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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

De Luca Erri - Il contrario di uno

Il contrario di uno TitoloIl contrario di uno
AutoreDe Luca Erri
Prezzo
Sconto -15%
€ 9,78
(Prezzo di copertina € 11,50)
Dati2003, 120 p.
EditoreFeltrinelli  (collana I narratori)
 
Disponibile anche usato a € 5,75 su Libraccio.it

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Descrizione
Il volume raccoglie 19 racconti e un poemetto in versi. Cinque sono apparsi nella piccola raccolta "I colpi dei sensi" (Fahrenheit 451, Roma 1993). In questa sequenza di racconti esiste un motivo conduttore: l'insistenza degli affetti e della memoria, l'ossessione di una felicità che trova condivisioni e coerenze e che prova di volta in volta a chiamarsi amore, comunismo, giustizia. Infatti, "Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato".

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 30 recensioni presenti.  Media Voto: 3.3 / 5 | Invia recensione

baciccia (28-04-2008)
Ero indecisa se dedicare il mio tempo a leggere quei due paginoni dei critici qui sotto o il libro :) ho scelto la seconda e ho fatto bene. lo scrittore è capace e sensibile, scusate se è poco. criticarlo per quelo che fa o dice è ideologia. perchè tanto livore?
Voto: 5 / 5
mary (13-02-2008)
Caro Olmo, non ho ancora finito di leggere il libro "il contrario di uno" e per motivi ovviamente personali me ne sono già innamorata; chiaramente ogni cosa ed ogni libro sono "de gustibus" ma volevo dirle che i suoi commenti sono gli unici che ho apprezzato fra tutti.
Voto: 4 / 5
Elena (27-02-2005)
Bellissimo, commovente, essenziale. Grazie ad Erri De Luca per scrivere libri così
Voto: 5 / 5
Raimondo Oliviero raimondo2@hotmail.it (12-02-2005)
Eeee se tutti i muratori fossero come te...... chissa' che mondo sarebbe. Bravo Erri
Voto: 5 / 5
elena e.ragazzi@ceris.to.cnr.it (28-09-2004)
Nei racconti, l'autore ci racconta episodi in cui la sua persona è entrata in rapporto con un tu, presente o lontano, ma mai raggiunto. Per questo tutte le pagine sono piene di uno struggimento che coinvolge il lettore ma gli lascia nel cuore l'amaro della mancanza di una risposta. La scrittura in questo contesto non è solo strumento di comunicazione di contenuti, ma essa stessa sorgente di sentimenti, essa mi è parsa piena, carnale, sincopata come lo sono appunto i sentimenti. A volte però fino ad arrivare ad apparire artificiosa e inadeguata. Infine, forse per la natura stessa di raccolta di racconti, ho chiuso il libro con un senso di incompiuto. Pare di essere all'inizio di una strada. Non sono ancora sicura che valga la pena percorrerla.
Voto: 3 / 5
Vittorio Mazzamauro (17-09-2004)
Pare tenue, ma è flaccido. Pare immaginifico, ma è solo paranoico. Pare biografico, ma è pornografico. Pare morale, ma è didascalico. Pare ermetico, ma è confuso. Quel che è certo, De Luca ha un suo pubblico di lettori-consumatori, quindi vale la pena pubblicarlo. Questione di marketing, certo, la letteratura è altrove. Pare letteratura ma è paraletteratura.
Voto: 1 / 5
Lise (24-06-2004)
Non e' il primo che ho letto di Erri. Forse non e' tra i migliori, ma forse piu' degli altri e' riuscito a toccare corde della mia anima che non ascoltavo piu' da tempo. E la loro musica e' bellissima. Piu' che un libro una sorta di saggio sulla vita, sull'essere profondo del genere umano, in armonia, piu' che in simbiosi, con la natura. Mi stupiscono quindi e mi amaraggiano oltremodo i commenti negativi letti su queste pagine; non li condivido affatto. Grazie Erri, il mio cuore riesce ogni volta ad ingrandirsi invece di avvizzirsi. Con affetto, Lise
Voto: 5 / 5
lucia (11-05-2004)
L'ho letto velocemente, affinchè fosse più indolore possibile. Sono arrivata alla conclusione che pagine di questo tipo comunque servono,... a rafforzare il proprio pensiero e stile di vivere che, nel caso mio, è proprio l'opposto di quello dello scrittore (SCRITTORE??!!).
Voto: 1 / 5
Freddy (05-04-2004)
consiglio all'autore di tornare a fare il muratore.
Voto: 1 / 5
DAVAR (20-01-2004)
Peccato che alla fine preferisca l'uno al due perchè viene voglia di sposarlo. Subito. Anche in chiesa.
Voto: 5 / 5
AleRoots radix79@libero.it (14-01-2004)
Non conoscevo per nulla Erri De Luca, questo è il suo primo libro che leggo. Una serie di 18 racconti, caratterizzati da temi ricorrenti, ma slegati l'uno dall'altro. Il filo conduttore è quello del titolo, il rapporto fra l'Uno, la solitudine, e il Due, che, per usare le sue stesse parole, "non è il doppio, ma il contrario di uno". Lo stile è particolare, riconoscibile. Ruvido, ma allo stesso tempo avvolgente e delicato, leggere le sue pagine è un piacere estetico, un entrare nei bozzetti che dipinge con fedeltà verista. Scritto con fare autobiografico, i racconti ripercorrono le tappe di una vita, si vivono le situazioni in prima persona; i temi toccati ruotano ad alcuni soggetti principali: un viaggio in Africa, le ascensioni in montagna, le lotte di classe contro la polizia, l'emigrazione continua, i lavori umili e faticosi. Ho letto questo libro, l'ho apprezzato, pur accorgendomi di non condividere tutte le idee che ci stanno sotto l'ho preso come una testimonianza, quasi storica, dei tempi passati, che io non ho vissuto. Invece molti dei fatti reali citati nel libro sono anche recenti, e nelle note autobiografiche si legge l'anno di nascita dello scrittore, napoletano classe 1950; l'impressione è che quello che lui descrive, benchè attuale e contemporaneo, sia filtrato, storpiato da una visuale vecchia, rimasta a qualche decennio fa, ancorata a un classismo sociale che non esiste più, animata da moventi e ideali ormai superati dall'avanzare del sentire e della società italiana. Non so dire se questo fosse nelle intenzioni, un tratto caratterizzante del suo stile, o invece un attributo di quest'unico libro, solo ulteriori letture mi permetteranno di capirlo; per ora rimango con l'amaro in bocca e qualche immagine profonda e toccante nella memoria.
Voto: 2 / 5
Francesco (02-01-2004)
In realtà si tratta di una ammissione binaria: il contrario di uno è zero (peccato non disporne per dare il voto).
Voto: 1 / 5
mm (27-12-2003)
mi metto nel mezzo. un libro piacevole e veloce da leggere, probabilmente me lo dimentichero'. punto.
Voto: 2 / 5
Olmo (21-10-2003)
Cara Giacomelli Fulvia, mi piacerebbe essere illuminato da lei sul concetto di maturità e immaturità, ad esempio sapere su quali indicatori questo concetto si basa soprattutto quando lo mette in relazione con "ceto medio alfabetizzato" [!] o se scrive con una certa qual spavalderia "si interroga felicemente e problematicamente [!!]... Per farla breve, e le assicuro senza alcuna intenzione di offenderla: un qualsiasi scritto, anche fosse di due righe, decontestualizzato dalla sua origine può diventare risibile e meritevole di essere fatto a pezzi. Il libro di De Luca non è esente da critiche, questo è chiaro, anche per i motivi talvolta espressi in maniera illuminata dai due da me citati, ma - e qui cominciamo a far chiarezza - è l'opera che deve o può essere non esente da critiche, non l'autore: opera e autore non sono la stessa cosa anche se ai più la cosa sfugge; lo è per la musica, lo è per la pittura e lo è anche per la letteratura, perdoni il tono saccente. Chi prende a pretesto un'opera per distruggere il suo autore, dimostra di intendersi ben poco di critica (come il sottoscritto, del resto) e quindi anziché produrre inutile "rumore", si limiti a dire se piace o non piace e perché. Siamo in democrazia, certo, ma un po' di misura non guasta, non crede?. ;-) Saluti.
Voto: 3 / 5
Giacomelli Fulvia (08-10-2003)
caro Olmo, mi dispiace ma lo pseudo-critico sei tu se ti rifiuti di ragionare... La recensione di Massimo Onofri è invece acuta e si interroga felicemente e problematicamente sul successo di uno scrittore molto (troppo) sopravvalutato da un ceto medio alfabetizzato ma ancora molto immaturo.
Voto: 1 / 5
Olmo (01-10-2003)
Vittorio Giacopini e Massimo Onofrio, mhmmm.... Puzza un po'da pseudo-critici-cervelloni incapaci di trovare un qualsiasi periodico disposto a pubblicare i loro eruditi editoriali e che non trovano niente di meglio da fare che invadere questo "forum" per far bella mostra di sé accanendosi contro il comunque-non-esente-da-critiche Erri de Luca. Ecchecacchio! Che vi avrà mai fatto il buon vecchio Erri, eh? Forse siete l'oggetto dell'acoltellamento che il protagonista di uno dei racconti del ns.rifila a uno sbruffone di passaggio? Sembra di sì. Pensate alle coronarie e a gasarvi un po' meno, va... Detto questo il libro di De Luca mi è moderatamente piaciuto.
Voto: 3 / 5
vittorio giacopini (Lo straniero) (16-09-2003)
"Non abito più in città, non sono più cittadino di una comunità di insorti”. Ora fa il vate a riposo, il vecchio saggio. “60mila copie in due mesi, in vetta di tutte le classifiche…”. Da queste altezze abissali Erri De Luca smozzica nuove frasi solenni e guarda indietro. Dopo aver civettato a lungo con le sacre scritture a beneficio delle languide platee di C.L., lo scrittore ha fiutato l’aria e ora estrae un’altra carta vincente dal suo mazzo truccato. Oggi è il tempo delle memorie politiche e dell’autobiografia (sempre amara e dolente), delle parole ribelli, dei proclami ringhiosi. Oggi è il tempo della colpa e poi dell’espiazione e dell’assoluzione. Oggi è il tempo di parlare di ieri (e di entrare in classifica). Con “Il Contrario di Uno” (Feltrinelli 2003) e col suo libro gemello – “Lettere da una città bruciata” (Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002) – il maledettismo per palati piccolo borghesi e l’operaismo da spiaggia di Erri De Luca raggiungono forse il loro culmine sommo. Il piccolo scrivano di Lotta Continua non è mai stato tanto ambizioso e così ispirato. Oggi parla di sé e fa teoria, si racconta e racconta la Storia, fa quadrare i conti. Mentre ammicca al pubblico fingendo di girargli le spalle (ma non è Miles Davis e la posa non regge), De Luca questa volta punta esplicitamente a scrivere il grande testo politico e vuole gettare un ponte tra le “generazioni”. La quarta di copertina di Lettere è un manifesto teorico in pillole e una tronfia dichiarazione di intenti. “La parola politica è oggi carica di connotati loschi, di interessi privati… queste lettere tengono conto di un altro tempo della parola politica…. risentono di quella parola politica, una voce aspra, incompatibile con l’andante e con l’andazzo”. È tutto un “c’era una volta” degli anni settanta (senza il “vissero felici e contenti” ma con un allarmante aggancio al presente). Una “generazione insorta”, “la comunità divisa e militante, contagiosa” affratellata nel comunismo. Il “recinto degli insorti”, la “loro notte rinchiusa”. I la
Voto: 1 / 5
massimo onofri (Diario) (11-09-2003)
Mi è stato sempre difficile trovare una ragione del successo, non dico di pubblico, ma di critica, dei libri di Erri De Luca. Quanto a quello di pubblico, che ha raggiunto talvolta punte di entusiasmo (se non di fanatismo), una qualche motivazione si può forse trovare: prima o poi ci tornerò. Il contrario di uno non è stato da meno dei precedenti, anzi, e quell’entusiasmo è addirittura incrementato: presentando, al meglio dell’esemplificazione, e per un discorso di ordine più generale, tutte le caratteristiche della prosa di questo scrittore. Poco importa che la materia di questi racconti sia autobiografica: la voce è quella di sempre, impostata sugli stessi toni da actor’s studio della letteratura: per vicende – tra la fine dei Sessanta e i Settanta sino all’oggi di Genova e della caserma Bolzaneto – che toccano i movimenti studenteschi e operai, il lavoro da manovale, l’alpinismo, l’Africa le febbri malariche e il volontariato, Napoli e la famiglia, Roma gli amori la vita randagia e ribelle, e così via dicendo. Ma veniamo al nostro discorso. Quel che colpisce subito è un processo in cui De Luca è certo maestro: l’enfatizzazione del banale. Sentite qua: «Infilo la camicia di lana a scacchi bianchi e blu. L’ho comprata dopo aver letto un racconto in cui era importante. In montagna porto sempre quella. L’ho presa da un libro, è calda e letteraria. Mi fa rigovernato e a posto per la cena», dove risultano davvero grandi le speranze che De Luca sembra riporre nella letteratura, ovviamente quanto alla sua possibilità di redimere il reale e rendercelo sublime, mentre io non so fare a meno di pensare continuamente a tutto il sudore che quella camicia, sempre la stessa, avrà accumulato in così tante escursioni. Estetismo operaio, direbbe qualcuno: non solo. De Luca è un gran lettore e traduttore della Bibbia, non si sa se più tentato da Che Guevara o da Madre Teresa di Calcutta: sarà forse per questo che anche la più inoffensiva delle notazioni, quando aspira a testimoniare una sua ineluttabile verità, gli dive
Voto: 1 / 5
Paolo papizzim@tin.it (01-09-2003)
Ancora Erri, ancora la sua poesia, ancora la sua gentilezza, ancora i suoi ricordi che non so perchè sposano i miei. Profondo come sempre, riesce a farti amare ogni riga dei racconti raccolti in questo libro. Riesce a farmi amare la Napoli da me volutamente abbandonata e riesce a farmi commuovere leggendo di luoghi e posti che ormai vivono nella mia mente solo come immagini sbiadite ma che si ricolorano della propria luce grazie al suo scrivere. Forse sarà un pò la nostra natura solitaria o il desiderio di gentilezza che spesso ci abbandona, a farci amare ogni libro di Erri. Leggere i suoi libri è come stare seduti uno davanti all'altro bevendo un caffè ed ascoltando le sue parole.
Voto: 5 / 5
Lory (21-08-2003)
Kitsch d'autore.
Voto: 1 / 5
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 30

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