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De Silva Diego - Sono contrario alle emozioni |
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Titolo | Sono contrario alle emozioni |
| Autore | De Silva Diego | Prezzo Sconto 15%
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€ 13,60
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 2,40)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2011, 165 p., brossura |
| Editore | Einaudi
(collana I coralli) |
| | Disponibile anche in ebook a € 9,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Cosa accade quando Vincenzo Malinconico, re dei rimuginatori, si perde definitivamente nel rimuginio? Se sei uno che prende sul serio i pensieri, che fa continuamente bilanci su quello che fa, anche mentre lo fa, ti basta un niente per lanciarti nelle domande più peregrine, quali: le emozioni che proviamo nell'ascoltare le canzoni che amiamo sono vere? Proviamo davvero quello che sentiamo? Cos'è quel piccolo freddo che ci assale dopo aver visto un film che ci ha commosso il cuore e il cervello? E da dove nasce il desiderio improvviso di prendersi un cane? E perché davanti a una notizia di malasanità ci monta dentro un'indignazione democratica, anche se l'ultima volta che siamo scesi in piazza è stato per aggiungere un grattino alla macchina? Nei tentativi di analisi amorose fai-da-te per ricomporre il senso di una storia finita, nelle recensioni estemporanee di brani, eventi, persone, nella ricerca vaga di un centro di gravita - anche se non è permanente va bene lo stesso -, le riflessioni prendono corpo in un libro agile dove la scrittura si palesa al lettore in una delle sue versioni più artigianali ed efficaci: quella di strumento per capire come la pensiamo sulle cose.
10 recensioni presenti. Media Voto: 2.2 / 5Felicita (13-03-2012) Di distrazioni e incidenti
La tecnica della dissertazione.
E' il primo libro che leggo di De Silva.
Inizialmente ho pensato anch'io che la mancanza di una trama forte e di una storia costituisse un problema, poi, superato l'egoistico bisogno di ogni lettore di attaccarsi alle storie come gli alcolizzati alla bottiglia ho dedotto che lui abbia voluto realizzare un esperimento e se non lo ha fatto volontariamente, tale si è rivelato. L'esperimento era dimostrarci che non possiamo fare a meno delle emozioni, dalle più banali legate alla vita quotidiana che interferiscono sul senso assoluto e unico di un'esistenza a quelle indotte dalla società o comprate, che ci procuriamo ad esempio attraverso la lettura di un libro, per dimenticarci delle proprie dolorose e imbarazzanti emozioni. Suppongo sia riuscito attraverso la tecnica della digressione e dissertazione ormai usatissima dai media e in politica a raggiungere l'esercizio dialettico creativo di percezione dello specchio. Sovrascrivendo, eludendo la storia, distraendo il lettore dal "senso" ha dimostrato il completo rifiuto delle emozioni e le ha rifiutate anche al lettore, lo ha cioè privato della possibilità di portarsi a casa una storia, un'emozione. Ci prende e ci lascia così com'è siamo, come fa la vita, che sembra farci delle domande che poi si rilevano delle semplici constatzioni...piena di coincidenze inutili, che non portano da nessuna parte...non c'è inganno, c'è vita, c'è folla di persone, cose, fatti, insignificanti, foto mosse e neanche a fuoco di passanti, che corrono ma non vanno da nessuna parte e comunque rimangono attaccati ad una forma, ai luoghi comuni...legati ad un 'idea, ad un pensiero di qualcosa che non hanno e non c'è in quell'istante, che è altrove appunto.Siamo tutti altrove come il protagonista e con il protagonista, siamo anche noi obbligati a vivere la "non storia" di uno contrario alle emozioni, che non vive, ricorda, racconta, legge, si distrae. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
francescod28 (24-02-2012) premesso che ho letto il libro mentre mi trovavo in ospedale, e che è stato il mio primo approccio allo scittore, ho trovato molto difficile individuare quale era la trama di questo libro. Sembrano una serie di eisodi di vita messi insieme spesso senza nessun filo logico. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
omar (01-02-2012) I precedenti libri con protagonista l'avvocato sgangherato erano sicuramente altra cosa. Qui perde molto della sua ironia creativa.
Meglio fermarsi ai primi due. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Luporozzo (25-01-2012) Perfettamente d'accordo con quanto rilevato da Sara, qui sotto, e da altri lettori. De Silva scrive bene, e questo lo sappiamo (anche perché altrimenti non avremmo neppure sborsato i 16 eurini per acquistare, sulla fiducia, questo suo ultimo libretto). Però scrivere bene non basta, almeno non basta se vuoi fare lo scrittore e non - che so - il ghostwriter per qualche politico; devi pure avere una storia da raccontare. Come detto da altri, qui manca la storia; ci sono soltanto appunti sparsi su questioni diverse e lo sforzo massimo fatto dall'autore è stato immaginare che queste considerazioni sull'universo, varie e slegate, provenissero da un tipo che va da uno psicoterapeuta particolarmente acuto. Siete stati avidi, cari De Silva ed Einaudi (la verità). Anziché passare subito alla cassa, dovevate aspettare che le idee maturassero, avere la pazienza di lavorarci su e svilupparle, insomma, faticare un po'. Perché gli spunti per una storia raccontata come si deve ci sono. Per esempio, la figura della tipa che rimorchia all'aeroporto - embrione narrativo molto interessante! - non meritava di essere trattata così frettolosamente e abbandonata dopo poche pagine dall'autore, per pura pigrizia. Il lettore apprezza le intelligenti recensioni della canzoni della Carrà (quasi mezzo libro), ma dopo un po' si scoccia, mentre vorrebbe tanto sapere che ne è stato della donna aeroportuale così fascinosa... Invece il crudele De Silva preferisce parlargli delle buste da lettera e dell'alienazione dalla realtà che alcuni strumenti, quale il cellulare, determinano sugli uomini d'oggi. In sostanza, De Silva sei bravo ma in questo caso ha prevalso il tuo coté pigro e cattivo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Sara (08-12-2011) Terribile. Non c'è uno straccio di trama, il protagonista è assolutamente anonimo (vorrebbero farci credere che sia l'avvocato Malinconico giusto per continuare la trilogia e vendere di più, in realtà si tratta di un tizio qualsiasi che va dallo psicologo).
Pagine e pagine e pagine di dissertazioni sul nulla, praticamente un monologo dall'inizio alla fine.
De Silva scrive bene, la sua prosa è scoppiettante e frizzante, ma non è che può chiederci di pagare per leggere le sue pippe su qualsiasi argomento, senza in cambio raccontarci nemmeno un briciolo di storia.
Bocciato senza appello. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Fabio De Rosa (29-11-2011) Assolutamente da non leggere, se si ha in mente l'ottimo "Non avevo capito niente" e il buon "Mia suocera beve". L'avvocato Malinconico (ma e' lui?) si perde in una serie di appunti senza senso, che rendono il libro banale e in generale noioso. Peccato, e' la prima volta che Diego mi delude Voto: 2 / 5 |  |  |  |
massimo r. (26-11-2011) Premesso che sono un grande estimatore di Diego, di cui ho letto ed apprezzato tutto (anche i differenti registri adottati tra la prima e la seconda parte della sua opera) questo romanzo (?) è stato una delusione, perchè inconcludente e inconcluso. Le divagazioni che altrove insaporiscono le avvunture di Malinconico, qui divengono centrali, come se a pranzo si servissero solo contorni. Peccato, eppure pubblica poco, 'sto libro sembra frettoloso e superficiale, quanto meno meritava un maggiore meditata attenzione. Al liceo si direbbe "...potrebbe fare molto di più..." Voto: 2 / 5 |  |  |  |
FabCat (18-11-2011) E' il primo libro che leggo di De Silva, quindi il mio incontro con Malinconico avviene senza conoscerlo. L'ho trovato divertente, spassoso, provocatorio, come quando si è in compagnia di un amico che ha bevuto una birra di troppo e non ha più freni inibitori. Le dissertazioni sulle canzoni pop italiane degli anni settanta sono sorprendenti! Però, trattandosi di capitoli brevi e a volte indipendenti, ho anche avuto l'impressione di leggere un blog e mi è mancata una storia, una narrazione più ampia. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
francesco v (18-11-2011) Parte a razzo, finisce a....non mi viene la rima. Effettivamente piu' che un romanzo sembra una collezione di appunti sparsi. Non annoia mai, sorprende di rado. Di de Silva continuerò, come ho fatto finora, a leggere tutto. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Federica (11-11-2011) Contrario alle emozioni? E si vede...anzi si sente! Che fine ha fatto l'avvocato Malinconico di "Non avevo capito niente" e "Mia suocera beve? Non lo riconosco. In questo libro non c'è storia. E' un insieme, piuttosto disorganico, di elucubrazioni che non fanno nemmeno più ridere. E' la prima volta che Diego De Silva mi delude. Sembra quasi che l' autore abbia scritto di fretta e senza ispirazione. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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