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Cibrario Benedetta - Lo scurnuso | Dalla Napoli borbonica fastosa e miserabile, passando per la Napoli sfigurata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, fino a oggi, per vicoli e palazzi, umide stamberghe e salotti sontuosi, si dipana il destino dello Scurnuso, "il Vergognoso". È uscito dalle mani sensibilissime dell'orfano Sebastiano, ceduto ancora bambino al pastoraio Tommaso Iannacone come risarcimento per un lavoro non pagato. Sebastiano ha disegnato e scavato nella creta il suo amore per il padre adottivo e maestro, perché risuonassero per sempre la musica di quelle dita gentili e lo spasimo della bellezza. Quel miracolo sopravvive nel tempo, attraverso proprietari diversi, nel farsi e disfarsi dei grandi presepi. Passa di mano in mano destando ogni volta uno sgomento segreto. Una sequenza narrativa che ha come protagonista la bellezza stessa, una bellezza umile che dice le ragioni di un durevole incantamento.
Media Voto: 4.2 / 5Attilio Alessandro (09-02-2012) Libro bellissimo....troppo breve!
Lettura intensa, affascinante, poetica;la Napoli del XVIII secolo è descritta in modo magistrale, ma che tristezza pensare ai nostri oggetti oggi a noi molto cari....dopo di noi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (09-01-2012) Elegante testo della Cibrario che, mettendo al centro del romanzo una statuina del presepe, ci racconta non solo la storia e le vicissitudini di chi l'ha creata, e negli anni successivi posseduta, ma anche spaccati sociali e storici di tre momenti determinanti della storia di Napoli, fine del '700, i bombardamenti della seconda guerra mondiale e i giorni nostri.
La trama:lo scurnuso, che nel dialetto campano vuol dire colui che prova vergogna, è una statuina del presepe creata da un trovatello al servizio di un signorotto nella Napoli di fine '700. Una statuina fatta con amore e passione da parte del suo creatore ,il quale voleva trasmettere proprio il senso di inadeguatezza di chi col passare degli anni non poteva più svolgere determinate mansioni, soprattutto non riusciva più ad eseguire le cose con precisione e cura come negli anni passati. Singolari e poetiche le traversìe sia di Sebastiano, detto Purtualle(il protagonista) che della statuina in sè, infatti l'autrice è bravissima a raccontarci delle case e dei presepi che negli anni succesivi alla sua creazione hanno poi ospitato "lo scurnuso". La Cibrario ci racconta umanità varia collegata alla presenza dello scurnuso in casa ,e nel presepe soprattutto. Si narra di un nobile napoletano costretto a privarsi della statuina per poter salvare una famiglia ebrea dalla persecuzione, così come viene raccontato di un restauratore oculato e attento che ne preserva bellezza e lineamenti, fino all'ultimo presepe in cui lo scurnuso ha presenziato, cioè ai ns giorni in una villa della penisola sorrentina dove una ragazza riceve come dono dal padre questa statuetta per riallacciare rapporti sfilacciati.
Storie di vita quotidiana frammiste a considerazioni e spunti relativi ad importanti momenti storici della città di Napoli si propagano dalle pagine di questo originale libro.
Consigliato sicuramente
Saluti Voto: 3 / 5 |  |  |  |
carla (30-12-2011) Molto delicato, una splendida lettura per il periodo natalizio. Una storia che parla di dolore e di abbandono ma in modo dolce. A prescindere dai possibili errori indicati da Lillo a mio avviso e' un bel libro che arriva troppo in fretta alla fine e comunque alla fine ti lascia un bel ricordo ed una profonda tenerezza.
carla 55 Voto: 5 / 5 |  |  |  |
tancredi (30-12-2011) forse che del nostro lavoro qualcuno strofinerà "le guance scarne ... che diventano lucide, come se prendesso vita"?
Non sarebbe bello poter lasciare qualcosa di vero, di concreto, di proprio ... al futuro? qualcosa che viva di vita propria?
sicuramente una poesia... non so aggiungere altro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lillo (28-12-2011) Il libro è bello, l'idea è bella e Napoli è ben descritta.
Ma la scritrice avrebbe dovuto lavare in panni nel Sarno pittosto che nell'Arno o nel PO, perché ci sono alcune locuzioni altre dal napoletano, spec. lombarde, che stridono terribilmente. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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