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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Di Paolo Paolo - Dove eravate tutti

Dove eravate tutti TitoloDove eravate tutti
AutoreDi Paolo Paolo
Prezzo
Sconto 15%
€ 12,75
(Prezzo di copertina € 15,00 Risparmio € 2,25)
Prezzi in altre valute
Dati2011, 219 p., brossura
EditoreFeltrinelli  (collana I narratori)
 Disponibile anche in ebook a € 10,99

Disponibilita immediata
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Descrizione
Dove eravate tutti. Dov'erano i padri, soprattutto. Dentro il declino civile di un paese, così risuona l'essere giovani contro l'età adulta, contro l'assenza, contro il silenzio. Italo Tramontana archivia la memoria degli ultimi vent'anni, quelli familiari e quelli pubblici, come se la sequenza delle prime pagine dei giornali dispiegasse l'evidenza della sua storia, con la caduta di Bettino Craxi, l'interminabile Seconda repubblica, l'attentato alle Torri Gemelle e l'elezione di Barack Obama. Ma intanto, nei giorni del calendario privato, il padre di Italo, insegnante neo-pensionato, investe con l'auto un ex studente davanti alla scuola. A tutti sembra un atto deliberato di violenza. E tanto basta a sfaldare gli equilibri domestici. Ora ci sono un padre umiliato, una madre in fuga, un minaccioso tendersi di distanze. Che tuttavia va di pari passo con il riaffiorare, bella e insinuante, di quella che era stata la bambina Scirocco, e con il suo imporsi sulla prima pagina degli affetti. Lo spazio che si apre tra la cupa attualità e un amore possibile disegna una strada, spazza gli anni senza nome che il giovane Italo ha vissuto e ripercorso in una ostinata "archeologia di se stesso". Ci vuole uno scatto, fuori dalla passività delle emozioni. Quasi fosse la nuova città simbolo dei destini incrociati, Berlino diventa la scena cui andare a cercare, cercarsi, rispondersi. In attesa di sapere dove siamo, tutti.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Forse non è un caso che lo smarrimento, il labirinto esistenziale ed emotivo, l'indagine attorno alle questioni che più bruciano nel dialogo con se stessi, raggiungano una dimensione di soddisfazione, di chiarimento, di lucidità, in una città, Berlino, raccontata nel suo delinearsi come "città senza nome", città anche "qualunque", sfondo ideale da cui tirare le fila di un lungo e pensoso vagabondare attraverso il tempo. "Il tassista a tratti copre la musica borbottando qualcosa al telefonino, forse è russo, è di malumore, guida a scatti. Costeggiamo un fiume color carta stagnola, lui dice qualcosa in tedesco, io faccio finta di aver capito, mi giro inutilmente la mappa della città tra le mani. Ma dove sono segnati tutti i confini, mi chiedo, le frontiere, i ponti, i muri, dove sono segnate le cose che non si vedono o non ci sono più?".
È a Berlino, infatti, raggiunta seguendo le orme di una madre in fuga dai doveri familiari, e quelle di una bambina amata e mai dimenticata, Scirocco, che Italo Tramontana, nato nel 1983, riesce meglio a prendere le misure della sua storia, che è poi la storia di tutti, in Italia, impigliata fra gli anni della caduta di Bettino Craxi, della politica di Berlusconi, della Seconda repubblica e dell'attentato alle Torri gemelle; ed è la storia sua personalissima, con tutti i nomi propri, le date, gli interstizi, le frattaglie, gli orizzonti da raggiungere, superare e dimenticare, e che nell'avvicinamento al suolo tedesco (corrispondente alla parte più poetica, e ispirata), con tutti i punti cardinali che saltano e perdono una riconoscibilità emotiva forse mai completamente affidabile, si chiariscono e meglio definiscono. Perché le vicende del nonno, socialista, e del padre, insegnante neopensionato che investe con l'auto uno dei suoi ex studenti, unite all'iniziazione alla vita affettiva del protagonista, alla perdita di magia che sempre accompagna la fine delle illusioni nel passaggio all'età più adulta, con la vita che sembra accelerare con tutto il suo portato di doveri da assolvere, ruoli da assumere, identità in cui calarsi, sorvolate dopo, e dall'alto, come consentito dalla distanza di questo imprevisto asse Roma-Berlino, e come si conviene all'analisi storica, riescono a brillare di una nuova luce. Dove eravate tutti, il nuovo lavoro di Paolo Di Paolo, alle spalle una produzione già ricca (è nato nel 1983), è un libro sul tempo e sulla memoria, sul valore delle cose che restano, non meno significative e importanti di quelle che scivolano via, che non possono essere trattenute, fermate. Perché nella conta dei giorni, alla fine, tutto resta e tutto passa e, forse, l'attitudine più opportuna sarebbe quella di lasciare illuminare ogni percorso a ritroso, ogni viaggio attraverso le nostre infanzie, adolescenze, giovinezze e vecchiaie dalla luce ma anche dall'ombra che ogni vita, ogni esistenza trascina con sé, accettandone il mistero, rispettandone, anche con umiltà, i cicli e i ricicli.
Dove eravate tutti diviene allora l'interrogarsi incandescente, il filo conduttore che scorre lungo tutto il romanzo, e che fa passare in secondo piano i pur presenti echi politici, le cronologie scandite da questo o quell'episodio accaduto a scuola, a tavola durante un pranzo in famiglia, o nel chiuso di una stanza, con due ragazzi alla prese con una nuova vita da scoprire ed esplorare. Dove eravate tutti è uno sguardo volto a intercettare il tempo del tempo sul tempo, quando passa e trascina con sé i minuti, le ore, i giorni, gli anni, e più che distendersi nel profilo di un romanzo di formazione, di una ricostruzione in cui la storia individuale si lega a filo doppio con quella collettiva, è una meditazione, un invito a seguire ogni decelerazione, ogni accelerazione, ogni posa terribile e straordinaria in cui il tempo si adagia, inganna, consola. E, quasi come uno spirito, un essere sospeso tra la realtà e l'irrealtà, una bambina di cui si sono perdute le tracce e che riemerge a distanza di vent'anni, è Scirocco a rubare la scena e a farsi tramite per puntellare questa sfida, suggerendone gli ingranaggi misteriosi e oscuri: "L'unica magia di questo decennio che finisce mi sembra il fatto che è tornata, riemersa da ciò che precede il terribile '93. Viene dritta dritta dall'infanzia, dalla mia e dalla sua. Dal punto in cui per me finiva. C'entriamo ancora qualcosa con quel tempo? C'entriamo qualcosa con il nostro passato? Con i quaderni su cui abbiamo imparato a scrivere eccetera, e le mattine, i fumetti e tutto, tutto? Esiste un confine oltre il quale le cose spariscono e non conviene più cercarle?". E quelle frasi finali, quel tentativo di restare, descritto o da intendere come un'invocazione, sono il sigillo perfetto di una storia i cui fili sono affidati a chi "fa ritorno da una voragine di tempo (sic) e mette in subbuglio la cronologia", come uno scirocco che smuove l'aria, pronto ad alzare polveri e spazzare nubi, pronto a scatenare tempeste.
Raffaella D'Elia  

I vostri commenti
  Media Voto: 3 / 5

silvia (28-01-2012)
L'impianto narrativo lascia un po' a desiderare. Folgoranti però le pagine sull'era-Berlusconi: quelle almeno vale la pena leggerle!
Voto: 3 / 5
ant lomell@libero.it (18-01-2012)
Libro in cui un trentenne dei giorni nostri affronta e sviscera sia impressioni riguardanti la sua privata che constatazioni e digressioni relative alle vicende italiche degli ultimi vent'anni. Vanno di pari passo in questa narrazione gli episodi familiari riguardanti l'io narrante, cioè Italo, e gli avvenimenti recenti politici,culturali e sociali italiani più significativi. Ho trovato molto interessanti e profonde le pagine in cui lo scrittore narra dei dialoghi tra Italo e suo padre, quest'ultimo un prof in pensione descritto come un esempio di rettitudine e morigeratezza, che però commette un gesto spiazzante e inaspettato che manda all'aria sia la sua aura da immacolato..che la quiete e la serenità della sua fam (investe con l'auto, di proposito, un suo ex alunno che gli stava particolarmente..simpatico). Negli scambi di domande, soprattutto di carattere privato tra i due, sul perché fosse successa una determinata cosa o sul perchè fosse capitato un particolare avvenimento, lo scrittore è abile e acuto ad inserire anche quesiti di carattere politico;infatti un adolescente che apre gli occhi al mondo attuale ,non può non chiedere ad un padre: dove eravate tutti,( da cui il titolo del testo) quando quest'Italia stava prendendo la deriva che ha preso e che ancora non è finita? Analizzando la situazione italiana attuale e facendo un bel parallelismo Di Paolo ci vede tutti su una nave da crociera. "Ci siamo saliti negli anni Ottanta, al ritmo di balere, discoteche e Colpo grosso. Abbiamo preso il largo e siamo rimasti a bordo per vent'anni" e ora? Da sottolineare ,per concludere, lo stile a metà tra il giornalistico e il confidenziale di Di Paolo, che accompagna il lettore in un amarcord di avvenimenti sicuramente non indifferenti a noi che abbiamo vissuto questi anni e allo stesso tempo capace di far incuriosire il lettore a riguardo di storie personali molto ben narrate. Da pubblicizzare, saluti
Voto: 3 / 5

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