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Ammaniti Niccolò - Io e te | Barricato in cantina per trascorrere di nascosto da tutti la sua settimana bianca, Lorenzo, un quattordicenne introverso e un po' nevrotico, si prepara a vivere il suo sogno solipsistico di felicità: niente conflitti, niente fastidiosi compagni di scuola, niente commedie e finzioni. Il mondo con le sue regole incomprensibili fuori della porta e lui stravaccato su un divano, circondato di Coca-Cola, scatolette di tonno e romanzi horror. Sarà Olivia, che piomba all'improvviso nel bunker con la sua ruvida e cagionevole vitalità, a far varcare a Lorenzo la linea d'ombra, a fargli gettare la maschera di adolescente difficile e accettare il gioco caotico della vita là fuori. Con questo racconto di formazione Ammaniti aggiunge un nuovo, lancinante scorcio a quel paesaggio dell'adolescenza di cui è impareggiabile ritrattista. E ci dà con Olivia una figura femminile di fugace e struggente bellezza.
| La recensione de L'Indice |
 Il grottesco e l'iperrealismo livido della scrittura di Niccolò Ammaniti avevano trovato un equilibrio interessante nei capitoli-videoclip di Ti prendo e ti porto via (1999). Nei romanzi successivi, lo scrittore ha scelto di privilegiare l'una o l'altra strada (Come Dio comanda del 2006; Che la festa cominci del 2009). Io non ho paura, del 2001, il suo maggiore successo, sembrava di un altro Ammaniti: veloce, cinematografico, ma più sorvegliato, meno incline alla caricatura o all'inquadratura violenta. Mettendosi in ascolto di una voce di ragazzino, era riuscito a costruire una storia catturante e a evocare un'atmosfera l'Italia, l'estate del 1978, un piccolo luogo inghiottito dai campi di grano che non si dimentica. Nel recente Io e te torna una voce giovanissima: è il monologo di un adolescente romano stavolta, Lorenzo Cuni, alle prese con piccole nevrosi da privilegiato. La tonalità della scrittura è molto vicina a Io non ho paura: un racconto in prima persona, secco, rapido, con frasi spezzate, paragrafazione insistita; una studiatissima mimesi del parlato. "Avevo sbagliato tutto. / Ecco cosa dovevo fare. / Imitare i più pericolosi. / Mi sono messo le stesse cose che si mettevano gli altri. Le scarpe da ginnastica Adidas, i jeans con i buchi, la felpa nera con il cappuccio. Mi sono tolto la riga e mi sono fatto crescere i capelli". Lorenzo, cresciuto "come le piante grasse", senza disturbare, sperimenta fino in fondo la difficoltà di essere riconosciuto e accolto dagli altri. I benestanti genitori lo trascinano inutilmente nello studio di uno psicoanalista, preoccupati dagli improvvisi e violenti scatti di rabbia che interrompono la sua quiete apparente. Alle volte fa paura, dice la maestra. Ha il "Sé grandioso", dice lo psicoanalista. Lorenzo intanto, confuso e disorientato, finge prima con se stesso, poi con i suoi genitori di essere stato invitato dai compagni di classe a una settimana bianca. "Mia madre mi ha guardato come se le avessi detto che mi era cresciuta la coda. Ha cercato una sedia, ha preso un respiro e ha balbettato: Tesoro, come sono felice". Poi si chiude in bagno e piange. Lorenzo non sa, non può dirle che non è vero. Decide di nascondersi in cantina per una settimana. E questa è l'invenzione che sostiene il romanzo: un adolescente che si assenta in una cantina-bunker come in un sottomondo in cui per paradosso tutto diventa più facile e più chiaro. Le bugie telefoniche per rassicurare la madre non gli pesano troppo, né la solitudine, che riempie leggendo Stephen King e con i videogiochi. Si spruzza sul viso l'autoabbronzante e pensa alla sua vita: una nonna che viveva in un attico e beveva Bloody Mary ora sfiancata dal cancro; piccoli istanti di felicità familiare, altri inquinati da rivelazioni inattese. Come in quella mattinata trascorsa con la madre ("il mondo oltre i finestrini e io e mamma in una bolla nel traffico") e finita con un tipo che la accusa di avergli rotto lo specchietto della Smart. " Guardi che è lei che mi è venuto addosso
È colpa sua. (
) È colpa mia? Chi? Io? Io ti sono venuto addosso? Poi si è alzato in piedi, ha allargato le braccia e ha grugnito: Che cazzo stai dicendo, troia? (
) Teo! Teo! Lasciala perde', è tardi. Tanto non capisce. 'Sta borghese di merda". L'episodio segna Lorenzo, si scolpisce nella sua memoria e Ammaniti lo racconta con insistenza, come un presagio (di esclusione? di infelicità?). Ma c'è qualcuno che ancora per strada, in una situazione simile userebbe la parola "borghese"? Nella cantina, stipata di oggetti e ricordi di una vecchia contessa, si affaccia all'improvviso la ragazza Olivia. Arriva come un uragano o un terremoto: dopo le prime schermaglie, Lorenzo, che non la vedeva da tempo, la accoglie e si lascia investire dalle sue complicazioni. La vede stare male, vomitare, disperarsi. Olivia, la sensuale Olivia che turbava le sue estati di ragazzino, è adesso una giovane donna smagrita, devastata dalla droga, dura e rabbiosa. Io e te diventa a questo punto il racconto della conquista della congiunzione "e": la storia di una fratellanza recuperata, dove il più fragile si trova a proteggere chi dovrebbe proteggerlo. Ammaniti mostra gesto per gesto la costruzione elettrica e precaria di un'intimità: ci spiega per minuscole tappe come la cantina-bunker-sottomondo si trasformi in un guscio caldo fatto apposta per prendersi cura di qualcuno, per mettere a contatto due solitudini e le rispettive "ondate di dolore". "Le dita della mano di Olivia si muovevano a scatti, come i cani quando sognano". Molte frasi, immagini, idee (per esempio la buffa storia, un po' à la Cheever, del robottino pulisci-piscine che non riconosce il mare) sono efficaci; spingono senza intoppi il libro verso il suo esito tragico. Qualcosa però lascia insoddisfatti, qualcosa manca. Anche quando finalmente affiora un ricordo lontano in cui a proteggere Lorenzo era stata Olivia (" Io e te? Sì . Ha fatto un tiro dalla sigaretta. Io e te."), un altro, ma luminoso presagio, non si avverte l'urgenza, la necessità, l'emozione autentica. Paolo Di Paolo |
Recensioni 1 - 20 di 139 recensioni presenti. Media Voto: 3.63 / 5Valentina (08-05-2012) L'ho letto tra un sabato e una domenica, è breve, scorrevole, ma... manca di qualcosa, e lo si percepisce ultimandone la lettura. Ho trovato la storia priva di respiro e dalla narrazione a tratti sconnessa e, forse, incoerente: il personaggio del 14enne un po' disadattato, alle prese con la fase della crescita e della costruzione di relazioni interpersonali è parecchio inconsistente, e ...l'autore gli fa perfino perdere la possibilità di recuperare se non di costruire un rapporto affettivo importante con Olivia, la sua sorellastra, stritolata dai problemi della tossicodipendenza. La 'cantina', alla fine, risulta un episodio occasionale, e non una opportunità di crescita personale vera del ragazzino, visto che, di fatto, dopo quella parentesi lui torna alla normalità, e la sorellastra scompare completamente dal suo orizzonte. Salvo poi ritrovarla nel finale, per una ultima volta.... Egoismo? Cinismo? Immaturità? Oppure mera esigenza dell'autore di costruire (a tavolino) una storia attorno alla figura di un ragazzino problematico, con una figura femminile (la sorellastra Olivia) meramente strumentale? Poteva essere una storia di maggiore spessore, di due fratelli che si ritrovano e costruiscono quel rapporto affettivo negato loro dagli adulti. Invece... una storia esile. Quantomeno. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Romolo Ricapito romolo.ricapito@gmail.com (19-04-2012) Con Io e Te Niccolò Ammaniti ha concepito una storia esile, con protagonista un adolescente. La storia acquista un po' più di spessore se letta come rappresentazione di un diffuso disagio giovanile, laddove gli adolescenti non provano veri sentimenti, adeguandosi al sentire comune o alle mode.
In questo caso la causa del comportamento introverso di Lorenzo è forse una madre troppo apprensiva.
La quale vorrebbe vedere inserito a tutti i costi il figlio nel contesto scolastico.
Ciò non avviene e da qui una bugia; fingere una vacanza in montagna con la classe e nascondersi nella cantina condominiale, dopo essersi rifornito di viveri e comunicare quindi con casa tramite il telefonino.
Ma il disagio di Lorenzo si scontra con quello di Olivia, la sorellastra più grande, che ha 23 anni. La giovane cerca riparo nella stessa cantina, ma per motivi differenti: combattere la dipendenza dalla droga. Non tutto è chiaro per il quattordicenne Lorenzo, che vive l'avventura come uno scontro generazionale.
Purtroppo il racconto rimane troppo esile e disarticolato per assurgere a letteratura di qualità.
Qua e là poi sprofonda nell'irritante; è ben evidente il narcisismo dell'autore che si crede già arrivato e in grado di padroneggiare la scrittura, che in realtà non padroneggia per nulla.
Il cattivo gusto è dietro l'angolo, con impiego di scontatezze e descrizioni inutili, che fanno perdere completamente la qualità al racconto.
Il personaggio di Olivia Cuni è troppo accennato per risultare simpatico e inoltre la sua dipendenza dalla droga sembra strumentale alle finalità del racconto ,che sarebbero quelle di creare un diversivo fatto di azione,
Contrasto o diversità che Ammaniti liquida rapidamente, terminando la visione del personaggio con la 23enne che canta Montagne Verdi di Marcella Bella. ROMOLO RICAPITO Voto: 2 / 5 |  |  |  |
L.G. (21-03-2012) Un libro che si legge in un sorso, ma uno di quelli che possono strozzare perché durante quel sorso ci si rende conto di come un figlio possa essere così altro dai genitori, come la sua mente possa escogitare soluzioni balzane e pericolose mentre attraversa quel quotidiano che gli adulti credono di aver costruito intorno a lui. Ammaniti è maestro nel contrapporre grandi e piccoli scandagliandone gli animi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nadia (11-03-2012) Non sono un'amante dei racconti, ma questo è riuscito a catturarmi. Certo il prezzo è un po' sproporzionato, ma questa non è una pecca del testo in quanto tale.... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ilena (27-02-2012) Bello da morire.
Tipiche dell'autore le descrizioni dei personaggi che ti pare di conoscere da sempre, la descrizione grottesca e crudere della realtà, in tutta la bassezza e mediocrità dell'essere umano. Poi ti ci affezioni e non riesci più a chiudere il libro.
Quando sei nel tunnel vedi la luce in fondo.
Qualcono si salverà, ma qualcuno non ne uscirà.
Fantastico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Franco (09-02-2012) Bello e breve. Come piace a me. Franco Voto: 5 / 5 |  |  |  |
manuelita (08-02-2012) come voto darei anche 4.5, forse 5-! è un libro breve dalla scrittura scorrevole che riesce a suscitare forti emozioni! superconsigliato!!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
scarlet nabi argentorame@hotmail.com (13-01-2012) Lorenzo a 14 anni è una mosca innocua che cerca di mimetizzarsi per sopravvivere nella società delle vespe. Per essere accettato dai suoi compagni si veste come loro, imita il loro comportamento, copia le loro battute, ma senza dare troppo nell'occhio. La verità è che vorrebbe essere davvero parte del gruppo ma non ha il coraggio di gettare la maschera e mostrarsi per ciò che è realmente. I genitori sono preoccupati, non sanno come gestire quel figlio così solitario ? E così Lorenzo racconta una rassicurante bugia: andrà in settimana bianca con degli amici. Il piano è restare chiuso in cantina con qualche romanzo e l Play Station, assolutamente concentrato in un piccolo mondo personale, ma Olivia irrompe in questa quiete. La sorellastra è fragile e disperata e, per aiutarla, il protagonista è costretto a uscire dal suo nascondiglio, a vedere per la prima volta la debolezza altrui e a scoprirsi pienamente umano.
Dopo "Io non ho paura" e "Come dio comanda", Ammaniti racconta un'altra storia di crescita in cui il punto di vista del singolo personaggio s'inserisce in un quadro corale di motivazioni, paure. Incertezze del quotidiano che possono essere superate o lasciare ferite profonde. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
betty (08-01-2012) Primo libro che leggo di Ammaniti...non mi ha entusiasmato spero nel prossimo....un due molto tirato... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
cri (29-11-2011) Breve ed intenso, ti lascia il desiderio di scoprire cos'era successo dopo la partenza di Olivia, in quei 10 anni di silenzio tra i due protagonisti e se Lorenzo abbia superato o no le sue fobie di adolescente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gianluca (20-11-2011) L'Ammaniti dei tempi migliori, non il capolavoro alla "ti prendo e ti porto via" ma un racconto breve e intenso, la storia scorre via veloce e all'improvviso .... è finito, peccato.
Entri nel personaggio nel protagonista fino a vederti dentro la cantina con la sua fobia sociale, con le sue paranoie.
Aspetto con impazienza il prossimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea Bosetti (17-11-2011) Un racconto senza troppe pretese. Brillante l'intuizione che da l'avvio all'intreccio; per il resto normale amministrazione, anche troppo svogliata per un autore del calibro di Ammaniti. Insostenibile il finale, di una tragicità esasperata e totalmente avulso dal contesto cardine del libro: sarebbe stato più apprezzabile senza le parti di inizio e fine che non danno nulla in più e servono solo ad incupire il lettore. A libro finito si resta solo con l'amaro in bocca e la sensazione di non essersi meritati tutto quel dolore gratuito. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Ragnetto (03-11-2011) Molto bello. Breve ma intenso, in realtà della lunghezza giusta, non avrebbe avuto senso farlo più lungo. Una storia toccante sulle promesse non mantenute. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Patrizia (02-11-2011) Toccante, intenso, riflessivo, attuale. Non conoscevo Ammaniti prima di questo libro. Non so se è il suo lavoro migliore o peggiore. Ciò che posso dire è che mi ha lasciato qualcosa su cui riflettere e questa è una delle funzioni che dovrebbe avere un libro. Da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
chiara (07-10-2011) Peccato che duri così poco, questo ennesimo bel libro firmato da Ammaniti. Uno dei pochi autori che non deludono mai. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Corrado DT (06-10-2011) Il libro coglie perfettamente la tentazione all'autoisolamento che si prova da adolescenti, soprattutto di fronte al conformismo dei compagni di scuola o alle fissazioni dei genitori. Allora avevamo il walkman, ora i videogiochi. Godibile come un bel corto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alessio carnott@alice.it (27-08-2011) Stavolta Niccolò Ammaniti ci regala un saggio...breve...ma ben costruito. Tramite la voce di un ragazzo quattordicenne...l'autore affronta veri temi..tutti di una struggente attualità. Dalla difficoltà di inserimento in una società fatta solo di apparenze, il rifugio nell'affetto della madre, alla piaga della dipendenza, al problema di una maturità da raggiungere forse troppo presto. La storia è avvincente, chiara e lineare,il corpo ben strutturato, la penna ancora una volta magistrale dell'autore. Un libro che insegna!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Raffaele (25-07-2011) Un racconto godibile che l'Autore non ha certo faticato a scrivere; adesso però mi aspetto un vero romanzo degno del Suo grande talento. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (25-07-2011) Libro breve
visti i canoni dello scrittore,
ma
molto fantasioso e interessante.
Ammaniti da una storiellina semplice, un ragazzo timido e riservato che si rifugia nella cantina del suo palazzo per star lontano da genitori, compagni di classe etc
si ritrova a sua insaputa ad aver a che fare con un'altra persona molto importante nella sua vita; allo stesso tempo da uno spazio angusto come quello di una cantina lo scrittore traccia ideali,problematiche e difficoltà di tanti ragazzi dei giorni d'oggi.
Bravo Ammaniti
fantasia fuori dal comune, solo per quello va cmq letto.
Una perla da segnalare: il robot che pulisce le piscine,
non vi anticipo niente, ma questo passaggio come si suol dire vale il prezzo del biglietto(d'altronde già nello scorso testo di Ammaniti la storia degli atleti russi era una perla incastonata in un libro cmq scorrevole)
Bravo Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Beppe (22-07-2011) Non male, troppo breve ma davvero intenso. Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80 Recensioni 81 - 100 Recensioni 101 - 120 Recensioni 121 - 139
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