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"Mosè, primo alpinista, è in cima al Sinai. Inizia così il suo corpo a corpo con la più potente manifestazione della divinità." Erri De Luca racconta l'eroe Mosè con la grazia del grande scrittore che reimmagina, attraverso la Scrittura, la grandezza sofferente dell'uomo alla guida di un popolo in fuga. "E disse": con questo verbo la divinità crea e disfa, benedice e annulla. Dal Sinai che scatarra esplosioni e fiamme, vengono scandite le sillabe su pietra di alleanza. Nell'impeto di un'ora di entusiasmo un popolo di servi appena liberati si sobbarca di loro: "Faremo e ascolteremo". Luogo di appuntamento è il largo di un deserto, dove la libertà è sbaraglio quotidiano. Notizia strepitosa: nell'antico ebraico, madrelingua, le parole della nuova legge sono rivolte a un tu maschile. Le donne guardano con tenerezza gli uomini commossi e agitati. Il dito scalpellino che scrive in alto a destra: "Anokhi", Io, è il più travolgente pronome personale delle storie sacre.
13 recensioni presenti. Media Voto: 3.15 / 5rita rucco (08-03-2012) IL TU MASCHILE E LA RESPONSABILITÀ
Il tu maschile, una responsabilità da assecondare perché così vuole il Verbo.
Siamo nel deserto e le donne ringraziano, anche solo con gli occhi, quella mano invisibile che traccia segni sul monte Sinai.
Uno spaccato di "storia di genere" fin dalle origini. Qui la grammatica ebraica è una soluzione netta per il maschile e il femminile, all'interno di una lingua non ancora corrotta.Una soluzione per un mondo che non deve confondersi. Unico monito:tenere dritta la via, guardare in alto, interiorizzare le leggi, perché sono le Leggi giuste e non vanno discusse.Perché la modernità non è solo cambiamento e ribellione. Perché oggi, come all'origine della storia dell'umanità, la rivoluzione si attua anche, e forse, con il ritorno alla tradizione. Quella in cui ci si riconosce al di là di credi e tendenze. Nella tradizione della lingua ebraica e in nessun' altra lingua è presente la differenziazione tra il tu maschile e il tu femminile.
E' una scoperta, un regalo dello scrittore, che ci pone di fronte ad una riflessione: l'omologazione linguistica è anche sociale, politica e morale. Invece la differenza è il segno. La differenza è la salvezza. E' nel differire la ricchezza e la forza, non dissociata dalla condivisione. Basta riconoscere l'alterità per segnare ambiti di vicendevole soccorso.
Il Verbo disse Tu riferendosi al maschile e l'uomo compì la sua storia, mentre il tu femminile continuava a compiere la propria. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Silvia (08-02-2012) Dopo due piccoli gioielli quali "Il peso della farfalla" e "Nel nome della madre", mi aspettavo da Erri De Luca un libro altrettanto prezioso, intenso, pregno di emozione e significato... e invece, purtroppo, l'ho trovato assai noioso. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
M.T. (21-10-2011) La ruvidezza e l'irrevocabilità della pietra scolpita, la fragilità dell'esistenza, un esodo verso una terra promessa, miraggio anche ora dell'uomo moderno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sara Orioli sara.orioli@yahoo.it (15-10-2011) Lui ha quella capacità di mescolare prosa e poesia, ne ero tanto colpita, ai suoi esordi.
Ora molto meno. E poi si identifica troppo con Mosè, la sua missione, il suo essere uomo alla mercè di un Dio che tutto fa e impone. Una visione molto personale che poteva trattare con più distacco.
Ha ragione il lettore che si lamenta del prezzo, io sono andata in biblioteca. Bisogna pur difendersi Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Maurizio G. (27-08-2011) Che delusione. Da De Luca di cui ho letto tutto o quasi non me l'aspettavo. Una breve operetta né carne né pesce, né narrazione né saggio. Chi ha saputo apprezzare la prosa di questo scrittore raro nel panorama italiano si sentirà tradito. Anche nel suo tentativo di poetizzare il decalogo mi sembra un fallimento. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Zotik (14-06-2011) Il libretto inizia in forma narrativa, ma è una breve illusione: proseguendo diventa una
specie di saggio, o meglio di omaggio ai dieci comandamenti. Lo scampolo narrativo iniziale ci presenta un inedito Mosè alpinista e smemorato, a colloquio col fratello Aronne. Il narratore è Erri De Luca stesso, dal presente, non un'imitazione biblica, ma non dà prova né di verve né modernità. Per esempio nei dialoghi si dispensano termini ebraici qua e là, con lo stesso effetto di quei personaggi francesi da romanzo popolare primo novecento, che cioè parlano in Italiano ma poi ogni tanto docono "parbleu". Mollato Mosè, il resto del libro, nelle sue riflessioni e nella sua, perchè no? poesia, ha un suo valore, ma non sufficiente a farci dimenticare che abbiamo pagato dieci euro per leggere ottanta pagine stampate (12,5 cent a pagina, quasi un record). Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Alex (03-06-2011) Notevole l'abilità di De Luca di narrare eventi biblici in modo così vivo, diretto, quasi fosse stato realmente testimone oculare, lì ai margini dell'accampamento, in quel memorabile giorno che vedeva nascere l'alleanza tra l'uomo e Dio.
Magistrale il suo volo pindarico nel descriverci l'avventura accorsa a Mosè, quel suo rinascere uomo nuovo dopo essersi trovato al cospetto della divinità, quel suo non ricordare nulla perchè nulla vi è di razionale quando si è rapiti dal ciò che è trascendentale; e ancora, bellissima l'istantanea del popolo che disciplinatamente si pone in ascolto, in concepimento, fiero e orgoglioso di ciò che prelude ad un'amicizia che mai più si slegherà.
Disarmante la profezia del Signore sulle difficlotà che le generazioni a seguire incontreranno nel rispettare i comandamenti.
De Luca grazie alla sua passione per la lingua ebraica rende i suoi scritti più affascinanti, ci aiuta a comprendere nelle profondità quali erano i reali intenti di un Dio amico, quale era la sua passione per questo popolo e quanto era disposto a scommettere su di essi: "Terra che ha mestruo di latte e miele".....semplicemente fantastico. Grazie Erri. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Damiano (24-05-2011) Ho letto le prime dieci pagine e l'ho trovato estremamente noioso, mi sono imposto di leggerne altre 10 e la noia è aumentata. Mi dispiace è la seconda volta che Erri De Luca non mi convince.
Damiano Voto: 1 / 5 |  |  |  |
claudio (11-04-2011) E' sempre un piacere leggere De Luca: l'ultima volta era il peso della farfalla che fa crollare tutto. Ora è ritornato al Libro per eccellenza, la Bibbia, con Mosè sul Sinai. Ma non è solo Mosè che riceve le tavole della Legge, ma tutto il popolo in cammino che vede il dito di Dio imprimere la sua vlontà su pietra.
E poi questa continua traduzione letterale, molto bella.
Alla fine poi il "testamento" religioso dell'autore, che si può non condividere, ma senz'altro apprezzare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ciro (24-03-2011) Mi dispiace, ma le divagazioni bibliche di de Luca non mi muovono e tanto meno mi commuovono (e a dire la verità, anche quelle non bibliche). Voto: 2 / 5 |  |  |  |
alida airaghi (22-03-2011) Dopo quasi vent'anni dalla traduzione di Esodo/Nomi, De Luca torna ad occuparsi del secondo libro della Bibbia,in un volume che rivisita l'ascensione di Mosè sul Sinai, e la manifestazione divina attraverso le tavole della Legge. In realtà, gli excursus in altri testi delle Sacre Scitture sono numerosi: soprattutto sono citati episodi di Genesi,Deuteronomio,Isaia,Salmi e del Vangelo stesso . Ma senz'altro il protagonista principale del libro rimane Mosè ,nel suo corpo a corpo con l'Assoluto. Mosè,scampato da una strage di neonati: in lui si concentra "un resto salvato,l'energia dei mancati..una folla di bambini.." Mosè primo scalatore,che "con l'ultimo passo di salita toccava l'estremità dove la terra smette e inizia il cielo.Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l'immenso". Mosè che non riesce a reggere alla visione,torna al campo svuotato,"un nocciolo spolpato", privo di senno e di parola, e viene
accudito amorevolmente,pungolato nei ricordi dal fratello Aronne. Ed ecco allora che davanti al suo popolo incredulo,timoroso e spazientito nel deserto riesce a farsi interprete,a leggere le parole infuocate del suo innominabile Dio, incise da un dito scalpellino sulla muraglia rocciosa: "Io sono Adonài (Iod)tuo Elohìm".Dirette a un "tu" maschile,perché agli uomini era destinato il compito terrificante di tramandare, di interpretare. I dieci comandamenti sono resi da De Luca al futuro:"Onorerai,non ammazzerai,non ruberai", e la sua lingua di traduttore è aspra e scolpita come l'ebraico con
cui si cimenta.La sua prosa non conosce indulgenze,morbidezze: è severa ed essenziale come le storie che propone al lettore.Innamorato dell'ebraico, ma da esso escluso: "Dell'ebraismo condivido il viaggio,non l'arrivo. Non in terra promessa,la mia residenza è in margine all'accampamento..Non mi accosto all'altare,alle preghiere.."
La nostalgia degli esuli, dei proscritti è pari alla loro sconfinata dedizione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
AB (21-03-2011) Erri De Luca mi piace. Riesce sempre a trasmettermi l'intensità di un mondo semplice, fatto di verità. Lo leggo sempre con molta attenzione. E lo consiglio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
marcello marcello.bezzi@uniroma1.it (16-03-2011) fantastico e commovente!Di una profondità disarmante, per cui consiglo di leggerlo due volte, la prima per afferrarlo , la seconda per farlo tuo. Alla fine ti sentirai anche tu in margine all'accampamento ma un po'rivitalizzao. Belo,bello,bello Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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