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Ben e Chon sono amici per la pelle: un genio delle economie di scala e un prodigio di forza fisica e addestramento militare. Diversi, complementari, accomunati dalla stessa filosofia - vivi e lascia vivere - condividono tutto, inclusa Ophelia, la ragazza dei loro sogni. In California hanno creato un piccolo regno coltivando e smerciando un prodotto speciale: la miglior marijuana degli Stati Uniti. Ora, però, la loro remunerativa attività è finita nel mirino dei cartelli messicani. Che hanno un modo tutto loro di comunicare le proprie intenzioni: spedire un video nel quale mostrano la sorte riservata a chiunque non si conformi alla loro volontà. A Ben e Chon non restano che due alternative: incassare i dividendi e ritirarsi in buon ordine o accettare la sfida in campo aperto e prepararsi a una battaglia senza esclusione di colpi, nella quale a essere in gioco non sarà solamente la loro impresa commerciale, ma la loro stessa vita. Ben e Chon, due personaggi avvolti da un insolito, accattivante alone di romanticismo. Loro due soli contro i grandi cartelli della droga. Una storia dal ritmo implacabile, piena di azione e colpi di scena. Un nuovo tassello della saga di confine inaugurata da "Il potere del cane". E venne.
E venne il giorno.
E venne il giorno che la letteratura si prese la rivincita sulla società delle immagini, stabilì il suo primato sulla società dei consumi, divorò e metabolizzò la società liquida di Zygmunt Baumann, e prese a calci nel sedere anche la società dei magnaccioni, aggiungerebbe Don Winslow, se fosse solito bordeggiare a Trastevere invece che nella corrotta, sfinita, ricchissima e stupenda Orange County, California, Stati Uniti d’America.
"Calci nel sedere" e “bordeggiare”, tanto per intenderci, non sono espressioni di cui Winslow approverebbe l’uso, avendo egli a disposizione un intero arsenale di sinonimi affilati come rasoi con i quali aprire squarci nelle nostre coscienze intorpidite dalla televisione e frollate da internet.
Le belve (Savages, in lingua originale) racconta una storia che muove dalla leggenda di Butch Cassidy e Sundance Kid, per trasporne il mito romantico in salsa hippie-narcos: una corsa a rotta di collo fra coltivazioni idroponiche di marijuana, affinità elettive, adrenaliniche sparatorie, ménages à trois incandescenti e sanguinosi bracci di ferro con trafficanti più cinici dei coyotes.
Ben e Chon, giovani yanquis scaltri e coriacei con un gran fiuto per gli affari, formano una società che non può essere quotata in borsa, però macina un milione dopo l’altro, trovando persino il modo di foraggiare attività filantropiche coi proventi delle sue attività.
I due amici, che non potrebbero essere più diversi per carattere e inclinazioni, producono la miglior erba che si trovi sul mercato da questa parte della frontiera con il Messico: la parte giusta, quella delle giornate al sole sulle spiagge di Laguna e delle terrazze con vista panoramica sul sole della (Alta) California, che però dista troppo poco dalla Baja (California) e dai territori governati dalla spietata legge del Cartello. Giusto un tiro di schioppo.
Come facciamo a misurare esattamente questo spazio? Be’, è abbastanza ovvio: di tiri schioppo – in entrambe le direzioni – ne voleranno parecchi. Possiamo aggiungere che anche “tiri di schioppo” è un eufemismo, proprio come “calci nel sedere” e qualunque altra espressione figurata si possa utilizzare per raccontare quel che racconta Winslow.
Anzi, stabiliamo una regola: d’ora in poi, qualunque parola che tradisca nella lettera ma non nel senso il dettato winslowiano, la marcheremo con una (E) tra parentesi. La “E” di eufemismo. Per amor di brevità.
E adesso andiamo avanti. Non finisce mica qui, la storia.
Ben e Chon, oltre alla Srl (Società a Responsabilità Latente) si dividono anche le attenzioni (E) e l’amore di O. “O” non ha nulla a che vedere con la protagonista dei romanzi erotici di Pauline Réage: quella vocale aperta diventa sulla pagina quasi un espediente tipografico che riassume ed evoca il carattere voracemente orale di questa eroina 2.0.
Quella “O” è come una voragine che ci risucchia nell’onnivoro pensiero di Ophelia, ragazza che si è abbreviata il nome per non fare la fine della fidanzata di Amleto, e in aperto contrasto con “Paqu”, sua madre, alle cui gonne capienti (e costose) ha appiccicato un acronimo per definire la sua natura di “Regina passiva aggressiva dell’universo” (Passive Aggressive Queen of the Universe).
No, O non sta alle regole del gioco dettate da Paqu, e non intende lasciarsi trasportare da nessuna corrente che non sia quell'aria che le scompiglia i capelli mentre corre sulla sua decapottabile. L’unica cosa che le interessi veramente è stare assieme a Ben e Chon, e godersi ogni istante della dolce vita (E) che i due le offrono su di un piatto d’argento.
Ma – com’è noto – tutto ha un prezzo, e alcuni prezzi sono particolarmente duri da pagare.
Già, perché il cartello della Baja, potentissima organizzazione criminale messicana, avanza a Ben e Chon una modesta proposta (E), che se non verrà accettata porterà grandi dispiaceri (E) ad ambedue. Anzi: a tutti e tre.
C’è una rutilante violenza pop, dalle tinte accese e dal ritmo forsennato, che però è innanzitutto un dato stilistico. Winslow scrive senza nessuna soggezione nei confronti di quei linguaggi cui attinge a piene mani, rielabora tutte le figure retoriche che il moderno gli mette a disposizione, e dà fondo a un repertorio di cui non è facile trovare l’eguale, oggi, nella letteratura di genere (né nella letteratura tout court, se è per questo).
Non c’è da stupirsi che Oliver Stone sia corso a opzionare Savages per farne il suo prossimo film, e sarà interessante vedere cosa il regista di Natural born killers riuscirà a tirar fuori da una simile mercuriale e velocissima materia narrativa. Noi scommettiamo sulla superiore qualità del libro, comunque.
A cura di Wuz.it
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti. Media Voto: 3.65 / 5Lady Libro (17-04-2012) Sapevo cosa avrei trovato leggendo questo libro, ed ero indecisissima se leggerlo o meno.
Ma siccome si dice che tentar non nuoce l'ho fatto, giusto per provare, e poi perchè sul retro della copertina avevo letto che i protagonisti erano, testuali parole, "avvolti da un alone di romanticismo" e amando quasi tutto ciò che è romantico, mi sono fidata.
Sono stata una grandissima ingenua.
Non dico che il libro sia bruttissimissimo, per carità, però sono incappata proprio in un genere che non fa per me per colpa di una frase sulla copertina. Se non è ingenuità questa, come potrei chiamarla, allora? Stupidità? Vabbè, errare humanum est.
In compenso leggendolo ho provato una cosa che non ho mai provato prima: appena leggevo qualche frase, ma anche qualche parola, dimenticavo subito quello che avevo appena letto! Sono stata costretta a riguardare più volte le stesse cose per tentare di capirci qualcosa. Non so perchè mi sia accaduto questo: forse perchè ho trovato la storia terribilmente piena di frasi fatte, luoghi comuni e volgarità gratuita che rendono la lettura veloce ma priva di consistenza (molti capitoli sono costituti addirittura da una sola parola!). Niente contenuti simbolici o significativi che rimangano nella mente, insomma. Probabilmente se ci fossero stati lo avrei apprezzato di più.
E'certamente uno stile intenzionale: secco, duro e crudo che si dovrebbe imprimere nella mente del lettore per la sua semplicità, almeno in teoria.
Riassumo brevemente il contenuto de "Le belve": parolacce e sparatorie. Basta. E dove sarebbe il cosiddetto "alone di romanticismo" della copertina che mi ha tratto in inganno convincendomi a leggerlo? Qualcuno me lo dice?
Per non parlare dei personaggi: o sono tutti brutti e cattivi, oppure anonime macchiette senz'anima, o persone con in testa solo l'erba e il sesso. Vie di mezzo no, eh, caro Winslow? Mettici pure tutte le sparatorie e le volgarità che vuoi, mi vanno benissimo, ma almeno dà un'anima a coloro che hai creato! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Fruel (13-04-2012) Primo libro che leggo di Winslow: storia accattivante, dialoghi mai noiosi, forse di primo acchito quelle poche righe per pagina risultano inutili, ma è proprio una delle carte vincenti per rendere il tutto frizzante e incuriosire il lettore a divorare il libro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
xpot63 (04-03-2012) 5/5 a Winslow, ormai indubbiamente da annoverare tra i fuoriclasse autentici.
1/5 alla Einaudi, l'impaginazione a 4 righe medie per pagina è anche funzionale al libro, ma alla fine le 500 pagine sono realmente 100 e nessuno si dovrebbe permettere di farti pagare 20Euro un libro si 100 pagine.
Detto questo, gran libro si legge tutto di corsa e non lascia mai delusi Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo Vg (03-03-2012) Sono a metà. Si legge senza fatica perché i colpi di scena e di pistola si susseguono senza tregua.
Mi pare comunque assomigli abbastanza da vicino a una divertente scemenza.
Paragonare Winslow a Ellroy è come paragonare John Woo a William Shakespeare. Anche no.
Aggiungo che il personaggio della ragazzina ninfomane è davvero fastidioso.
Sono curioso di vedere che cosa ne farà Oliver Stone... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Ferdinando (23-02-2012) Spesso, a mio avviso, si fa l'errore di misurare la qualità dei libri di Don Winslow usando come parametro "Il potere del cane". E' ingiusto! Anche "Le belve" è stata per me una lettura estremamente piacevole, tenendomi attaccato alle pagine fino a notte fonda. La capacità di scrittura di Winslow è straordinaria. Attendo con impazienza i prossimi! Massimo dei voti sempre!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo F. (05-02-2012) Indubbiamente il re della narco-fiction, un VERO fuoriclasse. Ma anche Winslow, dopo lo stra-successo dell'inarrivabile "Il potere del cane", vuole capitalizzare il suo talento, riproponendo una vicenda tratta dalla ricca casistica del narcotraffico messico/californiano. Ma quella che sembrerebbe una storia di ordinario sfruttamento commerciale letterario, nelle mani di Winslow - che oltre ad essere bravo è tutt'altro che fesso - si trasforma in un affascinante esperimento narrativo-linguistico. Un mix (bello e pronto per lo schermo) tra una sceneggiatura ed un fumetto, di rara piacevolezza per il lettore. Un ritmo mozzafiato, cambi di registro continui, caratterizzazione dei personaggi rapida ed incisiva come una pistolettata. Da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Stefano (25-01-2012) Fantastico. Questo qui è uno scrittore di razza. E' spietato, elegante, cinematografico. Mi sono lasciato suggestionare dall'incipit, e da alcune righe lette di sfuggita in libreria. Ora sono già al secondo libro, e non credo che lo mollerò facilmente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Oscar Grimaldi (30-12-2011) Non so se lo stile asciutto è voluto, oppure dettato da una stitichezza dell'autore che ha cercato di massimizzare il rapporto parole scritte / quattrini guadagnati, ma io ho trovato il libro avvincente.
Lo si divora come un fumetto ed il finale non delude.
A voler esser pignoli, il prezzo è forse spropositato in rapporto al contenuto, ma se lo scopo era quello......... Winslow ci è riuscito in pieno Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ANTONIO (29-12-2011) é vero: lo stile è fumettistico, l'approfondimento psicologico inesistente; solo azione ed ancora azione. Ma a me il libro è piaciuto (l'ho letto in tre giorni - di vacanza, naturalmente), anzi, mi sono "divertito" a leggerlo e non sono rimasto affatto deluso. Don Winslow è così. Certo, la narrativa è altra cosa... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
alessandro (17-12-2011) Purtroppo questo autore ha alle spalle "Il potere del cane", capolavoro del genere che gli ha dato fama e credibilità. Qui rimane la massima capacità di Winslow nel produrre una trama avvincente e appassionante, ma svanisce quella nebbia psicologica che aveva fatto del potere un romanzo caposaldo. Un copione o una sceneggiatura hanno un deficit nella loro stessa definizione. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Massimiliano (07-12-2011) Adoro Winslow ma questa volta non ci siamo.
La tipica scrittura secca e cinematografica dell'autore diventa in queste pagine un puro esercizio di stile e di parsimonia narrativa. Scene troppo succinte, descrizioni colte al volo, quasi provocatorie nella loro brevità. Accenni di momenti più che momenti veri e propri, punteggiatura "sensazionalistica", tesa continuamente a sorprendere il lettore.
Rimangono impressi alcuni personaggi e l'ironia di fondo, sempre presente. Nulla più, considerando la statura dell'autore.
Alla prossima Don. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
giovanni (15-11-2011) Sono rimasto un pò deluso da quest' ultima fatica del nostro Don. Ho letto tutti i suoi precedenti libri, e pian piano mi sto un pò disaffezionando al suo modo di scrivere. Troppo poche descrizioni dei suoi personaggi, pagine che scorrono via come un fumetto, finali che mi lasciano perplesso per alcune scontatezze.
In quest' occasione il libro come sempre scorre veloce(anche troppo), la trama è avvincente, ma i protagonisti, una volta terminata la lettura, li ho completamente persi di vista. Di loro non mi è rimasto nulla...
Non pretendo leggendo un thriller di appassionarmi come al "conte di Montecristo", ma almeno, terminata la lettura, gradirei portarmi nel tempo qualche spunto di riflessione.
Peccato....... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
malnat (07-11-2011) Dopo aver letto il potere del cane e Frankie Machines sono rimasto deluso da questo libro; direi un altro livello Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Standbyme Standbyme@ticino.com (06-11-2011) Cinque romanzi, un solo autore, una sorpresa dietro l'altra. Ancora una volta con "Le belve" Don Winslow ha colpito nel segno. Un romanzo che trasuda ironia da tutte le pagine, uno stile di scrittura particolare senza peli? sulla penna tanto che se Oliver Stone dovesse attenersi fedelmente al testo, il suo prossimo film dovrebbe essere catalogato tra quelli a luci rosse. Dialoghi velocissimi, essenziali, l'autore entra in sintonia con il lettore anticipando le domande che questi vorrebbe porre ai protagonisti. Descrizioni, a volte, prese in prestito da una sceneggiatura cinematografica, brevissime come un lampo che illumina la notte più buia e cupa; capitoli anche di due sole parole. Geniale la descrizione, piuttosto lunga per i parametri del romanzo, dei negozi d'alta moda che si possono trovare nel centro commerciale "South Coast Plaza" ovvero "La Mecca e la Medina del consumismo di South Orange" Un semplice elenco eppure carico di significati: uno sfrenato consumismo che molti si possono permettere grazie ai proventi del traffico della droga. Ben e Chon con la loro amica O (lascio a voi il piacere, mai termine fu così indovinato, di scoprire il perché il diminutivo di Ophelia sia O) non possono non richiamare alla mente Butch Cassidy e Sundace Kid con la loro amica Etta Place. Simpatici, temerari, coraggiosi, legati da una profonda amicizia e da un intenso rapporto d'amore e di sesso. Non deve comunque ingannare la spensieratezza, l'allegria, la dolce ricca vita dei protagonisti: ritroviamo la stessa cieca violenza descritta nel "Il potere del cane" dove la vita degli uomini e delle donne valgono meno di zero. Un romanzo drammatico in fondo, un romanzo denuncia con la maschera della spensieratezza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Albenv (05-11-2011) Semplicemente bellissimo.
Comunque "il potere del cane" e " Frankie Machine" sono meglio Voto: 5 / 5 |  |  |  |
andrea viddicu@hotmail.com (20-10-2011) Altro gran libro di Don Winslow. Scrittura diretta come sempre, stavolta ridotta proprio all'osso. Gran libro. Anche se "Il potere del cane" resta il suo capolavoro. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Nicolinus (11-10-2011) Ci siamo!!!si il potere del cane è meglio ma chissenefrega!!!è sempre un bel libretto!!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
pierluigi pgullet@tin.it (11-10-2011) poca voglia di scrivere.finale prevedibile. Il potere del cane sembra scritto da un'altra persona. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Patroclo (09-10-2011) evidentemente Winslow non aveva granché voglia; basta vedee l'impaginazione: pagine da 5-6 righe a volte 2- 3. é un romanzo breve insomma, che Winsolow ha impostato come una sceneggiatura scritta da Ellroy. le battute divertenti si sprecano e lo scrittore stesso si rivolge al lettore come a sottolineare la natura commercial-parodistica dell'operazione. ma il Winslow piú impegnativo del "Potere del cane" era un'altra cosa. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
maurizio crispi (05-10-2011) Si beve in un attimo questo nuovo romanzo di Don Winslow, che si pone come ulteriore capitolo di una sorta di trilogia di "frontiera" sul tema della spietatezza sulle vie del narcotraffico "new style" alla frontiera tra Messico e California (USA), iniziata con il romanzo "Il potere del cane".
"Le Belve" ha uno stile fulminante, con capitoli brevi, rapidissimi, a volte con una struttura fulminante di poche sillabe soltanto, capitoli haiku, quasi, e nel complesso permeato di un approccio narrativo zen.
C'è la contrapposizione tra il volto buono dello spaccio di droga e quello cattivo e violento dei narcotrafficanti. Ben e Chon con la bella Ophelia (O), fidanzata di entrambi, rappresentano il volto new age e buonista della droga, mentre come loro antagonisti viene a collocarsi un cartello di narcos messicani che vuole sovrintendere alla loro attività e che, per sormontare il rifiuto ad una "spontanea" collaborazione (accettare la quale sarebbe l'equivalente dell'aprire le porte a colonizzatori predatori e cattivi), rapiscono O e la tengono in ostaggio sotto costante minaccia di morte.
Ben e Chon (che con le le loro caratteristiche di personalità si integrano perfettamente l'uno nell'altro: Chon predisposto alle azioni militari e concrete, Ben più contemplativo ed idealista) accettano apparentemente (non c'è via di uscita), ma, clandestinamente, prendono a darsi da fare per riprendersi O ed uscire da una situazione di incubo.
Quello che attivano Ben e Chon è tutto un gioco rapido, fantasioso, ma veloce come un videogioco, ma è anche un gioco di guerra triste e violento (non ci sono alternative per mettere sotto scacco i cattivi). I narcos, alla fine, saranno sconfitti, ma sarà - in verità - una sconfitta per tutti, sino alla malinconica conclusione.
Un romanzo che non delude.
Oliver Stone ha acquistato i diritti del romanzo e lo sta trasformando in film: staremo a vedere cosa ne verrà fuori. Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 23
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