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Comencini Cristina - L' illusione del bene |
Il protagonista è un uomo svuotato, malinconico, deluso. Ha creduto con passione all'ideale comunista e, dopo quasi dieci anni, non si è ancora del tutto rassegnato al crollo di un mondo e alla resa di quanti, come lui, avevano coltivato quella fede politica. Mario ha creduto con altrettanta passione nella famiglia, e ha cercato di crearsene una: non ci è riuscito, nonostante abbia cresciuto con dedizione e con pazienza prima i figli della moglie e poi quello nato dal suo matrimonio. E nemmeno le dinamiche del fallimento del rapporto coniugale gli sono poi molto chiare: l'amore che lo lega ai tre figli rimane dunque l'unica certezza della sua vita. Anche sul fronte professionale - è giornalista televisivo - sente fatiche e stanchezze: con la vittoria della destra è stato epurato e adesso vivacchia in radio, senza più desideri né ambizioni. L'incontro occasionale con Sonja, una giovane pianista russa che vive con l'altera nonna e la figlia di pochi anni, lo risucchia in una storia tragica e misteriosa che di donna in donna risale verso il tassello mancante, verso quel buio di domande senza risposta che è diventato il suo tormento.
11 recensioni presenti. Media Voto: 3.36 / 5NANNI (12-10-2009) E' un bel romanzo. A parte un inizio un po' banale, poi gli elementi della narrazione ci sono tutti: la storia colpisce e avvince mano a mano che si dipana, la voglia di vedere cosa succede dopo e la tensione verso il finale diventano sempre più forti, dunque, sotto questo profilo, direi che è un libro ben riuscito.
Dal punto di vista del messaggio lanciato, direi che l'autrice è stata molto onesta: ha messo a nudo tutta la delusione del fallimento del sogno del comunismo senza nascondere proprio niente, nè i tormenti personali del protagonista (che in quel sogno aveva creduto, forse come lei), nè i drammi e le tragedie di un passato che non si può semplicemente liquidare rimpiattandosi dietro ad inutili giustificazioni o dimenticanze.
Ma qui il discorso diventerebbe davvero lungo e l'autrice, credo, ha voluto dirci che non si può dire "ma quello non era comunismo", anche perchè, prima della caduta del muro, molte ma molte persone, al di qua del muro, quei regimi li difendevano, ed ora, semplicemente, se lo sono scordato!
Troppo lunga la questione, troppo lunga davvero ... e troppo grande la delusione, meglio fermarsi qua, riconoscere che questo è un bel romanzo e soprattutto onesto. Voto: 4 / 5 |
Guglielmo (05-10-2008) Banale la storia, banale la scrittura, quello che ci vuole per avere successo in tempi banali. Voto: 1 / 5 |
Silvia (22-07-2008) Prima di leggere questo libro ero un pò scettica ma ho dovuto ritornare sui miei passi quasi subito dal momento che l'ho divorato in poche ore e mi è piaciuto molto. Voto: 4 / 5 |
Davide (30-04-2008) Cristina Comencini nel suo ultimo romanzo ci racconta una generazione di uomini che non hanno più ideali, perchè quelli in cui credevano li hanno delusi fortemente. Il dipanarsi della storia di Mario, Sonja, Irina, Roberto e tutti gli altri si snoda non senza sorprese e ci regala momenti molto intensi (il viaggio a Budapest su tutti). L'autrice sa narrare in maniera profonda e scorrevole le dinamiche della famiglia italiana contemporanea, in ogni suo romanzo c'è un nucleo familiare più o meno allargato, unito o meno, ma viene sempre descritto con autenticità. Per riflettere sul comunismo e non solo. Voto: 4 / 5 |
Enrico enricorenatofinetti@virgilio.it (16-11-2007) Un libro che aiuta a riflettere sugli eventi degli ultimi ottant'anni e ad accettare, senza infingimenti, la collocazione politica alla quale ciascuno di noi è pervenuto, forse inconsapevolmente. Sicuramente Cristina Comencini ha fatto un ottimo lavoro. Voto: 5 / 5 |
ant lomell@libero.it (11-11-2007) Belli i dialoghi tra padre e figlio, e belle le prese di cosscienza che certi ideali erano e sono solo utopia, per il resto la trama non è molto scorrevole Voto: 3 / 5 |
mica (14-10-2007) molto carino! ben scritto, bella la storia..forse troppo rapido nel finale. Voto: 4 / 5 |
Mirco Ficola firkoo@alice.it (09-10-2007) Un libro che definirei "devastante" e che va interpretato su piani di lettura diversi. Lo considero "devastante" perchè getta in faccia al lettore lo realtà omicida della dittaura comunista dell'ex Unione Sovietica, durante la quale non erano ammesse "urla" che potessero squarciare il silenzio imposto dagli apparati politici. Una dittaura "estrema" che annichiliva tutti, personaggi in vista ma anche soltanto persone comuni che leggendo Keynes provavano il tarlo del dubbio. La caduta del muro e la conseguente fine della dittatura sovietica provoca macerie in chi aveva creduto nel sogno della liberazione dell'uomo a dispetto di tante evidenze nefaste. E' a questo punto che subentrano i piani di lettura diversi. I fatti sono visti con occhi diversi dai diversi personaggi. Mario, il protagonista, è smarrito, continuamente alla ricerca di qualcosa che possa "perdonargli" quel sogno ma anche di qualcuno che gli spieghi il perchè di quella tragedia; desidera seppellire difinitivamente quell'ascia che per tante notti ha accompagnato i suoi incubi e che ha inevitabilmente inciso anche sulla sua vita affettiva; vuole tornare a sperare in qualcosa di nuovo, di fresco, di vero ma la vita di tutti i giorni, il modo di far politica, la sua incapacità ad "amare" veramente lo frenano e lo inibiscono, ne sono insieme causa ed effetto.
Sonja è quella che ha vissuto sulla propria pelle il dolore della madre internata. Ha scelto di cambiare paese, di tornare a vivere, forse di dimenticare o almeno di rifiutare di pensare al dolore patito. La sua condizione di "esule" è figlia di quella barbara dittatura e questo le basta per far valere il suo orgoglio di donna e di musicista.
Infine Roberto, il figlio di Mario. Testimone perfetto delle nuove generazioni, pragmatico, inserito nel mondo di oggi fatto di contatti fugaci e, forse ma non è detto, privo di ideali. Come sempre la soluzione sta ancora nella "memoria", nella consapevolezza del suo valore come fondamenta per ricostruire.
Voto: 4 / 5 |
Susanna Sarti su.sarti@tiscali.it (07-10-2007) Semplice, scritto bene, nulla di più..... Voto: 2 / 5 |
Nicola dagostino@quipo.it (18-09-2007) Un'affannosa e sofisticata ricerca esistenziale. Voto: 4 / 5 |
fulvia (13-09-2007) una trama semplice, ben raccontato con qualche bella riflessione ma niente altro.
E comunque.... il protagonista de "la donna che visse due volte" con Kim Novak era JAMES Stewart e non Jimmy Stewart... ........ Voto: 2 / 5 |
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