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Perec Georges - Le cose. Una storia degli anni Sessanta

Le cose. Una storia degli anni Sessanta TitoloLe cose. Una storia degli anni Sessanta
AutorePerec Georges
Prezzo
Sconto 15%
€ 14,88
(Prezzo di copertina € 17,50 Risparmio € 2,62)
Prezzi in altre valute
Dati2011, XLI-122 p., brossura
TraduttorePrato Caruso L.
EditoreEinaudi  (collana Letture Einaudi)

Disponibilita immediata
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Descrizione
Una giovane coppia parigina, Jérôme e Sylvie, fresca di studi universitari, vive in un mondo dove impera l'abbondanza consumistica. Di quanto i negozi di scarpe e di dischi, i salumieri e gli antiquari offrono di meglio, sanno apprezzare la finezza, il sapore, l'eccellenza. Hanno i gusti della borghesia raffinata, ma per mancanza di denaro sono sempre respinti verso il loro status sociale: "sempre un pochino troppo in giù". La loro non è solo una ricerca di elevazione sociale, essi chiedono alle cose di operare in loro, per forza e magia, una metamorfosi: cercano di avere per essere. Sono due personaggi singolari ma allo stesso tempo comuni. Sono vittime di un consumismo che sembra innescare solo frustrazioni, frenesie e tensioni; ma Perec li racconta senza sarcasmo, con umorismo e distaccata ironia, perché rimane consapevole della forza estetica, emozionale, perfino erotica, che l'universo degli oggetti sa produrre su ognuno di noi. Prefazione di Andrea Canobbio.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
È una storia degli anni sessanta: Jerôme e Sylvie, vivono una boheme presa a prestito in piccoli appartamenti parigini, fatta di feste e film in bianco e nero, di pranzi i cui bislacchi assortimenti mascherano soltanto l'economicità degli ingredienti: vogliono essere ricchi perché si sentono nati per esserlo, sono certi che la ricchezza arriverà così, naturalmente, come a un certo punto spuntano i primi baffi. Nel frattempo si occupano di sondaggi, di indagini di mercato, di pubblicità: attraversano gli scenari della merce e della società dello spettacolo tenendo come bussola soltanto il loro desiderio, il loro sogno di agiatezza. Alla fine ce la faranno e non ce la faranno: troveranno finalmente un impiego fisso ben pagato, indosseranno le camicie di seta che prima desideravano, viaggeranno in prima classe e si siederanno al vagone ristorante: "Ma il pasto che gli verrà servito sarà francamente insipido".
Le Cose, il primo e fortunato romanzo di Georges Perec, si apre e si chiude su due citazioni. L'ultima, di Karl Marx, viene a Perec da un articolo di Ejzenstejn e, nonostante l'incomprensione e lo scetticismo con cui venne guardata nel formicolante clima politico della metà degli anni sessanta, ha a che fare molto più con la forma e la letteratura che non con il capitale e la reificazione. Marx, e il feticismo della merce da lui individuato, stanno certo alla base del libro, che di fatto è, come aveva notato uno dei suoi primi lettori, che pure aveva sottomano una redazione embrionale, "un romanzo, una storia sulla povertà inestricabilmente legata all'immagine della ricchezza". Sono parole di Roland Barthes, che con i suoi Miti d'oggi viene riconosciuto dallo stesso Perec come uno dei quattro "padri" delle cose: gli altri sono Flaubert, Paul Nizan (quello critico e militante di La cospirazione, non quello lirico e incendiariodi Aden Arabia) e Robert Antelme. La storia della complessa gestazione di Le cose è raccontata da Andrea Canobbio nella sua bella prefazione: non è certo l'ultimo motivo per rallegrarsi di questa nuova edizione einaudiana, che rimette all'onore dei cataloghi anche la versione (riveduta dall'autrice) di Leonella Prato Caruso, la stessa che tradusse il libro nel 1966. Canobbio si intrattiene a lungo sui rapporti tra il libro di Perec e i suoi quattro ispiratori; del resto, che l'autore di Il naturale disordine delle cose fosse particolarmente consentaneo a quello di La vita istruzioni per l'uso lo si evinceva già dall'incipit marcatamente perecchiano del primo romanzo di Canobbio, Vasi cinesi (Einaudi, 1989).
La citazione che apre il libro ci consente di rimescolare un poco le carte in tavola: è in inglese e proviene da Sotto il vulcano di Malcolm Lowry, che fu sempre tra i libri prediletti di Perec.; racconta enfaticamente le magnifiche sorti e progressive dell'umanità e della tecnologia; Perec l'aveva già impiegata come epigrafe in un articolo del 1963 sulla fantascienza, apparso sulla rivista "Partisans". In quell'articolo Perec analizza alcuni romanzi americani di fantascienza appena tradotti in francese, e uno di essi è I mercanti dello spazio di Frederick Pohl e Cyril. M. Kornbluth, tradotto anche da noi per "Urania" (1962). È la storia di un pubblicitario che deve creare una campagna volta a convincere gli umani a emigrare su Venere per risolvere i problemi di sovrappopolamento: il suo compito è dunque quello di creare nuovi bisogni e nuove soddisfazioni attraverso le merci che trasformino l'inospitale pianeta alieno in uno status symbol, in una meta agognata. Deve creare, in altre parole, una nuova immagine di ricchezza., concorrenziale a tutte quelle che già stanno in agguato in un presente immanente che, al solito, la science fiction traveste da futuro remoto. Alcune citazioni sono palmari: se Jerôme, all'inizio del libro scopre "la magistrale gerarchia delle scarpe, che va dalle Church alle Weston, dalle Weston alle Bunting e dalle Bunting alle Loeb", ecco che invece il pubblicitario Courtenay dei Mercanti dello spazio acquista dei biscotti Crunchies: "I Crunchies mi procuravano dei sintomi che riuscivo a tacitare solo con altre due razioni di Popsie. E l'acqua mi procurava dei sintomi che solo una sigaretta Starr poteva domare. La Starr mi faceva venir voglia di altri Crunchies...".
Certo non si vuole ridurre Perec a un plagiario, né sarebbe possibile vista la cultura onnipervasiva, tentacolare, splendidamente ricettiva che gli ha consentito di scrivere La vita istruzioni per l'uso; ma, accanto ai quattro padri nobili di Le cose possiamo fare spazio a questo cugino americano impertinente e un poco chiassoso che è I mercanti dello spazio. Del resto, era il parfum du temps. Erano gli anni delle lezioni di Lefebvre e della riscoperta del giovane Lukács, della Nouvelle Vague (Godard inserirà uno scoperto détournement di Le cose in Masculin féminin, 1965) e dell'Internazionale Situazionista (che definirà sprezzantemente Perec come "le consommateur des choses"). Come si diceva, è una storia degli anni sessanta: ma a ripercorrerne le pagine si stenta a crederlo.
Luca Bianco

I vostri commenti
Patroclo (07-07-2011)
un romanzo - forse meglio definirlo "racconto lungo" - sul consumismo, ancora molto attuale. Perec ha la consueta grande capacitá di elencare minuziosamente oggetti - prodotti, e in questo caso anche di stimolare l'identificazione nei due personaggi, pur appena abbozzati. é una storia degli anni sessanta, ma cambiando appunto i prodotti potrebbe benissimo essere dei nostri tempi.
Voto: 4 / 5

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