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De Luca Erri - Non ora, non qui | "Questo breve e intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase - mi sembra - i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti. Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma, e il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto. Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte bagna queste pagine. E la luce in cui il protagonista de "Il posto delle fragole" di Bergman vedeva i propri genitori ancor giovani intenti a pescare con la canna sulle rive di un lago. Leggendo questo libro che rievoca i momenti di un'infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quell'immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato." (Raffaele La Capria)
Media Voto: 3.2 / 5valeria volpescacciapensieri@libero.it (08-11-2004) una saga di ricordi di un povero ragazzino napoletano che mal vive il suo problema di balbuzienza...scritto con un lessico pari a quello di un qualsiasi studente di quinto liceo.Tra l'inconsistenza della storia e la banalità del lessico risulta essere,a parer mio,uno dei classici libri da non consigliare a nessuno!!non sò come si sia meritato l'onorevole titolo di scrittore. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Oscar Grimaldi zagabren@libero.it (14-04-2004) Il primo libro "importante" di Erri De Luca l'ho letto per ultimo, causa difficoltà a reperirlo.
Alla luce dei libri successivi (Aceto, Tu mio, Te cavalli, ecc) "Non ora, non qui" mi pare ancora un attimo acerbo. I temi cari a De Luca ci sono tutti ma mi pare vengano sviluppati in modo meno fluido che nei successivi. Irrinunciabile comunque
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Francesco (02-01-2004) Un personaggio sgradevole (sarà così anche lo scrittore?) racconta la storia di una famiglia che non meritava e che non se lo meritava. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Bartolomeo Di Monaco bartolomeo.dimonaco@tin.it (15-05-2003) La resistenza alla povertà opposta dai genitori del protagonista in modo insolito: “Non parlavamo napoletano. I genitori si difendevano dalla povertà e dall’ambiente con l’italiano”, è una sorta di estraniazione ben più complessa e devastante di un dolore fisico. Nonostante i tentativi del protagonista, che si addestra “da straniero”, si avverte subito che i suoi non sono occhi forestieri (e non lo saranno neppure quelli della madre), e che non si può sfuggire alla corposità di Napoli, se vi si è nati: “Conoscevo la febbre di sempre di quelli che non vogliono più essere poveri”, e la sua osservazione nasce dall’interno: “I bambini che ho sentito piangere da bambino, al di là del muro, per strada, avevano pianti di ferite, di colpi presi al volo, appena passavano vicino”, dai vicoli, dai sotterranei, dalle piazze accese di sole, dagli antri bui, dalle persone che si sono conosciute, come la vecchia domestica Filomena: “Vivemmo con persone amate senza saperlo, maltrattate senza accorgercene”, “partecipavo del dolore e del pericolo del mondo intorno dove cadevano colpi che nessuna bravura poteva contrastare” e soprattutto: “non ero testimone di tutto quel male e del mondo, ma responsabile.” Ci si avvale della forza dirompente e vivificatrice del ricordo, si osservano alcune foto, quella della madre, ed esse si animano subito del movimento della città, di rumori, persone, immagini e suoni vivi. De Luca è qui al suo primo romanzo, lo stile è lineare, e manca delle invenzioni stilistiche che verranno più tardi, ma non se ne sente affatto la mancanza, essendo attratti da una tessitura che ha nel passaggio dall’immobilità al movimento il suo punto di forza. Il ricordo nasce come assenza che si trasforma in vita. La foto che ritrae la madre ancora giovane, sui trent’anni (“È bello scendere in una fotografia”), mentre il protagonista ha toccato la sessantina, diventa, per questo, occasione di intensa sorgente di ricordi, segnati da un sentimento tenero e misurato, con espressioni che sono felici creazioni a sé, come queste Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Melania celetna@usa.net (04-11-1999) E' una lettera accorata alla madre, un grido disperato che nasce da un cuore in parte rimasto bambino. Si tratta di un cammino a ritroso, fatto di piccoli passi, fatto di sensi di colpa, di silenzi che soffocano mille parole nell'anima triste.
Si parla di un'infanzia senza domande e quindi senza risposte...
Si tratta di uno sguardo al passato, come d'incanto reso immobile da una fotografia.
Si tratta di uno splendido libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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