IBS
Carrello Lista desideri Login Registrati Aiuto e FAQ Buoni regalo Spedizioni
Ricerca Ricerca avanzata 
Libri
Leggo
Reparti libri
Architettura e urbanistica
Arte e fotografia
Astrologia ed esoterismo
Biblioteconomia
Biografie
Casa, hobby e tempo libero
Cinema, tv e spettacolo
Classici greci e latini
Cucina, cibi e bevande
Diritto
Economia e management
Educazione e formazione
Enciclopedie e opere di consultazione
Fantascienza
Fantasy
Filosofia
Fumetti & graphic novels
Geografia, ecologia e ambiente
Gialli, horror, noir
Guide turistiche e viaggi
Informatica
Ingegneria e tecnologia
Letteratura: storia e critica
Libri per ragazzi
Linguistica, lingue straniere e dizionari
Medicina
Musica
Narrativa italiana
Narrativa straniera
Poesia e teatro
Psicologia
Religione e spiritualità
Salute, famiglia e benessere personale
Scienze
Società, politica e comunicazione
Sport
Storia e archeologia
Servizio novità IBS
Jenny
Se vuoi saperne di più sulle nuove pubblicazioni nelle seguenti aree, seleziona l'opzione che ti interessa.
Nuovi libri scritti da Giudici Giovanni
Nuovi titoli pubblicati da Einaudi

Inserisci il tuo indirizzo e-mail

Newsletter
Vuoi conoscere le
nostre offerte? Iscriviti alle newsletter di IBS
Libri Books
Dischi MP3
DVD Blu ray
Games eBooks
Tutte
Informativa sulla privacy
Poesia e teatro   Poesia  Raccolte di poesia di singoli poeti 

Giudici Giovanni - Salutz 1984-1986

Salutz 1984-1986 TitoloSalutz 1984-1986
AutoreGiudici Giovanni
Prezzo € 8,26
Prezzi in altre valute
Dati1986, 106 p.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Attualmente non disponibile su IBS
Inserisci il tuo indirizzo e-mail e ti avviseremo quando il libro tornerà disponibile (Informativa sulla privacy)

Invia la prima recensione|
Condividi  Email Facebook Twitter altri
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Brioschi, F., L'Indice 1986, n.10

"Sto lavorando a una sequenza poetica più o meno ironicamente ricalcata sui modi della poesia trobadorica provenzale e del 'Minnesang' germanico. L'io di queste poesie e una specie di cantore-cavaliere che viaggia un po' in tutti i tempi (pare che abbia persino preso parte, lui che parla come un poeta del XII o XIII secolo, alla battaglia della Montagna Bianca, presso Praga, che ebbe luogo nel 1620!) e attinge a materiali di varie culture ('cavalca' per esempio 'una tigre'!)". Così, nel 1984 (cfr. "Viola e durlindana: riflessioni sulla lingua", poi ristampato in "La dama non cercata", Mondadori, Milano 1985), Giudici descriveva "Salutz". Iniziata giusto in quei mesi, subito dopo la pubblicazione di "Lume dei tuoi misteri"(1984), e portata a termine a distanza di due anni, questa nuova "sequenza" viene oggi a confermare una felicità di disposizione poetica che, a partire da "Il ristorante dei morti" (1981), non trova riscontro alcuno nei nostri anni '80: nessun altro autore di versi, voglio dire, ha in questi anni precisato e innalzato la propria fisionomia come a Giudici è riuscito di fare, n‚ arricchito il proprio canzoniere con così costante vena e qualità di risultati.
Il "cantore-cavaliere" di "Salutz" indirizza alla sua dama ("Minne, Midons, Domna") una sorta di rievocazione e commiato, secondo le suggestioni del genere trobadorico "prevalentemente amoroso" a cui il titolo appunto si richiama, contaminate dal ricordo della "lettera epica" scritta nel 1205 da Raimbaut de Vaqueiras al marchese Bonifacio di Monferrato, che con la sua "garbata ma ferma richiesta di riconoscimento per i servigi resi" ha prestato a Giudici, come racconta la "Nota dell'autore", la prima idea del libro. Ancora una volta, dunque, Giudici sceglie di oggettivare l'io lirico in un personaggio costruito e messo in scena a recitare i suoi monologhi-dialoghi, a dare un corpo di parole ai fantasmi della sua esperienza. E ancora una volta, in questo personaggio, riconosciamo alcuni tratti salienti di quelli che l'hanno preceduto: un sentimento di trepida creaturalità, minacciata e offesa nelle sue aspirazioni più elementari, e insieme qualcosa come un arreso disgusto di sé, che lo induce a esibire la sua fragilità umana come viltà complice o colpa, in una rappresentazione volutamente degradata del proprio smarrimento esistenziale ("Quanto scavai quanto scavai nel tetro / Buio budello eterno / A districare spaghi rappezzando / Miei stracci di ricordo ragno e talpa", "Fu nostra parte il nero della stiva / Ansimando su e giù / Alla galera al remo alla deriva").
Una sindrome siffatta ha saputo tradursi, dall'uno all'altro libro di Giudici, in una pluralità straordinariamente plastica di situazioni, avvenimenti, ritratti: e a buon diritto la sua opera è stata definita il più imponente episodio di "realismo poetico" del nostro dopoguerra. Ma il termine merita alcune precisazioni. "Realismo" è per Giudici anzitutto un'attitudine nei confronti della lingua: questo italiano divenuto "lingua nazionale dell'uso" proprio con la generazione a cui egli appartiene (e che già per questo di fatto si distingue dalla generazione anche solo immediatamente precedente di un Sereni o di uno Zanzotto); questa "lingua di comunicazione" che è al tempo stesso una lingua mortificata, "scribacchiata da pletore di giornali, riviste e cattivi libri, gracchiata da milioni di radioline, offesa da valanghe d'impostura pubblica e privata, stravolta dalle smorfie dei pupazzi televisivi, saccheggiata dal sistematico perseguimento del sensazionale, blaterata dai falsi maestri del pensiero..." (cfr. "Un paese di dialettanti", 1982, poi in "La dama non cercata", cit.); questo nuovo volgare insomma, il cui trionfo è anche e contemporaneamente sfacelo, nella sua "variante colta milano-romanese" o nella sua "variante umile tosco-genovese", è scelto sin dall'inizio a materia e luogo della propria "quˆte". Qui egli ricerca, come un poeta delle origini, le virtualità riposte, le avventurate coincidenze che la trascolorino in lingua d'arte (e si veda ancora, in proposito, il citato "Viola e durlindana"). Tale attitudine risolutamente ostile a ogni lingua poetica prefabbricata e separata, anche se memore di una sua propria tradizione elettiva da Pascoli a Saba, ha certo trovato spontaneamente espressione in modi che potremmo qualificare (appunto in senso stilistico-retorico) come comico-realistici: ma forse sarebbe più corretto parlare di una naturale disposizione alla contaminazione e alla mescolanza dei registri, costantemente incalzata, a sua volta, da un prodigioso fervore ritmico, da un senso visionario della parola come presenza fisica, dal virtuosismo di una sintassi ora scorciata, fitta di inversioni, ellissi, nominalizzazioni, anacoluti, ora precipite in sequenze parallelistiche fino alla sublime tiritera.
Assiduo e accanito fabbro del parlar materno, Giudici ha bensì spesso affidato alle sue "maschere" un'ottica "realistica"; ma era questo piuttosto "un realismo dimezzato e preterintenzionale", come è stato acutamente osservato, il realismo "di chi è costretto ad una assoluta contiguità con gli oggetti, e tiene conto della realtà perché non può sorvolare su di essa: ne è investito in pieno, giorno e notte, nelle sue ansie coscienti e nei suoi agitati dormiveglia". In fondo il personaggio che egli mette in scena è sempre, in una sua maniera mite e senza pretese, apparentato ai personaggi di Kafka, e comunque già ci ha messi sull'avviso con un suo presago apoftegma: "Non cerco la tragedia, ma ne subisco la vocazione". Allora si capisce perché, quando la "realtà" che ora lo assedia è quella "fin troppo lacrime-e-sangue" evocata in "Salutz", la tensione tra linguaggio figurativo e colloquio interiore, tra mondo pubblico e ossessioni private, si accentua a favore del secondo termine. Ciò che sorprende, semmai, è l'esito di una svolta così delicata.
Con il suo "cantore-cavaliere", Giudici rivisita infatti la topica cortese dell'amore come esperienza esclusiva, nella variante però (più ardua e inconsueta) di conflitto, lacerazione, catastrofe: traducendola, con una reinvenzione dalla riuscita affatto originale, nella topica tutta moderna della nevrosi, della regressione all'ancestrale, della pulsione di morte. Alla struttura numerologicamente elaborata del libro (sette sezioni di dieci poesie, ogni poesia di quattordici versi per una somma di 980, a cui si aggiunge un Lais di venti versi portando il totale a mille) fa riscontro, sul piano stilistico, la tendenza a ricomporre la varietà dei moduli espressivi (dagli intarsi preziosi agli stranierismi, dal calco illustre al termine triviale) in una sorta di intenso, consumatissimo trobar clus che l'agio degli impeccabili endecasillabi e settenari (i due versi prevalenti in quasi tutte queste liriche) finisce spesso per porre in risalto proprio mentre lo scioglie in evidenza cantabile.
Il dispiegamento delle risorse di un mestiere ormai così interamente posseduto da esser diventato seconda natura, lungi dal coincidere con un esercizio più disteso e distaccato dell'arte, sembra al contrario assecondare un'urgenza oscura e inquietante: "quelle Muse-Furie che tuttavia mi perseguitano, impedendomi di adagiarmi, di spegnermi come vorrei, di annullarmi nel mare del non esserci..." (cfr. "La musa inquietante", 1983, poi in "La dama non cercata", cit.). Più ancora che alla conquista di uno stile "tragico", il trobar clus di Giudici si dischiude a una dimensione - propriamente "mistica" - un ansioso misticismo esistenziale che è forse la nota più nuova della sua ultima, più matura poesia. Ne risulta un libro certo difficile, che si rischiara solo a una lettura pazientemente compitata: ma ammirevole sempre, per l'incontrovertibile esattezza di certe variazioni su tema assegnato, la capacità di condensare il vagheggiamento iperletterario di cadenze, clausole, ritmi dimenticati con l'impegno in una scommessa vitale che non consente di essere elusa.
Giudici ha saputo, nella sua lunga carriera, condurre una personalissima, instancabile sperimentazione senza mai essere un poeta istituzionalmente sperimentale, ha fatto proprie tutte le malizie dell'arte senza nulla concedere al formalismo letterario; vietandosi nel suo artigianato la seduzione di scorciatoie risolutive, ha voluto presentarsi come un umile alunno delle Muse. Per una ragione o per l'altra, o magari anche solo per averlo preso troppo alla lettera, molti di noi hanno finito per attribuirgli una vocazione di poeta minore, certo di grande talento e perfettamente compiuto nel suo genere, ma pur sempre minore Forse proprio in forza di tali ragioni la sua opera ha finito invece per smentirci. Nei nostri anni '80, caratterizzati significativamente (a differenza dello scorso decennio) più dalle fortune del verso che della prosa narrativa, ma più per merito di alcuni "grandi vecchi" (Caproni, Fortini o Zanzotto) che non dai molti giovani Orfei, non è forse un caso se a lui meglio che ad altri è riuscito di affiancarsi con piena autorità a questi rari maestri della poesia contemporanea.

I più venduti di Giudici Giovanni
1.I  versi della vitaI versi della vita
(I Meridiani)
Mondadori
€ 55,25
2.Un  poeta del golfo. VersUn poeta del golfo. Versi e prose
(I grandi libri illustrati)
Longanesi
€ 8,14
3.A una casa non suaA una casa non sua
(Lo specchio)
Mondadori
€ 12,29
4.Eugenio Onieghin di AleksEugenio Onieghin di Aleksandr S.
(Gli elefanti. Poesia Cinema Teatro)
Garzanti Libri
€ 8,34
5.Prove del teatro (1953-19Prove del teatro (1953-1988)
(Collezione di poesia)
Einaudi
€ 4,91
 Tutti i libri di Giudici Giovanni
Chi sceglie questo libro legge anche
Bertolucci Attilio
Bigongiari Piero
Buffoni Franco
Fortini Franco
Lowell Robert
Neri Giampiero
Raboni Giovanni
Risi Nelo
Rossi Tiziano
Sereni Vittorio
Ricerca Ricerca avanzata
Vai a inizio pagina
Libri
Libri in italiano
Libri in inglese
Libri al 50%
Libri scolastici
eBooks
Film e video
DVD
Blu-ray
Musica
CD musicali
Vinile
MP3
DVD musicali
Blu ray musicali
Games
Personal computer
Nintendo Wii
PlayStation 3
PlayStation 2
Xbox 360
Sony PSP
PS Vita
Nintendo DS
Nintendo 3DS
Download
eBooks
MP3
Il mio IBS
I miei dati
I miei ordini
Le mie preferenze
IBS Premium
Lista dei desideri
IBS consiglia

 

Informazioni utili:
Spese e tempi di spedizione
Invio regali
Buoni acquisto (Happy Card)
FAQ
Condizioni generali di vendita
Informativa sulla privacy
PuntiNectar

Pagamenti:
Carte di credito
Carta di credito accettate
PayPal
Paypal
Contrassegno

Come contattarci:
Invio messaggi al servizio di Assistenza Clienti
Tutti i contatti
Lavora con noi

• Seguici su  Facebook Twitter

Servizi per i clienti:
Password dimenticata
Controllo e modifica dei propri dati
Verifica degli ordini effettuati

Opportunità per aziende e enti:
Servizi per le biblioteche
Programma di affiliazione (Informazioni generali)
Accesso alla sezione riservata Partnership Programme IBS
Accesso alla sezione riservata TradeDoubler

Concessionaria di pubblicità:


Con la collaborazione di Argento vivo per il settore editoria libraria

Dati audience certificati Audiweb

Ufficio stampa: Daniela Ravanetti


Altri siti del network IBS:
Libraccio.it
MYmovies.it
Wuz.it
Librerie Giunti al Punto
Mel Bookstore
Librerie Ubik


Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.



Copyright © 1998-2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati

Licenza SIAE n. 229/I/05-359.

Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie

 



Funzione di ricerca basata su FACT®Finder di OMIKRON