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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Maggiani Maurizio - Il viaggiatore notturno

Il viaggiatore notturno TitoloIl viaggiatore notturno
AutoreMaggiani Maurizio
Prezzo € 13,20
(Prezzo di copertina € 15,00)
Dati2005, 193 p., brossura
EditoreFeltrinelli  (collana I narratori)
 
Disponibile anche usato a € 7,50 su Libraccio.it

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Descrizione
Premio Strega 2005.
Il nuovo libro di Maurizio Maggiani raconta di rondini e orse, di animali erranti e migratori.
E migratore è l'uomo, dalla pace alla violenza, dal deserto dell'Hoggar – cuore dell'Universo – ai boschi balcanici, alla mite città di Tuzla, teatro di un assedio sanguinoso. L'autore lascia la parola a uno studioso di migrazioni animali, che si imbatte in tanti personaggi memorabili, e insegue l'utile bellezza del costruire (un pane, un tavolo, una gabbietta per gli uccelli) contro l'orrore della distruzione, la pietà dei piccoli gesti contro l'empietà della guerra.

"Il centro dell'Universo è rigurgito della Terra rappreso in purissimo cristallo. L'Hoggar. Sempli-cità." Uno studioso delle migrazioni animali siede sul colle dell'Asekrem, contempla un tramonto stordito di colori e attende il passaggio delle rondini. In quel deserto – povero, essenziale, nudo – si avverte la prossimità alla nuda, utile bellezza dell'esistere, come forse l'aveva sentita il monaco francese – tutti lo ricordano ancora come "le père" – che in quegli stessi luoghi ha lasciato traccia di sé, del suo apostolato, della sua ascesi. In attesa delle rondini il nostro irundologo ha modo di cogliere l'agile sapienza del suo accompagnatore Jibril, di ascoltare il dimah Tighritz, astuto poeta viaggiante, di consumare amore dolcemente mercenario con la berbera Jashmina, di sentire la fastidiosa incongruenza di una giornalista, Marguerite, arrivata per un servizio sul popolo dei tagil. Ma soprattutto, di fronte all'essenzialità del centro dell'Universo, di fronte alla mite saggezza dei tagil egli misura la distanza dal mondo, dal mondo che altrove collassa nello spaventoso disordine della guerra. E così racconta a Jibril altre storie di erranze e migrazioni: dell'orsa Amapola sorpresa nelle foreste della Carnia, dell'armeno Zingirian incontrato nel suo cammino verso la Bosnia, verso la guerra, del principe polacco Péotocky, del popolo dei kubacy, e soprattutto della donna che cammina lungo le strade del mondo con la sua sporta di plastica in mano, di Perfetta che è quella donna raminga ma è anche la donna di cui l'orsa Amapola ha leccato il sangue, e infine dell'assedio della città di Tulsa. Storia dentro la storia, storia orale – antica e modernissima – che letteralmente migra di bocca in bocca, come un racconto narrato intorno al fuoco, Il cuore dell'universo è un romanzo sulla pietà che l'uomo ha da rendere all'uomo. è un volo, un volo di rondine sulla barbarie di un secolo che non è ancora finito.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Maurizio Maggiani ha scritto un libro bello, intenso, composito, come i suoi migliori. Non è un romanzo, se un romanzo ha un inizio e una fine, un qualche sviluppo, personaggi che si presentano in un certo modo e cambiano nel corso della vicenda. È invece un lungo racconto fatto di tanti racconti, se racconto è narrazione di storie e dei personaggi che vi entrano e ne escono immutati, resi fascinosi e leggendari dalla loro stessa immodificabilità. C'è una cornice che raccorda abilmente il tutto e si insinua continuamente in ciò che racchiude: è un viaggio nelle montagne del Sahara, fatto da un etologo che studia le rondini e le aspetta tra i nomadi tagil, sedendo sul tumulo di padre Charles de Foucauld, il grande mistico e studioso francese che tanti anni ha vissuto in quei luoghi, scrivendo meditazioni, liriche, preghiere, qui abilmente e liberamente parafrasate da Maggiani, nonché un imponente dizionario francese-tuareg, della cui suggestione ha dato di recente notizia Carlo Ossola.

L'esperto delle rondini ricorda che, nel mito, da sempre c'è la figura del viaggiatore inarrestabile che va all'appuntamento con un grande e inspiegabile destino. Ne vede uno procedere infaticabile nel deserto, sprovvisto di tutto e fornito solo della sua silenziosa tenacia, e ricorda che un suo amico armeno ne ha visto, pochi anni prima, un altro, una ragazza che viaggiava, inerme e senza parole, per le terre dell'Europa dell'est dilaniata dalle guerre balcaniche e caucasiche. Si apre così il principale racconto interno, il ricordo degli anni trascorsi dal narratore a studiare orsi sulle montagne della Carnia e poi in Bosnia, fino quando a Tuzla, nel giorno della strage di tanti giovani, le tracce della viaggiatrice misteriosa si ricongiungono con quelle trovate mesi prima su un'orsa esaminata dall'etologo sul Monte Canin. La ragazza forse porta su di sé i segni di una antica, mite e sventurata comunità religiosa, quella dei bogomili, degli eretici dolci e senza speranza, del misterioso popolo kubacio di cui un altro viaggiatore, il famoso scrittore polacco Jan Potocki, aveva avuto notizie sul Caucaso, secoli prima, attraversando le terre che oggi un'altra guerra, quella cecena, sta devastando.

Ma, nelle notti del deserto, intorno al fuoco presso cui canta il poeta che ne rallegra i fuochi o nell'ispezione in Bosnia, sul camion del loquace e inarrestabile armeno, il narratore ricorda e racconta anche un'altra storia: quella della sua infanzia ligure (che gli vale l'apostrofe antica e solenne di "genovese" da parte dei suoi interlocutori), di suo padre forte e generoso, "tappollista" aggiustatutto sagace e onesto, che congiungeva nei suoi lavori la funzionalità con la bellezza, siglandoli col motto "a regola d'arte". Ma non basta. Ovunque si posi la parola di chi racconta: sul deserto o sulle terre desolate dell'Europa, sempre scattano sottostorie, percorsi secondari, personaggi minori ma nitidi e affascinanti. Il finale, spostando ancora il luogo da cui narra il protagonista, chiuderà come in una bottiglia infrangibile il vortice delle storie e al contempo ne preciserà il significato di messaggio lanciato nello spazio, di narrazione in cerca di lettori, di racconto fatto perché orecchie palpitanti di curiosità e amore lo ascoltino.

Di qui, dal tentativo di essere all'altezza di una missione comunicativa essenziale e di un uditorio universale, uno dei principali pregi di questo libro: la qualità della lingua, semplice e solenne, lirica e sentenziosa, limpida e misteriosa, come i pensieri del padre Foucauld. "Nuda e scalza di ragione", si legge più volte, è la forza che muove i nomadi che popolano questa sequela di racconti intrecciati; ma in questa irrazionalità c'è la ragione del generoso affabulare, la sua necessità, che fa tutt'uno con l'eleganza della scrittura, la suggestione poetica dello stile, la sacralità del gesto linguistico.

Qualcuno potrà osservare che l'innesto di una storia nell'altra è un po' forzato, pretestuoso, come se Maggiani avesse voluto mettere in uno solo più libri. Ma, a parte che questa è un po' la caratteristica ricorrente di uno scrittore naturalmente dissipato e prodigo, bisogna dire che qui la pluralità dei racconti, dei luoghi, dei personaggi, delle storie, la loro stessa distanza temporale e soprattutto geografica, la diversità che passa tra l'aggressione di un odio inspiegabile e la pace del deserto (dove però il santo padre Foucauld venne barbaramente trucidato) sono la sostanza stessa di questo Viaggiatore notturno, tutto movimenti, linee che si intersecano e si allontanano, unite e animate dalla voglia di capire l'uomo e il suo destino, la sua ferocia e la sua bontà. Storie di tormenti, di aspirazioni, di generosità, di violenze che solo nell'utilità della semplice, nuda bellezza del creato sembrano trovare una commossa pacificazione, come tra amorose mani a nido una rondine spaventata o sotto un paterno noce un'orsa in fuga o nel bivacco del deserto un uomo che deve svuotarsi del suo dolore.

                                                                                          Vittorio Coletti

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 42 recensioni presenti.  Media Voto: 3.52 / 5 | Invia recensione

Roberto Dal Bianco roberto.dalbi@gmail.com (24-08-2011)
Niente male. L'ho trovato ben strutturato:una Matrioska con una storia che contiene un'altra storia che contiene un'altra storia.Ma tutte legate tra di lavoro anche se lontane nello spazio e nel tempo. Compito di un romanzo è farti divertire, farti riflettere e, possibilmente, farsi ricordare. Quando almeno due di questi elementi convivono significa che il libro val la pena di essere letto.
Voto: 4 / 5
Nya (11-01-2009)
Un insieme di parole e frasi che prendono senso solo dopo una bordolese di chianti o eventuali altri espedienti. Bah!
Voto: 1 / 5
Paolo (11-04-2008)
L'arte è la trasmissione di una sensazione e/o sentimento. E' molto complesso in un folle groviglio di frasi e parole, come in questo libro, percepire tali emozioni.
Voto: 1 / 5
costa don lino (26-03-2007)
Crissimo Maurizio,scusa il tu, ma ho appena finito di leggere il tuo libro per la seconda volta.L'avevo letto appena uscito e, allergico ai premi letterari, l'avevo trovato noiosetto. Qello che più mi aveva incuriosito era il tuo incotro, si fa per dire, con Charles de Foucauld. Di ritorno da un recente viaggio in Algeria, dove non poteva mancare una visita all'Assakrem, questa seconda rilettura mia ha fatto scoprire cose che prima non avevo colto. Le parole ,tue ,messe in bocca al grande Pere, sono appropriatissime, sembra siano sue, e le descrizioni del luogo sono bellissime. Ma non solo questo, anche le pagine su Tuzla sono memorabili, come , soprattutto ,l'eccidio sulla piazza e la sepoltura notturna , sono ma manuale. Coplimenti, sei veramente grande. Facci dono ancora una volta di emozioni così forti e che oggi, scrittori di fama mondiale, raramente ci fanno provare. Grazie.
Voto: 5 / 5
valentina valetrisolo@libero.it (02-03-2007)
Il più bel libro che abbia mai letto. Mi ha emozionato e mi ha fatto riflettere molto...
Voto: 5 / 5
dani (08-11-2006)
Non è un libro omogeneo, tocca delle corde emotive, quasi come una poesia, solo che è scritto in prosa, per questo credo ci sia tanta eterogeneità di giudizi. A me ha toccato le corde giuste
Voto: 5 / 5
Gabriele Lalli (19-09-2006)
Bellissimo, delicato e lirico. Veramente toccante l'episodio di piazza Kapija. La trama del racconto citato da London ("To Build A Fire", che consiglio di leggere) sul finire del romanzo è un pò diversa dall'originale (licenza poetica?). Premio Strega pienamente meritato, considerando anche il livello medio degli scrittori Italiani attuali. Veramente consigliabile.
Voto: 5 / 5
Agata (05-09-2006)
Maggiani è davvero un grande scrittore, merita senza dubbio il Premio Strega. ovviamente è un libro impegnativo che sfugge ad una lettura univoca e veloce, quasi ogni pagina meriterebbe di essere letta più volte. Il tema del viaggio attraversa e informa tutto il libro. Il viaggio inteso come ricerca incessante del valore universale della bellezza e della perfezione che va dalla solitudine del deserto sahariano all'orrore della guerra in Bosnia. La bellezza è negli occhi di chi la guarda, di chi riesce a percepirla e comprenderla nella Sua essenza: niente può distruggerla neanche la guerra. Notevole dal punto di vista stilistico: sobrio, elegante e allo stesso tempo lirico e suggestivo. un percorso interiore che deve passare attraverso mille strade e altrettanti luoghi.
Voto: 5 / 5
Marco (03-09-2006)
E' un libro stupendo, da leggere con la mente ed il cuore. Apre uno scenario che dall'arso deserto arriva a Tusla, in Bosnia, con delicatezza e , nel medesimo tempo, una dura e consapevole dimensione "umana" dei suoi personaggi. Maggiani usa le parole come un vero "tappollista", con lieve fermezza. Da leggere, senza dubbio.
Voto: 5 / 5
Giuseppe (17-07-2006)
Non mi è piaciuto per niente.Troppo Troppo astrattoe troppo troppo inventato.
Voto: 1 / 5
Stefano kimbe5@hotmail.com (02-07-2006)
un libro piacevole che fa riflettere, viaggiare, venir voglia di cercare e pensare alla propria vita..è il primo libro che leggo di questo autore, non l'avevo neanche mai visto in faccia..so solo che è uno di quei libri che ha me personalmente lascia qualcosa.
Voto: 4 / 5
Isla islaatlantide@hotmail.com (02-06-2006)
Non prende, non prende. Anche in questo libro il lirismo dell'autore non cattura perchè non è fatto di carne e sangue veri ma di "belle parole" e di "bella scrittura". Godibili alcuni camei. Maggiani si conferma un narratore di prima classe, privo però della capacità che i grandi scrittori possiedono: marchiare a fuoco il lettore.
Voto: 2 / 5
Laura (10-05-2006)
MERAVIGLISO. POETICO. Un libro che mi ha immerso completamente nella lettura e nel fascino di ogni storia e di ogni personaggio narrato.
Voto: 5 / 5
paolo (13-04-2006)
gli intrighi del mondo... dal deserto alla guerra dagli uccelli ai mammiferi e in tutto questo la ricerca nella nostra mente nel nostro immaginario. Abbiamo mai guardato fuori dalla finestra di casa volando più alti dei palazzacci che ci circondano?
Voto: 5 / 5
Corra (04-02-2006)
Gran bel libro, non posso dire che si sia meritato il premio strega perchè non ho letto gli altri libri che concorrevano, ma è davvero scritto bene e, quella non connessione ta i vari racconti da alcuni criticata è, secondo me il suo punto di forza.
Voto: 5 / 5
michela pisani michelapisani1@virgilio.it (07-01-2006)
E'un libro bellissimo.vera poesia.Ho letto che per alcuni è stato molto noioso e mi viene da pensare che non tutti sono in grado di capire questa"finezza"di scrittura,di stile e di storia. A me ha riempito il cuore e quasi mi dispiaceva arrivare alla fine del libro.
Voto: 5 / 5
antonio (18-11-2005)
libro deludente: mi sono smarrito nei diversi racconti di cui è composto e che non raggiungono mai un'armonia di insieme...dando alla fine un forte senso di incompiuto...è andata decisamente meglio con "il coraggio del pettirosso". libro faticoso: sono arrivato con molta difficoltà alla pagina finale...ostacolato da una forma che scorre poco e da racconti isolati, difficili da ricollegare. libro sopravvalutato: mi riferisco al premio strega.
Voto: 1 / 5
Luigi (07-10-2005)
Un libro di una sensibilità unica con dei momenti di vera poesia, come qualcuno ha già scritto. L' ho trovato stupendo. Una scrittura che tocca l' anima. Quando finirete di leggerlo guardate bene sulla copertina, vedrete ter lucine brillare. P.S.: non ho dato 5/5 perche il massimo dei voti lo conservo per Marquez!
Voto: 4 / 5
Simone (05-10-2005)
Il capitolo più bello è stato l'ultimo, primo perchè il libro finiva e poi perchè c'era una parvenza di logica nel libro stesso, data dal racconto di London. Non mi è piaciuto
Voto: 1 / 5
bax bax@iaciners.org (15-09-2005)
Certo Maggiani ha un bello stile, scorrevole, con un suo fascino lirico. Ma il romanzo (se di romanzo poi si tratta) non decolla mai, non avvince, resta vago. La storia rimane una cornice un po' forzata ad una serie di racconti a sé stanti. Fra tutti mi è piaciuto molto quello riguardante Tuzla. A chi è piaciuto il lavoro di Maggiani consiglio anche "Non si muore tutte le mattine" di Vinicio Capossela. Simile nella struttura, ma molto più visionario.
Voto: 3 / 5
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