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Pennac Daniel - Diario di scuola

Diario di scuola TitoloDiario di scuola
AutorePennac Daniel
Prezzo
Sconto 15%
€ 13,60
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 2,40)
Prezzi in altre valute
Dati2008, 241 p., brossura
TraduttoreMélaouah Y.
EditoreFeltrinelli  (collana I narratori)

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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60 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fannulloni", degli "scavezzacollo", dei "marioli", dei "cattivi soggetti", insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d'angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell'istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel "mal di scuola" che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d'imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l'autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.

La recensione di IBS
Che avesse un punto di vista fuori dagli schemi era chiaro sin dai suoi precedenti romanzi, in cui la tribù dei Malaussène - bambini senza madre in una Parigi multietnica - vivevano come un sogno nelle fantasie dei lettori. Oggi, che ha lasciato i panni del narratore di gialli per dedicarsi al teatro e ai saggi, Daniel Pennac conferma le sue doti di grande affabulatore, con un libro che si legge ma che potrebbe benissimo essere recitato in una pièce teatrale o in un'aula di scuola.
Ed è appunto la scuola la protagonista di questa opera, l'istituzione scolastica vista non attraverso la prospettiva dei genitori e degli insegnanti, ma attraverso un'angolazione del tutto insolita, quella del "somaro".Anche agli studenti più brillanti sarà capitato, una volta nella vita, di sentire il vuoto cosmico dell'ignoranza penetrare nel cervello. La sensazione di buio, solitudine e incapacità di fronte alla traccia di aritmetica, o alla domanda di storia; la certezza di non sapere, di non potercela fare, un enorme e indefinito punto interrogativo nella testa. Ci sono studenti a cui capita di inciampare nel vuoto cosmico quasi per caso, altri invece ne fanno un vessillo da brandire per tutta l'adolescenza, rinchiusi nella rassegnata consapevolezza di non poter mai superare quello "zero" scritto in rosso sul compito di matematica.
Pennac è stato uno di questi bambini. Nato da una famiglia benestante, ultimo di quattro fratelli laureati a pieni voti e figlio di professionisti, si scopre presto refrattario alla conoscenza, all'assimilazione dei concetti, alla memorizzazione. Scopre il suo senso di impotenza e inadeguatezza, al quale sopperisce con incredibili e sfacciate bugie dette alla famiglia e agli insegnanti, in una spirale da cui spesso si esce solo con l'abbandono scolastico. A meno di non incontrare un insegnante capace salvarci dalla condizione di ignoranti impenitenti.
La redenzione del somaro è avvenuta molte volte nella storia della scuola e avviene ogni qual volta ci si imbatte in quegli strani personaggi che vivono immersi nella loro materia: professori che non sanno e non pretendono di avere dei proseliti, ma che sono così innamorati del loro mestiere da suscitare un istintivo impulso di emulazione.
In queste pagine Pennac traccia molti esempi di buoni e cattivi maestri e di asini più o meno redenti attraverso le storie vissute durante la sua attività di insegnante. Un viaggio affascinante tra i temi caldi della pedagogia, ma anche un bellissimo saggio che descrive e analizza la situazione della società francese, i conflitti generazionali, le contestazioni dei giovani delle banlieues, simbolo della difficoltà di integrazione ma anche dell'inefficienza di un sistema scolastico incapace di mediare tra le diverse istanze provenienti dalla società. Da queste pagine emergono temi attualissimi del dibattito istituzionale della Francia contemporanea ma anche degli altri Paesi europei, argomenti che sfociano nell'analisi della relazione di potere tra studente e insegnante, tra adolescenti e genitori.
Un saggio che si legge tutto d'un fiato, perché scevro dai toni didascalici tipici della materia, un libro che aiuta a riflettere attraverso la sperimentazione di nuovi punti di vista, un nuovo esempio di maestria narrativa da parte di un "ex somaro" ormai capace di grande saggezza ma, come sempre, incapace di salire in cattedra.

Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 60 recensioni presenti.  Media Voto: 3.46 / 5

Antonella (22-11-2011)
Molto deludente.Do 2 solo perchè ho amato molto "Come un romanzo"
Voto: 2 / 5
R&L (08-11-2010)
A mio avviso è un capolavoro. La scuola viene messa al centro e osservata con due occhi diversi: quello dello studente e quello dell'insegnante. E' uno dei pochi libri che ci aiuta a capire cosa provano tutti quegli scolari con difficoltà scolastiche. Lo consiglio vivamente a insegnanti, genitori con bambini con disturbi d'apprendimento e ad operatori che lavorano con questi bambini. Trattando un tema così specifico può effettivamente risultare noioso o poco piacevole a chi non appartiene alle categorie appena menzionate. In conclusione a me piaciuto veramente tanto, ottimo libro.
Voto: 5 / 5
Gozer (05-07-2010)
Mi è capitato solo tre volte di non finire un libro. Questo l'ho abbandonato per noia intorno alla trentesima pagina.
Voto: 1 / 5
Jonathan Schiesaro maryrice@hotmail.it (24-08-2009)
Partendo dal presupposto che nulla è assoluto, bensì ha un valore relativo, secondo una concezione pirandelliana, Diario di scuola è sicuramente uno tra i più profondi saggi sul mondo dell'educazione. E si differenzia, come si potrebbe invece pensare, da un semplice slancio volto all'esclusivo fine pedagogico, bensì acquisisce quel tocco particolare, che porta come emblema l'idea di amore. In questo mondo del tutto particolare, di cui Pennac si fa portavoce, a esprimere le proprie opinioni non sono i tipici psicologi da supermercato, come li si potrebbe definire, né tanto meno quella figura così controversa di studente ribelle omologato in realtà da una profonda macchina consumistica, bensì un professore, che ha visto da vicino la scuola, la ha amata, ha rappresentato in un certo senso il keating della situazione, e il suo carpe diem non è che un invito alla scoperta della magia che la letteratura cela, e che la scrittura aiuta a svelare. Interessante, scritto da uno tra i principali autori francesi contemporanei.
Voto: 5 / 5
Massimo F. (31-05-2009)
Un lavoro a metà tra il saggio, riflessioni, racconti di vita vissuta. Molto arguto, ironico e ben scritto.
Voto: 3 / 5
Marek (20-04-2009)
Primo libro di pennac per me..!Molto interessanti soprattuto il quinto e sesto capitolo!Ammetto che la lettura non è stata molto scorrevole!!!ora ritroverò pennac in "come un romanzo"!
Voto: 3 / 5
DonCoca don_coca@live.it (08-04-2009)
un ottimo libro. leggendo queste pagine, rivivo alcune pagine della mia vita scolastica. mi rivedo perfettamente in quel ke dice l'autore. soprattutto mi è piaciuto il capitolo "diventare", mi ritrovo in accordo su tutto quello ke dice. a volte, però, si perde in giri di parole ke secondo me sn inutili. resta comunque un bel libro.
Voto: 4 / 5
betti80 (13-02-2009)
Anche i somari prima o poi smettono di esserlo grazie a professori che ti aiutano a capire che hai le capacità di toglierti da dosso quell'etichetta che ingiustamente è stata tua per molto tempo,chi non è stato un somaro e poi salvato da prof.veri non può capire i sentimenti dell'autore e ciò che denuncia nel suo libro.
Voto: 5 / 5
Oz (05-02-2009)
Purtroppo non posso dare il voto che vorrei a uno dei miei autori preferiti. Nonostante abbia iniziato la lettura della sua ultima fatica con tutto l'entusiasmo possibile, sono incappato in una storia tediosa, priva dell'arguzia e della genialità che trapela dalle sue altre opere. Speravo di trovare una rievocazione scanzonata e inverosimile degli anni di scuola, e invece il libro non è altro che una raccolta di riflessioni, confuse e a volte noiose, sul ruolo dell'insegnante, sulla scuola, sui "somari". Non mancano i momenti piacevoli, certo, ma sono troppo pochi per salvare l'intera opera. Peccato.
Voto: 2 / 5
silvia (17-11-2008)
Deludente per la firma che porta... cmq sono convinta che Pennac sia un grande scrittore per questo ho deciso di leggere la saga della famiglia Malaussene forse più propriamente nel suo stile così da avere dei suoi libri un bel ricordo... questo purtroppo è davvero riduttivo e poco coinvolgente
Voto: 2 / 5
Flavia (05-11-2008)
Bello, si legge in un lampo. Alcuni spunti strappano un sorriso al somaro che c'è in noi.
Voto: 4 / 5
Francesco (30-10-2008)
Pennac non ha uno stile particolarmente ricercato, ma è anche la sua forza: si legge, eccome se si legge! Bella idea che sostanzialmente mantiene le promesse. In alcuni frangenti la lettura si appesantisce, ma ecco pronto il coniglio dal cilindro che ti fa annuire con la testa strappandoti anche la risata o, ancora meglio, un sorriso.
Voto: 4 / 5
Fausto (08-10-2008)
Chi ha valutato negativamente questo libro o non è mai stato a scuola oppure fa finta di non esserci mai stato. E' vero, in alcuni momenti Pennacchioni (il vero cognome di Pennac) non è lineare, ma l'apprendimento lo è? La scuola lo è? Chi non ha mai avuto difficoltà scolastiche non riuscirà ad apprezzar appieno questo libro, ma tutti i genitori, i fratelli, gli amici di chi, almeno per un po', è stato "somaro", lo avranno nel cuore.
Voto: 5 / 5
Tinama (12-09-2008)
Ho trovato il libro piacevole, interessante, coinvolgente. Si parla di scuola ma si traggono lezioni di vita: la fiducia nell’altro va oltre ogni apparente realtà, il coraggio di mettersi sempre in discussione, la critica alla società dei consumi e tanto altro. Pennac ci aiuta a vedere con occhi sempre nuovi la realtà umana. Sa essere profondo con leggerezza. Se non si è creativi per nascita, qualche stimolo da lui si può ricevere per vivere da non rassegnati. “L’amore è liberare il somaro dal suo pensiero magico che, come in una fiaba, lo inchioda in un eterno presente”, non con un colpo di bacchetta magica ma con esercizi, anche faticosi, di consapevolezza delle proprie potenzialità. “Non li abbandonavo in quei testi. Mi ci tuffavo con loro. A volte imparavamo a memoria i più difficili insieme…Mi sembrava di essere un maestro di nuoto. I più deboli procedevano a fatica, con la testa fuori dall’acqua, aggrappati alla tavoletta delle mie spiegazioni, poi nuotavano da soli…Appena capivano ciò che leggevano, scoprivano le loro capacità mnemoniche…Cominciavano a godersi la loro memoria. Non se l’aspettavano. Era come la scoperta di una funzione nuova, come se fossero spuntate loro le branchie…Non si limitavano a recitare una successione di parole,non era solo la loro memoria a risvegliarsi, ma anche la loro intelligenza della lingua, la lingua di un altro, il pensiero di un altro”.
Voto: 4 / 5
Bubi (11-09-2008)
In questo saggio Pennac si cimenta in un'impresa complicata: parlare di scuola!Anche se a tratti il saggio appare confuso e poco lineare, l'autore cerca di fornire vari spunti di riflessione e di non proporre ricette poco credibili. Parlo da addetta ai lavori in quanto appartengo alla categoria dei "maestri"..mi sono ritrovata molto soprattutto nel capitolo finale quando affronta il tema dell'amore e della passione per il sapere e la curiosità verso il mondo. Originale e toccante anche se, nel tentativo di dire tutto, forse ha detto troppo (televisione, pubblicità, esperienza personale, episodi salienti,bullismo, ruolo della famiflia, dialoghi tra sè), ma sempre con il piglio giusto: passione,lealtà e un pizzico di ironia!
Voto: 3 / 5
ornella (09-09-2008)
Mi ha preso subito e l'ho letto volentieri. Lo consiglio perchè piacevole e in certi momenti anche divertente. Bravo professore!
Voto: 5 / 5
giannina (29-08-2008)
E' vero come dicono in molti che non è il massimo, ma Pennac vale anche per pochi spunti. Io l'adoro e non smetterei mai di leggerlo anche quando scrive tanto per vendere. Comunque ti lascia qualcosa, primo fra tutti, come sempre l'amore per i libri. Avesse davvero parlato più di quei professori che l'hanno salvato sarebbe stato molto meglio. Passi tutto il libro aspettando che parli approfonditamente di loro invece quel momento non arriva mai. Peccato!
Voto: 3 / 5
valentina (28-06-2008)
L'ho comprato su consiglio... un errore... noioso... confuso... non l'ho nemmeno finito, ho provato a proseguire nella lettura in attesa di un miglioramento... ma niente... non consigliato
Voto: 1 / 5
valerio (26-06-2008)
Un po' deludente. Alcune riflessioni interessanti, perse in mezzo a molte pagine che sembrano scritte solo con lo scopo di raggiungere lo spessore minimo per rendere pubblicabile il libro.
Voto: 2 / 5
monica (24-06-2008)
Sono rimasta delusa da questo libro, forse perché mi aspettavo di trovare più spunti da poter utilizzare anche nelle mie classi per la “salvezza” degli alunni somari. Il libro è molto disorganico, a volte eccessivamente veemente, ripetitivo quando vuol dimostrare che non tutti i ragazzi di oggi sono teppisti da banlieue (mi sembra ovvio). Avrei preferito avere più informazioni sull’infanzia di Pennac, sui suoi problemi scolastici e sui mitici professori che l’hanno “salvato”. Anche un maggior rispetto dell’ordine cronologico mi avrebbe soddisfatto maggiormente. Alla fine posso dire di aver apprezzato di questo testo solo la parte iniziale, il resto è noioso e confuso.
Voto: 2 / 5
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