|
|  |
Divry Sophie - La custode di libri | È una querula bibliotecaria di provincia la donna che parla dalla prima all'ultima riga di questo incantevole monologo. Il suo interlocutore è un ragazzo che usa il seminterrato della biblioteca come bivacco notturno. A lui la custode si rivolge mischiando vita privata, libri, invettive. E la confessione di un tenero rapimento verso uno studente di cui però contempla solo la nuca. La sua voce ci arriva sommessa, un po' nevrotica, la voce di una donna ferita da un amore andato male, chiusa in un riserbo che solo i suoi amati romanzi riescono a scheggiare. Li ama, li classifica, li commenta convinta che solo l'ordine monastico della biblioteca è medicina per il caos dei sentimenti e degli uomini tutti. E poi d'un tratto la sua voce si accende e dalla donna autoreclusa nel sottosuolo esce una pasionaria della letteratura, una tenace sentinella del silenzio, che dalla sua misera trincea di provincia difende la vertigine della bellezza letteraria contro il chiassoso vociare della subcultura di massa.
7 recensioni presenti. Media Voto: 3 / 5Roberta (13-05-2012) Piacevole, da leggere in una sera senza avere grandi pretese. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Adelaide (20-04-2012) Nulla di particolare. Non ha nulla da dire. É banale. I libri Belli sono altri, sono quelli che lasciano dentro di noi qualcosa. Questo lascia il vuoto. Per fortuna che é breve! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
jane (05-04-2012) L'idea non era male, ma il monologo a ruota libera non è semplice da gestire, se non si è smaliziati come la Barbery o geni come Hrabal(per limitarsi a 2 libri che parlano di libri): resta il bla-bla ininterrotto. Speriamo che col tempo migliori... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Letizia (30-03-2012) Monologo un po' lento all'inizio, ma piano piano coinvolge; soprattutto chi come me è un amante dei libri cartacei, il profumo delle pagine, il fruscio di quando volti pagina..... Lo definirei una "campagna" pro lettura che comunque, visto anche le poche pagine, tutti dovremmo leggere. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
hellenztv (12-03-2012) Un libretto di poche pagine, breve ma arguto, ben scritto: il monologo di una bibliotecaria, o meglio di una custode di libri (cosa diversa...infatti basta con le bibliotecarie sole e fustrate: chiedo un po' di rispetto per la mia categoria!)
Rilevo anch'io che Sophie Divry parte in sordina per poi a metà libro delineare gli aspetti psicologici del personaggio.
Opera prima molto francese. Voto basso anche perchè non ha una vera e propria trama è un monologo di troppe poche pagine: 65! Credo che in Italia nessuno scrittore esordiente sarebbe stato pubblicato con così poco! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Eliana (06-03-2012) Un libro piacevole. Le prime pagine sono un po' stentate ma poi sale di tono. Lo definirei molto delicato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alida airaghi (08-02-2012) Il monologo che la trentenne scrittrice lionese Sophie Divry mette sulle labbra della protagonista del suo romanzo parte in sordina, un po' rampognoso un po' sentimental-confidenziale, per alzare il tono e gli obbiettivi di polemica man mano che si procede nella lettura. La voce che si confessa in queste pagine è quella di una matura signora che da venticinque anni cataloga libri nel reparto destinato ai testi geografici della biblioteca pubblica di una città di provincia, con devozione
al suo lavoro ripetitivo, metodico, quasi rassegnato: "catalogare, riordinare, non disturbare, è tutta la mia vita". Lo scantinato in cui lavora diventa un osservatorio privilegiato per commentare sia le abitudini di chi frequenta le sale di lettura, sia i modelli e i limiti culturali del pubblico e dell'editoria, sia i rapporti umani e professionali di chi lavora all'interno dell'edificio. Lettrice onnivora ma scaltrita e dai gusti raffinatissimi, esprime giudizi taglienti e controcorrente sia sulla storia e sulla letteratura francese, sia sul progressivo imbarbarimento di quello che dovrebbe rappresentare per la comunità l'amore per il sapere. "Mi sento la linea Maginot della lettura pubblica...Di tutti quei libri che ti saltano addosso a centinaia, il novantanove per cento serve solo ad avvolgerci le sardine. Per le biblioteche sono una calamità. I peggiori sono i libri espresso, quelli d'attualità: ordinati, scritti, stampati, presentati in televisione, comprati, ritirati e mandati al macero in men che non si dica. Di fianco al prezzo, gli editori dovrebbero mettere anche la data di scadenza..." Una lettura piacevole, disincantata e amara, che potrà essere apprezzata soprattutto da chi ama la lettura e i silenzi delle biblioteche pubbliche. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
| |