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Santoni Vanni - Gli interessi in comune

Gli interessi in comune
Zoom della copertina
TitoloGli interessi in comune
AutoreSantoni Vanni
Prezzo € 13,00
Prezzi in altre valute
Dati2008, 269 p., brossura
EditoreFeltrinelli  (collana I narratori)

Normalmente disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Jacopo, il Mella, il Paride, il Dimpe, il Malpa, Sandrone. Sono amici. Nel '95 hanno sedici anni e un unico passatempo comune: sperimentare nuove droghe. Oppio, coca, anfetamina, mescalina, ecstasy, marijuana, tabacco, perfino noce moscata. Provano di tutto pur di riempire il vuoto che sentono dentro. La scuola che non va, le ragazze che "non ci stanno", i genitori assenti o troppo presenti, una città - Firenze - che non li accoglie e li spinge in periferia fanno da sfondo alle avventure dei sei amici. Ogni capitolo porta il nome della droga che viene assunta per la prima volta. Tra rave party, spacciatori, viaggi ad Amsterdam, ricerche di nuovi "mondi" e puntuali descrizioni della fauna che popola il sottobosco giovanile, Vanni Santoni descrive una realtà nichilista e amara, e un'amicizia vera, profonda, pura.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Dove si raccontano dieci anni di scorribande, consuetudini e azzardi di sei ragazzi del Valdarno; il filo conduttore – l'interesse in comune – è l'uso di qualsiasi sostanza stupefacente si riesca a trovare. Romanzo a ritmica sovrapposta (drum'n'bass, verrebbe da dire), Gli interessi in comune esibisce in superficie l'immediatezza delle scene spietatamente esilaranti, ritrae i protagonisti mentre sono fuori dal controllo e navigano a vista, circondati da figure archetipiche come il Torcia, il Pelle, Barbazza e MasterKeta, immersi in sequenze lisergiche tra ermafroditi nella culla, soggetti che basculano sui guardrail o sono colti da bad trip nel centro di Firenze.
Sul fondo, però, scorre un altro ritmo, come un fiume lento e fangoso. Perché qui non ci si nasconde che questi ragazzi, al di là dei suddetti interessi in comune, abbiano spesso ben poco da dirsi. E malgrado l'affetto reciproco, che c'è ed è forte, la sensazione è che di dirsi qualcosa non abbiano nemmeno troppa voglia. Della mancanza di una cultura o di un sentire condiviso sembrano peraltro pienamente coscienti: persino il loro manifesto generazionale – una miscellanea di tic verbali e mentali catalogati nell'arco di anni – non è che il manifesto dell'impossibilità di un manifesto. Infine, nemmeno nella droga sembrano cercare l'aggregazione, come vorrebbe una vetusta credenza: al contrario, sembrano aggregarsi per trovare e consumare sostanze; anzi: i personaggi che nel romanzo non agiscono da psiconauti, e usano effettivamente le sostanze non come fini bensì come mezzi di aggregazione, finiscono male. Il che contribuisce ad ammantare di un'aura sacrale la sostanza stessa, la sua ricerca, il suo uso. Un'aura sacrale che richiama la funzione svolta dalle sostanze psicoattive nei riti di iniziazione, funzione ignorata o nominata fino allo svuotamento di significato da parte della subcultura dello sballo che circonda i protagonisti, ma tenuta nella massima considerazione dai nostri psiconauti del Valdarno.
Del resto, la costante evocazione del rito di passaggio, se connessa a questa interminabile adolescenza che pare una sospensione del tempo e dell'età, non può non far pensare a un tentativo autonomo di accedere alla maturità e sancire la transizione; tentativo destinato a essere reiterato compulsivamente, privato com'è di un riconoscimento da parte del resto del mondo, il quale ne nega la validità rituale, e non a caso i protagonisti si richiamano a civiltà scomparse; forse un tentativo che viene reiterato, alla fine, proprio in virtù del suo ormai noto fallimento intrinseco, in un circolo dove l'indulgere nelle abitudini dell'adolescenza e la paura di non essere attrezzati alla vita adulta si alimentano a vicenda. "Perché, vedi, noi psiconauti…" fa Iacopo. "Stiamo attenti a non diventare psiconaufraghi" avverte il Mella.
Alla fine è la vita a raggiungere i protagonisti: se sia passata o no per i sentieri sui quali loro la avevano inseguita, è considerazione lasciata al lettore. Ciò che pare probabile è che da quei tentativi di afferrarla, che forse per un po' l'hanno addirittura allontanata, essa trarrà i costumi di una nuova umanità. Jacopo Nacci

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 28 recensioni presenti.  Media Voto: 4.53 / 5

01010101110 sexusnexus@yahoo.it (09-11-2009)
Questo è un romanzo plurale multiplo e corale piuttosto divertente, notevole per un quasi esordiente. Dice anche alcune cose intelligenti sulle drrrrroghe spauracchio dei nostri devastati tempi (piace molto un Sasso poverello di fronte alla dignità degli antenati suoi o di chissà che indio visti grazie al cactus dei sogni). Iacopo, tra tutti i big player del libro il biggest, è odioso particolarmente, il che a tratti rende difficile andare avanti, troppa la voglia di prenderlo a schiaffoni; Malpa protagonista, un solo grido un solo allarme. Poteva essere un 20 pagine più corto? Di certi solitari sturbi di un Dimpe a fine romanzo, bisogno ce n´era poco, io credo.
Voto: 3 / 5

Clarissa (25-09-2009)
Un romanzo solido, quello di Vanni Santoni, che ha nei mille brillanti comprimari e nella capacità di portare avanti una narrazione ellittica, che si sviluppa più nei vuoti che nei pieni, le sue principali forze. Il vero tema sotteso, in buona sostanza un gruppo di svegli sbandatelli "di oggi" che si confronta con la metafisica, è ben sviluppato e ne emerge un Valdarno desolato e desolante che tuttavia si permette di avere un piede su Oz e l'altro a Wonderland, e in questo convince. Dispiace che Santoni non dia spazio all'"altra metà del cielo" ovvero le varie Eleonora, Claudia, Silene, le donne del libro, figure incomprese e sofferte dai protagonisti, che meritavano più spazio.
Voto: 4 / 5

Aphro (22-06-2009)
Praticamente un mito!!!!!!
Voto: 5 / 5

Trilussa (23-04-2009)
E' di certo la prima volta che compro un libro a causa di uno sticker...devo dire che ho apprezzato molto le disavventure psichedeliche di questo gruppo di cialtroni, raccontate con un italiano inusualmente "classico"
Voto: 4 / 5

sharia (20-04-2009)
Libro scritto benissimo, divertente, pieno di comprimari straordinari e almeno tre protagonisti da amare alla follia. Scrittura come dicevo lucida, efficace, con picchi di genio e complessità notevoli per un giovane. Bellissimi i capitoli dell'Amanita Muscaria e dell'Atropina, lucido e divertente nell'analisi sociologica quello sull'MDMA (per non parlare di quello sul Sesso). Un punto in meno per aver fatto sparire il personaggio migliore, il mitico Mella, solo a metà libro.
Voto: 3 / 5

Cacina (02-04-2009)
L'ho comprato dopo mille insistenze delle mie amiche, con quella diffidenza che sempre ho rispetto ai libri "di culto"....Invece devo dire che "Gli interessi in comune" è stato una lettura assai piacevole, divertente nonostante il tema (probabilmente è il più documentato e ampio libro sulle droghe mai scritto, anche se parla anche di provincia, amore, entrata nell'età adulta) e ha la maggiore forza nei personaggi, mitico Mella autodistruttivo, Iacopo e il Paride da prendere a schiaffi (per motivi diversi), dolcissimo Malpa, da sposare e il leggendario Torcia. Direi quindi che il libro di Vanni Santoni mi ha lasciata soddisfatta.
Voto: 4 / 5

Ottorino Montini (27-03-2009)
L'ho letto quattro mesi fa. Ho aspettato a recensire, per capirlo meglio. Allora lo trovai molto divertente, ma con dentro tante cose importanti per il modo in cui è scritto... Lo rilessi ripassando veloce i lirici e malinconici micro-capitoli. Alcuni, ho letto, tentano paralleli facili con libri ex alla moda, credo sia parecchio errato. Questo libro è innovativo nel linguaggio, nella visione e nel ritmo narrativo. Colpisce "basso" col suo realismo, rifiuta le facili soluzioni post-moderne, incide nell'anima e quando smetti t'accorgi d'essere cambiato. Sono contento di aver aspettato, ora posso dire che è un libro fuori dal tempo, universale, ma non è un libro facile. Ti può semplicemente piacere, ti può anche non piacere: tutte e due sono reazioni frutto di una lettura troppo superficiale. Invito a leggerlo e a rileggerlo centellinandolo come sa da fare con un vinsanto uscito dal carratèllo dopo anni di stagionatura. Allora sentirete il retrogusto amaro delle storie e una profonda pietas per i personaggi.
Voto: 5 / 5

sabrina (23-12-2008)
strepitoso!!!!! questa è la prima parola che mi viene in mente pensando a "Gli interessi in comune". Un libro che fra risate e lacrime, fa riflettere molto. Attimi che tutti noi abbiamo vissuto e che vanni santoni ha raccontato senza segreti, veri così come sono.
Voto: 5 / 5

lau (21-12-2008)
L'ho letto e sono ancora un po' scossa....siamo NOI! Non mi era mai capitato che un libro mi facesse ridere e riflettere tanto, allo stesso tempo....capolavoro!! Il capitolo dell'MD e quello con il Dimpe ed Ele avvelenati sono da storia della letteratura italiana contemporanea
Voto: 5 / 5

xenobios (24-11-2008)
Il libro più spassoso del 2008. Federico Melani uno di noi!
Voto: 5 / 5

Carla (22-11-2008)
Ho visto l'autore a Cuneo insieme a Bianchi e Bosonetti, era un dibattito sull'adolescenza ma anche una presentazione di questo libro e di quello di Bosonoetti. Comprato il volume, l'ho letteralmente divorato, tanto è divertente, ma attenzione: e' anche un libro molto amaro. Vanni Santoni ha un dono speciale, di guardare nei cuori delle persone, giu' in fondo, dove c'è un universo di cose non dette e nostalgie. Anche il più "macchietta" dei comprimari nasconde un dramma, un vissuto, dei desideri, e si vede. Tra l'altro e' raro che qualcuno che scrive cosi' bene sia anche cosi' bello :)
Voto: 5 / 5

Valentino valentino.c@libero.it (01-11-2008)
Ho letto questo libro in un giorno e mezzo. Davvero notevole, altro che Brizzi e certa letteratura giovanilistica anni '90. Santoni da un lato evidentemente sa bene di cosa parla ed evita banalità o assurdità e dall'altro inventa una lingua originale che mischia dialetto del Valdarno e lingua toscana colta, per raccontare storie che hanno il pregio non disprezzabile di divertire, a volte fino alle lacrime. Consigliato a chiunque (magari di una certa età) voglia capire chi sono, cosa fanno e cosa pensano i 'giovani d'oggi'...ammesso che non abbia troppa paura di scoprirlo. :-)
Voto: 4 / 5

Saruman (20-10-2008)
Un libro molto divertente, si legge agile in un paio di giorni e poi dispiace di non averne ancora. La cosa migliore sono sicuramente gli innumerevoli comprimari (da schiantare dal ridere, ma anche dalla malinconia con: il Pelle, Parvati Rosenman, Master Ketamina, Pepolo&Ciccia, l'Imbe, Pische/Skizoid, Missile, il padre del Mella e soprattutto la meravigliosa Eleonora).
Voto: 5 / 5

Alessandra (14-10-2008)
Sì , la tempra del narratore di una certa classe c'è, mantiene l'intensità e il ritmo, nel linguaggio immediato e vivo, e il divertimento c'è pure, nel gettare occhiate (tra l'invidioso e lo scandalizzato) in un mondo in cui vige solo la perdita di tempo irresponsabile e lo sballo più assurdo. (ma esiste davvero gente che vive così?) Però , però.... manca - forse volutamente - un taglio , anche magari occasionale, che affondi il coltello, che squarci questa superficialità tragicomica. Insomma tutti alla fine felici e contenti? Non mi convince.
Voto: 3 / 5

Carlo Menzinger (12-10-2008)
Il libro è diviso in capitoli che hanno ognuno il nome di uno stupefacente. Sulle droghe prevale però la descrizione delle dinamiche di un gruppo di amici anche se il romanzo è quasi una piccola enciclopedia sugli effetti degli allucinogeni! I personaggi sono un gruppo di ragazzi del Valdarno fiorentino. Fanno un po’ pensare ai vitelloni di felliniana memoria o ai bamboccioni citati da Napolitano. Sono ragazzi che vivono a spese e a carico delle famiglie d’origine, che studiacchiano ma che sembrano privi di alcun vero interesse e di alcuna maturità emotiva. Ne è un esempio il fatto che le donne in questo libro non compaiano quasi mai. Passano il tempo al bar e a giocare. Le droghe sono per loro quasi un vero interesse culturale: ne provano sempre di nuove, come studiosi continuano a sperimentarne di diverse, eppure in loro non c’è alcuna volontà scientifica o analitica, solo il desiderio di fare esperienza. Non viene detto ma la vera molla sembra essere il tentativo di combattere una sorta di noia esistenziale. L’argomento “droghe” è trattato con la più assoluta indifferenza e normalità. L’autore non condanna né giudica nessuno, né i drogati, né gli spacciatori, né le droghe in sé. Neppure però si inserisce in quel filone letterario che osanna l’uso degli stupefacenti. Il tutto è scritto bene, con uno stile diretto ma non banale, immediato ma non asciutto, e capirete di avere davanti un prodotto di qualità. Penso che questo libro potrà far parlare ancora molto di sé. Potrà essere oggetto di analisi e discussione. Posso dunque senz’altro consigliarvi, se avete almeno diciott’anni e vi ritenete poco suscettibili al fascino delle sostanze allucinogene (!!!), la sua lettura. E segnatevi questo nome: “Vanni Santoni”, perché ne sentirete parlare presto ancora.
Voto: 5 / 5

baphomex baphomex@yahoo.it (29-08-2008)
Certamente un libro sorprendente, dietro una prima impressione "generazionale", Vanni Santoni è scrittore vero, che sa prendere il lettore e portarlo altrove rispetto a dove crede di finire: in questo caso in una provincia che definirei metafisica, spazio del cuore prima ancora che fisico o mentale, dove un gruppo di ragazzi (ma sono io, siete voi), si confronta col problema centrale dell'esistenza: il passare del tempo, lo scorrere delle ere, l'esperienza, l'accumulo di esperienze, come unico vero tesoro dell'esistenza. Lo fa utilizzando strumenti di primissima scelta: un linguaggio che balla spudoratamente tra il coltissimo (non si contano le citazioni dei classici greci e i riferimenti ermetici nascosti qua e là), il gergo giovanile e la commedia di vernacolo; una abilità più unica che rara nel montare i dialoghi e nel trovare i caratteri anche solo da una frase detta a mezzo; un montaggio serrato che alterna corale e individuale (o, se vogliamo, pubblico e privato); infine, diversi sprazzi di lirismo che colgono di sorpresa e commuovono. Applausi per un giovane che si staglia forte sopra la maggior parte dei suoi coetanei.
Voto: 5 / 5

millie (18-07-2008)
"Gli interessi in comune" di Vanni Santoni è un libro innanzitutto sorprendente, se si pensa che l'autore è al secondo libro (e all'esordio come romanziere): prosa coltissima, grande senso delle cose, una vena di amarezza sapiente che percorre tutto il romanzo senza però incupire i molti momenti di grande divertimento (a volte si ride a scena aperta). Aspettiamo trepidanti il prossimo.
Voto: 5 / 5

AD (03-06-2008)
si legge bene, molto scorrevole, storie da bere tutte d'un fiato e una tira l'altra. scrittura precisa e di alto livello che fa permeare un background culturale infinito. il romanzo poi parla di tante tante cose, consiglio a tutti di leggere tra le righe e non soffermarsi alle vicende raccontate o alle tematiche principali. anzi, consiglio di leggere il libro più volte per capirlo veramente, io l'ho fatto e devo dire che appaiono sempre cose nuove. le descrizioni delle situazioni sono incredibili e ti fanno viverele insieme ai protagonisti! poi sullo stile e sulle forme letterarie che dire, se lo lancia la Feltrinelli e lo presenta Rollo alla sua prima.. traetene voi le conseguenze.
Voto: 5 / 5

voltron force (02-06-2008)
Un libro notevole, specie se paragonato alla media dei c.d. "giovani autori" del Belpaese. I punti di forza maggiori sono la lingua (un italiano che definirei anni '70, con inserti di toscano nei dialoghi, vivace, tenace, raramente fuori registro e con sprazzi di vera poesia) e la caratterizzazione dei personaggi: spiccano il cinico e nichilista Mella, lo sbruffone malinconico Iacopo, il pigro geniale Paride e una vera e propria corte dei miracoli di comprimari esilaranti (su tutti il Torcia). La storia é ben costruita sul ritmo incalzante delle chiassose imprese (quasi sempre disavventure) della banda e sulla sorda indifferenza della provincia profonda.
Voto: 4 / 5

piero (27-05-2008)
Molto divertente e pregnante. Davvero malinconici i sotto-capitoli. Colpisce per il realismo e il rifiuto delle facili scappatoie post-moderne.
Voto: 5 / 5

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