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Tabucchi Antonio - Si sta facendo sempre più tardi. Romanzo in forma di lettere | Ora con tenerezza, ora con sensualità, nostalgia, rimpianto, struggimento, rancore, ferocia o delirio, diciassette personaggi maschili attraverso diciassette lettere ad altrettante figure femminili, tessono i fili di un'insolita trama narrativa fatta di cerchi concentrici che paiono allargarsi nel nulla, povere voci monologanti forse avide di una risposta che non potrà mai venire. Ad esse risponde infine, raccogliendo le diverse vicende in un romanzo epistolare polifonico, una voce femminile distante, implacabile e allo stesso tempo colma di pena per loro. L'insieme è un percorso tra le passioni umane dove l'amore è l'illusorio punto centrale, in realtà punto di fuga che conduce verso le zone più oscure dell'animo.
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti. Media Voto: 2.60 / 5Fabio Palma fp@fabiopalma.net (07-03-2009) Intendiamoci, è "leggero" per essere un capolavoro. Diciamo snello, Ma è un gran libro, va dentro le cose, e sviscera le persone. Non è poco, coi libri in circolazione. Io lo consiglio. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
gianfranco (21-01-2006) un po' saccente un po' presuntuoso - rispecchia il personaggio credo. ma non si può biasimare un autore come Tabucchi. "Piazza d'Italia" "Sostiene Pereira" che dire? Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Silvia (31-10-2003) Meraviglioso in ogni parola. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
hag reijk eemalavasi@t-online.de (08-10-2003) Un libro che non si riesce a gustare d'acchito. Comprato, iniziato e messo via. Ma via non ha voluto farsi mettere. Ripreso e ricominciato. A poco a poco si è aperto, rivelando inquietanti atmosfere, dove il tempo è abolito, dove porte conducono ad altre porte. Una riflessione sulla morte, prima che questa venga a mostrarci le ultimi immagini che "porteremo" con noi.
In qualche modo un'opera a sè, che non ha senso comparare altre sue di narrativa. La scrittura qui evoca ma non racconta.
hr Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Aspasia aspasiasuperstar@virgilio.it (07-10-2002) Non un libro ma un viaggio incongruo tra i pensieri alati di uno scrittore "sui generis". Ed i sentimenti che ne suscita non possono che essere apprezzati da chi non rispetta i classici canoni della scrittura. Da chi riesce a capire che la parola può essere poesia, che la poesia è mistero, che l'amore è poesia, che questa lettere sono uniche ma allo stesso tempo possono essere state scritte da chi ha amato e vissuto senza pregiudizi. Un libro che non smetterò mai di leggere... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Riccardo (26-03-2002) un libro inutile. credo che se non si ha nulla da dire sia meglio non scrivere. peccato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Gianluca Tung (31-12-2001) Francamente mi ha deluso un pò dopo aver letto il bel "Damasceno". Certo alcune epistole (Buono come sei e Si sta facendo sempre più tardi in particolare) sono belle e in alcuni momenti ho ritrovato anche sprazzi di prosa-poesia che mi hanno ricordato "Il libro dell'inquietudine" di Pessoa ma nelle altre (eccessivamente ostiche) mi è risultato davvero molto difficile destreggiarmi.
Insomma alla fine del libro mi sono ritrovato con uno strano senso di liberazione... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
nicola (14-12-2001) Dopo aver letto con piacere "Sostiene Pereira" e "La testa perduta di Damasceno Monteiro" devo ammettere di aver affrontato uno dei libri più brutti degli ultimi anni. Illeggibile. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Matteo C. (13-12-2001) "In medio stat virtus", e forse anche il giudizio più approppriato per l'ultima fatica di Tabucchi, un'opera a corrente alternata: emozionante quando non si fa prendere da un delirante "stream of consciousness" di Joyciana memoria (scusatemi, ma non sono riuscito ad arrivare in fondo all'Ulysse), irritante quando invece parte per la tangente. L'idea del romanzo in forma di lettere è bella, ma il gioco alla lunga stanca. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
letizia leghil@tin.it (06-12-2001) Una delirante logorroica attività di scrittura, tipica forse, di chi veramente ha più poco da dire. L'unico libro che ho dovuto cessare di leggere, dopo aver perso la speranza che tutto il farneticare potesse acquisire un senso logico.
Colorita e discreta la capacità descrittiva il resto un vero delirio. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Paolo, Milano tabuk@tin.it (20-11-2001) Un libro riuscitissimo che ha saputo stupirmi fin dalle prime pagine. Un mondo di sentimenti veri e palpitanti che riporta il grande Tabucchi alle vette dei suoi primi romanzi/racconti e che forse può essere apprezzato fino in fondo solo da chi conosce la bibliografia completa dello scrittore. Dopo alcune prove non proprio riuscite ed eccessivamente politiche, l'autore ha saputo ridare voce e corpo alle grandi passioni di ognuno di noi. Un ritorno, insomma, alle emozioni di Requiem, Piccoli equivoci senza importanza (che considero il suo capolavoro), Notturno indiano.
Bravo Antonio: hai riconquistato la capacità di emozionare con la lucidità e l'abilità stilistica che ti contraddistingue. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maurizio (03-09-2001) Sono con Ombretta e Letizia Ricci, finora l'unico lettore maschio a non disapprovare. Secondo me questo e' un capolavoro. Forse la struttura del "romanzo in forma di lettere" ha disorientato qualche lettore, ma per me questa prova conferma che Tabucchi sia uno fra i migliori scrittori in attivita'. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
michele (30-08-2001) che delusione: quasi illeggibile, tranne qualche raro battito d'ala. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Ombretta ombretta77@hotmail.com (31-07-2001) E' il primo libro che leggo di questo autore.
Lo considero un genio dei nostri giorni. Il suo modo di scrivere è assolutamente originale e unico, i suoi periodi lunghi, quasi da leggere senza riprendere fiato, scorrono veloci come le acque di quel fiume di cui narra, il suo immaginario (che distingue dalla memoria) è fatto di frammenti di ricordi che messi insieme a volte suonano contrastanti, dissonanti e apparentemente privi di logica (ma poi "che cosa ha senso nella vita?" - si domandano i suoi personaggi - "niente" risponde l'autore).
Ne deriva uno stile assolutamente originale, che colpisce (scatena fastidio e risate), che comunque crea qualcosa di nuovo perchè suscita pensieri e sicuramente invita tutti noi a riflettere sulle cose che ci circondano e i sentimenti che dominano le nostre vite, alle quali solo noi possiamo dare un senso...
Nel leggere le "sue" lettere si prova malinconia, commozione, tristezza per ciò che i mittenti delle lettere hanno vissuto o vivono e in quasi tutti possiamo ritrovare parte della nostra "storia". Bando al pessimismo cosmico in cui si può credere sia caduto l'autore: in tutte pervade una sensazione di consapevole accettazione della propria esistenza, di cui si può anche gioire se è stata toccata almeno una volta dall'Amore, motore dei sentimenti.
Un'osservazione a coloro che lo hanno criticato o lo criticheranno per aver aver scritto lettere sconclusionate (forse a volte solo un pò ostiche): rileggete il libro abbandonando i vostri schemi razionali e logici, lasciatevi guidare dalle parole e navigate nel mare di voli pindarici dell'autore senza opporvi. I pensieri ("che sono alati") vi colpiranno e proverete sensazioni uniche. Chi di voi non rivivrà un'amore finito oppure sospeso?
Unica nota di disaccordo: in alcuni racconti sono troppo frequenti i rimandi a citazioni letterarie straniere, riportate nella lingua di orgine, di cui sovente manca la traduzione.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lara (10-07-2001) questo libro non è certamente il più riuscito di Tabucchi. Manca un filo logico che leghi insieme le varie lettere, anche se fra le righe si possono trovare sprazzi di autentica poesia. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Sandro Florenzo sandro.100@libero.it (07-07-2001) L'ho comprato perchè mia zia me ne ha parlato con entusiasmo ma , aimè, non sono riuscito a finirlo; ho provato ad afferrarne il filo, il senso, la logica senza riuscirvi. Adesso è nella mia biblioteca nello scaffale più alto fra i libri da riprendere quando sarò più ...."cresciuto". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Francesco (24-06-2001) Di sostanza, in Tabucchi, ce n'e' sempre stata poca, ne' fanno eccezione il tanto acclamato
Sostiene Pereira (un'ideuzza sviluppata con totale indifferenza nei riguardi
della verosimiglianza) e tanto meno l'orrendo Testa tagliata ecc. Che
qualche lettore incominci ad accorgersene e' consolante. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
tiziano (09-06-2001) un tabucchi spentissimo Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Letizia Ricci da Grenoble! lrc@wanadoo.fr (29-05-2001) Mi spiace non essere per nulla d'accordo con gli altri lettori, ma per me questo libro, si, forse delirante, è una pagina sterminata di poesia, pura poesia in prosa. Dai passaggi che ti accompagnano nelle pieghe dell'anima e dell'incongruità dei sentimenti ai "tonfi" nella cruda realtà dell'emoglobina (paradosso eccezionale), della pelle, delle pievi che tutti riconosciamo col loro sfondo rosso arancio vedendole scorrere sul finestrino dell'auto. La forma epistolare è ideale per parlare e parlarsi, identificare ed identificarsi. Ho ricordato subito Requiem ... ed i brividi di emozione tanto sensuale quando eterea che Tabucchi mi riesce a trasmettere. Chi altri riesce a scrivere poesie parlando di atomi e di cene? Chi altri ci ha parlato d'amore senza canovacci precostituiti e stravisti? Chi riesce a dare il passo del tempo senza mettre un'ordinata temporale? (ma non è un caso l'amore per Pessoa). Tra pragmatismo ed estemporaneità mediterranea, trovo sempre e sempre di più il grande Tabucchi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefano stem2000@katamail.com (22-05-2001) Quasi illeggibile, purtroppo. Sebbene l'abbia letto in un pomeriggio, cercando uno sprazzo che lo recuperasse dalla profonda inutilita' in cui affonda dopo le prime 15 pagine. E ne e' valsa la pena, perche' l'ultima lettera, di Arianna e delle Moire, e' tanto bella da dare i brividi. Ma non basta a salvare il libro. Ne' basta la copertina, stupenda. Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 23
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