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Gallino Luciano - Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi

Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi TitoloFinanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi
AutoreGallino Luciano
Prezzo
Sconto 15%
€ 16,15
(Prezzo di copertina € 19,00 Risparmio € 2,85)
Prezzi in altre valute
Dati2011, 324 p., brossura
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Passaggi)
 Disponibile anche in ebook a € 9,99

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Descrizione
Mega-macchine sociali: sono le grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come componenti o servo-unità. Esistono da migliaia di anni. Le piramidi dell'antico Egitto sono state costruite da una di esse capace di far lavorare unitariamente (appunto come parti di una macchina) decine di migliaia di uomini per generazioni di seguito. Era una mega-macchina l'apparato ammini-strativo-militare dell'impero romano. Formidabili mega-macchine sono state, nel Novecento, l'esercito tedesco e la burocrazia politico-economica dell'Urss. Come macchina sociale, il finanzcapi-talismo ha superato ciascuna delle precedenti, compresa quella del capitalismo industriale, a motivo della sua estensione planetaria e della sua capillare penetrazione in tutti i sottosistemi sociali, e in tutti gli strati della società, della natura e della persona. Cosi da abbracciare ogni momento e aspetto dell'esistenza degli uni e degli altri, dalla nascita alla morte o all'estinzione. Perché il finanzcapitalismo ha come motore non più la produzione di merci ma il sistema finanziario. Il denaro viene impiegato, investito, fatto circolare sui mercati allo scopo di produrre immediatamente una maggior quantità di denaro. In un crescendo patologico che ci appare sempre più fuori controllo.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Il "finanzcapitalismo" è una mega-macchina sociale (come quella usata per costruire le piramidi) sviluppata, spiega Gallino, "allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di essere umani, sia dagli ecosistemi". Il suo motore, e ragion d'essere, è la finanza, capace di far saltare persino la M della nota formula, ormai ridotta a un semplice D1-D2. Un sistema bancocentrico – se per banche si intendono in realtà quelle "immense reti societarie" coinvolte nell'attuale casinò finanziario – nel quale assumono primaria importanza da un lato la "finanza ombra", quella dei derivati, delle società-veicolo impiegate dalle banche per veicolare, appunto, i titoli fuori dal proprio bilancio, e dall'altro i cosiddetti investitori istituzionali, gli hedge funds e i fondi pensione, veri e propri arbitri del destino non solo finanziario del pianeta. Così, nelle prime tredici pagine del volume, Gallino tratteggia i caratteri fondamentali della nostra "civiltà del denaro in crisi", ripercorsi poi nel capitolo conclusivo, in una bella analisi di matrice polanyiana sulle possibilità di "incivilire" il finanzcapitalismo. Per lucidità didattica e completezza (si legga il capitolo dedicato alla "piramide degli schemi esplicativi" della crisi finanziaria, e le osservazioni critiche concernenti i timidi tentativi di riforma finanziaria discussi in sede europea, ben lontani dal percorso intrapreso dalle due, ferite, potenze anglosassoni), il saggio dovrebbe comparire tra i libri di testo dei nostri studenti di economia, ancora ostaggio dei neoclassici modelli IS-LM e dell'idea che il rischio sistemico del castello finanziario sia gestibile. Augurandoci (senza troppe speranze) che ciò accada, segnaleremo però un altro merito del volume. Per troppo tempo ci siamo accontentati della tesi secondo la quale l'economico, nel mondo post guerra fredda, avrebbe soggiogato il politico, vittima quasi inconsapevole dei pressure groups delle corporations industriali e finanziarie. Costringendoci a riflettere sulle giustificazioni addotte, prima, per l'abnorme espansione della finanza derivata (crescita della domanda trainata da una liquidità sempre crescente, e da conseguenti bolle immobiliari) e, poi, per lo smantellamento dello stato sociale e in generale del settore pubblico (nell'ordine: non serve, è improduttivo, è la causa dei nostri mali, è comunque troppo dispendioso, e – ahimè! – non siamo in condizione di salvarlo), nonché sul divario sempre maggiore tra la crescita della produttività e arretramento dei salari, Gallino ci ricorda invece che quello giocato dalla politica nel favorire lo sviluppo del finanzcapitalismo è stato un ruolo più che attivo. Ne avremo piena consapevolezza, purtroppo, solo la prossima volta, quando a dover essere salvati (ma da chi?) non saranno più le banche ma gli stati stessi.
Mario Cedrini

I vostri commenti
  Media Voto: 4.75 / 5

Nicola Mosti (24-02-2012)
Il testo è una critica sistematica, molto dettagliata, delle politiche neo-liberiste e del capitalismo finanziario, che ne rappresenta la diretta emanazione in campo economico. La trattazione dell'argomento si distingue per completezza e chiarezza espositiva, che poggiano sull'indiscutibile preparazione dell'autore. A mio parere, l'unico appunto da muovere all'opera consiste nel ricorso ad un linguaggio e ad uno stile descrittivo eccessivamente verbosi, pedanti, obsoleti, fatto probabilmente non estraneo (con tutto il rispetto) all'età anagrafica di Gallino .
Voto: 4 / 5
Roberto hans.castorp@hotmail.it (19-02-2012)
Sottoscrivo in toto le due recensioni che precedono la mia, sia per quanto riguarda il giudizio sul libro (ottimo!), sia per quanto riguarda le previsioni sul tipo di futuro che ci attende (pessime!). Il libro di Gallino mi ha colpito nel profondo soprattutto perchè non esprime opinioni, eccezion fatta per le ultime pagine, bensì fatti reali e concreti e pertanto difficilmente confutabili. Anche ammesso che si iniziasse a porre dei veri freni al finanzcapitalismo, si pongono comunque due pesanti questioni. Come potrà mai cambiare un mondo dove il capitalismo finanziario ha "assoggettato" capillarmente qualsiasi aspetto della vita quotidiana? Come potrà mai cambiare un mondo dove i suoi abitanti hanno "soggettivato" nel loro comportamento, stile di vita, visione del mondo e dei rapporti interpersonali, ogni singolo aspetto del capitalismo finanziario? La risposta è semplice: tale mondo non potrà mai cambiare se non con uno "scossone" epocale e soprattutto "violento".
Voto: 5 / 5
Andrea (29-11-2011)
Leggendo il testo di Gallino una cosa è chiara: non ci salveremo. Nessuna manovra potrà impedire il baratro che ci aspetta e nulla ci verrà risparmiato. Quando i movimenti di denaro virtuale ammontano a 4 volte il PIL mondiale è evidente che non esiste nessuna via d'uscita. Non stiamo seduti su una polveriera, stiamo seduti sul nulla. Siamo come quei cartoons dove il protagonista continua a camminare nel vuoto. viviamo ormai in mezzo a numeri senza senso e senza valore. Nemmeno carta straccia, il nulla. Di fronte a questa realtà parole come "austerità", "casta" "risparmio" "Sacrifici" sono senza senso. L'unica strada che abbiamo davanti è il precipizio e forse l'unica via d'uscita sarà qualcosa che i nostri nonni hanno ben conosciuto: la guerra.
Voto: 5 / 5
marco vacchetti (18-09-2011)
Chiaro, sistematico, esaustivo (anche per i non addetti ai lavori). Come è possibile che per ogni dollaro garantito da un bene reale se ne siano creati altri a decine con il meccanismo di un credito fuori controllo? Il testo spiega la principale trasformazione del mondo economico negli ultimi 30 anni, il passaggio dal capitalismo industriale a quello finanziario, e come ciò comporti un incremento dell'ingiustizia sociale attraverso il prelievo di risorse dai ceti più deboli concentrando ricchezza nelle mani dei super-ricchi (ma non solo...). Alcune idee di fondo sono ribadite più volte, sed repetita iuvant. Un buon libro che si va ad aggiungere alla sempre più ampia letteratura socio-economica ormai critica nei confronti del neo-liberismo. Indicato per chi vuole capire alcune cause della crisi attuale.
Voto: 5 / 5

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