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De Luca Erri - Il giorno prima della felicità | Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta: elettricista, muratore, portiere dei quotidiani inferni del vivere. Da lui impara il giovane chiamato "Smilzo", un orfano formicolante di passioni silenziose. Don Gaetano sa leggere nel pensiero della gente e lo Smilzo lo sa, sa che nel buio o nel fuoco dei suoi sentimenti ci sono idee ed emozioni che arrivano nette alla mente del suo maestro e compagno. Scimmia dalle zampe magre, ha imparato a sfidare i compagni, le altezze dei muri, le grondaie, le finestre - a una finestra in particolare ha continuato a guardare, quella in cui, donna-bambina, è apparso un giorno il fantasma femminile. Un fantasma che torna più tardi a sfidare la memoria dei sensi, a postulare un amore impossibile. Lo Smilzo cresce attraverso i racconti di don Gaetano, cresce nella memoria di una Napoli (offesa dalla guerra e dall'occupazione) che si ribella - con una straordinaria capacità di riscatto - alla sua stessa indolenza morale. Lo Smilzo impara che l'esistenza è rito, carne, sfida, sangue. È così che l'uomo maturo e l'uomo giovane si dividono in silenzio il desiderio sessuale di una vedova, è così che l'uomo passa al giovane la lama che lo dovrà difendere un giorno dall'onore offeso, è così che la prova del sangue apre la strada a una nuova migranza che durerà il tempo necessario a essere uomo. Don Gaetano indovina i pensieri della gente, senza volerlo. Evidentemente le persone hanno la testa troppo piena e qualche pensiero inevitabilmente sfugge, ma lui di solito non reagisce, sorride e tira avanti. La sua dote l'ha scoperta da ragazzo quando, uscito dall'orfanotrofio, si è imbarcato per l'Argentina e ha vagato per mesi nel deserto. Ma adesso che è vecchio e passa la giornata nella guardiola del palazzo in cui fa il portiere, la magia del fuoco, la passione e il furore della sua giovinezza sono solo ricordi. Don Gaetano insegue i pensieri, le perle di una saggezza antica e popolare che la sera, dopo aver mangiato un piatto di pasta e patate insieme a un bambino smilzo, vogliono uscire. Orfano anche lui, cresciuto in guardiola, lo Smilzo lo guarda con due occhi affamati di vita. Vuole sentire le storie della guerra, così come la mattina a scuola vuole imparare ogni singola parola che esce dalla bocca del maestro, vuole insomma prendere a piene mani la saggezza che Napoli, i suoi vicoli, il porto e i palazzi hanno da offrirgli. Don Gaetano continua a ripetergli "t'aggia'mpara' e t'aggia perdere", devo insegnarti tutto e poi devo perderti, ed in fondo è questo il fulcro del romanzo: è la storia di un ragazzo che si nutre della saggezza della sua terra fino a diventare finalmente grande. In queste pagine c'è tutta la poesia di una città "monarchica e anarchica" come Napoli, una città che vuole obbedire a un signore ma non vuole essere governata. C'è la guerra, l'amore, la morte. Il 1943 e le navi americane ormeggiate nel porto; la gente che si rivolta contro i tedeschi, lanciando vasi di fiori dalle finestre sui cingolati, costruendo bombe fatte in casa e rubando gli arsenali del nemico. C'è l'abbondanza del contrabbando, dopo la guerra, e la merce che passa attraverso le fognature per arrivare fino alle case più povere della città vecchia. Mentre Don Gaetano racconta, lo Smilzo impara a sentirsi parte di una moltitudine di persone. Vede gli uomini con una stella gialla staccata dalla giacca nascosti nei rifugi scavati nel tufo, conosce i loro libri e la loro dignità. Vede l'amore riflesso nei vetri chiusi delle finestre, lo vede crescere, perdersi e poi tornare più adulto e più folle. Scopre gli abbracci di Anna, una donna durissima e fragile, come tutte le donne di Erri De Luca. Lo Smilzo deve imparare e poi deve andare via, lontano, oltreoceano. Deve conoscere il segreto del fuoco, quello che gli fa indovinare la mano di carte del suo avversario, quello che fa alzare il cappello alla gente del vicolo quando lo incrociano per strada. Prima di andare via deve assaporare il gusto che si prova il giorno prima della felicità, quel giorno in cui tutto, improvvisamente, cambia. Un libro ricchissimo, capace di rapirci, capace di parlare di identità e sentimenti utilizzando le immagini e le parole degli uomini semplici. Un romanzo che è un tributo alla generosità civile di una città come Napoli e del suo popolo.
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Recensioni 1 - 20 di 50 recensioni presenti. Media Voto: 3.94 / 5anna (30-11-2011) bellissimo, emozionante, in alcuni tratti esilarante (i dialoghi di la capa)....è un libro che mi ha profondamente emozionato...l'ho letto in tre ore facendo il viaggio napoli-roma....lo consiglio a tutti Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefano (09-09-2011) A mio parere il più bel lavoro di Erri De Luca Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ilenia (12-07-2011) un piccolo libro, l'ho finito ieri... per chi ama la poesia nella vita e la città di napoli e le storie della resistenza, quella della Liberazione e quella della vita di ognuno di noi..... chi ha votato 1 o 2, mi perdoni, ma non c'ha capito niente :-D Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vruno germanc@infinito.it (25-04-2011) Bellissimo. Si legge con cervello e cuore. Una scrittura che ti coinvolge e ti cattura, si "entra" letteralamente nella storia. Lo consiglio vivamente a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Laura (05-04-2011) Ho letto il libro in una serata, l'ho trovato coinvolgente e appassionante, la descrizione dei personaggi è talmente precisa nei tratti più intimi che si ha l'impressione di conoscerli! Divertentissimi gli equivoci di La Capa, esilarante il discorso con l'esattore e la descrizione di chi con i soldi pensa di poter acquisire un posto in società... molto attuale! Lo consiglio, per una sera nel teatro dell'immaginario di una Napoli calda e colorita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonio (02-02-2011) De Luca è dotato di una scrittura incredibile e riesce spesso a giocare con le parole compiendo veri e propri virtuosismi. Da questo punto di vista il romanzo è godibilissimo e contribuiscono a fartelo apprezzare anche i vari siparietti comici tra La Capa e Don Gaetano. Non ho dato il massimo dei voti, soltanto per l'eccessiva brevità del romanzo (o racconto lungo?) che in alcuni punti forse avrebbe dovuto essere più approfondito Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Raffaella (13-10-2010) è il primo libro che leggo di Erri De Luca, un autore di cui ho sentito parlare, me del quale non ho mai letto nulla. "Il giorno prima della felicità" mi è piaciuto, non è noioso, ma da quella giusta spinta che riesce a farti leggere un libro. Ci sono dei momenti in cui ti sembra di essere lì nella scena e viverla, sentire i brividi che provano i protagonisti. In altri si vive tutto il folclore di Napoli, come la scenetta comica di La Capa e il funzionario delle imposte che riporta alle commedie di Eduardo de Filippo e di Totò. é stato un libro breve, ma nel quale è raccontata attraverso i racconti di don Gaetano, la Napoli sottomessa che è riuscita a liberarsi. In tutto il libro aleggia la mitica figura di don Gaetano, portiere di un palazzo che riesce a leggere nei pensieri delle "persone". Altra cosa che ha importanza, anche se quasi marginale, è la storia tra lo Smilzo e Anna, fatta di momenti, attimi di felicità, è da lei infatti che dipende il giorno prima della felicità del protagonista. Da Anna però non dipende solo la felicità del ragazzo ma anche la quasi triste conclusione. Il viaggio in Argentina riporta molto alla storia di don Gaetano, che ha conosciuto Napoli e poi è andato via, però questa via di fuga rappresenta la salvezza dello Smilzo e forse ci fa sperare in un suo ritorno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Federica Fa (09-07-2010) E' la prima volta che leggo De Luca e devo dire che mi è piaciuto tanto il suo modo di scrivere e raccontare. Mi sono affezionata a Smilzo, bambino orfano che vive e cresce grazie alla presenza ferma e costante del buono e colto Don Gaetano (portiere del palazzo). La descrizione della mia città è fatta con tale poesia da farti sentire i profumi e i suoni dei vicoli e delle strade. Esilarante il dialogo tra lo scarparo La Capa e l'esattore delle imposte..da leggere e rileggere (sembra quasi una scenetta teatrale). Questo libro è molto bello, breve ma intenso. Un grande scrittore contemporaneo, dalla vita così ricca e intensa.Leggetelo!
P.S. Comprerò "In nome della madre" di cui ho sentito parlare molto bene.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ilydily (06-03-2010) È il primo libro che leggo di questo autore e mi è stato consigliato da una collega. Ho decisamente apprezzato il consiglio: secondo me è un bellissimo spaccato di Napoli, crudo e diretto. Mi sono piaciuti tutti i personaggi, dai due protagonisti a quelli secondari. Ognuno di questi ha un ruolo ben preciso, nulla è lasciato al caso e insieme vanno a formare il popolo tipico di una città complessa come è Napoli. È un inno alla città e ai napoletani, con pregi e difetti, ma in maniera sobria, motivata e per nulla sdolcinata e teatrale. Molto bello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
cristina (24-02-2010) ho finito di leggerlo un paio di settimane fa, me l'aveva consigliato una collega e alla mia domanda "consigliami un bel libro" era saltato fuori questo! Volevo si leggere qualcosa di diverso ma questo che dire, mi ha colpito la storia è reale, ma troppo racconto, io forse sono di parte adoro le grandi letture e questo anche se di poche pagine ho faticato a finirlo... no io non lo consiglierei. Ho letto solo questo di Erri de luca sinceramente non so se leggero altro! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Maurizio G. (11-02-2010) Non è a mio avviso una delle opere più riuscite di Erri De Luca, anche se è probabilmente tra le più “appassionate”. Forse l’autore ha messo troppa carne al fuoco, forse ha voluto affrontarvi troppi temi a lui cari: Napoli, la guerra e il dopoguerra problematico di quella città, l’iniziazione all’eros di un adolescente, la scoperta dell’ebraismo. Soprattutto una Napoli inconsueta per De Luca: personaggi che hanno il linguaggio un po’ eduardiano dei “vasci” ma la filosofia dei napoletani di Luciano De Crescenzo. Sono presenti molti momenti di autentica poesia, ma restano briciole di saggezza disseminate, aneddoti isolati in un contesto a tratti disorientante per chi legge: a volte si ha la sensazione di viaggiare in un libro senza meta, dove le digressioni rivelano un percorso intimo dell’autore di cui, questa volta, Erri De Luca non è riuscito pienamente a trasmettere il senso e il respiro al lettore. Piacevolmente stonato nel contesto il “medaglione” dello scarparo La Capa, che parla come Pappagone. Bella e autentica la figura di Don Gaetano, vero protagonista della storia. Resta comunque un libro da leggere, rispetto a tanto pattume che veleggia in alto nelle classifiche di vendita. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
cristina (20-01-2010) Era il primo libro di De Luca che leggevo, incuriosita da tempo da questo scrittore di cui sentivo parlare. Non mi è sembrato granché, nè come trama nè come stile di scrittura; non ho colto la grandezza di questo scrittore da molti critici esaltata. Poi ho voluto leggere Montedidio (che risale a circa 6 anni prima) e l'ho trovato assurdamente quasi uguale a "Il giorno prima della felicità". Resto della mia opinione negativa nei confronti di questo scrittore e non credo che leggerò più altro. Il suo modo di scrivere (tranne qualche rara espressione azzeccata di napoletanità) mi sembra misero e a volte furbetto. Troppa prolificità in questo autore poi mi conferma che l'aspetto commerciale forse gli ha un po' preso la mano. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Daniela (09-01-2010) Per fortuna questo libro mi è stato prestato...non dico che ci voglia un mese per leggerlo, bastano esagerando due giorni... ma a me non ha lasciato niente, nessuna emozione di alcun rilievo, mi dispiace Voto: 2 / 5 |  |  |  |
diablo (17-12-2009) bellissimo, crudo, essenziale..come sempre de luca non lascia nulla al pietismo..il meno napoletano tra gli scrittori napoletani Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rosa muoio rosmuoio@yahoo.it (03-12-2009) Il mio primo libro di De luca.. letto x conoscere l'autore, visto ke amo conoscere quello che c'è sul mercato. Trama fluente, con riferimenti a fatti e luoghi per me quotidiani... "don gaetano" è un personaggio importante per un motivo: la capacità di leggere i pensieri..., denota sensibilità e saggezza.. Bello scritto, solo breve, ma bello e nn vedo xkè come dice qualkuno impiegare un mese...nu mumè... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
antonella Luongo (29-11-2009) Raramente un libro fa venire i brividi. E' quanto mi è sucesso leggendo di un fiato questo racconto. Le emozioni legate ai ricordi del protagonista sono affreschi sentimentali dipinti con i colori pastello della nostalgia.
Attraverso l'iniziazione alla vita dello Smilzo sostenuta ed accompagnata dalla saggezza di Don Gaetano, ognuno di noi può ritrovare e percorrere le proprie tappe e gli eventi significativi che hanno segnato il nostro "salto" verso la vita adulta, in quel punto di non ritorno imprevedibile quanto indispensabile.
Il viaggio finale verso l'Argentina apre al protagonista non solo una possibilità di fuga e di salvezza ma è anche l'incedere verso un futuro prossimo immenso ed ignoto, spaventoso ed affascinante.
I temi affrontati sono profondi ma mai pesanti perchè De Luca li attraversa con il respiro lungo dell'ironia napoletana. Alcuni personaggi, come il condomino La Capa, rievocano la commedia del teatro di Eduardo e la sapiente comicità di Totò. Ne consiglio la lettura ad un pubblico capace di riflettere e sorridere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
simona (27-11-2009) Libro meraviglioso, letto tutto d'un fiato dal tardo pomerigggio alla sera.
Poesia pura. E per i distratti o i poco avveduti, non è la lunghezza di un testo a farne un buon libro, ma l'intensità delle emozioni che suscita e la capacità di immaginazione che stimola: il mio film virtuale è stato bellissimo!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
piero (08-11-2009) Accogliente come un presente inaspettato, inaspettata traccia lascia la sua lettura. Bello nel esterno, vuoto nel interno. Napoli merita una visione più profonda, la lunghezza del libro sembra uno scherzo. Ed uno scherzo su questo tema non è sicuro che c'entri. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
stefania (03-11-2009) indubbiamente scritto bene ma troppo criptico e poco fluente e di una noia mortale, una vera delusione!a stento l'ho finito, prorio perchè non ce la facevo più, da un mese in camera era!!leggendo i vostri commenti e vostri voti ero stata invogliata all'acquisto ma lo sconsiglio vivamente!ora non so come siano gli altri libri di De Luca, è il primo che leggo, ma se sono dello stesso tipo rifuggo dal genere. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Bracardirum (18-10-2009) Considerato l'autore del libro, potrei limitarmi quasi ad occhi chiusi a ordinarvi "Leggetelo!!!" e assegnare 5 stelle, come altrove ho visto già fare altrove con pigrizia ma con fortuna. Invece in piena coscienza voglio dirvi di più e cioè di gustarvi questo autentico capolavoro riga per riga, e poi di tenervelo lì e ripassarlo ogni tanto a spizzichi, sfuggendo alla tentazione di divorarlo tutto di un fiato e addio. A questo consumo famelico invita infatti la sua prosa fulminea ed essenziale, basata molto sui dialoghi, che non descrive ma immerge il lettore nella intensa vita del protagonista narrante, un bambino orfano di tutto che si fa precipitosamente adulto grazie a l'esempio e a l'amore paterno di un grande maestro di praticità e insieme moralità di vita, un incrocio tra il classico portinaio tuttofare e un altrettanto classico socrate napoletano. Basta in proposito ricordare certi aurei personaggi, appunto, dell'Oro di Napoli di Giuseppe Marotta: nel genere un classico che più classico non si può, come sono certo che prima o poi saranno riconosciute tutte le opere di questo grande scrittore, destinato a divenire un classico lui stesso come Marotta, o come Pirandello e Verga per spingersi solo un po' più in là: un classico per ora moderno, poi si vedrà.
Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 50
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