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Latouche Serge - La scommessa della decrescita | Il termine "decrescita" suona come una scommessa o una provocazione, nonostante la generale consapevolezza dell'incompatibilità di una crescita infinita in un pianeta dalle risorse limitate. L'oggetto di questo libro è incentrato sulla necessità di un cambiamento radicale. La scelta volontaria di una società che decresce è una scommessa che vale la pena di essere tentata per evitare un contraccolpo brutale e drammatico. Bisogna ripensare la società inventando un'altra logica sociale. Ma qui si pone la questione più difficile: come costruire una società sostenibile, in particolare nel Sud del mondo? Bisogna quindi esplicitare i diversi momenti per poter raggiungere questo obiettivo: cambiare valori e concetti, mutare le strutture, rilocalizzare l'economia e la vita, rivedere nel profondo i nostri modi di uso dei prodotti, rispondere alla sfida dei paesi del Sud. Infine, bisogna garantire tramite misure appropriate la transizione dal nostro modello incentrato sulla crescita a una Società della decrescita. Tutti temi questi che già a vario titolo compaiono nell'agenda politica di molti paesi europei, tra cui la Francia e la Germania, e che anche in Italia cominciano a definirsi in un tutto organico. Questo libro ne è il manifesto teorico.
| La recensione de L'Indice |
 "Siamo letteralmente invasi dagli oggetti, in media ne possediamo 10.000 contro i 236 dei navajo! In Francia, negli scaffali dei grandi centri commerciali ne sono disponibili 15.000 diversi". Come nella migliore tradizione dell'immaginazione sociologica, Latouche parte da piccole, cruciali osservazioni che affondano nella quotidianità per tessere pazientemente una tela di analisi e di denuncia ispirata anzitutto al buon senso. È il buon senso che apre una salutare finestra sulle tante irrazionalità di scelte ispirate a miopi determinismi economici, con conseguenti sprechi dei quali si parla solo quando l'emergenza rifiuti ha superato ogni limite di guardia. Basti pensare che "in Italia, il 15 per cento della carne, il 10 per cento del pane e della pasta prodotti finiscono nella spazzatura, ovvero 1400 tonnellate al giorno e 5 milioni di tonnellate all'anno di pane, e 1,5 milioni di tonnellate di pasta". Di qui la proposta della "decrescita" intesa come sforzo "di abbandonare la fede e la religione della crescita, del progresso e dello sviluppo" e di "suscitare un numero sufficiente di comportamenti virtuosi in favore di una soluzione ragionevole: la democrazia ecologica". Non immune da una certa genericità e da qualche involontaria caduta retorica "la crescita (
) un terribile virus e una droga" , la proposta dell'autore snocciola tuttavia una tale ampiezza di concreti disastri provocati dal conformismo e dalla mancata innovazione sociale da compensare ampiamente le forzature o l'assenza di approfondimento di questo significativo lavoro. Ferdinando Fasce |
Media Voto: 4.5 / 5vincenzo altomare (27-02-2009) Serge Latouche mette il dito nella piaga: bisogna decolonizzare l'immaginario personale e collettivo, attualmente prigioniero del mito della crescita. Ma nel suo bel libro propone il sentiero necessario da battere: l'educazione. Dunque, la scuola. Esattamente quello che la sinistra non sa (nè vuole) vedere! Una scuola dove la vita dei territori sia presente, dove venga proposta seriamente l'educazione all'affettività e alla cittaidnanza sovrana (perchè la decrescita è pensiero eretico e recupero di democrazia effettiva), dove siano presenti libri e riviste alternative, dove si maturi un nuovo stile di vita. Insomma, Latouche ci invita a recuperare il primato dell'educazione, consapevole che l'educazione è sempre 'politica'. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
AG (09-01-2009) Mi aspettavo di più da questo libro. Capire se una società più sobria è realmente realizzabile senza un collasso, e come l'economia si trasformerebbe (pensioni, investimenti...).
Il discorso decrescita è ovviamente interessante, ma Maurizio Pallante è molto più chiaro, semplice ed esauriente.
Latouche è incasinato, salta un po' quà e là, non c'è un discorso lineare. Molte citazioni (anche di Pallante), ma alla fine non è esaustivo, e lascia parecchi punti irrisolti.
Per avvicinarsi al concetto di decrescita è molto più immediato Pallante. Questo libro da parecchie cose per scontate. Si può essere d'accordo nei fondamenti, ma da un economista ci si aspetta una trattazione tecnica più esauriente e realistica.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
fernando montrasio montras@tin.it (20-01-2008) Spiace constatare che il recensore definisca "cadute retoriche" definizioni come quella riportata, secondo cui la crescita è "un virus e una droga", quando, se si recepisce la logica di denuncia dell'autore, non di cadute si tratta ma della semplice (per quanto disturbante) verità: che la crescita (il mito della crescita) stia letteralmente inquinando le nostre vite con una serie innumerevole di falsi bisogni che generano solo stress e insoddisfazione, credo che sia nell'esperienza di tutti (ne siamo o meno consapevoli), e che non sia un'esagerazione. Certo, il saggio è molto più convincente sul piano della denuncia e della rilevazione delle contraddizioni della società occidentale, che su quello delle soluzioni. Ma almeno un punto è incontrovertibile: se non cominciamo dal "decolonizzare l'immaginario" dai falsi miti della crescita imposti dall'economia, nessun'altra soluzione si potrà attuare. Cominciamo a smantellare il consumatore che è in noi, che la pubblicità e tutta la cosiddetta cultura dello sviluppo hanno ingigantito a livelli patologici ed ipertrofici, e un risultato significativo comincerà ad essere raggiunto. E per fare questo la lettura di questo libro è importante: io ci ho trovato la conferma di molte mie sensazioni e disagi, e il sostegno ad una più convinta opposizione personale ed esistenziale al trend dominante. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesco Recupero francesco.recupero@polimi.it (03-01-2008) Si tratta è un eccellente manifesto sull'"OLISMO SOCIOECONOMICO" che l'autore chiama DECRESCITA (che non è l'opposto della crescita economica).
Masticando un pò di olismo, per passione e per necessità, trovo che i necessari cambiamenti di rotta per entrare in un'ottica olistica per il benessere del singolo, siano tratteggiati con maestria da Latouche per il benessere globale della società come del suo ambiente, per evitare che il Gigante Barcollante (il sistema socioeconomico attuale), per stare in equilibrio, debba continuare a correre crescendo, continuando così a schiacciare tutto ciò che trova sul suo percorso, fino a collassare sotto il suo stesso peso. Latouche è uno studioso di antropologia economica e nella sua esposizione divulgativa usa un linguaggio tecnico chiaro e appropriato, senza divagazioni su olismo e affini. Ma credo che il concetto di OLISMO si accosti bene ad una Teoria della Decrescita in cui, il mio benessere è il tuo benessere, e con questo faccio riferimento alle relazioni Nord-Sud del mondo, come a quella Uomo-Ambiente, o a quelle più elementari fra singoli esseri umani, etc. etc.
Non è una teoria disfattista, anche se può sembrare tale a coloro che credono nella supremazia del mercato e della scienza, che sarebbero in grado di risolvere qualsiasi problema. Ma intanto non sono state in grado di risolvere i problemi di una buona fetta dell'umanità per la quale la sopravvivenza è tuttora un'emergenza giornaliera.
A proposito di scienza lo stesso Latouche dice"una cieca fede nella scienza e nel futuro per risolvere i problemi del presente è contraria non solo al principio di precauzione, ma semplicemente al buon senso", e non credo che abbia torto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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