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Adottata da un ufficiale tedesco, Naja si costruisce una nuova identità rinunciando pian piano alla sua lingua, alle sue radici, alla memoria del suo popolo - i leggendari Tuncian, nomadi della steppa tra Iran e Mongolia. Una microstoria calata nel maremoto della Storia, un ritratto di bambina e di donna che si dilata ad affresco epico e mescola la mitologia dei nomadi con gli scenari del secondo conflitto mondiale.
Media Voto: 4 / 5Bruno - da Parigi (01-01-2005) Questo libro si puo' dividere in tre parti : la storia e la vita del popolo tunciàn, nomadi discendenti di Gengis Khan (di grande interesse); la campagna di Russia e la caduta di Stalingrado nel '43 (eccellente); l'inserimento della protagonista (tunciàn) nel mondo occidentale (scadente, banale). Poteva venirne fuori una storia molto originale, con un grande personaggio femminile. Peccato. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (06-09-2001) Ho letto questa meravigliosa opera prima tutta d' un fiato, per tanti motivi. Una scrittura esemplare, una storia accattivante, il profumo di terre lontane, l'eco della storia e dei suoi avvenimenti che attraversano spazio e tempo senza perdere pathos. Colpisce lo stile avvolgente che l' autrice usa e la vita della protagonista, semplice ma immersa nella Storia che cambierà i destini di due popoli, che giunge al lettore attraverso i sentimenti di una bambina "nomade". Spero vivamente che Silvia Di Natale ci regali un' altra perla, peccato che "Kuraj" sia passato inosservato. Un libro imperdibile per chi ama la storia, la magia della memoria e la sfida del viaggio, il coraggio di vivere una vita altrove. Regalatelo a chi volete bene! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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