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Di Stefano Paolo - Tutti contenti | Nino Motta, tipografo, abbandona Milano e la famiglia (una famiglia disperata e ostile) e torna a Messina, sotto le mentite spoglie del giornalista, per "indagare" sulla sua infanzia in collegio che, da sempre, è rimasta intrappolata da una memoria "a macchie", incerta, segnata da un misterioso trauma. Una volta in loco non ha difficoltà a far parlare quelli che tanto tempo prima sono stati i suoi compagni, anzi il suo invito a parlare li trasforma in generosi narratori orali. E così le molte testimonianze si incrociano affollandosi intorno a due immagini che hanno accompagnato la vita di Nino Motta: il cappello del padre appeso in corridoio e la figurina della madre Marietta che sale verso il collegio nel suo cappottino striminzito...
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.88 / 5Patroclo (19-11-2009) romanzo per certi verti interessante, "medio" nel senso buono del termine (solidamente realista, privo di compiacimenti), peccato la lunghezza eccessiva e una scrittura certo non particolarmente toccata dall´ispirazione Voto: 2 / 5 |  |  |  |
betty (23-12-2006) accattivante, coinvolgente, pregno di malinconia. mentre lo si legge si respira il profumo di una sicilia ancora attuale e si sente sulla pelle la luce abbagliante del sole che brucia riportando in superficie i lati più oscuri di un personaggio, nino motta, disegnato con un tratto perfetto, lucido e diabolico allo stesso tempo. è difficile staccarsene e non vorresti mai arrivare alla fine per tenerlo tra le mani ancora un po'...
voto 5 Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giuseppe (12-09-2006) I luoghi sono reali e riconoscibilissimi, ed i personaggi anche. Tutto ciò è esistito davvero a Messina nei termini in cui è stato raccontato, ed anche Padre Frasca, il cui vero nome ovviamente è un altro, è mirabilmente ritratto nella salvifica conversazione finale. Il travaglio del protagonista si inserisce bene nella griglia di episodi veri e verosimili raccontati da Di Stefano, e il viaggio a ritroso da lui intrapreso nel tempo come recupero della propria identità nascosta (anche a se stessi) risolve traumi e dubbi condivisibili anche da chi non ha vissuto la propria adolescenza in un istituto per orfani. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
raffaella (04-07-2006) bello appassionante e coinvolgente. Alla fine però si perde in una storia un pò sdolcinata e fuori luogo. Un momento di riflessione sul proprio passato per comprendere il presente. Peccato la virata sulla storiella amorosa che fa un pò sorridere. Per il resto perfetto come gli altri romanzi dell'autore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
oro oroccuzzo@katamail.com (06-07-2005) E’ un romanzo corale, polifonico dove a una a una le voci maschili narranti si succedono e con registro ora da tenore, ora da basso dispiegano a un uomo alle soglie della vecchiaia la storia della sua infanzia, fino allora senza memoria. Solo avendo memoria si può dimenticare, solo definendosi attraverso il ricordo degli altri e proprio si può arrivare a capire chi sei. Questo è il percorso che fa Nino Motta il protagonista, tornando alla terra, ai luoghi e ai compagni dell’infanzia, dove la sua memoria si era persa e che da solo non avrebbe potuto ritrovare.
Ambientato nell’oggi, in una Sicilia di calura estiva, scevra da ogni tipicità, il romanzo di respiro ampio e riflessivo racconta di quest’uomo attraverso un susseguirsi di incontri che sempre più lo convincono e lo spronano alla ricerca del bambino che è stato. Da Ulisse nell’inconscio riesce finalmente a sapere, a conoscersi e ad accettarsi, grazie anche a un risolutivo e salvifico incontro: una giovane donna che lo comprende qual è, o meglio qual è diventato, avendo recuperato dai ricordi dei compagni d’infanzia ritrovati, la propria memoria perduta.
Il ‘coro’ ricompone nota dopo nota gli anni perduti e il passato senza più ‘ memoria a macchia ’ consente al presente, ma soprattutto al futuro di essere vissuto.
Intensissimi soprattutto alcuni ‘incontri’, struggente e illuminante la testimonianza del vecchio, e a sua volta senilmente smarrito, Padre Frasca, l’ex rettore del collegio; semplice e limpida la presenza di Simona, la giovane donna.
Dal bel titolo di citazione dantesca (ma si scopre anche nel racconto un vecchio proverbio che lo giustifica) è un romanzo da leggere. Senza fretta: il ritmo impone il suo tempo e la ricchezza della narrazione merita l’adeguamento ad esso.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giorgio (20-05-2004) P.D.S. ha scritto - prima di questo - due libri bellissimi, densi, disperati. Qui ha cercato più maturità, ha deciso di buttarsi nel viaggio iniziatico, classicamente un ritorno a Sud. Un inizio folgorante, una storia perfettamente impalcata. Ma poi, una tentazione: lo scrittore vorrebbe scrivere un "grosso romanzo", qualcosa di lutulento come l'anima del suo personaggio. E perde un po' di colpi, perde il ritmo forte e bello del suo linguaggio: a un certo punto sembra che le storie raccontate e rimescolate non servano più, che siano di troppo. E il finale sembra un po' appiccicato là. Peccato: stoffa di un grande narratore, tra le cose migliori pubblicate in Italia, ma troppe troppe pagine Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Desi (08-04-2004) Bella storia, scritto bene. Mi ha tenuto una piacevole compagnia durante la lettura: non è certo poca cosa per un libro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
edi (15-02-2004) Com'è che non vedo recensioni? :-) Il libro merita davvero, se non altro per il burbero Nino Motta e l'amoroso ritratto di una città. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alice ameliepoulin.splinder.it (11-02-2004) Sanza infamia e sanza lode. Belle alcune descrizioni di infanzia e il modo in cui man mano i tasselli formano il puzzle... Ma tutto il resto, e in queste 400 pagine è molto, non lascia proprio traccia. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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