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Beccaria G. Luigi - Mia lingua italiana | Quante sono state le mancanze e i ritardi nel processo, forse non del tutto ancora riuscito, che ha portato l'Italia a essere una nazione unita giusto centocinquanta anni fa? Ma se l'Italia è giovane e fragile, l'italiano è una lingua che trova la sua forza e la sua ricchezza in una fulgida tradizione letteraria, una lingua che ci ha insegnato cosa significasse essere italiani, e non soltanto fiorentini o lombardi, piemontesi o siciliani. Le diversità sarebbero rimaste tali se non ci fossimo confrontati e uniti sotto il segno di una lingua comune. Gian Luigi Beccaria percorre con passo leggero la storia delle patrie lettere con l'obiettivo di mostrare che le radici del nostro paese affondano innanzitutto nella continuità e nella durata di una lingua, nei grandi capolavori del passato, nella ricchezza dello scambio tra la lingua colta e i dialetti materni.
Gianni Davico davico@tesietesti.it (21-07-2011) La scrittura di Beccaria è sempre coinvolgente e piacevole, le sue lezioni magistrali.
L'unico appunto - non piccolo, dal mio punto di vista - che gli si può muovere è l'atteggiamento che il professor Beccaria ha nei confronti delle lingue regionali (o "dialetti", per usare la sua definizione).
Trovo poco comprensibile, ad esempio, il fatto che non si prenda la briga di scrivere il piemontese secondo i dettami di una grammatica codificata da secoli (sebbene lui sostenga che non esista, né esisterà mai, un piemontese comune: pp. 74-75). Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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