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Io e Mabel. Ovvero l'arte della falconeria
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Io e Mabel. Ovvero l'arte della falconeria - Helen MacDonald - copertina
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Io e Mabel. Ovvero l'arte della falconeria

Descrizione



Vincitore della XIV edizione del Premio Letterario Merck.

Helen e Mabel. Una donna ferita e un rapace sanguinario. Un incontro impossibile, eppure vero fino in fondo, fatto di dolore, tenerezza e autentica, ritrovata felicità. Un'indimenticabile storia d'amore.

Uno dei 10 libri dell'anno per il New York Times, Vincitore del Costa Award, Vincitore del Samuel Johnson Prize

Un memoir illuminato da lampi di grazia. Una grazia che, con i suoi artigli straordinari e terribili, afferra il lettore per non lasciarlo più. - The Economist

Nelle prime pagine del libro Helen Macdonald riceve una telefonata: il padre, celebre fotoreporter, è morto all'improvviso d'infarto. Priva di legami e di un lavoro stabile (è ricercatrice associata part-time all'università di Cambridge), Helen si accorge bruscamente di non avere nulla che possa distrarla dal lutto e sprofonda in una violenta depressione. Passano i mesi: instaura una relazione sentimentale e poi la sabota, legge testi sul lutto, si isola, si trascina. Poi, d'improvviso, un sogno ricorrente sui falchi fa scattare in lei una sorta di epifania: per uscire dal gorgo che la soffoca addestrerà un falco, ma non un falco qualsiasi, piuttosto un astore, uno dei piú grossi e feroci rapaci che esistano, un animale del sottobosco, sanguinario e predatore. Cosí entra in scena Mabel, "un rettile. Un angelo caduto. Un grifone uscito dalle pagine miniate di un bestiario". Helen si ritira dalla comunità per dedicarsi esclusivamente all'addestramento dell'animale, in un isolamento ossessivo. Il racconto dell'addestramento, dell'osservazione del comportamento della giovane Mabel, della paura, della fascinazione e della strana tenerezza che prova per l'animale, s'intreccia con la rilettura del libro "The Goshawk" di T. S. White e quindi con la rievocazione della biografia di questo scrittore, autore tra le altre cose di un libro su Artú poi ripreso dalla Disney in La spada nella roccia...
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Dettagli

2016
26 gennaio 2016
292 p., Rilegato
9788806213381

Valutazioni e recensioni

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Silvia
Recensioni: 2/5

Non riuscivo a portare a termine la lettura di questo romanzo, l’ho trascinato per tutta l’estate. La protagonista inizia a vedere con gli occhi del suo astore, è affascinata e spaventata da questa fusione ”(…) sufficiente a bloccare cose come il passato e il futuro, e a far sì che a contare ancora fossero i trenta secondi successivi”. Il lato interessante della trama assente finisce qui, il resto è una caccia a fagiani e lepri descritta male. Lo stile è poco fluido, il ritmo si inceppa continuamente, per di più è inframmezzato da richiami a un’altro libro ugualmente noioso. Tutto ciò convive con alcune splendide descrizioni di volo del rapace. Il libro me l’ha consigliato un’amica che lo stava leggendo in versione originale, le era stato regalato da un’amica che ne era entusiasta. Mi sono incuriosita e abbiamo verificato nella versione inglese alcuni dei brani più incomprensibili. La traduzione ha estirpato la profondità di campo, eventi che si verificano simultaneamente (in primo piano/sullo sfondo) risultano appiattiti. Ecco perché la prosa non è affatto evocativa. “Staring out” tradotto con “visto guardare” è penalizzante, l’aspetto interessante di questo romanzo consiste proprio nel mettere a fuoco l’immedesimazione in mondi paralleli, altri da noi: il punto di vista quindi riveste un ruolo fondamentale. E poi a parte le trascuratezze lessicali, la traduzione ha massacrato lo stile e il ritmo delle frasi.

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Laura dB
Recensioni: 5/5

Sono molto legata a questo libro. Letto la prima volta alla fine di un periodo di lutto, ho saputo immedesimarmi nella scrittrice protagonista, nel suo immergersi completamente in qualcosa pur di evitare di vedere il vuoto che il lutto aveva lasciato nella sua anima. La seconda lettura è stata invece più serena, ho apprezzzato di più la scrittura intensa e incantatrice, sono di rara bellezza i passaggi in cui Helen descrive di aver capito che per superare il lutto non doveva allontanarsi dall’umanita e isolarsi con il suo astore. Mi domando cos’altro potrei scoprire con una terza lettura. Un libro da non perdere.

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Francesca
Recensioni: 5/5

Ho iniziato Io e Mabel con una certa titubanza. Mi aspettavo un libro a tratti molto tecnico, per addetti ai lavori, se vogliamo dirla così. Invece mi sono ritrovata tra le mani una bellissima sorpresa! Libro intenso, drammatico e dolce. Affrontare una perdita, gettarsi a capo fitto in un hobby per non dover guardare il vuoto direttamente. Scoprire nel percorso di addestramento molte sfaccettature sconosciute di T.H. White e, attraverso l'astore, ritrovare sé stessa. Vibrante. Lo consiglio a chiunque.

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Voce della critica

Chiunque sia stato colpito da una perdita deve in qualche modo perire, prima di risorgere. Il tempo del lutto può durare mesi o decenni, e assumere le forme più diverse. Ma non si può risalire prima di aver toccato il fondo. Ancora più vari sono i modi per risorgere, tutti però allungano le loro radici nelle profondità affettive dell’inconscio. Helen Macdonald ha raccontato il suo in Io e Mabel.

Helen è una scrittrice e naturalista inglese, che dal 2004 al 2007 è stata docente e ricercatrice presso il dipartimento di storia e filosofia della scienza di Cambridge. Verso la fine di quel periodo morì d’infarto suo padre. Helen ha una passione per i falchi. Fin da bambina è un’appassionata divoratrice di libri sulla nobile arte della falconeria. Crescendo diventa una falconiera esperta. La falconeria non è solo la materia che studia e insegna a Cambridge, è il suo lavoro, la sua vita. Risorgerà, dunque, addestrando al volo e alla caccia un esemplare di astore femmina: Mabel. (…)L’anomalia non sta nella decisione di voltare le spalle ai rapporti umani e rifugiarsi nella natura selvaggia, nella dimensione che Jack London, nei suoi racconti sul Grande Nord, chiama il “wild”.

Anche se non abbiamo tutti a disposizione le distese selvagge del Canada o dell’Alaska, non c’è cosa più comune che rifugiarsi nella solitudine e nella natura in un periodo di lutto. Helen però non se ne va a camminare nei boschi. Si isola e vive per mesi a contatto con un essere non umano: un essere selvaggio completamente dominato dal bisogno di uccidere. Helen ama la sua astore e a poco a poco s’identifica completamente con Mabel, guarda il mondo con i suoi occhi, rinuncia alla propria umanità. Quando viene la rinascita? Quando Helen comincia a percepire, con il corpo prima che con la mente, che la sua attività è parte della malattia, non della cura. Un giorno Mabel, ferocemente affamata, confonde Helen, nascosta fra i cespugli, con la sua preda e la colpisce con violenza in piena fronte. Con il viso coperto di sangue, Helen si riscuote. “Tornai a casa, mi sedetti sul divano e scrissi il discorso in memoria di mio padre”. Quel discorso che non riusciva a scrivere da mesi le esce “di getto nel giro di venti minuti, con un piccolo cerotto rotondo appiccicato in fronte”. Alla commemorazione Helen racconta un episodio molto bello dall’infanzia di suo padre e ritrova l’abbraccio delle tante persone che l’hanno amato. Durante il viaggio di ritorno, finalmente, ha “il cuore che canta”. Però è anche “furibonda con se stessa”: come ha potuto dimenticare che “le mani umane sono fatte per tenere altre mani”?

Recensione di Andrea Casalegno

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Conosci l'autore

Helen MacDonald

Helen Macdonald è scrittrice, naturalista e ricercatrice del dipartimento di Storia e filosofia della scienza di Cambridge. Per Einaudi ha pubblicato Io e Mabel (2016), scelto da Amazon come miglior libro in assoluto pubblicato nel 2015, ha vinto il Samuel Johnson Prize 2014 per la Non-Fiction e il Costa Book Award 2015, e Voli vespertini. E altri saggi su ciò che la natura ci insegna (2022). Nel 2024 esce per Feltrinelli Profeta, scritto insieme a Sin Blaché.

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