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Cibrario Benedetta - Rossovermiglio

Rossovermiglio
Zoom della copertina
TitoloRossovermiglio
AutoreCibrario Benedetta
Prezzo € 15,00
Prezzi in altre valute
Dati2007, 213 p., brossura
EditoreFeltrinelli  (collana I narratori)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
La protagonista del romanzo è una giovane donna appassionata e ribelle, ma è cresciuta in una famiglia - e in un ambiente - dove l'eleganza, la compostezza, la sobrietà e il rigore sono più che dei valori, sono l'unica forma di vita concepibile. Appena ventenne, accetta dunque un matrimonio combinato per lei dal padre. Non sarà una scelta felice, probabilmente anche perché il destino ha messo sulla sua strada l'affascinante ed enigmatico Trott, che nell'arco di un decennio, con tre impreviste apparizioni, comprometterà definitivamente il precario equilibrio del suo matrimonio. La protagonista incarna infatti un momento di trasformazione di un'intera società: troppo moderna per adattarsi docilmente a proseguire nel solco tracciato dalle altre donne di famiglia e al tempo stesso ancora troppo fragile, e soprattutto troppo poco abituata a dare ascolto ai sentimenti e alle emozioni, per vivere la propria ribellione sino alle estreme conseguenze. Ma è come se Trott l'avesse risvegliata da un incantesimo e fin dal primo incontro avesse innescato in lei un processo di cambiamento che non può più essere arrestato. Da qui la scelta di trasferirsi da sola nella campagna senese, a San Biagio, abbandonando una città, Torino, che sta rapidamente cambiando sotto l'impulso della nascente industria, e un marito che ha sempre sentito estraneo e che la tradisce sfacciatamente.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Se esiste una misteriosa, inspiegabile affinità tra i luoghi e chi li sceglie per abitarvi, allora La Bandita è davvero il posto giusto per la protagonista di Rossovermiglio, il bel romanzo d'esordio di Benedetta Cibrario, torinese di formazione ma toscana per nascita e soprattutto per scelta. Proprio come la giovane aristocratica che, cresciuta in una Torino congelata nella sua francesizzante eleganza, decide di stabilirsi, dopo il fallimento del suo matrimonio combinato, in una tenuta nel cuore della Toscana: malmessa, ma con il pregio, oltre al fascino del paesaggio, di chiamarsi La Bandita. Vale a dire, preclusa alla caccia: e lei, che si è sempre sentita selvaggina di passo, può considerarla casa sua. Ed è solo al crepuscolo della sua vita, coincidente con il tramonto di un secolo intero che sente l'esigenza di tornare indietro, per capire. Ma non in modo coerente e ordinato, piuttosto a salti, strattoni, impennate: come se la memoria, più che passeggiare quietamente nel passato, lo attraversasse a cavallo, secondo modalità a lei familiari.
Più volte si intersecano nel racconto, in rapido montaggio, i diversi piani temporali: il presente fattivo, di concretezza contadina, in cui si muove questa ottantenne disincantata eppure energica, capace di tirar fuori da una tenuta in abbandono un'azienda vinicola di fama internazionale; un passato che appare incredibilmente stratificato e, nella sua declinazione più remota, così lontano da sembrare alieno, appartenente a un'altra. È il passato di una bambina chiusa nel gesso di abitudini immutabili; di una diciannovenne esperta di cavalli ma totalmente inesperta della vita, che il 16 ottobre 1928 è andata a nozze con il conte Villaforesta; di una giovane donna che, in un noioso ricevimento parigino, ha visto Trott e ne è rimasta folgorata: Trott, il personaggio dal cognome impronunciabile e dalle misteriose attività che più volte incrocerà il suo cammino. I due futuri amanti si ritrovano in una sera di febbraio del 1939, suggestivamente ricreata nei colori, negli odori, nell'abbigliamento e nelle segrete aspettative dei personaggi; una sera di ordinaria mondanità eppure dotata di un'eccezionalità che verrà messa a fuoco soltanto con il tempo. Quante cose avrebbe potuto capire di Trott la protagonista e non ha mai voluto o potuto capirle; quanto avrebbe potuto capire anche del marito; e qualcosa capirà di lui solo nel loro ultimo incontro, dopo il casuale svelamento di una verità non difficile da intuire ma difficilissima da accettare. Eppure, questi uomini le hanno comunque lasciato qualcosa, ognuno a suo modo. Trott le ha insegnato a fare il vino, anche se i nomi che la protagonista sceglie sono veramente suoi. Come Lunediante, epiteto che si dà al pigro, allo svogliato e lei davvero si sente così "una lunediante dei sentimenti"; o Rossovermiglio, il colore, più che della passione, di un'impennata.
Il marito le lascia, in finale di partita, un'immagine di sé più intensa, anche se avvelenata: una donna che, per buona parte della vita, ha accettato il ruolo della principessa al ballo, per poi fabbricarsene un altro, quello della principessa ribelle che ha scelto la libertà nell'esilio. Ma senza mai sporcarsi con la realtà. Ritratto sicuramente ingeneroso, ma non si può negare che gli eventi della storia siano sempre scivolati su di lei, senza fare mai veramente presa. Il fascismo è riassumibile nella visita di Mussolini a Torino – "un'imperdonabile caduta di gusto" –; la guerra ha portato disagi e privazioni, certo, ma non ha mai inciso in profondità; il 2 giugno del 1946, per ingannare il tempo dell'attesa – ma di che cosa? come lei stessa dice di sé e dei suoi amici "non siamo stati educati ad avere una passione civile o politica" – viene organizzata una gita a cavallo. Ma il destino, o meglio la narratrice, sa essere veramente beffardo, perché Trott sceglie proprio quel giorno per segnare la storia privata della protagonista.
E qui sembra profilarsi un'interessante quanto inattesa analogia con il libro di un'altra scrittrice, recentemente uscito nella stessa collana "Narratori" Feltrinelli, che affronta i rapporti tra storia e individuo. Mentre nel romanzo di Benedetta Cibrario è il privato delle persone, con il suo inestinguibile retaggio di ambiguità e di equivoco a fornire la prospettiva di lettura, lasciando la grande storia sullo sfondo, nel romanzo di Cristina Comencini è questa a stagliarsi in primo piano, anch'essa, però, con il suo corredo di omissioni e ambiguità. E se nella sua vecchiaia la protagonista di Rossovermiglio si aggira con la memoria alla ricerca degli inganni e degli autoinganni del passato, se la sua "illusione del bene" è totalmente privata, a Mario, protagonista del romanzo che proprio così s'intitola, L'illusione del bene, interessa addentrarsi, nella sua maturità, all'interno dei buchi neri della storia, quelli che sono sempre esistiti e hanno sempre continuato a risucchiare le esistenze individuali sotto l'attraente vernice del bene collettivo. Li accomuna, pur così diversi per molteplici aspetti, un identico bisogno di capire: un'esigenza maturata nel tempo, tormentosa quanto irrinunciabile. Maria Vittoria Vittori

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 53 recensioni presenti.  Media Voto: 3.26 / 5

alex (17-11-2009)
Sono un po' combattuta.. la storia non è brutta e alcuni passaggi sono intensi, quasi poetici, ma il racconto di per sè è piatto e soprattutto lo scambio epistolare finale è abbastanza noioso. Credo avrebbe dovuto approfondire maggiormente.. forse sarebbe uscita anche qualche pagina in più di sole 212! Direi che più che di un romanzo si tratta di un racconto.. e a me i racconti sono sempre sembrati bozze di romanzi incompleti!
Voto: 2 / 5

giannina (02-07-2009)
Giudizio positivo. Se posso dividere il romanzo in tre parti ritengo che la prima e l'ultima siano le meglio riuscite. Comunque secondo me è molto scorrevole e piacevole alla lettura. Io lo consiglierei.
Voto: 4 / 5

L. (01-05-2009)
Libro che si lascia leggere con facilità e curiosità. Interessanti i salti temporali che non disorientano i lettori più attenti. Amaro il finale, ma data la caratterizzazione psicologica del personaggio, non poteva essere altrimenti. Lo consiglio a chi ama le letture malinconiche e sognanti e a chi è affezionato a certi spaccati di vita nobiliare di un tempo che fu, che l'autrice ripropone in tutto il loro fascino e le loro convenzioni d'etichetta. Charmant!
Voto: 4 / 5

JOLANDA (04-04-2009)
Il coraggio del cambiamento e il rompere schemi prestabiliti è ciò che mi colpisce sempre e anche ciò che mi ha affascinato nel suo libro, che mi è stato regalato da mia figlia adolescente con questa commovente dedica: "Ad una mamma che è sangue rosso puro che scorre nelle vene..che è un cuore che batte ogni giorno sempre di più..che è un sorriso che c'è sempre, che non manca mai per me,ad una mamma che E' VITA ad una mamma che E' DONNA.All'unica mia donna.MAMMA! Ti amo immensamente. Sei parte di me, infinita belleza. Tua figlia" JOLANDA
Voto: 4 / 5

Simona (02-04-2009)
Non mi associo al coro di giudizi positivi su questo libro, in quanto la mia impressione è quella di una scrittura che vuole essere elegante e piena di significati ma rischia solo l'accumulo di aggettivi senza lasciare vere emozioni. La storia del figlio che viene fuori alla fine è quanto di più improbabile ci possa essere.
Voto: 2 / 5

antonella (31-03-2009)
Inizio un po' banale, infarcito di temi triti e ri-triti, descritti senza originalità. La parte centrale è nettamente superiore e trova il suo punto di forza nella lettera del marito, che contiene il messaggio del romanzo: nulla è come sembra, colui che appare come carnefice può essere vittima, il tempo che passa ci permette di vedere tutto con occhi diversi, più giusti. Il finale è molto improbabile. Ne esce la figura di una donna fredda come moglie, amante, madre ed amica, desiderosa di evadere attraverso le cavalcate e la vinificazione. La forma del romanzo è gradevole, la lettura è scorrevole, infastidiscono un po' i ripetuti salti temporali
Voto: 3 / 5

sm (18-03-2009)
Bel libro tutto sommato. Prosa elegante e con alto stile, il che, a mio avviso, è il punto forte del romanzo. La trama un po' scontata e abbastanza "rosa" se si vuole ma resa bene dallo stile raffinato dell'autrice.
Voto: 4 / 5

Terry (11-03-2009)
Bello, ben scritto, uno stile elegante e quei salti temporali rendono vivace ed accattivante tutta la storia. L'unica cosa...spesso mi sono tornati in mente alcuni romanzi di Rosamunde Pilcher.
Voto: 4 / 5

Giusy (06-03-2009)
....."La gioventù non sa che lusso, che dono, è una notte vera di sonno" ... Molte frasi di questo libro mi sono entrate nella mente e si sono rintanate in qualche angolo. La donna che ci parla nel libro ha mille sfaccettature, ma è un sola anima. Vorrei che esistesse veramente per chiederle che cos'è il grande Amore, che cosa riesce a farti battere così forte il cuore da "offuscare" anche il respiro.
Voto: 4 / 5

giuseppe (23-02-2009)
Tutto sommato un bel libro, si fa leggere con attenzione e curiosità. Un pò più di verve però non avrebbe guastato. Saluti. Giuseppe da Palermo
Voto: 3 / 5

daniela (09-02-2009)
bel libro, scritto bene e mai noioso, con un finale per nulla scontato, brava l'autrice!
Voto: 4 / 5

valentina (23-01-2009)
scrittura formale.. non ho neanche finito di leggere il libro.. fa sonnecchiare e non traspare nessuna emozione!
Voto: 1 / 5

dama (20-01-2009)
A me il libro è piaciuto: mi ha fatto pensare a quanto sia importante dire fino in fondo ciò che proviamo, non avere paura di noi stessi e dei nostri sentimenti. Bello il momento della lettera che svela un altro lato della protagonista che fino a quel momento non avevamo immaginato: due facce della stessa donna presentate da due ottiche diverse.Bello il finale.
Voto: 5 / 5

Sara Conter (10-01-2009)
Libro ben scritto anche se con uno stile fin troppo 'formale' che non risalta nessuna originalità. Una storia che sembra già stata letta e che non emoziona: superficiale.
Voto: 2 / 5

Eletta (08-01-2009)
Un libro ben scritto nel complesso ma trovo che il ritratto della protagonista del romanzo sia di una volgarità molto sottile, di un egoismo e un cinismo che forse la rendono ai miei occhi uno dei personaggi meno riusciti di tutta la letteratura italiana moderna.
Voto: 2 / 5

Giuseppe biogius@libero.it (09-12-2008)
Una prosa squisitmamente femminile con bellissime descrizione della Torino di inizio 900 e della campagna toscano oltre o una non comune capacità di introspezione psicologica. Risulta un pò deludente il finale.
Voto: 4 / 5

ALESSANDRO SPAZIANI (08-12-2008)
Mi ha fatto ripensare al mitico "Passaggio in ombra" della compianta Maria Teresa Di Lascia; bello, sa un po' di snob l'affermazione "da un Campiello mi aspettavo di più"; forse non si conosce bene il meccanismo di voto del premio. E poi guai a comprare un libro solo perchè ha vinto un premio. Anche se questo, quel premio l'ha meritato tutto. Fantastica prova di scrittura la lettera del marito a centro libro: da sola vale il costo del libro e, forse, il premio in parola.
Voto: 5 / 5

valerio (02-12-2008)
Si alternano splendide pagine ad altre scontate con una frammentazione del racconto che rende faticosa la lettura. Un buon romanzo, anche se non molto avvincente.
Voto: 3 / 5

Cosetta (29-11-2008)
Un romanzo deludente. Ho fatto fatica ad arrivare all'ultima pagina. Da un premio Campiello mi aspettavo molto di piu'.
Voto: 2 / 5

Ciro (29-11-2008)
Libro ben scritto, stile elegante e formale. La storia non decolla se non alla fine. Come premio Campiello mi aspettavo un po' di piu'.
Voto: 3 / 5

Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 53

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