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Guide turistiche e viaggi   Letteratura di viaggio 

Rumiz Paolo - La leggenda dei monti naviganti

La leggenda dei monti naviganti TitoloLa leggenda dei monti naviganti
AutoreRumiz Paolo
Prezzo € 20,00
Prezzi in altre valute
Dati2007, 339 p., ill., brossura
EditoreFeltrinelli  (collana I narratori)
 Disponibile anche in ebook a € 13,99

Attualmente non disponibile su IBS
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23 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Un viaggio di settemila chilometri che cavalca la gobba montuosa della balena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal Golfo del Quarnaro (Fiume) a Capo Sud (punto più meridionale della Penisola). Parte dal mare, arriva sul mare, naviga come un transatlantico con due murate affacciate sulle onde ed evoca metafore marine, come di chi veleggia in un immenso arcipelago emerso. Trovi valli dove non esiste l'elettricità, incontri grandi vecchi come Bonatti o Rigoni Stern, scivoli accanto a ferrovie abitate da mufloni e case cantoniere che emergono da un tempo lontanissimo, conosci bivacchi in fondo a caverne e santuari dove divinità pre-romane sbucano dietro ai santi del calendario. E poi ancora ti imbatti in parroci bracconieri, custodi di rifugi leggendari, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela. Un'Italia di quota, poco visibile e poco raccontata. Le due parti - o forse i due "libri", alla maniera latina - del racconto, Alpi e Appennini, hanno andatura e metrica diverse. Le Alpi sono pilastri visibili, famosi; sono fatte di monoliti ben illuminati e percorse da grandi strade. Gli Appennini no: sono arcani, spopolati, dimenticati, nonostante in essi si annidi l'identità profonda della nazione. Questo racconto di "monti naviganti" è cominciato sul quotidiano "la Repubblica" ed è diventato un poema di uomini e luoghi, impreziosito da una storia "per immagini" della fotografa Monika Bulaj, che ha seguito Paolo Rumiz in alcune tappe di questa avventura.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Paolo Rumiz è un grande reporter, divenuto con il tempo e i viaggi uno dei più lucidi indagatori e narratori dei nostri anni: dal 1986 ha seguito gli eventi sempre più terribili dell'area balcanico-danubiana, scrivendo nel 1996 uno dei libri più preziosi sulla sanguinosa guerra nell'ex Jugoslavia (Maschere per un massacro, Editori Riuniti, 1996); nell'ultimo decennio ha rivolto la propria attenzione verso l'Italia, da esperto qual è sul tema delle Heimat e delle identità: in questo libro approfondisce e arricchisce le impressioni ricevute nel corso di due grandi viaggi, compiuti nel 2003 e nel 2006, lungo le Alpi e gli Appennini, che lo hanno portato a conoscere le "terre del silenzio", un mondo profondamente italiano eppure quasi dimenticato, lontano dai luoghi "della finzione e del frastuono", vivo anche se remoto rispetto all'immaginario nazionale, alla cultura dominante, quasi dimenticato dalla politica e dagli affari; Rumiz si muove, indaga, ascolta con la sua capacità di interrogare e parlare alpinisti leggendari e anziani sconosciuti, sapendo raccogliere da ogni racconto il gusto delle cose, il senso del tempo trascorso e del tempo presente, il loro dialogo incessante in questi luoghi, mentre giù nella pianura domina il tempo futile del presente accelerato, subito inghiottito nell'ansia dell'attualità. È un viaggio ammirato e nostalgico, colmo di stupori e di felici scoperte, d'improvvise illuminazioni e fulminei resoconti, di ricordi, eventi decisivi e storici, verità imbarazzanti e dolorose, capace di mostrare l'incredibile ricchezza di un paese sommerso e dimenticato, ancora in grado di avanzare in un tempo parallelo, più lento e profondo rispetto a quello di città e pianure. Resta il ricordo di luoghi e persone difficili da dimenticare, come Francesco Bider, operaio tessile biellese, che aveva riconosciuto il male nei crimini della guerra di Bosnia, senza poterlo accettare, ed è caduto poi in Kosovo, mentre lottava con gli indipendentisti contro la pulizia etnica serba.   Giovanni Catelli

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti.  Media Voto: 4.78 / 5

Tiziana (03-01-2012)
Lo sto' leggendo per la seconda volta,perchè l'appennino è la catena delle nostre origini(per lo meno le mie!),quella bistrattata e usata come seconda scelta,rinnegata come il nostro passato agricolo.Meravigliosi i percorsi e i paesaggi evocati. Al tempo stesso non me la sento di demonizzare i "cittadini",come non amo l'interferenza politica tanto cara agli scrittori-giornalisti.Stona e infastidisce questa iper critica su tutto e tutti,questa superbia continua che coinvolge anche la "povera" nerina.Perchè "povero", oggi,sembra voler dire elitario,qualcosa che dobbiamo osannare per giustificare il nostro stile di vita benestante.Molti si dimenticano che i nostri padri si sono spaccati la schiena per farci vivere agiatamente.A me basta questo pensiero per non sentirmi in colpa!
Voto: 4 / 5
Gloria (07-02-2011)
Chiunque ami la montagna, la bella scrittura e il buon giornalismo, dovrebbe leggere questo libro.
Voto: 5 / 5
Marco amicizia32@hotmail.com (13-04-2010)
Rumiz è un viaggiatore. Di professione e di spirito. In questo libro compie in due anni diversi due traversate: le Alpi e gli Appennini. Per valorizzare un Italia che non compare mai sui riflettori dei mass-media e degli eventi mondani (tranne che per qualche fatto di cronaca e, disgraziatamente, per la tragedia recente che ha colpito l'Abruzzo). Un viaggio che non è una fuga dal mondo ma la scoperta di un mondo silenzioso e grandioso oltre che la presa di consapevolezza della vitalità di questo mondo segreto. Il libro è diviso in due parti, le Alpi e gli Appennini, che si dispiegano ciascuna con una musicalità differente rispetto all'altra. Le Alpi appaiono le fiere guardiane, i contrafforti che separano l'Italia dal Nord Europa. Pare di sentire la loro presenza sempre costante mentre il viaggio si svolge fra rievocazioni quasi leggendarie di personaggi del passato (Fra Dolcino, il poeta Mistral, leggendari ingegneri di strade alpine) e incontri ai confini del mistico di personaggi viventi (Mauro Corona, Mario Rigoni Stern, un frate esperto di grappe, un artigiano che fabbrica violoncelli il cui suono fa eco nei boschi, l'ultranazionalista Haider da poco tempo defunto,) con sconfinamenti all'estero, in Svizzera, Slovenia, Austria Baviera e Francia. Sono le catene alpine le vere protagoniste di questa traversata che pare proprio una navigazione fra valli quasi fossero fiordi norvegesi incuneati fra le vette. Ma la vera scoperta è stata la seconda parte del libro, l'attraversamento degli Appennini a bordo di una Topolino - simbolo dell'Italia pre boom economico - dalla Liguria alla Calabria. E' la rivelazione di un pianeta arcano e sterminato che rimanda a riti preromani, dove, come gli ultimi indiani d'America, sopravvivono e resistono uomini-eroi che lottano contro la globalizzazione forzata imposta da poteri centrali e lontani ripetto al loro mondo (pare a volte di sentire i "cafoni" immortalati da Silone in Fontamara).
Voto: 5 / 5
claudio (22-07-2009)
Consigliatomi dalla mia libraia di fiducia, sono contento di averlo letto. Conoscevo Rumiz per il viaggio in treno di seconda classe, ma questo è ancora superiore. E' una bella gara fra Alpi e Appennini, ma direi che delle Alpi si conosce molto se ormai non tutto, mentre gli Appennini -in particolare quelli minori scelti da Rumiz- sono quasi sconosciuti. E poi l'eccezionale idea di usare una Topolino. GRANDE RUMIZ. Cercherò prossimamente altri suoi libri: mi hanno detto che il viaggio in bici fino ad Istanbul è imperdibile.
Voto: 5 / 5
Marco Vignozzi (15-04-2009)
Leggendo La Repubblica ho letto i vari articoli pubblicati che sono alla base di questo libro nel momento in cui sono usciti. Ho poi letto anche il libro. La Leggenda dei monti naviganti è un libro bellissimo che descrive i tantissimi interessanti aspetti delle nostre montagne che noi molto spesso non conosciamo. Ti fa capire meglio il nostro paese. Io amo regalarlo.
Voto: 5 / 5
PAOLO PAGOTTO PPAGOTTO2005@YAHOO.IT (06-04-2009)
UN VIAGGIO NELL'ITALIA CHE L'ITALIA HA DIMENTICATO...PAGINE CHE SCIVOLANO QUELLE DI RUMIZ,PIENE DI INCONTRI E IMMAGINI,SCRITTE IN MANIERA SOBRIA ED ELEGANTE...UN LIBRO DA LEGGERE PER RICORDARCI L'ITALIA DELLE MONTAGNE E DEGLI APPENNINI E DIMENTICARE QUELLA DELLE PERIFERIE DESOLATE E DEGLI IPERMERCATI..
Voto: 5 / 5
Mauro mauroestop@gmail.com (09-03-2009)
Come in altri suoi scritti dedicati a luoghi diversi, Rumiz ci racconta il viaggio (con l'articolo determinativo) inteso non come mero spostamento in attesa del raggiungimento di una meta, ma come esperienza di luoghi, profumi, sapori e colori raccontati attraverso una miriade di piccole e grandi storie raccolte lungo quello che si può definire una volta di più come un pellegrinaggio, non solo nello spazio ma anche nel tempo, lungo la via delle genti.
Voto: 5 / 5
Fabio Marchioni (18-12-2008)
E' il primo libro di Rumiz che leggo e mi è piaciuto molto, ma difficilmente un testo del genere mi avrebbe potuto lasciare deluso, visto e considerato che è un inno all'italia minore, quella vera. Un paio di difetti che ho avvertito: le due parti sono sconnesse nel tempo è quindi rimandano un' immagine meno armonica della montagna d'italia, visto che in tre anni possono cambiare molte cose. Inoltre il libro, che vorrebbe essere un classico diario di viaggio, è invece poco descrittivo e molto intriso delle idee e delle senzazioni di paolo Rumiz, peraltro spesso interessanti e originali.Ma alla fine del viaggio di fronte al mare più a Sud della calabria insieme all'autore c'ero anch'io..Grazie Rumiz.
Voto: 4 / 5
Luca galwain@gmail.com (22-10-2008)
Un libro da tenere sul comodino, da consultare spesso ed anche per piccoli tratti, come gli itinerari che descrive. Nei quali ritroviamo brandelli di infanzia, ricordi sepolti, entusiasmi sopiti. Incontriamo persone che vivono ai margini, volontariamente o meno, e che lottano per mantenere vive tradizioni ormai in disuso, ipotesi di vita abbandonate ormai da tutti, dignità che ormai nessuno più considera. In un paese nel più completo sbando morale, senza più etica e senso civico, ritroviamo un barlume di speranza , la consapevolezza che non tutto è perduto. Percorriamo con Rumiz i sentieri e le strade, ci rimane alla fine la stessa sensazione dei viaggi meravigliosi, che si vorrebbe non finissero mai.
Voto: 5 / 5
Roberto 74 (14-10-2008)
Non sono tipo di rileggere un libro (se non altro perchè viene a mancare il fattore sorpresa), ma il lavoro di Paolo Rumiz non solo merita riflessioni ma anche approfondimenti, un libro che è viaggio turistico, presa di coscienza del problema ambientale, accusa alle istituzioni quasi sempre sorde di fronte alle esigenze del territorio. Suggestivo il modo di scrivere di Rumiz, una scrittura fluida e ricca, capace di fotografare in poche righe paesaggi e stati d'animo, una scrittura così potente ed evocativa che in certi passaggi mi ha ricordato la migliore Yourcenar. Un libro che consiglierei a chiunque.
Voto: 5 / 5
mauro (30-08-2008)
Un libro bellissimo, capace di raccontare i profumi e gli odori, le persone e i fatti, la storia, i racconti e le tradizioni di un'Italia, purtroppo, sconosciuta. Mi viene in mente che potrebbe essere un testo obbligatorio a scuola perchè racconta a 360 gradi la nostra realtà nazionale i maniera comprensibile e coinvolgente.
Voto: 5 / 5
dembo dembo.lm@libero.it (30-05-2008)
Bellissimo viaggio in un Italia dimenticata.Mi ha piacevolmente ricordato i miei viaggi da Varese a San Remo a bordo di una vespa 125; e non posso far altro che confermare:appena si lasciano autostrade e strade maggiori ci si imbatte in posti persone storie meravigliose e davvero il viaggio diventa una scoperta continua. Quante bellezze sono nascoste a due passi da noi e non siamo più capaci di vederle. Bravo Rumiz!
Voto: 5 / 5
Miguel (16-05-2008)
Un libro semplicemente meraviglioso! Rumiz scrive in maniera strepitosa; descrive, spiega, sviscera e, soprattutto, apre una finestra su un'Italia sconosciuta ai più, ma di una ricchezza e una genuinità fuori dal comune. Sarà che sono un "montanaro", ma questo é un libro da leggere assolutamente, per conoscere un lato nascosto ma infinitamente bello del nostro paese!
Voto: 5 / 5
Adriana (06-12-2007)
Un'Italia minore, sparsa tra montagne spesso considerate minori anch'esse: ma di un fascino secondo a nessuno. Bel libro, da leggere e considerare anche, in parte, una guida turistica. Consiglio di provare a percorrere almeno un pezzetto di questi itinerari, anche se non a bordo di una Topolino...
Voto: 5 / 5
ant lomell@libero.it (20-11-2007)
Ha un attacco strepitoso questo libro, cattura subito l'attenzione ed è ben strutturato con al centro la montagna italiana e non, narrata da "aedi" d'eccezione; cioè vecchi del luogo alcuni anche famosi(Rigoni Stern, Corona). Notevoli gli spunti e i parallelismi tra le varie zone...il fatto è che a me(mio parere soggettivo) dopo la terza o 4 scalata mi ha stancato
Voto: 3 / 5
carlo (11-09-2007)
Ho acquistato questo libro perchè ne ho letto la recensione su di una rivista di montagna e mi ha subito intrigato. E' splendido anche se talora cade in giudizi un pò semplicistici se non demagogici sulla società odierna. Ma per il resto è un bellissimo viaggio tra i monti italiani da fare con vicino una carta geografica per seguire le peripezie dell'autore. Lo consiglierei però soprattutto ad un appassionato di montagna poichè chi già conosce ed ama certe vallate potrà scoprirne i retroscena, l'altra faccia della medaglia, avere quelle notizie che solo un bravo giornalista può ottenere e descrivere. Ma avendo ben presente la faccia buona della medaglia , e questo vale soprattutto per la prima parte del viaggio, quella fatta con vari mezzi sulle Alpi e di cui l'autore ricalca forse troppo spesso i lati negativi partendo dalla sua idiosincrasia verso "i balconi fioriti alla tirolese". Come amanti della montagna sappiamo benissimo che ci sono enormi problemi (clima, sfruttamento delle risorse, edilizia selvaggia etc.) e che si fa troppo poco per porvi rimedio ma è al futuro che dobbiamo guardare. Spesso si ha la sensazione leggendo i capitoli che " ah, ai miei tempi . ." e che i problemi siano irresolvibili. Un pò triste , no? Estremamente godibile la seconda parte con il viaggio lungo l'Appennino alla guida di una Topolino fatto che di per sè già crea simpatia: porta alla conoscenza di un mondo perlopiù sconosciuto e sicuramente meritevole di una riscoperta da parte di tutti noi soprattutto nella parte più meridionale della penisola. Confesso che è il libro che da circa 2 mesi tengo sul mio comodino ed ogni sera ne rileggo un capitolo a caso finendo sempre con il desiderio di prendere zaino, scarponcini e bastoni e imitare Rumiz in queste avventure.
Voto: 5 / 5
marco morandin (25-07-2007)
Bello e magnetico. Durante la lettura mi ha accompagnato una carta geografica che mi ha aiutato ad assaporare lo spirito, gli odori e i sapori del viaggio. Nel viaggio lungo l’Appennino, il lettore, così come l’autore, impara ad amare la tenera, simpatica e tenace Topolino. Il sedile di fianco alla guida non è mai stato libero, anche chi legge può gustarsi il viaggio da passeggero e ascoltare i suoni, le grida e il pianto del paesaggio.
Voto: 5 / 5
furs (19-07-2007)
Questo libro e' la dimostrazione di come una persona intelligente e sensibile possa scrivere cose degne di essere lette anche da chi come il sottoscritto proviene dalla stessa area geografica ("le vecchie province"), ma da un retroterra culturale e ideologico diametralmente opposto. Merita di essere letto, particolarmente da chi conoscendo bene la montagna possa condividere le emozioni e i sentimenti profondi dell'autore. Bravo mulo!
Voto: 4 / 5
philo (06-07-2007)
Bel libro. Ho trovato solo due diffetti ampiamente compensati dal resto. Il primo è una mia colpa: il 90% dei luoghi citati è da me sconosciuto, mi sono quindi lasciato trasportare dalla lettura e dalle esperienze dell'autore e dei suoi conoscenti. Il secondo diffetto è invece la caduta "politica" in alcuni punti del libro, in cui traspaiono forse le idee politiche dell'autore. E' però un bel libro di viaggio e naturalistico.
Voto: 5 / 5
ivan arkivia2006@libero.it (23-05-2007)
Un libro ben scritto ma che ti lascia "l'amaro in bocca". Ci si rende conto di quante cose abbiamo ma non "possediamo" veramente. Stile scorrevole a volte cinico e spiritoso. Ti mette la voglia non solo di viaggiare ma anche di preservare quel piccolo mondo chiamato Italia.
Voto: 5 / 5
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 23

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