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Rivas Manuel - La lingua delle farfalle | Quelle di Rivas sono storie sbalzate in un mondo perduto tra le nuvole. Eppure contengono un brivido di concretezza, affondano dolcemente spietate nei sentimenti, nelle incomprensioni e negli stupori, mischiando ossessioni ultramoderne e atavici dolori. Rivas è soprattutto autore di racconti e qui sono riuniti i migliori delle tre raccolte più conosciute, sotto il titolo di un testo che ha ispirato nel 1999 il film di José Luis Cuerda La lingua delle farfalle, vicenda imperniata sul rapporto tra uno scolaro e un anziano maestro rurale, tra le contraddizioni della Spagna allo scoppio della Guerra civile.
| La recensione de L'Indice |
 "La patria dell'uomo è l'infanzia", così sentenzia il narratore di Un fiore bianco per i pipistrelli , uno dei diciotto racconti che compongono questa straordinaria raccolta di Manuel Rivas (1957), autore galego tra i più conosciuti a livello internazionale, di cui Feltrinelli ha pubblicato anche il romanzo Il lapis del falegname (2000) e il libro per bambini Il pirata testamatta (2001). Nella dimensione del ricordo in cui si collocano diverse narrazioni del volume, l'infanzia assume un ruolo centrale e diviene la tappa privilegiata cui attingere per illuminare l'esistenza. Così, nello splendido racconto che dà il titolo alla raccolta, e che ha ispirato la sceneggiatura dell'omonimo film di José Luis Cuerda, si narra la vicenda di Pardal, un bimbo della provincia galega, e del suo rapporto con un anziano maestro, il cui insegnamento prende le distanze dai canoni tradizionali predominanti all'epoca in cui è ambientata la storia, agli albori della guerra civile spagnola. E sarà proprio la guerra civile a troncare tale rapporto, nel momento in cui il maestro si troverà tra i rossi arrestati dai franchisti, mentre Pardal starà dall'altra parte della barricata, a tirare pietre ai deportati, incitato con foga dai genitori e incapace di comprendere quella contraddittoria realtà. Svariati sono i temi ricorrenti nel libro, formato, come precisa il traduttore nella nota iniziale, dai migliori racconti provenienti da tre diverse raccolte dell'autore pubblicate in Spagna nel corso degli anni novanta. Seppure ambientate in una Galizia il più delle volte rurale o, in qualche caso, in America Latina, meta di moltissimi emigranti di questa regione, tali narrazioni non risentono di alcun tipo di localismo, al contrario sondano aspetti della condizione umana tanto particolari quanto universali. E la prosa che le sorregge appare quasi minimalista, scarna nella sua concretezza, eppure lirica quando ci regala immagini incantate che scaturiscono dai piccoli dettagli quotidiani. Natalia Cancellieri |
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