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Agnello Hornby Simonetta - La Mennulara | Sicilia, 1963. Maria Rosalia Inzerillo, più conosciuta come la "Mennulara" (la raccoglitrice di mandorle), è morta. Domestica della famiglia Alfallipe e amministratrice del suo patrimonio, la Mennulara è però soprattutto un mistero per la popolazione del paese. Tutti ne parlano perché si favoleggia sulla ricchezza che avrebbe accumulato, forse favorita dalle relazioni con la mafia locale. Tutti ne parlano perchè sanno e non sanno, perché c'è chi la odia e la maledice e chi la ricorda con gratitudine. Senza di lei Orazio Alfallipe avrebbe dissipato proprietà e rendite. Senza di lei Adriana Alfallipe, una volta morto il marito, sarebbe rimasta sola in un palazzo enorme. Senza di lei i figli di Adriana e Orazio sarebbero cresciuti senza futuro.
Recensioni 1 - 20 di 47 recensioni presenti. Media Voto: 3.82 / 5Silvia shiondgl@interfree.it (30-01-2008) Libro scritto magistralmente, che mi ha fatto conoscere una Sicilia che non sapevo, personaggi ben delineati e veri nei sentimenti che esprimono, nelle esistenze che vivono. Emozionante in ogni suo capitolo. Bellissimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Newe (28-08-2007) Ben scritto e scorrevole! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Paola1977 (05-05-2007) Dov'è il "divertimento maestoso" di cui parla Busi?????
Bella mossa pubblicitaria per un libro che al massimo mi ha strappato qualche sorriso (tiratissimo).
Mi sembra che l'autrice abbia cercato di copiare autori che,prima di lei,hanno eletto la Sicilia come fulcro delle loro storie,ma non basta essere siciliani (o mezzi siciliani...) per saper raccontare la Sicilia.
Niente di originale.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
cri (09-04-2007) In poche pagine tutta la Sicilia della fine degli anni cinquanta , primi anni sessanta del 900.La povertà, il profondo classismo che diventa discriminazione e abuso nei confronti dei più deboli e, in particolare, delle donne.
Donne obbligate all'ignoranza, crude e indurite dalla vita che , riescono ,però , a trasmettere i valori dell'onestà, della dignità e del rispetto.
Uno spaccato di vita ironico e amaro ma caldo come il sole che sembra di sentirsi addosso quando si leggono le descrizioni dei pomeriggi di Roccacolomba. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
giulietta (09-12-2006) Il libro è fantastico, scritto molto bene, avvincente...geniale!Mi spiace se qualcuno non lo ha apprezzato, è vero che da leggere "c'è tanto", e forse è questa cosa che può turbare...
Superconsigliato! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maria Luisa Sotgiu (13-05-2006) Ho terminato oggi di leggere “La Mennulara”, di Simonetta Agnello Hornby, edito da Feltrinelli: sono stupita della bravura dell’autrice di aver saputo scrivere un romanzo della Sicilia degli anni 50-60, della vita di paese, della gente di quell’epoca, della vita di una “crìata” , (serva), riuscendo ad attirare l’interesse del lettore con la caratteristica del genere “noir”.
La figura della protagonista principale del romanzo, Maria Rosalia Inzerillo, detta la Mennulara, ovvero raccoglitrice di mandorle (lavoro che svolgeva da giovinetta), nasconde dei segreti che si intuiscono fin dall’inizio, ma non si riesce a capire esattamente quali siano e il lettore prosegue a leggere avvinto dalle vicende che si susseguono, per riuscire a capire che cosa nasconde la cameriera-padrona, la cameriera che ha dedicato la sua vita alla famiglia di Orazio Alfallipe, l’avvocato che lei ha amato, e dal quale è stata riamata. Una donna che si è comportata con il padrone come una donna innamorata, aspettando che lui si pentisse di essersi allontanato per seguire i capricci di un’amante, aiutandolo a catalogare i reperti antichi ritrovati negli scavi, imparando a studiare i segreti della ceramica greca, a capire la musica che a lui piaceva tanto; aiutandolo infine a salvaguardare il patrimonio della famiglia, che senza la sua amministrazione si sarebbe perso.
La figura di questa donna è stata descritta con rispetto, con amore, con pietà per i dolori che ha dovuto subire nel corso della sua vita: da giovanissima quando subì uno stupro da parte del figlio del capomafia della zona, fino alla sua morte.
Il linguaggio è particolare: nei dialoghi si sente il modo di parlare dei siciliani.
Il libro merita piena votazione.
Maria Luisa Sotgiu
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefania (07-03-2006) Il libro l'ho letto così come si beve una medicina, proprio perché me l'aveva regalato un'amica che ne era rimasta entusiasta. Noioso, provinciale, stupido e scritto male. Improbabile in tutte le sue sfaccettature e anch'io come qualcun altro che ha lasciato qui il suo commento ho trovato eccessivo il commento il Aldo Busi , che lo definisce "un divertimento maestoso", non è divertente ne tantomeno maestoso anzi proprio mediocre. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
xxx (23-02-2006) Lo stile della narrazione ricorda le telenovele, ed il dramma interiore di Maria Rosalia Inzerrillo, viene svelato al lettore che ha la pazienza di raggiungere la lettura degli ultimi capitoli.
S.A. Hornby attraverso una trama fitta ma spesso noiosa, riesce a costruire con abile pazienza l'interesse nei confronti del suo personaggio " LA MENNULARA". Il volume in mio possesso, edito dalla Feltrinelli, era corredato di fascetta verde chiaro con sopra stampata la seguente frase : " Un divertimento maestoso."
Aldo Busi.
Mi sembra davvero troppo per un testo che considero poco più che mediocre. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Carla carlapuleo@libero.it (27-01-2006) Ho "conosciuto" l'autrice tramite una intervista radiofonica su una piccola emittente locale cuneese che ha nel proprio palinsesto un programma fantastico che parla di libri "Il posto delle parole". Ho letto "La zia Marchesa" e sono corsa a cercare il precedente libro. Molto bello! La figura della Mennulara è descritta molto bene e soprattutto il piccolo paese che ruota attorno al mistero della sua vita. Stupendo! Da leggere tutto di un fiato! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Barbara (18-03-2005) Uno spaccato della remota Sicilia, e di una donna meravigliosa.....che prende forma dalla parole della gente... bellissimo. Consigliatomi e consigliato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maria rosa giannalia maryama@interfree.it (04-02-2005) Di scritture sulla Sicilia e i siciliani ce ne sono parecchie, molte sono di alto livello perchè penetrano l'essenza della sicilianità. Cosa che invece questo libro è molto lontano dal fare. Anche se l'autrice si sforza di penetrare in quell'essenza, c'è un eccessivo indulgere alla "costruzione" narrativa. L'architettura del racconto è sapientemente commerciale, l'autrice sa a quale pubblico rivolgersi. Ma non è certo quello che ama immergersi nella scrittura non per evadere ma per restare e conoscere. Questa assai improbabile Mennulara avrebbe potuto vivere dappertutto tranne che in Sicilia.Anche la lingua utilizzata non ha il coraggio dell'ambiente che descrive: qualche parola qua e là per dare colore, ma non troppo, altrimenti i lettori potrebbero irritarsi!. Buono da leggere in treno in alternativa a qualche giallo pocket. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
SergioPicariello sergiopic78@libero.it (15-12-2004) Veramente un pastrocchio, sono pienamente d'accordo con ant. Una storiella senza gloria; poche idee per un dejà-vù frammentato e molto noioso, inspiegabilmente preceduto da una massiccia campagna pubblicitaria.
Mi guarderò bene dal leggere "La zia Marchesa". Voto: 1 / 5 |  |  |  |
alessandra (09-11-2004) veramente un bel libro, che resterà nella mia memoria, lo consiglio a tutti Voto: 4 / 5 |  |  |  |
luciano sangrila31@hotmail.com (30-10-2004) Tra i grandi romanzi sulla Sicilia (Verga, De Roberto, Capuana, Tomasi di Lampedusa) e questo c'è la stessa differenza che esiste tra un dipinto e la sua copia in puzzle. Il dipinto esprime la bellezza, la poesia, l'armonia come le ha viste ed espresse il genio del pittore. Il puzzle si compone di tanti frammenti troppo lucidi che mettono in risalto solo le linee di congiunzione e ne tradiscono la natura di prodotto industriale, asettico, costruito, freddo, artificiale, che vorrebbe riprodurre le emozioni del dipinto di cui è copia ma non ci riesce. Tra 50 anni questo romanzo, frutto di un paziente lavoro di tavolino ma in cui non esiste il minimo pathos, sarà stato triturato dal tempo e dimenticato, mentre i grandi romanzi di cui sopra brilleranno per sempre nel firmamento della letteratura. Ma il cruccio maggiore è che coloro che lo trovano incantevole non conoscono nè De Roberto nè gli altri. Ma così va il mondo. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ant (11-10-2004) Non so come si fa a definire un capolavoro un "pastrocchio" come questo, mi ricorda i peggiori libri di bevilacqua e busi Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ALESSANDRA (06-09-2004) SPLENDIDO, LO CONSIGLIO A TUTTI! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Laura Vinti (30-04-2004) Una grande figura di donna, cui fa da sfondo un'umanità descritta con affetto, acume e ironia, senza tacerne le meschinità né tantomeno i piccoli gesti di eroismo quotidiano e misconosciuto.
Leggo che le sono stati contestati i cliché sulla Sicilia, forse a ragione, forse a torto, non so. Dal romanzo esce una figura di donna talmente potente, convincente e toccante, che poco importa se il mafioso abbia o meno i tratti consunti dell'uomo d'onore tante volte propinatici.
Da leggere, più volte. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio Cerretani fabiocerretani@virgilio.it (25-01-2004) Doveva venire qualcuno dall'estero per ricordare, a questa terra afflitta dai tanti Baricchi, funzionari di partito e figli di personaggi importanti, come si deve scrivere. Un libro (semi)italiano contemporaneo che finalmente sa di qualcosa, racconta fatti e non seghe mentali, e a me in particolare ricorda (ricorda e basta, sia chiaro!...) gli esordi nella lettura con Pirandello, Brancati, Sciascia e tutti i siciliani... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Andrea (19-12-2003) Buon libro, fresco, come probabilmente solo una palermitana "inglese" (o forse ormai viceversa) potrebbe riuscire a scrivere..alla faccia di Camilleri. Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 47
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