|
|  |
Montesano Giuseppe - Di questa vita menzognera | Famiglia di imprenditori partenopei senza scrupoli, arricchiti a dismisura, i Negromonte godono dei favori e dell'intesa del potere centrale e sono padroni indiscussi della città nonché pionieri di una nuova economia di rapina. Vivono in un immenso palazzo settecentesco ricalcando grottescamente un presunto fasto borbonico, circondati da una corte di ecclesiastici, precettori e segretari. Distruggere e ricostruire sono le parole d'ordine. Vendere Napoli, il Golfo, il Vesuvio, e fare Eternapoli, una sorta di enorme parco tematico, è il loro progetto.
| La recensione de L'Indice |

Questa ultima fatica narrativa di Pino Montesano era molto attesa... E non soltanto perché c'era stata in mezzo una vicenda editoriale travagliata - dopo due titoli di successo Nel corpo di Napoli (1999) e A capofitto (2001) Montesano aveva divorziato dalla casa di Segrate ed era passato in Feltrinelli - ma perché lo scrittore di S. Arpino è nel panorama degli scriba quarantenni uno dei più originali e seguiti: anche dal pubblico giovanile... Di questa vita menzognera, titolo che Montesano ha sottratto a una poesia di Blok, narra con tanti registri - grottesco, divertente, amaro, paradossalmente speranzoso - della saga di una potente famiglia meridionale - i Negromonte - imprenditori di una post-new-economy che decidono di abbandonare le loro obsolete attività capitalistiche per lanciare un folle ma redditizio progetto globale: rifare Napoli dalla testa ai piedi per eternarla in un immenso palcoscenico dove "ognuno recita se stesso come in un museo a cielo aperto"... C'è qualcuno che ha la forza - l'interesse - di fermare questo progetto che fa tutti padroni e che distrugge per costruire contrabbandando cultura e bellezza? Singoli personaggi: come Andrea - il figlio piccolo dei Negromonte - che sceglie Gesù Cristo come ritmo vitale... Oppure come Cardano - dandy scaltro e malinconico - che mangia alla greppia dei parvenu e tenta di imbrogliarli... Poi c'è l'io narrante Roberto: che per la sua famiglia nun 'e buono - vorrebbero impiegarlo in una loro agenzia turistica - e che rifiutando il diktat sceglie un'altra schiavitù: quella di segretario di Cardano. La sognata - da Roberto - archeologa Nadja... Ciro l'autista pazzo per il Mondo ma non sordo ai richiami della coscienza compassionevole... La bimba Nina, Miranda, Bianca... E un invisibile disobbediente - Scardanelli - che lancia nell'aere messaggi a favore del senso delle parole e della resistenza, "perché una rosa è una rosa, il pane è il pane, la bellezza è la bellezza". Tra pranzi pantagruelici, divorzi alla "Novella 2000" e preparativi per il lancio di Eternapoli con una grande festa carnascialesca e sanfedista, si giunge all'epilogo che trasforma la Napoli che tutti conosciamo in una gigantesca gora attraversata da una folla movimentata dai neo cardinali Ruffo. Il finale chiaramente non lo anticipiamo perché è spiazzante... Una sola cosa ci ha colpito del testo, che è intriso di napoletano, quasi a rappresentare l'irreversibile umore nero de La Città: la presenza di una prospettiva cristologica... Montesano sembra quasi dire: se anche oggi ci fosse una nuova Rivelazione passerebbe inosservata... Viviamo tempi che non contemplano apostolati di alcun genere: né prime comunità cristiane dove vivere una comunione indifferenziata alla luce del Vangelo... La Speranza è una virtù d'attesa ma quando i mandorli non fioriscono si impara a vivere facendone a meno... Tutto perduto quando Nadja, Roberto e il bestiale uomo di Neanderthal Ciro risalgono la collina di Cuma - il Golgota? - per poi discendere verso il mare... ? "Saremo giudicati sull'amore?". Amen... |
12 recensioni presenti. Media Voto: 3.75 / 5andreab (25-05-2009) Libro spiazzante? E infatti anch'io sono rimasto spiazzato...e se il voto non è alto, temo che la colpa sia più della società che dello scrittore, troppo presto sommerso da una realtà in rapida evoluzione.
A mio avviso ai molti pregi posti nell'intuizione del libro, non corrispondono comunque nella realizzazione finale una pari capacità narrativa e elaborativa. Una volta delineati i personaggi e la trama, la sensazione è che l'autore fatichi parecchio a portarlo a complimento; spesso i capitoli paiono ripetere le medesime situazioni.
Ma la cosa più spiazzante è che quello che potrebbe sembrare un affresco grottesco, apocalittico, satirico , scritto poco più di un lustro fa, oggi sembra solo una banale istantanea del presente.
I protagonisti non appaiono più surreali o eccessivi, perchè i ritratti di Saviano sui Casalesi o le figure vomitate dai reality show e dalle cronache mondane e politiche superano di gran lunga le invenzioni narrative di Montesano, banalizzandone lo sforzo creativo. Un libro purtroppo non più su un domani prossimo venturo ma su un oggi ormai realizzato. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
franko (16-12-2006) e chi poteva mai immaginare di avere per professore uno scrittore cosi famoso.
peppe montesano the best!!!!!!!!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Barbara (04-07-2006) Davvero ammirabile questo libro di Montesano, mi piacerebbe che qualcuno lo trasformasse in film perché ha una capacità visionaria fuori del comune. Non perdetelo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mara milamara@libero.it (17-03-2006) "Di questa vita menzognera", un libro davvero bello... è avvincente e coinvolgente, forse non semplicissimo da seguire e capire, ma ASSOLUTAMENTE da leggere! e poi fa riflettere molto... per non finire in un mondo come quello dei Negromonte... (e non ci manca poi tanto...) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stirnero (01-09-2005) Capolavoro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LUDOVICO DI BENEVENTO (10-11-2004) MOLTO INTERESSANTE LA CRITICA CHE FA L'AUTORE ALLA SOCIETA' NAPOLETANA CHE CADE SEMPRE PIU' NELLA VERGOGNA....PECCATO CHE A NAPOLI NON ESISTANO TANTI "ANDREA" Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (19-10-2004) Si fa leggere con leggerezza e curiosità, purtroppo manca di originalità nei termini dialettali. Le frasi in partenopeo sono scontate, senza fantasia, troppo da "pseudo-intellettual-no global-chic" Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Carmen Aconito carmen.aconito@hotmail.it (01-06-2004) Aver letto il libro in questo periodo mi ha fatto provare una certa angoscia. Lo so che è il CASO, ma i Negromonte non saranno amici del signore di Arcore? La distruzione/ricostruzione di Napoli mi fa pensare a ciò che il signore di cui sopra sta facendo in Sardegna. Comunque a parte le mie ansie partenopee, il libro è buono e va letto.
Carmen Voto: 4 / 5 |  |  |  |
vittoria (27-04-2004) Montesano è senza dubbio un autore preparato e le sue letture sono avvincenti. Tuttavia, chi come me ha letto questo libro subito dopo aver letto "Nel corpo di Napoli" resta deluso. "Di questa vita menzognera" mi è sembrato il 'precipitato' della sedimentazione di "Nel corpo di Napoli".
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Simone (25-04-2004) La storia avvince, l'ho letto tutto d'un fiato.
Peccato che "finisca" senza un epilogo: tutto si conclude "in medias res", in una sospensione lacerante degli eventi.
Mi sono sentito preso in giro...non è che per caso al mio libro mancano le ultime conquanta pagine, per esempio?! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Massimo Russo massimo.russo@katamail.com (29-06-2003) Leggere Giuseppe Montesano è un’esperienza arricchente. E non solo per il portato culturale di questo autore preparato e sensibile, ma per la sua verve, l’invenzione narrativa che ricrea lo stile già noto di Montesano.
“Di questa vita menzognera” è il romanzo della maturità: un luogo nel percorso artistico dell’autore dove confluiscono connubio inscindibile e naturale tra italiano e napoletano; stile in sottrazione, nonostante l’uso costante del grottesco; dovere morale dell’artista di rappresentare il suo tempo e darne una lettura profetica.
Non ci sembra esagerato dire che Montesano con questo romanzo si candida a vero (unico?) interprete dei tempi famelici in cui ci è toccato vivere, quando la politica, intesa nell’uso e consumo personale, non è altro che l’ultimo strumento di un predare non più pago della parte, per quanto grande, ma rivolto ormai, senza vergogna, al tutto.
Montesano costruisce una storia che è uno spaccato della nostra realtà, ma la novità più consistente sta nel fatto che la Napoli di questo romanzo non è più la città capoluogo della Campania, con la sua chiara e inconfondibile collocazione geografica (e nonostante l’accurata topografia), così com’era “Nel corpo di Napoli”, è, bensì, il luogo, la città-emblema nella quale, in qualsiasi luogo geografico reale, tutti potremmo finire a vivere. E in questa città-simbolo si perpetra il furto dei nostri tempi apatici, quello dell’opinione, sempre più condizionata dal conformismo economico e sociale, attraverso merci e idee. E’ questa la grande preoccupazione di Montesano, che ci ruberanno le idee e noi non riusciremo a vedere nient’altro oltre quello che ci viene proposto e nel modo in cui ci verrà proposto.
In questo senso “Di questa vita menzognera” è un romanzo totale e apocalittico, senza geografia e senza storia perché anche quest’ultima, orwellianamente, sarà cancellata attraverso il continuo aggiornamento architettonico, ve Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Goffredo (30-05-2003) Nonostante le pontificazioni di Mozzillo, Montesano sembra non riuscire ad uscire fuori da un certo campanilismo ideologico-culturale, che è il limite che accomuna i tanti emergenti scrittori del Mezzogiorno. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Montesano Giuseppe |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|