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Benni Stefano - Achille piè veloce

Achille piè veloce
Zoom della copertina
TitoloAchille piè veloce
AutoreBenni Stefano
Prezzo € 14,50
Prezzi in altre valute
Dati2003, 231 p., brossura
EditoreFeltrinelli  (collana I narratori)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 2 giorni lavorativi

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Descrizione
Ulisse è un giovane scrittore in crisi creativa (un tempo ha scritto un libro ma si è fermato lì), lavora in una casa editrice sull'orlo del collasso ed è innamorato di Pilar-Penelope, una bellissima immigrata senza permesso di soggiorno (ma non rinuncia alla sua inveterata poligamia). Un giorno riceve la lettera di uno sconosciuto che lo invita a un misterioso appuntamento. Ulisse, incuriosito, risponde e conosce Achille, un ragazzo gravemente malato che gli apre un mondo inatteso di assurdità, vitalità e dolore.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Il mito, sia pure assimilato nel totale ribaltamento di sé. Ci sono diversi buoni motivi (tutti però, conviene precisare, ininfluenti sulla formulazione di un giudizio critico) per invitare alla lettura dell'ultimo libro scaturito dalla prolifica vena di Stefano Benni. Particolarmente degni di nota ci sembrano i motivi legati all'importanza che può rivestire proprio il mito, un qualunque mito, agli occhi di una determinata civiltà in un determinato momento della sua storia.

1. Il mito è un punto privilegiato d'osservazione sulla realtà e un luogo ideale di schieramento storico e di militanza ideologica. L'autore sa eleggere questo luogo a suo personale campo di battaglia come pochi, sparando a zero contro i mali e i vizi della società e contro le nefandezze della politica e usando, come al suo solito, l'arma della comicità d'invettiva, crassa, grottesca e a tratti sguaiata, o quella, sottilissima e assai più acuminata, dell'umorismo. Perché, come insegna Pirandello, la comicità si lascia spesso decifrare attraverso un epidermico avvertimento del contrario, laddove l'umorismo insegue la verità indossando i panni, ben più impegnativi, del sentimento del contrario: nell'uno come nell'altro caso, a ogni modo, a sovrintendere all'organizzazione di un discorso che accenna un sorriso o sghignazza beatamente del mondo è sempre quel senso del contrario (non importa se avvertimento o sentimento) di cui Benni è in grado di inondare la sua pagina ben al di là delle condizioni di prammatica stabilite dal genere.

2. Il mito, estrapolato dal contesto storico-culturale nel quale trova originariamente espressione, è in condizione di rispondere, in modi di volta in volta diversi, alle esigenze degli uomini di ogni tempo e, dunque, anche alle esigenze dei contemporanei. I quali, leggendo Achille piè veloce, ne ricaveranno la netta sensazione che i mostri reali di oggi non sono i ragazzi deformi, psichicamente turbati e a tratti crudeli come il povero Achille, costretto su una sedia a rotelle e in grado di comunicare solo attraverso la tastiera di un computer, ma i nuovissimi mostri che al pari di Febo, il fratello bello, pulito e cattivo di Achille, tentano un sorpasso in terza fila, vengono ostacolati da chi, nel senso opposto di marcia, ha avuto la medesima idea criminale, guardano il dirimpettaio, prontamente ricambiati, con odio primordiale.

3. Il mito assolve la fondamentale funzione di invitare una civiltà o una nazione a riflettere continuamente sulle proprie origini, a non dimenticare il proprio passato, lontano o vicino che esso sia: soltanto una civiltà o una nazione che siano in condizione di ricordare, infatti, possono realmente sperare di progredire. Il mito è pertanto preziosa occasione di incontro non soltanto con l'immagine universale ed esemplare del genere umano e dei suoi compiti, della sua dignità, del suo valore, ma anche con l'incarnazione di quella stessa immagine all'interno della particolare storia materiale e culturale alla quale ognuno di noi concretamente appartiene. Anche la nostra nazione, sembra suggerire Benni, è bene che torni a ricordare quel che è stata perché si accorga che le parole crude, rabbiose, ingiuriose pronunciate dai personaggi "resistenti" del libro sono, in realtà, parole "pure" e incolpevoli, dettate da una illuminata eresia decisa a combattere la perversa oscurità che ci avvolge: sicché le vite di merda, il puzzo di feci e medicine che il mondo "normale" copre coi profumi, il cazzo di paese che siamo diventati, i cristi di legno a cui la gente s'inchina scavalcando i cristi inchiodati a una sedia o a un letto non ci suonano realmente come parole scandalose o mostruose; semmai, a essere scandaloso e mostruoso, è il mondo; a essere scandalosa e mostruosa è questa nostra provincia dell'impero malavitosa e corrotta, stretta nella morsa della inaudita crudeltà dell'effimero indotto dal consumismo, stordita dallo schizoide, squalesco, inarrestabile chiacchiericcio tracimante da un mezzo televisivo che, tra uno spot e l'altro, invita pelosamente a partecipare alle opere di bene ("Questo paese trabocca di parole virtuose, la televisione le ripete cento volte al giorno, non c'è programma che non sponsorizzi qualche buona causa. Eppure è diventato ogni giorno più razzista e insensibile. O siete sordi, o quelle parole sono false").

4. Il mito può essere sfruttato come un formidabile strumento per una piena acquisizione della conoscenza di sé e per una profonda maturazione delle proprie scelte ed esperienze. Può allora ben essere di utilità, se non alla presente generazione, alle generazioni future, perché arrivino a possedere una anche soltanto labile coscienza della direzione da intraprendere, perché non crescano come quei bambini innaturalmente adulti che avviene sempre più spesso di veder raffigurati nelle immagini pubblicitarie o come quel bambino orrendamente adulto che, mimetizzato alla tappezzeria dell'auto del genitore, suona il clacson urlando parole impossibili, queste sì realmente scandalose e mostruose ("Non rovinare la macchina di mio babbo, troia!").

5. Il mito legittima pienamente l'aspirazione dell'uomo a rappresentarsi come l'assoluto protagonista del suo destino e come l'interprete di un mondo governato a un tempo dalla necessità della legge e dalla manifestazione della libera volontà. Purché la legge non sia tiranna e la libera volontà non autorizzi all'imitazione dei comportamenti razzisti e prevaricatori di Febo e delle intemperanze verbali, anche queste, ancora una volta, realmente scandalose e mostruose, che ne sottolineano continuamente la realizzazione ("Ti chiamo dopo, frocio. Cazzo vuoi, marocchino non te l'ho chiesto io di lavarmi il vetro. Stai a destra, scema, con quel motorino di merda").

Ma il mito è anche il luogo simbolico d'incontro con una cultura e una mentalità che riconoscono nella diversità, nella discontinuità, nella contaminazione le orme lasciate da un'umanità in costante ricerca lungo il suo plurisecolare cammino: e un paese "che ha venduto la sua varietà, la sua meravigliosa bastardaggine, il suo sangue di mille colori, in cambio del privilegio di sedere coi più forti, che forti non sono, sono soltanto più armati e disperati", quelle orme le ha ormai irrimediabilmente cancellate. Restano i sussulti di coscienza di quei pochi fortunati che riescono ancora a intravederle e a seguirle. Magari alla maniera di Stefano Benni, che ha per questo chiesto aiuto al mito e ai suoi leggendari personaggi (i soli capaci di ridere della mostruosità del mondo: perché "ridere dei piccoli dolori è sollievo dei deboli. Ridere sull'abisso è proprio degli eroi") e, naturalmente, al suo stile scoppiettante, che mai ci è apparso così piacevole scoprire diverso, discontinuo, contaminato. Il quale Benni, consapevole che le esortazioni all'uso di un italiano più regolato, più serioso, più pulito suonano di questi tempi politicamente sospette ("Vigili di merda, scrocconi, parassiti", grida a un certo punto il solito Febo, furibondo per il traffico, "c'è ancora tanto da ripulire in questo paese, e il cavalier Forco lo farà"), immaginerà forse volentieri di "resistere" non soltanto in quello che dice ma anche nel modo in cui lo dice (che è poi il modo in cui lo ha sempre detto). Contro ogni supposta ipotesi di ipocrita pulizia linguistica. Nella difesa della "sporcizia" accumulata proprio grazie alla continua tensione espressivistica delle sue scelte stilistiche.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 91 recensioni presenti.  Media Voto: 3.48 / 5

valerio Valerio_napoletanodoc@hotmail.it (04-12-2009)
Io vorrei solo chiedere se Benni si è ispirato alla storia dell' uomo elefante per quanto riguarda la malattia di Achille e per il resto non ci sono parole per descrivere la bravura di questo scrittore nel trasmettere emozioni al lettore penso che sia il migliore scittore moderno...
Voto: 5 / 5

claudia (21-06-2009)
Questo libro è stato molto emozionante,a mio parere stefano è uno scrittore che sa coinvolgere il lettore a tal punto di immedesimarsi nel protagonista e viene da pensare la propria reazione nella situazione di ulisse vi dico solo una cosa se non avete ancora letto questo libro leggetelo vi fa vedere la vita anche da altri punti di vista.
Voto: 4 / 5

Alessandro (03-12-2007)
Bellissimo libro, molto profondo. Trattando il personaggio di Achille sarebbe stato molto facile cadere nel buonismo, cosa che invece Benni evita con stile creando un personaggio accattivante e molto umano.
Voto: 5 / 5

senna senna@freemail.it (02-11-2007)
Solito grande Benni, non il sui libro che mi è piaciuto di piu, ma ottima lettura
Voto: 4 / 5

giovanni (14-05-2007)
uno dei libri migliori di benni, ke nn è il mio scrittore preferito, ke spesso scrive banalità, ma ke a volte azzecca dei piccoli capolavori. Questo nn è un piccolo capolavoro, ma è cmq un bel libro... Benni propone personaggi meno stereotipati del solito, e crea un personaggio (achille) molto intrigante, diverso dai soliti personaggi disabili ke troviamo nei libri, ke sono buonisti e noiosi. Tuttavia il personaggio Pilar è uno stereotipo (mi kiedo quando riusciremo ad avere un libro di benni con tutti i personaggi ke siano persone vere e nn stereotipi, ideali o caricature).
Voto: 4 / 5

lavina91 (15-04-2007)
ho letto questo librto diciamo per caso...mi ha "obbligata" la mia professoressa di italiano a leggerlo.sinceramente non sapevo neance che esistesse...inizialmente non mi sembrava gran che infatti i primi 2 capitoli non è che li abbia capiti poi molto...poi però sono entrata nell'ottica del libro e l'ho capito a fondo.è coinvolgent ed è scritto in maniera molto semplice e consiglio a chi ancora non lo abbia fatto di leggerlo perchè tratta anche temi molto importanti e seri come ad esempio l'amicizia, la fedeltà, l'eutanasia e il coraggio...la nota negativa è che alcuni passi sono un pò volgari come lessico...in alcune descizioni poteva anche trattenersi un pò il nostro Benni!il mio voto?!4/5 LAVINIA
Voto: 4 / 5

Dario dadofelix@libero.it (15-01-2007)
Come molti,sono un appassionato di Benni. Il libro va preso per quel che è.Non va paragonato ai grandi classici e non va deriso Benni perchè pubblica un libro all'anno.Achille è Achille - lo si odia o si ama, non ci sono mezze misure.Intriga e disgusta.Il talento di Benni è quello di non essere uno scrittore di comodo o "di moda", Benni non mette d'accordo.Forse è per questo che molti lo stimano.
Voto: 4 / 5

Sarinha (21-07-2006)
Terrò nel cuore a lungo il personaggio di Achille e del suo poligamo e politropo amico Ulisse. Achille è una creatura appassionata, irriverente, cosí dolorosamente bella nella sua deformità... Il libro secondo me trova la sua massima espressione poetica alla fine, che mi ha fatto scoppiare improvvisa, nel cuore, un'emozione tenerissima. Grazie Benni!
Voto: 4 / 5

antonio soldanodj@tiscali.it (23-05-2006)
é il primo libro che leggo di benni, è esilarante, comico, sopra le righe e malinconico, che volete di più?
Voto: 4 / 5

CHiara (10-04-2006)
Credo sia un ottimo libro e Benni mi fa morire dal ridere. Ho preferito la compagnia dei celestini, forse perchè più strabiliante.. Baricco e Benni sono di moda??Forse dovreste parlare con un pò di gente qui intorno..
Voto: 4 / 5

Dra (02-03-2006)
Libro molto deludente e Benni non è certo un Dio, ma nemmeno uno sciocco. Piuttosto credo che le persone che parlano con tanta leggerezza di "conformismo"...ma voi non siete conformisti?? Siete tutti uguali!! Cosa cambia in voi? Crescete voi piuttosto, la cultura non è stata fatta solo da paranoici pessimisti (anke bravi, ma pur sempre umani)... Siamo tutti conformisti travestiti da ribelli?! Per favore spendete il vostro tempo sulla Divina Commedia, senz'altro vi eleverà ad un livello superiore a persone che capiscono più di voi e aprono gli occhi su tutto, perfino su queste opere di geniale pochezza. Lettori di Benni? O lettori per amore e basta???
Voto: 3 / 5

maria (12-09-2005)
bravo stefano
Voto: 5 / 5

Milla gecla77@katamail.com (02-09-2005)
é la prima volta che leggo un libro di Benni: Achille piè veloce è di una multiforme ingegnosità.
Voto: 4 / 5

blitiri (15-07-2005)
una delle ultime fatiche di mister io-sono-un-intellettuale-di-sinistra-che-ha-letto-joyce.dietro a questo...giornaletto porno c'è la povertà intellettuale dei nostri...letterati,che,forse ispirandosi a lawrence o a qualche altro porco,si divertono a scrivere romanzetti degni di pippo franco.
Voto: 1 / 5

Aco costa65@libero.it (11-07-2005)
Da anni, appassionato lettore di Benni (e non solo) trovo questa tragironica storia molto bella ed intensa .
Voto: 4 / 5

Annamaria ninnao@tiscali.it (05-07-2005)
Il primo che leggo di Benni. Bello
Voto: 4 / 5

massimo (15-06-2005)
La storia è come sempre leggera e simpatica. non ci sono momenti di altissima comicità e vi è qualche luogo comune di troppo vicino a quelli di saltatempo. Cmq non capisco chi non ama benni e poi si legge il libro, che cmq non è ne terra, ne bar sport, ne la compagnia dei celestini. Io leggo 50-60 libri all'anno e se leggo un autore che non mi piace dopo non ho il tempo per insiterci altre, troppe volte
Voto: 3 / 5

Dottor D. dottordeledonne@hotmail.com (25-05-2005)
Tra i romanzi di Benni è l'unico che sentirei di poter consegnare ai posteri. Ma è probabile che sia solo un colpo fortunato: già col romanzo successivo Benni è ripiombato al solito, infimo livello.
Voto: 4 / 5

Stefano horioka80@yahoo.it (04-04-2005)
Sono un lettore appassionato di libri e di Benni in particolare e non uno come dicono molti di questa rubrica illetterato e amante di questo unico autore.Achille è un libro carino e divertente con immagini davvero uniche.Ma non è il Benni di Saltatempo o di Elianto.In Achille è un po' più scarso,meno ironico e più triste.Mi aspettavo di più, anche se è migliore di tante "porcherie" commerciali che pubblicizzano come opere del secolo.Chi si arrabbia per l'ironia politica di Benni mi fa sorridere.Finalmente un po' di satira che l'Italia ha ormai dimenticato o censurato...
Voto: 3 / 5

silvia (25-03-2005)
In quanto lettrice profana di benni non posso sbilanciarmi su commenti relativi alla coerenza di stile rispetto ai suoi precedenti;tuttavia come primo libro che ho letto di questo autore non posso che dire di essere stata affascinata sia dalla storia tragicomica di stampo beckkettiano che dalla sua libera scrittura.ottimo regalo!!!grazie
Voto: 5 / 5

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