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Archetti Marco - Vent'anni che non dormo | Marco ha studiato filosofia e ha smesso. Ha lavorato nelle toilette di un autogrill e ha smesso. Ha convissuto con una ragazza e ha smesso. Ha voluto una famiglia e ha smesso di volerla. Ora lavora in una pizzeria e già non ne può più. Cerca casa e la trova in condivisione con Chiara, una giovane senz'arte né parte ma con molti, troppi amici e soprattutto con una spiccata propensione a consumare in una notte, con l'ingenuità di un cuore facile, un grande amore dopo l'altro. È allora che a Marco viene l'idea: e se questi "grandi amori" glieli procurassi io, dietro adeguato compenso? Detto, fatto. Ma Marco è veramente un pappone? E Chiara è veramente una prostituta?
| La recensione de L'Indice |

È una piacevole riconferma quella del ventinovenne Marco Archetti che, con il suo secondo romanzo Vent'anni che non dormo, bissa il successo della sua opera prima, Lola Motel (Meridiano Zero, 2004) – che era dedicato alla febbre di un soggiorno cubano – dopo un passaggio nella bella antologia giovanilistica Gli intemperanti, sempre edita dalla giovane casa editrice di progetto padovana. Sì, è vero, questi nuovi scrittori – non sono i nuovi cannnibali, ma solo rappresentativi del loro ombelico – hanno mandato in soffitta il romanzo di formazione e hanno imposto – non spontaneamente – una nuova linea di tendenza: quella del "precariato letterario". Ne deriva che il nuovo format è figlio di questo generazionale non avere punti di riferimento, né affettivi, né lavorativi. Nella storia di Archetti questo si traduce nell'assoluta mancanza di una trama, che se c'è è data dal ritmo, quello sì, incalzante, della narrazione. Il protagonista – guarda un po', si chiama Marco – ha lasciato l'università ed è stato fagocitato dai tanti lavori precari e flessibili figli della riforma del centrosinistra – molto apprezzati anche dal centrodestra – che, pur entrando nelle statistiche dell'occupazione, hanno il solo merito di svuotarti la testa e il cuore; producendo nuovi poveri che hanno l'illusione di non esserlo. Marco lavora presso un autogrill e fa il guardiano dei bagni; poi – sognava solo organi genitali che si svuotavano dei loro fardelli liquidi-digestivi – decide di entrare in un ristorante e inizia ad avere preciso sentore degli odori che gli ruotano attorno. La sua vita sentimentale è inesistente: rompe con la vecchia ragazza e vive con un'altra, che però è tutta presa da amplessi generici e ripetuti e da ripensamenti nei suoi menage alimentari. Marco, approfittando dei desideri amorosi-ninfomani della sua amica, organizza una bella attività imprenditoriale, mentre ripensa ai suoi genitori che si sono separati, e, in un interessante esperimento di metaletteratura che screzia il testo, sogna i suoi nonni: qui la narrazione ricorda una descrizione consimile che fa John Fante nel suo La confraternita dell'uva (ora riproposto da Einaudi nella cura di Emanuele Trevi con la bella traduzione di Francesco Durante). Cosa fa allora del romanzo di Archetti qualcosa che spicca dalla massa di nuovi narratori che raccontano cose consimili? Sicuramente la lingua, che è veloce, figlia di un occhio totale e autentico, e che non dimentica, nel ciarpame di una vita senza senso, esperimenti di poesia. C'è poi tanta vita minima ma vissuta e pensata, e il suono della storia alta (?) è solo un'accensione di televisione dove la comunicazione non tange la ricerca di un posto giusto dove vivere e sperimentare sentimenti autentici. Anche se il sistema ti vuole annullare nell'obbedienza senza tracciato mentale. Vincenzo Aiello |
16 recensioni presenti. Media Voto: 2.68 / 5Emiliano elbuitre75@tiscali.it (02-07-2007) L'intenzione e la buona volontà di scrivere un libro originale ci sono, peccato che non siano assolutamente espresse nell'opera. L'autore si lascia sfuggire di mano quasi subito la scrittura, che piomba nel caos disorganizzato, facendo perdere completamente la bussola a chi legge. Difficile da portare a termine. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
luca (11-01-2007) bravissimo. il libro e' molto stratificato e interessante. le parti in corsivo sono di rara intensita'. e poi, vivaddio, si ride. un'anatomia sospesa del nostro paese, ma senza zavorre ideologiche. tutti quelli che fanno i bacchettoni qui, continuino a leggere le nefandezze cui sono abituati - da ammaniti in poi. archetti, per nostra fortuna, non e' per tutti.
luca. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco (17-07-2006) Il libro parte veramente col botto, ( la descrizione dei nonni e della bettola in cui i genitori del protagonista si conoscono e' un pezzo di rara comicità letteraria), poi si ride molto meno, e lo si fa amaramente. Proseguendo pero' non si capisce bene dove Archetti voglia andare a parare, e, confuse tra virtuosisimi linguistici sempre azzeccati, l'autore inserisce alcune scene forse volutamente scandalose (ad esempio quando il protagonista fa sesso con il travestito), ma del tutto avulse dal contesto. L'autore mi sembra comunque da seguire, aspettiamo le prossime uscite.... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
ELE (24-01-2006) Ho trovato questo libro originale, scorrevole, divertentissimo.. finalmente qualcosa di nuovo!! L'uso del linguaggio è pazzesco, e la mescolanza di ricordi/vicende/sensazioni.. ogni tanto bisogna rileggere per capire, ma ne vale la pena! Alcune trovate sono geniali, ma è soprattutto lo stile che va premiato: bravo Archetti, continua così!!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ale stryker1976@libero.it (05-08-2005) Mamma mia che accanimento... io non l'ho trovato per niente brutto, anzi l'ho letto tutto di seguito in due giorni. Chi ama il grande romanzo ricco e strutturato magari può rimanere deluso, ma a me è piaciuta molto la freschezza dello stile e l'intelligenza dell'autore nel modo di esprimersi (la trama qualche tarlino ce l'ha, ma perdonabile ad inizio carriera...).
In sintesi 4 punti per il romanzo, 1/2 per alzare la media e 1/2 perchè Archetti è stato mio compagno di scuola!
Buone vacanze a tutti, leggete questo libro sotto l'ombrellone! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alice alice@arcilettore.it (16-06-2005) La frase più bella del libro è: “Chiara aveva un debole. Per chiunque.” E’ nel libro ed è anche sulla copertina. Oltre a questo mi trovo a seguire le disavventure di un giovanotto che non mi affascina e lascia che mi distragga continuamente. Dovrebbe farmi sorridere, ma non ce la fa. Leggo e leggo, ma ci trovo poco di interessante, a parte i giochi di parole che a volte mi volteggiano attorno come farfalle notturne fastidiose. Vado a prendere lo schiaccino. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (26-05-2005) Romanzo ammantato di quella tristezza fatta di: licenziamenti, prostitute, pensioni squallide, amici falsi, marijuana, genitori divisi. Da salvare qualche facezia(il gioco dei nomi, la nonna "castoro") poi non incide... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
marco (25-05-2005) Prevedibile e confuso.
Da non leggere! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
marcello (23-05-2005) Questo libro è una vera noia!
Si percepisce il tentativo da parte dell'autore di voler provare strade nuove, ma i risultati non portano a nulla.
Infarcito di stilemi e trucchetti linguistici visti e rivisti, gira intorno alla storia senza mai coinvolgere.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
gegè (09-04-2005) Storiella banale,stile confuso.Si legge e dimentica molto velocemente. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
mario mario.civ@email.it (21-03-2005) molto bello. un'ottima temperatura letteraria (giustamente osannato da repubblica). un autore molto interessante. lo sto regalando a tutti. ps e poi finalmente uno che non ci parla del suo ombelico. ma di suo nonno. di una guerra. delle guerre. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Silvia syllasun@yahoo.it (18-03-2005) Originale lo stile di scrittura, anche se a volte risulta un po' pesante, molto di meno lo è la storia. In fondo di Ammaniti ne esite solo uno!!
Niente di esaltante, lo leggi e te lo dimentichi. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
guglielmo gugi@virgilio.it (01-03-2005) ma che dite? a me e' piaciuto moltissimo. non sono uno che di solito scrive commenti nei siti, ma quando ho letto questi, ho sentito un profondo disaccordo. il libro e' molto bello, mi pare, scritto veramente bene, e la storia commuove, fa riflettere, diverte. archetti non e' uno scrittore facile, forse dovremmo dire questo, e forse non tutti riescono a capirlo a fondo. e' un libro che restera'. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gio (22-02-2005) Volevamo stupirvi con effetti speciali linguistici, ma non ci siamo riusciti un granché... in alcuni punti bisogna rileggere per capire la frase ad effetto, e a volte rileggendo non si capisce lo stesso. E anche l'operazione di coinvolgere il lettore attraverso gli odori non è molto riuscita. Insomma, sembra tutta un'operazione per abbellire una storia banale: mica facile essere Proust. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Simo (21-02-2005) Il libro parte male, descrivendo in maniera confusionaria una storia che stenta ad attirare l'attenzione del lettore. La situazione migliora leggermente verso metà libro per poi incagliarsi goffamente in un finale tutt'altro che brillante. Mediocre Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Marco (19-02-2005) Storia direi carina, ma il libro è scritto parecchio male, confusionario... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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