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Salinger Jerome D. - Franny e Zooey | "Tanto per cominciare, Zooey era un giovanotto piccolo, dal corpo estremamente esile. Da dietro (soprattutto dove gli si vedevano le vertebre) sarebbe quasi potuto passare per uno di quegli sparuti bambini di città che ogni estate vengono spediti alle colonie a ingrassarsi e prendere il sole. Visto in primo piano, di faccia o di profilo, era straordinariamente, spettacolosamente bello. La sorella maggiore mi ha pregato di dire che assomigliava all'"esploratore mohicano ebreo-irlandese dagli occhi azzurri che morì tra le vostre braccia al tavolo della roulette di Montecarlo". A salvare in extremis quel volto dall'eccessiva bellezza, se non addirittura dallo splendore, era un orecchio che sporgeva leggermente più dell'altro."
Media Voto: 4.75 / 5Matteo (10-04-2003) Poesia pura, magia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Loloa (06-02-2003) Franny e Zooey è una pietra miliare delle mie letture adolescenziali, e lo continua a essere. Molto più bello del giovane Holden, più profondo, poetico,vero. Lo consiglio vivamente, è un libro scritto benissimo, serrato, fitto, con dialoghi spaventosamente belli e assolutamente realistici, una serie di situazioni narrative complesse gestite benissimo (Zooey per poter parlare a Franny e aiutarla legge una lettera del fratello Buddy in cui si cita il pensiero di un altro fratello morto; Zooey telefona a Franny facendo finta di essere Buddy, etc.), un senso dell'umorismo sottile e irersistibile, un'intensità di pensiero e di affetti molto forte senza l'ombra della retorica... e molto altro.
Ma soprattutto il libro riesce a trasmettere, narrando e non predicando, un forte senso religioso della vita, aconfessionale, profondo e sottile, una forte fiducia nella possibilità di rendere spirituale ogni atto della propria vita quotidiana. Un tentativo ben riuscito e coraggioso di narrare modernamente lo spirito zen.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vip (13-09-2002) Una ventenne affronta una crisi mistica in compagnia di un fratello attore che non si guarda mai allo specchio, una madre ex-soubrette che si preoccupa e le offre brodo di pollo, un fratello scrittore che vive nei boschi senza telefono, un fratello morto suicida che riempie la casa col suo ricordo, un gatto grasso di nome Bloomberg. La famiglia Glass è buffa, surreale, assolutamente identica - nei gesti, nei modi, nelle intonazioni - alla nostra, qualunque sia la nostra.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Agnese Palma agnese.palma@tin.it (17-04-2002) Salinger è conosciuto soprattutto per "Il giovane Holden"; perche’ non si dedica la stessa attenzione a “Franny e Zooey” come pure agli altri due bellissimi racconti lunghi “Alzate l’architrave, carpentieri” e “Seymour.Introduzione”? Eppure l’intensità, i sentimenti, la tenerezza, la poesia che emanano hanno una densità straordinaria, unica, di gran lunga superiore a “Il giovane Holden”.
Questo libro l’ho letto in un giorno, non riuscivo a staccarne gli occhi fino alla fine. Ed alla fine sono tornata indietro, rileggendone alcune parti a caso, andando alla ricerca di alcuni passi, delle frasi che avevo sottolineato.
Che dire della storia. Non c’e’ una trama, non succede niente di rilevante da un punto di vista drammaturgico. C’è la crisi mistica di Franny, una ragazza appartenente ad una numerosa famiglia di origine irlandese composta di ex bambini prodigio. Ci sono i dialoghi tra Franny e suo fratello Zooey, tra Zooey e sua madre e l’impalpabile presenza degli altri fratelli e sorelle. Ci sono citazioni, cultura, saggezza orientale ma neanche l’ombra della cattedra.
Non è facile da commentare. Ogni parola, ogni sentimento, ogni considerazione, ogni descrizione è viva e palpitante. Niente è in più. Quello che dico potrà sembrare folle, ma tutto è mistico ed insieme straordinariamente laico. I bambini prodigio Glass arrivano all’età adulta con la loro oceanica cultura per poi smontarla pezzo per pezzo, nella ricerca della verità. In questo libro si sente la tensione che dovrebbe animare la conoscenza, una conoscenza tutta orientale, che porti alla saggezza, ad una umanità vissuta profondamente, al disprezzo per la pedanteria, per le esercitazioni accademiche, per le arzigogolate costruzioni culturali occidentali.
In una parola, dovremmo vedere il fine ultimo della conoscenza come una sapiente e consapevole semplicità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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