde cifre e annotazioni antropologiche, soddisferà probabilmente di più l'appassionato di noir alla ricerca del primo che non lo studioso di orientalistica alla ricerca del secondo. Davide Mana |
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