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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Ammaniti Niccolò - Io e te

Io e te TitoloIo e te
AutoreAmmaniti Niccolò
Prezzo
Sconto -15%
€ 8,50
(Prezzo di copertina € 10,00)
Dati2010, 116 p., brossura
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero big)
 
Disponibile anche usato a € 5,00 su Libraccio.it
 Disponibile in eBook a € 6,99

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Descrizione
Barricato in cantina per trascorrere di nascosto da tutti la sua settimana bianca, Lorenzo, un quattordicenne introverso e un po' nevrotico, si prepara a vivere il suo sogno solipsistico di felicità: niente conflitti, niente fastidiosi compagni di scuola, niente commedie e finzioni. Il mondo con le sue regole incomprensibili fuori della porta e lui stravaccato su un divano, circondato di Coca-Cola, scatolette di tonno e romanzi horror. Sarà Olivia, che piomba all'improvviso nel bunker con la sua ruvida e cagionevole vitalità, a far varcare a Lorenzo la linea d'ombra, a fargli gettare la maschera di adolescente difficile e accettare il gioco caotico della vita là fuori. Con questo racconto di formazione Ammaniti aggiunge un nuovo, lancinante scorcio a quel paesaggio dell'adolescenza di cui è impareggiabile ritrattista. E ci dà con Olivia una figura femminile di fugace e struggente bellezza.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Il grottesco e l'iperrealismo livido della scrittura di Niccolò Ammaniti avevano trovato un equilibrio interessante nei capitoli-videoclip di Ti prendo e ti porto via (1999). Nei romanzi successivi, lo scrittore ha scelto di privilegiare l'una o l'altra strada (Come Dio comanda del 2006; Che la festa cominci del 2009). Io non ho paura, del 2001, il suo maggiore successo, sembrava di un altro Ammaniti: veloce, cinematografico, ma più sorvegliato, meno incline alla caricatura o all'inquadratura violenta. Mettendosi in ascolto di una voce di ragazzino, era riuscito a costruire una storia catturante e a evocare un'atmosfera – l'Italia, l'estate del 1978, un piccolo luogo inghiottito dai campi di grano – che non si dimentica. Nel recente Io e te torna una voce giovanissima: è il monologo di un adolescente romano stavolta, Lorenzo Cuni, alle prese con piccole nevrosi da privilegiato. La tonalità della scrittura è molto vicina a Io non ho paura: un racconto in prima persona, secco, rapido, con frasi spezzate, paragrafazione insistita; una studiatissima mimesi del parlato. "Avevo sbagliato tutto. / Ecco cosa dovevo fare. / Imitare i più pericolosi. / Mi sono messo le stesse cose che si mettevano gli altri. Le scarpe da ginnastica Adidas, i jeans con i buchi, la felpa nera con il cappuccio. Mi sono tolto la riga e mi sono fatto crescere i capelli".
Lorenzo, cresciuto "come le piante grasse", senza disturbare, sperimenta fino in fondo la difficoltà di essere riconosciuto e accolto dagli altri. I benestanti genitori lo trascinano inutilmente nello studio di uno psicoanalista, preoccupati dagli improvvisi e violenti scatti di rabbia che interrompono la sua quiete apparente. Alle volte fa paura, dice la maestra. Ha il "Sé grandioso", dice lo psicoanalista. Lorenzo intanto, confuso e disorientato, finge – prima con se stesso, poi con i suoi genitori – di essere stato invitato dai compagni di classe a una settimana bianca. "Mia madre mi ha guardato come se le avessi detto che mi era cresciuta la coda. Ha cercato una sedia, ha preso un respiro e ha balbettato: – Tesoro, come sono felice". Poi si chiude in bagno e piange. Lorenzo non sa, non può dirle che non è vero. Decide di nascondersi in cantina per una settimana. E questa è l'invenzione che sostiene il romanzo: un adolescente che si assenta in una cantina-bunker come in un sottomondo in cui per paradosso tutto diventa più facile e più chiaro. Le bugie telefoniche per rassicurare la madre non gli pesano troppo, né la solitudine, che riempie leggendo Stephen King e con i videogiochi. Si spruzza sul viso l'autoabbronzante e pensa alla sua vita: una nonna che viveva in un attico e beveva Bloody Mary ora sfiancata dal cancro; piccoli istanti di felicità familiare, altri inquinati da rivelazioni inattese. Come in quella mattinata trascorsa con la madre ("il mondo oltre i finestrini e io e mamma in una bolla nel traffico") e finita con un tipo che la accusa di avergli rotto lo specchietto della Smart. "– Guardi che è lei che mi è venuto addosso… È colpa sua. (…) – È colpa mia? Chi? Io? Io ti sono venuto addosso? – Poi si è alzato in piedi, ha allargato le braccia e ha grugnito: – Che cazzo stai dicendo, troia? (…) – Teo! Teo! Lasciala perde', è tardi. Tanto non capisce. 'Sta borghese di merda". L'episodio segna Lorenzo, si scolpisce nella sua memoria e Ammaniti lo racconta con insistenza, come un presagio (di esclusione? di infelicità?). Ma c'è qualcuno che ancora – per strada, in una situazione simile – userebbe la parola "borghese"?
Nella cantina, stipata di oggetti e ricordi di una vecchia contessa, si affaccia all'improvviso la ragazza Olivia. Arriva come un uragano o un terremoto: dopo le prime schermaglie, Lorenzo, che non la vedeva da tempo, la accoglie e si lascia investire dalle sue complicazioni. La vede stare male, vomitare, disperarsi. Olivia, la sensuale Olivia che turbava le sue estati di ragazzino, è adesso una giovane donna smagrita, devastata dalla droga, dura e rabbiosa. Io e te diventa a questo punto il racconto della conquista della congiunzione "e": la storia di una fratellanza recuperata, dove il più fragile si trova a proteggere chi dovrebbe proteggerlo. Ammaniti mostra gesto per gesto la costruzione elettrica e precaria di un'intimità: ci spiega per minuscole tappe come la cantina-bunker-sottomondo si trasformi in un guscio caldo fatto apposta per prendersi cura di qualcuno, per mettere a contatto due solitudini e le rispettive "ondate di dolore". "Le dita della mano di Olivia si muovevano a scatti, come i cani quando sognano". Molte frasi, immagini, idee (per esempio la buffa storia, un po' à la Cheever, del robottino pulisci-piscine che non riconosce il mare) sono efficaci; spingono senza intoppi il libro verso il suo esito tragico. Qualcosa però lascia insoddisfatti, qualcosa manca. Anche quando finalmente affiora un ricordo lontano in cui a proteggere Lorenzo era stata Olivia ("– Io e te? – Sì –. Ha fatto un tiro dalla sigaretta. – Io e te."), un altro, ma luminoso presagio, non si avverte l'urgenza, la necessità, l'emozione autentica.
Paolo Di Paolo

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 157 recensioni presenti.  Media Voto: 3.58 / 5 | Invia recensione

Pask (14-10-2014)
Libro breve e scorrevole. I due personaggi mi sono piaciuti ma il racconto è banale e senza emozioni. Ammaniti poteva fare sicuramente di meglio.
Voto: 2 / 5
Valentina (12-09-2014)
Il modo di scrivere leggero mi è piaciuto molto. La storiella è molto breve, un paio di ore e la finisci, infatti sembra che manchi qualcosa. Diciamo che è un libretto particolare, non lo trovo ne brutto ne bello. Il mio voto è condizionato da Lorenzo, mi sono sentita in sintonia con lui.
Voto: 4 / 5
Shepard81 (23-03-2014)
Primo libro che leggo di Ammaniti, e considerando la fama, probabilmente ho iniziato dal peggiore. Si tratta più che altro di una specie di racconto lungo, in cui secondo me il tutto scorre superficialmente. Buoni i due protagonisti principali, discreta la trama benché striminzita e poco sviluppata. Poche le emozioni, che con un pò più di impegno si sarebbero quantomeno raddoppiate. Altalenante anche la scrittura. Speravo in qualcosa di meglio, o forse non è uno scrittore adatto a me. Proverò con qualcos'altro di suo e vedremo..
Voto: 2 / 5
Valentina (07-03-2014)
Non male per essere un racconto breve, da leggere in un paio di ore. Forse l'autore non è riuscito a dare la profondità sperata alla storia, poiché usa un linguaggio molto semplice e poco impressionante.
Voto: 3 / 5
strummercave (14-11-2013)
Da un grande talento come Ammaniti non si può accettare un libretto come questo. Seppur scritto, come al solito, in maniera efficace stavolta le (poche) pagine scorrono via senza lasciar nulla. Un occasione persa, perchè lo spunto narrativo era valido.
Voto: 2 / 5
Leonardo Banfi (23-10-2013)
Non classificabile come romanzo per struttura e contenuto e neanche come racconto lungo. Una scrittura fluida ma linguaggio elementare. Una trama semplice sviluppata in modo piatto, senza colpi di scena e con un finale assolutamente prevedibile. Lo si legge in breve tempo, come un racconto lungo. Insignificante, banale, inutile, racconta di una storia come tante altre, niente di particolarmente interessante.
Voto: 1 / 5
A.M. 17masant@gmail.com (24-08-2013)
Breve, ma intenso. L'Io Lorenzo è squisitamente caratterizzato, magnifica introspezione di un quattordicenne che si rifugia nella cantina del suo palazzo mentre i genitori lo credono in settimana bianca. Avrei curato più nel dettaglio la condizione di disagio psicologico del Te Olivia, sorellastra ventitreenne che Lorenzo si vede costretto a ospitare nel suo bunker per l'intera settimana. Quelli nella cantina saranno giorni intimi e oscuri come le coscienze dei protagonisti, giorni che metteranno a nudo le loro anime e proveranno a guarirli dai rispettivi mali esistenziali, fino a regalare loro una promessa di cui alla fine, purtroppo, resterà solo un biglietto. La trasposizione cinematografica è piuttosto fedele, anche se si prende licenze incomprensibili. Che bisogno c'era di far suonare "Ragazzo solo, ragazza sola" quando nel libro c'è scritto "Montagne verdi"? E dov'è scritto che Lorenzo compera un formicaio e si comporta come un ermellino? Il cane di ceramica è un Bulldog non una specie di Setter; è Lorenzo a chiedere aiuto quando la mamma lo chiama al cellulare e non Olivia a strappargli di sua iniziativa il telefono dalla mano inventando di essere una prof anziché la mamma di Alessia Roncato. Perché Olivia entra con Lorenzo nel suo appartamento rubando cibo e birra dal frigorifero se Ammaniti scrive che Lorenzo ruba solo birra e in casa del portinaio? E da dove saltan fuori lo spacciatore che passa la dose dalla finestra della cantina a Olivia e l'uomo che le compra una fotografia? Nel finale Lorenzo e Olivia escono insieme dalla cantina, mentre in realtà lei gli lascia un biglietto e va via prima che Lorenzo si svegli. Della scena di Lorenzo in obitorio non v'è traccia, così come del litigio col Laziale e della telefonata di Olivia a Lorenzo prima di entrare in cantina. Assente anche il racconto di quando hanno buttato Lorenzo piccolo in acqua per vincere la sua paura di annegare che sembra dare anche il titolo al romanzo. E poi Olivia non era nuda in bagno?
Voto: 3 / 5
Pier (21-08-2013)
Racconto assolutamente privo di qualsivoglia emozione, in grado unicamente di far "prender male" il lettore visto il plot ivi contenuto!!!!Piatto e tirato via!!Sconsigliato.
Voto: 1 / 5
ginola72 (30-07-2013)
libro esile e scorrevole senza picchi di scrittura e senza le trovate proprie dei precedenti romanzi di ammaniti. nel complesso deludente
Voto: 3 / 5
Costanza (12-07-2013)
Carino. La storia è piuttosto banale, ma Ammaniti scrive piuttosto bene, quindi, grazie anche alla brevità, si tratta di un libro che si legge bene. La parte migliore è il finale.
Voto: 3 / 5
Letizia (28-02-2013)
Una storia rapida e senza tanti giri di parole, ma seria, cruda, reale, dove si riscoprono sentimenti, paure, disagi, incomprensioni e un rapporto che si pensava inesistente! Purtroppo non è la classica storia con il bel finale, ma è quello che lascia che è puro e sincero. Toccante....alla fine hai un tuffo al cuore come se tu fossi diventato il protagonista.
Voto: 5 / 5
stefaniag3 (06-01-2013)
favoletta amara, ma si legge bene e coinvolge. Però non è' altezza degli altri scritti di ammanniti che meritano tutti massimi voti.
Voto: 3 / 5
Alessio (04-12-2012)
Troppo breve per quanto l'abbia trovato bello, lho letto in un ora e mezza in un viaggio in treno! Un libro vero! finalmente un protagonista giovane che non ha il chiodo del sesso, delle moto, della musica!
Voto: 5 / 5
Viola (13-10-2012)
Giro e rigiro, sempre da Ammaniti vado!Questo piccolo romanzo ne è la prova vivente che ciò che gli altri viventi ci mettono una vita a scrivere, a lui, riesce con i piedi!Conoscete qualcun altro che vi fa sorridere e subito dopo piangere come lui?Io no!
Voto: 4 / 5
maria (27-08-2012)
Mi chiedo se le persone leggono: cosa è successo tra ''la cantina'' e dieci anni dopo? è successo che Olivia, povera, non ha smesso, e che non è stato possibile mantenere la promessa la vita ahimè a volte decide per noi E' un libro di una tale bellezza, di una tale tenerezza che avevo il viso pieno di lacrime e neanche me ne ero accorta- quel ''io e te'' è struggente- ''io e te'' si dice e spesso non si avvera E' un libro giovane giovane, ho anche riascoltato Marcella Bella e le sue montagne verdi. Bellissimo inoltre il rapporto con la nonna, le partite a canasta, mi ha ricordato ''un giorno questo dolore ti sarà utile'' grazie Ammaniti, se potessi ti darei 8, 9, ma 5 è il massimo
Voto: 5 / 5
Ago (07-08-2012)
Tipico racconto di formazione di Ammaniti: chi ha amato, come me, "Ti prendo e ti porto via" e "Come Dio comanda", non potrà non apprezzarlo pur nella sua coincisità.
Voto: 4 / 5
Gianluca gianluca81@gmail.com (28-06-2012)
bellissimo come (quasi) tutti quelli di Ammaniti, racconto breve scorrevolissimo, lo si finisce in poco tempo. Come in tutti i libri di NM mi sono completamente immedesimato nel protagonista con le sue manie e fobie.
Voto: 5 / 5
Mauro C. (01-06-2012)
Storia breve, rapida, diretta, a tratti coinvolgente ma un troppo semplicistica a mio avviso. Si trascina senza tanti orpelli, con qualche interessante spunto originale, verso un finale che ha il grande pregio, quantomeno di colpire.
Voto: 3 / 5
Valentina (08-05-2012)
L'ho letto tra un sabato e una domenica, è breve, scorrevole, ma... manca di qualcosa, e lo si percepisce ultimandone la lettura. Ho trovato la storia priva di respiro e dalla narrazione a tratti sconnessa e, forse, incoerente: il personaggio del 14enne un po' disadattato, alle prese con la fase della crescita e della costruzione di relazioni interpersonali è parecchio inconsistente, e ...l'autore gli fa perfino perdere la possibilità di recuperare se non di costruire un rapporto affettivo importante con Olivia, la sua sorellastra, stritolata dai problemi della tossicodipendenza. La 'cantina', alla fine, risulta un episodio occasionale, e non una opportunità di crescita personale vera del ragazzino, visto che, di fatto, dopo quella parentesi lui torna alla normalità, e la sorellastra scompare completamente dal suo orizzonte. Salvo poi ritrovarla nel finale, per una ultima volta.... Egoismo? Cinismo? Immaturità? Oppure mera esigenza dell'autore di costruire (a tavolino) una storia attorno alla figura di un ragazzino problematico, con una figura femminile (la sorellastra Olivia) meramente strumentale? Poteva essere una storia di maggiore spessore, di due fratelli che si ritrovano e costruiscono quel rapporto affettivo negato loro dagli adulti. Invece... una storia esile. Quantomeno.
Voto: 1 / 5
Romolo Ricapito romolo.ricapito@gmail.com (19-04-2012)
Con Io e Te Niccolò Ammaniti ha concepito una storia esile, con protagonista un adolescente. La storia acquista un po' più di spessore se letta come rappresentazione di un diffuso disagio giovanile, laddove gli adolescenti non provano veri sentimenti, adeguandosi al sentire comune o alle mode. In questo caso la causa del comportamento introverso di Lorenzo è forse una madre troppo apprensiva. La quale vorrebbe vedere inserito a tutti i costi il figlio nel contesto scolastico. Ciò non avviene e da qui una bugia; fingere una vacanza in montagna con la classe e nascondersi nella cantina condominiale, dopo essersi rifornito di viveri e comunicare quindi con casa tramite il telefonino. Ma il disagio di Lorenzo si scontra con quello di Olivia, la sorellastra più grande, che ha 23 anni. La giovane cerca riparo nella stessa cantina, ma per motivi differenti: combattere la dipendenza dalla droga. Non tutto è chiaro per il quattordicenne Lorenzo, che vive l'avventura come uno scontro generazionale. Purtroppo il racconto rimane troppo esile e disarticolato per assurgere a letteratura di qualità. Qua e là poi sprofonda nell'irritante; è ben evidente il narcisismo dell'autore che si crede già arrivato e in grado di padroneggiare la scrittura, che in realtà non padroneggia per nulla. Il cattivo gusto è dietro l'angolo, con impiego di scontatezze e descrizioni inutili, che fanno perdere completamente la qualità al racconto. Il personaggio di Olivia Cuni è troppo accennato per risultare simpatico e inoltre la sua dipendenza dalla droga sembra strumentale alle finalità del racconto ,che sarebbero quelle di creare un diversivo fatto di azione, Contrasto o diversità che Ammaniti liquida rapidamente, terminando la visione del personaggio con la 23enne che canta Montagne Verdi di Marcella Bella. ROMOLO RICAPITO
Voto: 2 / 5
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