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Aleramo Sibilla - Orsa minore. Note di taccuino e altre ancora | Pubblicato nel 1938 e mai pių ristampato "Orsa minore" raccoglie riflessioni intime, notazioni di paesaggio, considerazioni sull'arte, sulla cultura, sulle letture di una vita intera, sulla legge della donna sola e sul destino di quella solitaria. L'edizione di oggi ristampa i taccuini accostandoli ad altri inediti, mescolando date, notizie e racconto.
| La recensione de L'Indice |

Con il bel titolo di Orsa minore, opportunamente conservato nell'attuale edizione, Mondadori aveva raccolto nel 1938 gli appunti usciti su riviste alcuni anni prima; inedita, viceversa, è la quasi totalità delle note pubblicate nella sezione Altri taccuini. Ne risulta un volume composto di due parti simmetriche, una pubblica e una più segreta - la versione preparata per la stampa e lo scartafaccio -, cronologicamente sovrapposte, attraversando entrambe gli anni dall'inizio del secolo scorso al 1934 circa. Sotto la voce "taccuini" il Fondo Aleramo dell'Istituto Gramsci di Roma ha inventariato circa 1500 carte: non di quadernetti si tratta ma di fogli, anche minuti, sui quali Sibilla ha vergato un'idea, uno spunto, una riflessione. Frammenti di scrittura scelti da Anna Folli, che dà loro forma avendo in mente il Libro segreto di D'Annunzio, modello a sua volta per la scrittrice, che ha affidato al gesto rapido dell'annotare le intuizioni sul senso della propria arte e della propria quotidianità. Dall'accostamento delle carte più intime a quelle pubbliche non verremmo a sapere molto di più di quanto già conoscevamo dell'ormai molto studiata autrice di Una donna, se non fosse per l'abilità e la competenza della curatrice, specialista di letteratura delle donne tra Otto e Novecento e non nuova a studi su Sibilla Aleramo. Anche i frammenti più inerti dei taccuini si vitalizzano restituiti al loro contesto e letti alla luce dell'opera complessiva, in un apparato di note che costituisce la chiave di ingresso per visitare la biblioteca di Sibilla e il suo scrittoio (occupato da Amiel, Whitman, Mansfield, Byron, Tolstoi, Nietzsche, Weininger), per verificare i nessi tra biografia, rispecchiamento e letteratura, per conoscere i risvolti e le ripercussioni intime delle sue relazioni. Che furono molte (da Cardarelli a Papini, da Boccioni a Boine, da Campana a Parise, da Evola al giovane Matacotta), tutte fallimentari, come lei stessa ammette nel Diario, e responsabili di un'immagine pesantemente scandalosa consegnata alla brutalità di un Prezzolini: "Sibilla, lavatoio sessuale della letteratura italiana"; o alla volgare gelosia di Emilio Cecchi: "Perché non si decide a essere sola (...). Sola come una puttana intellettuale". Tra Roma e Parigi (dove entra in contatto con l'ambiente del "Mercure de France" e conosce lo scultore Rodin), attraverso la prima guerra mondiale e il fascismo, si svolge la vicenda della intrepida e, pur nella più misera indigenza (si legga la richiesta di aiuto inoltrata a Mussolini), dignitosa donna che, con scelte di vita trasgressive e con la penna, ha lottato - come scrive lei stessa - per l'"autonomia dello spirito (e aggiungerei del corpo) femminile". Breve e intenso documento di narcisismo enfatico e ingenuo è il testo autobiografico in terza persona scritto intorno agli ottant'anni, che si legge in chiusura del volume. Esso termina con uno sguardo sul futuro che è anche profezia, sebbene non tutte le pagine di "Rina Faccio. Nata ad Alessandria di Piemonte il 14 agosto 1876" abbiano retto al tempo: "E che importa se gli editori non ristampano le sue opere, in gran parte esaurite e introvabili? I loro nipoti le rintracceranno, e il popolo d'Italia ancora le amerà e ne trarrà forza e incanto". Alla stessa Sibilla Aleramo è dedicata la prima e più ampia parte (Un pudore selvaggio, una selvaggia nudità: citazione dal Passaggio, 1932) di un libro ristampato curiosamente privo di una sia pur minima notizia introduttiva. Il fatto è tanto più discutibile quanto più si pensi al prestigio di chi l'ha scritto e dell'editore che lo ha ripubblicato: Lea Melandri, Come nasce il sogno d'amore, Bollati Boringhieri, 2002 (1a |
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