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Lagioia Nicola - Riportando tutto a casa | Premio Viareggio Narrativa 2010. Giuseppe ha i capelli rossi, i brufoli e un'inesauribile riserva di denaro nel portafoglio. Vincenzo invece è bello e tenebroso, come ogni antagonista che si rispetti. Il terzo amico è quello che racconta: l'occhio inquieto che registra con caustica, millimetrica precisione la vertigine dei loro quindici anni, la lunga inerzia del liceo, il precipizio dentro l'età adulta. Siamo a Bari, e sono gli anni Ottanta. Assassinata l'era delle ideologie, le strade sono piene di ottimismo, le televisioni commerciali stanno ridisegnando la mappa dei desideri, "qualcosa di molto simile alla follia meteorologica percorre l'economia del nostro piccolo paese". Il tempo è rapido, vorticoso, illuminato dal bagliore non del tutto estinto dei tanti risparmi inceneriti. Ma sotto quelle ceneri ci sono altri soldi che bruciano dalla voglia di passare di mano in mano. Eppure, via via che i tre ragazzi affrontano la vita, risulta evidente che le cose non sono così semplici. A dispetto delle loro case sempre più lussuose, a dispetto dell'ascesa dei padri (un imprenditore ossessionato dalla scalata sociale, un principe del foro, un ex meccanico dai molti talenti che ha preso denaro in prestito dalle persone sbagliate), a dispetto delle madri - o delle matrigne - che consumano i tacchi davanti alle vetrine, il radar dei loro occhi adolescenti registra vibrazioni inaspettate.
Romolo Ricapito (03-11-2011) Ho letto d'un fiato questo romanzo che trovo scritto benissimo. Il mio stupore nasce dal fatto che è scorrevolissimo, mentre avevo sentito delle critiche che sostevano il contrario. In qualche attimo l'autore mi ha rimandato alle "Peggiori Intenzioni" di Piperno. Ho ritvato la mia città(Bari) ma in un vissuto che non mi appartiene, anche se penso che Lagioia abbia voluto ricostruire vicende di una gioventù perduta per mancanza di valori e nichilismo che egli ha avvertito sotto la pelle nell'adolescenza . I personaggi sono come quelli di un giallo, molto bene orchestrati a livello psicologico. Non assegno il massimo solo perché verso la fine mi è sembrato che ci sia da parte dello scrittore un certo auto-compiacimento sullo squallore, riguardo la dipendenza di eroina e gli sconfinamenti in un nichilismo che non è sempre sopportabile. Per tutto il resto: davvero ottimo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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