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Baricco Alessandro - Emmaus |
"Abbiamo tutti sedici, diciassette anni, ma senza saperlo veramente, è l'unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato". ”Siamo molto normali, non è previsto un altro piano che essere normali, è un’inclinazione che abbiamo ereditato nel sangue. Per generazioni le nostre famiglie hanno lavorato a limare la vita fino a toglierle ogni evidenza – qualsiasi asperità che potesse segnalarci all’occhio umano”.
Si presenta così il protagonista e voce narrante del libro di Alessandro Baricco: un romanzo fulmineo, che condensa in 140 pagine di eleganza narrativa, la storia paradigmatica di quattro ragazzi d’oggi; diciottenni aggrappati a una normalità soffocante e sconfortante, che si affacciano all’età adulta divisi tra incrollabili certezze e indecisioni paralizzanti, slanci coraggiosi e paure recondite.
Sono Luca, Bobby, il Santo e l’anonimo narratore: ricordano i “quattro amici al bar” della nota canzone di Gino Paoli ma declinati in versione “religiosa”. Al “bar” preferiscono la parrocchia e il volontariato, all’”anarchia e alla libertà” contrappongono un mondo dai “confini fisici molto immediati, e confini mentali fissi come una liturgia”. Nel corredo della loro normalità la fede è un lato irrinunciabile (“siamo cattolici – credenti e cattolici”), ma proprio in questo terreno di ordine, tranquillo e apparente, germoglia il seme di una qualche follia, sconosciuta a tutti, persino a loro stessi. Una follia che rischia di farli sconfinare in un mondo diverso, parallelo al loro ma completamente alieno: è la dimensione popolata da “quegli altri”, quelli per cui la “chimica della vita non produce formule esatte ma spettacolari arabeschi”. Non sono morali, né prudenti, non hanno vergogna, sono naturalmente ricchi e, cosa che li rende davvero diversi, dispongono di destini tragici. Andre appartiene a questa dimensione. Il suo vero nome è Andrea ma è una ragazza: bellissima, senza ostentazione, disinibita, è di tutti e di nessuno, irraggiungibile, segnata irrimediabilmente dalla vita. Come un ciclone si insinuerà tra i componenti del gruppo, dapprima nelle loro menti, poi nei loro cuori e nei loro corpi. In lei si perderanno in più d’uno o tutti e quattro, scoprendo così il vero significato del dolore, del sesso, persino della morte. Tutto quello che è davanti ai loro occhi, ma tuttavia non è visto e capito, potrebbe finalmente rivelarsi nella sua pienezza e verità. Come nell’episodio dei discepoli di Emmaus, il brano del Vangelo preferito dai protagonisti, in cui la natura del Messia si rivela quando lui è ormai svanito.
Parabola di vita, romanzo di formazione, Emmaus segue il percorso di quattro giovani uomini alla scoperta del mondo e di loro stessi, delle loro potenzialità positive e negative, dei labili confini tra perdizione e salvezza. Sullo sfondo gli adulti, i genitori, rimangono figure evanescenti. Solo a tratti escono dal loro torpore per cercare un contatto con i figli, con imbarazzo e quasi con timore. “Non leggono la burrasca in arrivo così li lasciano andare al largo”.
Baricco invece ci spalanca le porte delle loro giovani menti e mette a nudo le loro anime acerbe. Le racconta attraverso le loro stesse parole e ci trascina così vicini ai loro cuori che ci sembra di sentirli battere nelle pagine.
Recensioni 1 - 20 di 70 recensioni presenti. Media Voto: 2.75 / 5CINZIA CAMBARERI (03-02-2010) Di Baricco quel che mi piace sempre e comunque è proprio il suo modo di scrivere. Per quanto riguarda trama e messaggio però non ci sto. Non ho mai amato quei libri "brevi" (139 pagine) che devono avere dentro di tutto, ogni tipo di dramma, ogni tipo di emozione, ogni tipo di finale di sciagura e di apertura verso altro. In 139 pagine approfondirei qualcosa e taglierei altro, molto altro. Riguardo al contenuto, m'è parso di trovarci la "generazione dei dannati fuori dalla Chiesa" e ovviamente non ci sto, non accetto questo. Si può esser di chiesa per un periodo della vita, poi uscirne fare altro, fare di meglio o peggio, allontanarsi da quel mondo, senza necessariamente ucidersi, uccidere, farsi di crack o prostituirsi. Insomma non credo ci siano solo i santi e i dannati su questa terra. Penso si possa essere lontani anni luce dalla chiesa e dai suoi precetti ed essere persone con una vita tutt'altro che dissennata. Quello che ho amato davvero tanto è una frase a metà libro: "siamo aurora ma epilogo - perenne scoperta tardiva". Alla fine credo sia un buon libro perché mi ha permesso di discuterne molto con altre persone che lo hanno letto. Voto: 3 / 5 |
massimo (30-01-2010) Neanche minimamente paragonabile a NOVECENTO, SETA, OCEANO MARE...dopo tanti anni di assenza doveva/poteva fare di più... a me ha lasciato solo una grande tristezza... spero molto nel prossimo... Voto: 3 / 5 |
Leonardo Da Gressignano (29-01-2010) Ottimo libro. Non gli do il voto massimo perchè il finale mi è sembrato non all'altezza del resto del libro. Per il resto mi è piaciuta molto la scrittura, la descrizione dei personaggi dei quali ti innamori e ti affezioni, le riflessioni mai banali, i vari livelli di lettura nascosti nel libro.Lo consiglio. Voto: 4 / 5 |
roberto (20-01-2010) raggiunge la sufficenza solo per lo splendido stile di scrittura, tuttavia, la storia fa acqua da tutte le parti. Ogni volta che un laico scrive di fede inevitabilmente cade nei tipici luoghi comuni di chi non sa. Peccato. Voto: 3 / 5 |
adriano (19-01-2010) Sono rimasto molto deluso da questo romanzo al punto che la definizione di "romanzo di formazione", avanzata da qualche commentatore, la vedo esagerata. Lo svolgimento è troppo compresso e i fatti rimangono fissati sempre con una scarna descrizione cronachistica molto superficiale. Anche lo stile,volutamente snello e destrutturato, fa ricorso troppo spesso a frasi ad effetto fine a se stesse più adatto al linguaggio verbale. La scrittura per quanto la si voglia semplice per raggiungere la "freschezza" del linguaggio parlato, deve comunque essere dominata dalle banalità e dai luoghi comuni. La pagina, penso, è un recinto entro il quale è possibile una maggiore riflessione. Non si possono descrivere i sentimenti come l'amore, l'amicizia, l'erotismo, trattare temi come la religione, la morale, la famiglia, con frasette e con vocaboli messi a bella mostra per far luccicare qualche riga: è troppo semplice! Peccato. Non lo consiglio. Voto: 1 / 5 |
imre (18-01-2010) L'insostenibile leggerezza del nulla. Tanto il vuoto spinto di questo libro era a momenti opprimente, che faceva venire voglia di gridare. Non lascio mai i libri a metà, ma stavolta, con grande vergogna, ho dovuto alzare bandiera bianca.
Un insulso esercizio di scrittura, senza storia, senza personaggi, in sostanza, senza nulla eccetto parole parole parole alla rinfusa, e palate di segni come quelle linee messe là a interrompere le frasi, senza altro significato che quello di sembrare "ermetico" e originale. Ma sotto gli svolazzi verbali, sempre niente. Fa rivalutare l'analfabetismo. Voto: 1 / 5 |
Valeria (18-01-2010) E' il primo libro che leggo di Baricco e mi sono pentita di aver iniziato proprio con questo romanzo che ho trovato "inutile", il racconto di una serie di accadimenti senza nessuna introspezione dei personaggi, che non porta da nessuna parte, che parla per "sommi capi", generalizzando e banalizzando la vita dei protagonisti. Spero che gli altri romanzi dell'autore non siano simili a questo! Voto: 1 / 5 |
Lalla (18-01-2010) Pur essendo una patita di Baricco, credo che questo libro poteva evitarlo. Noioso, banale, prevedibile, a tratti squallido. Voto: 1 / 5 |
Francesco Musumeci (17-01-2010) Una piccola perla in un cozzame di libri vuoti.Io ringrazio Baricco, lo ringrazio perché quando leggo i suoi libri mi sento meno solo. In questa prosa dolce e perfetta si scoprono personaggi meravigliosi, che forse non rappresentano la bassa massa ma mirano a qualcosa che si distingue dal gruppo. Ho apprezzato molto che l'autore si sia lasciato attirare da qualcosa verso il tempo presente, lasciando quel mondo antico, quel tempo imprecisato(e meraviglioso)che era il palcoscenico dei suoi precedenti romanzi. Finalmente adesso lo sento ancora più vicino perché attraverso il suo modo di raccontare il mondo io posso tradurre il mio,di mondo, quindi ancora grazie e a presto... Voto: 4 / 5 |
enrica (12-01-2010) Non sono nemmeno riuscita a finirlo.. eppure è breve e detesto lasciare un libro a metà. Questo racconto però è veramente tristissimo, senza capo nè coda Voto: 1 / 5 |
F. (12-01-2010) Baricco non finisce mai di sorprenderci. Questo Emmaus è ancora peggio del precedente. Una discesa libera di un autore che si avvinghia disperatamente a una prosa autoreferenziale. Un vicolo cieco. ORRIBILE. Voto: 1 / 5 |
Marta (10-01-2010) Inzio col dire che questo libro m'è piaciuto, ma non come Oceano Mare o Novecento.
Non ho visto in Emmaus il solito Baricco, diciamo, probabilmente perchè dal 1993 sono passati ben diciassette anni, lo stile di un autore si evolve, cambia.
Critici famosi -adesso non ricordo i nomi- hanno paragonato gli adolescenti di Moccia con quelli di Baricco, dicendo che gli adolescenti di Moccia sono quelli "veri", mentre quelli di Baricco son irreali. Ma dico, gli adolescenti per loro sono tutti dei patetici emo/truzzi senza la capacità di pensare, di essere persone profonde ed intelligenti? Bah. Comunque.
La trama affascinante c'è, i personaggi stupendi e ben costruiti, affascinanti, direi, anche, ma insisto nel dire che il livello, per esempio, di Oceano Mare non è stato raggiunto. Lo stile di Baricco è sempre impeccabile, poesia, in prosa, per dirla proprio in tre parole. Mi danno molto fastidio molte critiche che ho letto, infondate e, se il libro non è piaciuto, forse è anche una questione di gusti, non possiamo dire che Baricco è un autore da quattro soldi, questo no. Ho detto tutto. Non so quanto il parere di una quattordicenne possa contare, ma io lo esprimo comunque. Voto: 4 / 5 |
Michelangelo (09-01-2010) Emmaus siamo NOI.
Narrati in una amorevole guida agli Italiani.
Tutti i personaggi ci appartengono, sono di tutti gli italiani, perchè ogn'uno di noi ha avuto le loro età, ad ogn'uno di noi è stato reso difficile il crescere.
Siamo tutti adulti intrappolati, età mentale 16 anni, ma indaffarati a celare le pause ed la fragilità.
I dialoghi sono particolari, non riportano solo parole, ma i pensieri, le riflessioni.
Baricco ha saputo mutare, in tutto; cresciuto vola altre l'asticella, in una sfida con se stesso. Voto: 5 / 5 |
Niccolò (08-01-2010) Forse è vero che è cambiato, è diverso da tutti gli altri suoi libri. Almeno a livello di contenuti.
Non sono più viaggi immaginari, poetici e visionari di personaggi al limite del reale, sono personaggi comuni, in cui magari si ha meno voglia di immedesimarsi e, di conseguenza, c'è meno emozione, meno brividi dentro che vengono sostituiti da dubbi e un po' di tristezza.
Però la storia mi sembra tutto tranne che forzata, è più vera che mai, non giunge a vere e proprie conclusioni, non si capisce il perchè di certi gesti e certi comportamenti, certe risposte non date. Ma così è la vita.
Per la scrittura arzigogolata si sa che Baricco sa scrivere e lo fa vedere ma scorre via veloce in ogni caso, non l'ho trovato affatto fastidioso. Voto: 4 / 5 |
andrea (08-01-2010) non avevo letto altro di Baricco prima (e nonostante altri commenti favorevoli non mi viene voglia di leggerlo ancora). la lettura è fluida ma il contenuto scarso ed improbabile. dimostra scarsa fiducia e conoscenza dei giovani e dei loro valori. E' riuscito a concentrare in un gruppo di quattro amici un suicida, un drogato, un assassino ipocrita ed un narratore melenso legandoli ad un improbabile mondo cattolico (a quell'età o sei convinto e ti comporti diversamente, o hai già abbandonato la chiesa). i nostri giovani saranno talvolta poco studiosi ma, secondo me, hanno decisamente di più dentro. Voto: 2 / 5 |
Alberto albertodeleidi@msn.com (06-01-2010) Non me ne voglia Baricco, ma proprio non lo riconosco più.... dove sono finiti gli "Oceano mare", i "Castelli di rabbia", i "Seta"....??? Nei suoi libri non ritrovo più quelle emozioni che talune frasi, righe, parole, pensieri mi regalavano.... ed erano tante! Mi dispiace. Io aspetterei anche 5 anni per poter leggere un altro libro come "Castelli di rabbia"... ma di certo non aspetterei più di 10 minuti per dimenticarmi di "Emmaus". Voto: 2 / 5 |
armando francia (04-01-2010) dagli autori italiani che parlano di ragazzi italiani ci si aspetta più adesione alla realtà. non so dove è andato a scovare quei quattro,sia nella parte di santità che in quella demoniaca. si salva solo perchè baricco è maestro di scrittura. Voto: 2 / 5 |
Àlen (04-01-2010) Una buona recensione si occupa dell'opera, non della reputazione dello scrittore. E allora bisogna dire che la storia c'è, che questo nuovo esperimento stilistico funziona, e che non bisogna biasimare chi non apprezza e non comprende l'ingegneria poetica di Baricco.
È rassicurante sapere che in questa Epoca della Comunicazione dove centinaia di giornalisti ─ molti dei quali surrogati ─ si spacciano per scrittori, c'è ancora qualcuno capace di mettere le parole al servizio della narrazione.
C'è chi scrive e chi sa scrivere. La differenza è tutta lì. Voto: 4 / 5 |
Appassionata di Baricco. (22-12-2009) Non so bene come giudicare questo libro. Di certo non è un capolavoro come Oceano Mare, o anche Castelli di rabbia. Forse sarà la tematica che non mi ha detto granchè, non saprei.
Avrei però una curiosità da esporvi.. Ho sentito che Baricco, dapprima Ateo, si sia convertito al Cristianesimo, è vero?
Ringrazio chi saprà rispondermi. Voto: 2 / 5 |
teresa (21-12-2009) non mi è piaciuto. lo trovo un libro triste e con parecchie forzature.
un prevalere della bestialità sulla ragione descritto senza approfondire i veri motivi che conducono un giovane a "perdersi". uno sguardo di un non credente sull'esperienza della fede che non è possibile descrivere se non si ha.... a quel punto non è meglio parlare di altro?
Voto: 1 / 5 |
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